Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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Macron: un uomo (solo) al comando?

Michele Marchi - 17.05.2017

Angela Merkel ha parlato, citando Hermann Hesse, di “magia dell’inizio”, riferendosi ai primi passi del nuovo presidente della Repubblica francese. Al netto della “Macron-mania” che sta contagiando il nostro Paese e, in generale, il Vecchio Continente, il nuovo inquilino dell’Eliseo, nei suoi primi passi da presidente eletto, ha fornito alcuni spunti interessanti che, se confermati, potrebbero rendere il suo quinquennato davvero storico almeno quanto lo è stata la sua elezione.

Sin dalla solennità della serata del Carousel du Louvre, confermata al momento del passaggio delle consegne e della sfilata sugli Champs-Elysées dopo aver reso omaggio al milite ignoto all’Arc de Triomphe, l’impressione è quella di una forte volontà di “ri-presidenzializzare” la funzione. Stile e contenuti sembrano già delineare una presidenza lontana sia da quella “bling-bling” di Sarkozy, sia da quella “normale” di Hollande. Macron pare aver compreso che la giovane età, la volontà dei francesi e la gravità del momento impongono il ritorno alla centralità del “monarca repubblicano”. E proprio a proposito della “gravità del momento”, il quarantenne ex-banchiere, ma non dimentichiamolo ex segretario generale aggiunto all’Eliseo (2012-2014), sembra consapevole di trovarsi dinanzi ad un nuovo inizio per il Paese, per certi aspetti simile a quello del 1958. L’ultimo quindicennio leggi tutto

Vincitori e vinti, prima della metà del guado. Ancora sul primo turno francese

Michele Marchi - 29.04.2017

In attesa che il primo turno sia ulteriormente analizzato e che i flussi elettorali siano studiati nel dettaglio, si possono fare alcune considerazioni generali su vincitori e vinti del 23 aprile.

I vincitori del primo turno sono tre.

Prima di tutto il settimanale satirico «Le Canard Enchainé». Potrà sembrare superficiale o forse banale un’affermazione di questo genere. Ma le rivelazioni in serie su impiego fittizio della moglie, contratti di consulenza per società amiche sfruttando i rapporti con la Russia e infine conti pagati da strani faccendieri per abiti di lusso hanno reso la campagna elettorale di François Fillon una specie di “via crucis del XXI secolo”. Senza entrare nel merito delle inchieste in corso, il candidato LR è passato dalla vittoria certa di inizio dicembre, a quella probabile anche dopo l’avanzata del candidato Macron, a quella impossibile dopo l’esplodere degli affaires.

Il secondo grande vincitore è stato Jean-Luc Mélenchon con la sua France insoumise. Come mostrano i flussi elettorali egli è riuscito da un lato a raccogliere tutto il voto di tradizione comunista, ad unirvi un voto giovane e popolare di aree soprattutto periferiche e infine ha potuto contare su un numero non esiguo di delusi della campagna di Hamon. leggi tutto

Una campagna tra il pessimo e il drammatico

Michele Marchi - 22.04.2017

È accaduto ciò che tutti temevano e che molti avevano preventivato a mezza voce. A settantadue ore dall’apertura dei seggi per una delle elezioni più decisive nella storia del continente  europeo dal 1945 ad oggi è arrivato l’ennesimo atto terroristico. Due anni e tre mesi dopo Charlie Hebdo la Francia, e in particolare la sua vetrina sul mondo, Parigi, sono ancora sotto assedio.

Che effetto avrà tutto ciò sul voto del 23 aprile? È impossibile saperlo e chi si avventura in ipotesi e previsioni finisce per affidarsi al caso, piuttosto che alla riflessione.

Quello che si può fare è invece un punto complessivo sulla campagna elettorale e poi collegare la stessa all’ultimo evento.

Ebbene la campagna per il voto presidenziale del 2017 è stata una pessima campagna. Non nel senso che i toni siano stati alti e il dibattito incivile. Da questo punto di vista ci si è mossi nella norma. La campagna elettorale è stata pessima perché non ha avuto uno o più temi trainanti. I candidati con possibilità di raggiungere il ballottaggio, quindi sostanzialmente cinque (anche se Hamon si è ben presto staccato dai primi quattro, almeno secondo i sondaggi) non si sono impegnati in un’operazione di organica spiegazione ed illustrazione di una piattaforma coerente di risoluzione dei principali leggi tutto

Tutto può succedere ovvero Eliseo 2017

Michele Marchi - 15.04.2017

Tutto può succedere, come cantava anni fa Vasco Rossi. Ma questa volta la frase deve essere attribuita alle prossime elezioni presidenziali francesi.

A poco più di una settimana dal primo turno, gli ultimi sondaggi fotografano un quartetto di candidati raccolti in un fazzoletto di voti. Le percentuali oscillano tra il 22% del primo (o Marine Le Pen o Macron) e il 19% del quarto (o Mélenchon o Fillon).

Senza dilungarsi troppo nel rammentare con quanta attenzione vadano presi i sondaggi, è forse meglio ricordare che nel caso di Le Pen e Fillon, siamo oltre l’80% di certezza nella scelta. Sul fronte Macron e Mélenchon non si va oltre il 60% di decisione (quindi per certi aspetti si tratta di scelte di voto ancora suscettibili di cambiamento).

Il quadro è incerto, la campagna elettorale fatica a decollare e i temi forti, quelli di reale e diffusa preoccupazione (disoccupazione, scuola e potere d’acquisto) finiscono per non essere nello specifico affrontati. L’ultima settimana è stata occupata da tre questioni principali.

La prima riguarda una serie di indagini sul voto giovanile, in particolare nella fascia 18-24, con risultati costantemente nella direzione del voto frontista. Sembra un lontanissimo ricordo la primavera 2002, con le piazze colme di giovanissimi tra il primo

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Terremoto in casa socialista

Michele Marchi - 01.04.2017

La campagna elettorale per il voto presidenziale francese è stata dominata, nell’ultima settimana, da due questioni fondamentali.

Da un lato i recenti sondaggi, sulla cui esattezza è sempre meglio essere cauti, fotografano la candidatura socialista di Benoit Hamon come in caduta libera. Praticamente tutti gli istituti lo collocano attorno al 10%, addirittura superato di 4-5 punti dal candidato di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon.

Dall’altro è giunta l’attesa dichiarazione dell’ex Primo ministro Manuel Valls: il 23 aprile Valls voterà per Emmanuel Macron. Considerata la campagna elettorale che sta conducendo il vincitore delle primarie socialiste, tutta orientata a sinistra e con l’obiettivo di portare ad un complessivo riaggiornamento del PS e non certo nella direzione di una moderna socialdemocrazia europea, non c’era da attendersi altro da Valls. Che i rumors siano diventati realtà fa però una certa differenza.

Ebbene queste due evoluzioni possono avere ricadute di una certa rilevanza.

Partendo dalla presa di distanza di Valls dal candidato ufficiale del PS si deve prima di tutto notare che a questo punto il voto del 23 aprile si accompagnerà anche al rischio concreto di implosione del Partito socialista. Risulta difficile pensare a Hamon e Valls, per non parlare di tutti gli ex ministri socialisti che da tempo hanno espresso leggi tutto

Eliseo 2017: verso un radicale cambiamento sistemico?

Michele Marchi - 15.03.2017

Jacques Attali ha di recente definito quella in corso la peggiore campagna elettorale della Quinta Repubblica. I segnali di fastidio, al limite dell’intolleranza, nei confronti della classe dirigente politica non mancano e numerosi sondaggi di opinione parlano di un probabile aumento dell’astensionismo. Peraltro i due candidati che, secondo i dati al momento disponibili, dovrebbero accedere al ballottaggio sono definibili, seppur con caratteristiche differenti, “anti-sistema”. Marine Le Pen lo è per definizione, Emmanuel Macron si è costruito questa immagine lanciando il suo movimento En Marche!, uscendo dal governo Valls e infine decidendo di non partecipare alle primarie del PS, partito al quale peraltro non è mai stato iscritto.

In un quadro ancora molto incerto, a cinque settimane circa dal primo turno del 23 aprile, ci si può soffermare a riflettere con un minimo di attenzione su quattro elementi di una certa importanza e che potrebbero determinare le sorti della presidenziale 2017.

Il primo è senza dubbio l’ascesa costante e quasi prepotente della candidatura Macron. Il giovane enarca è, almeno secondo i principali sondaggi, già con un piede all’Eliseo. Non solo certo di passare al ballottaggio, ma negli ultimi rilevamenti è dato di alcuni punti sopra Marine Le Pen già al primo turno. In tutte le simulazioni di ballottaggio, leggi tutto

Caos e incertezza a tre mesi dal voto francese

Michele Marchi - 04.02.2017

Jean-Marie Colombani ha parlato della presidenziale “più folle della Quinta Repubblica”. Il sondaggista Jérôme Jaffré ha definito la campagna non ancora ufficialmente iniziata un vero e proprio “gioco al massacro”. Il noto commentatore politico di «Le Monde» Gérard Courtois ha descritto di recente la presidenziale 2017 come una sorta di “thriller politico”. Tutto vero, senza dubbio. Anche se la storia della V Repubblica è ricca di candidature non decollate, vittorie certe e poi sfumate in poche settimane. Che dire del flop di Chaban-Delmas al primo turno del 1974? Come non ricordare l’effimera candidatura di Rocard, avanzata e poi ritirata, una volta sceso in campo Mitterrand? E della meteora Raymond Barre nel 1988? E dello sgambetto di Chirac al quasi certo presidente Balladur nel 1995? Fino, naturalmente, alla clamorosa eliminazione dal primo turno di Jospin nel 2002.

Allo stesso modo c’è poco da scandalizzarsi di fronte all’affaire Penelope Fillon sollevato da «Le Canard enchainé». L’ultracentenario settimanale satirico ha mietuto non poche e autorevoli “vittime” (molte più a destra e al centro che a sinistra, occorre ricordarlo) nella storia della V. La famosa rivelazione di fine 1979 sugli imbarazzanti diamanti centrafricani donati dal dittatore Bokassa all’allora ministro Giscard (il cadeau era del 1973), leggi tutto

Niente di nuovo sul fronte socialista?

Michele Marchi - 25.01.2017

Il primo turno della primaria della gauche francese ha certificato la crisi profonda del socialismo francese. Che Benoît Hamon, per tutti il terzo uomo di questa consultazione, negli ultimi sondaggi fosse in rapida risalita era noto. Non si pensava però che riuscisse a piazzarsi al primo posto, sopravvanzando il Primo ministro uscente Valls e “neo-colbertista” Montebourg. Il messaggio lanciato da militanti e simpatizzanti socialisti da questo punto di vista è stato chiaro. Valls si ferma al 31% perché rappresenta la continuità rispetto agli anni Hollande. Montebourg viene eliminato dalla corsa con il suo deludente 17% poiché ritenuto non credibile nel suo riproporre un socialismo anti-globalizzazione piuttosto arcaico. Hamon fa il pieno, soprattutto tra i giovani, perché viene percepito come il volto nuovo, l’outsider (anche se su questo punto si può e si deve discutere) portatore di un mix azzardato di difesa del modello sociale e di una sua innovativa (e utopica) rivisitazione, basti pensare agli accenti ecologisti e alla proposta di reddito universale di cittadinanza.

Due parole vanno però spese sulla partecipazione. La primaria che il 29 gennaio si concluderà con il ballottaggio Hamon-Valls si è aperta con un modesto livello di partecipazione. Bisogna però fare attenzione ad esprimere leggi tutto

Fillon candidato: punto e a capo

Michele Marchi - 30.11.2016

Ridotta all’osso è questa l’indicazione più univoca, ma anche più veritiera, delle primarie della destra e del centro francese. François Fillon parteciperà alla corsa all’Eliseo del 2017 e lo farà contando su una legittimazione giunta da su un voto franc et massif. Le primarie sono state un successo sia perché hanno prodotto un risultato netto - senza possibili polemiche e recriminazioni - sia perché hanno dimostrato la capacità organizzativa della destra post-gollista, sia infine perché hanno ridato dignità all’istituto stesso dell’elezione primaria. Il fatto che si sia imposto il “terzo uomo” (addirittura in certe fasi Fillon era stato presentato come il “quarto” o “quinto” dai sondaggi) e soprattutto che gli oltre quattro milioni di francesi che, a due riprese, si sono mobilitati non si siano fatti condizionare dai sondaggi così favorevoli ad Alain Juppé, getta obiettivamente una luce nuova su un metodo di selezione che, in Italia e Francia in particolare, qualche perplessità l’aveva sollevata. Il grande successo di immagine di queste primarie se è possibile deve essere ulteriormente amplificato considerato da dove si è partiti e cioè dalle “macerie del 2012”, con il partito orfano di Sarkozy, dilaniato dalla lotta intestina Copé/Fillon e poi gravato dai guai finanziari e giudiziari legati proprio all’ultima campagna presidenziale dello stesso Sarkozy, leggi tutto

Primarie francesi 2016: un ciclone Fillon?

Michele Marchi - 23.11.2016

Richiamando un contributo di circa un mese fa pubblicato su queste stesse colonne (http://www.mentepolitica.it/articolo/tocca-ad-alain-jupp/1013), sembra ora possibile affermare che ci si attendeva Juppé ed è invece comparso Fillon. Posto che proprio l’esito inatteso delle primarie del centro e della destra francese invita a non dare per scontato nemmeno il ballottaggio previsto per domenica 27 novembre, è possibile riflettere su alcune indicazioni emerse dall’interessante appuntamento transalpino.

La prima riguarda il carattere inatteso dei risultati, in particolare il 44% raccolto dall’ex Primo ministro François Fillon a fronte del 28% del super-favorito Alain Juppé. Più in generale la questione riguarda il complessivo fallimento della macchina dei sondaggi. Tra i molti errori commessi ve ne sono alcuni imperdonabili e altri meno gravi o perlomeno più giustificabili. Partendo da questi secondi si può rilevare che in realtà l’altissima partecipazione, oltre 4 milioni di votanti, era stata via via annunciata da molti, anche se non da tutti, gli istituti. In secondo luogo non erano mancati i richiami, corretti, alla volatilità di un elettorato “aperto” e spesso descritto come indeciso sino all’ultimo. Da questo punto di vista proprio la presenza di indecisi sino al giorno stesso del voto (5% circa) ma soprattutto sino ai leggi tutto