Ultimo Aggiornamento:
20 settembre 2017
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Argomenti

Nuovo approccio dell’Unione europea alla resilienza: possibili implicazioni per la società civile

Lucia Conti * - 06.09.2017

In giugno 2017 l’Unione europea (UE) pubblica la comunicazione sulla resilienza: “Un approccio strategico alla resilienza nell’azione esterna dell’UE”, che integra la precedente comunicazione del 2012: “Imparare dalle crisi sulla sicurezza alimentare” allo scopo di riadattare l’azione esterna alle nuove sfide globali.

 

Il concetto di resilienza, desunto dalla fisica, è oggetto di molte discipline. Al di là della definizione diffusa di: “adattamento positivo nonostante le avversità”, i ricercatori concordano che può assumere sfaccettature ed implicazioni diverse a seconda dei contesti in cui viene applicata: individui, famiglie, comunità e culture.

 

Il concetto è relativamente nuovo nella cooperazione allo sviluppo e nella comunicazione del 2012 viene collegato alla sicurezza alimentare e nutrizionale e definito come: “L’abilità dell’individuo, del nucleo familiare, della comunità, di un paese o di una regione di far fronte, adattarsi e ristabilirsi da stress e shock”. La novità della comunicazione del 2017 è l’approccio sistemico che vede il sistema sociale come un organismo capace di integrare e orientare le sue componenti interconnesse verso finalità comuni. Obiettivi e strategie vengono quindi ridefiniti. Oggetto primario dell’azione leggi tutto

Il ruolo delle organizzazioni della società civile (OSCs) nella cooperazione allo sviluppo: un cambio di paradigma

Lucia Conti * - 22.04.2017

Vi è un consenso generalizzato nel riconoscere il ruolo fondamentale delle OSCs nella promozione della governabilità democratica nei paesi terzi e nel favorire trasparenza e responsabilità dei governi.

Questo riconoscimento è stato validato dalla comunità internazionale e formalizzato in principi e dichiarazioni. Nella “Dichiarazione di Parigi”(2005) il consolidamento della governabilità democratica è considerato una pre-condizione per l’effettività degli aiuti e un antidoto contro la corruzione  e la mancanza di trasparenza delle istituzioni pubbliche.

Nell’ “Agenda for action” di Accra (2008) le OSCs sono riconosciute come attori indipendenti di sviluppo mentre il  4° Forum internazionale di Busan (2011) introduce il termine partenariato pubblico/privato per la realizzazione di  un’agenda globale sulla base di obiettivi e principi condivisi.

La Comunicazione della Commissione europea del 2012: “Le radici della democrazia e dello sviluppo sostenibile”, definisce i pilastri su cui si fonda il rapporto con le OSCs: i) sostenere un ambiente favorevole alle OSCs, in particolare un quadro legale di riferimento; ii) promuovere la partecipazione delle OSC nella formulazione leggi tutto

Il percorso verso una comunicazione più etica nel mondo della cooperazione.

Claudio Ceravolo * - 11.03.2017

L’immagine di John è davvero straziante : visibilmente malnutrito, con il respiro ansimante, costole sporgenti e sguardo straziato.

Credo che tutti i lettori di MENTE POLITICA abbiano bene in mente queste immagini scioccanti, trasmesse per mesi sui principali network televisivi.

Certamente era anche ben presente alla coscienza dei responsabili delle due più grandi reti di ONG italiane, AOI e Link 2007, che hanno aderito a fine febbraio all’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità (IAP), consapevoli della necessità di una comunicazione etica, che possa contribuire al processo di conoscenza degli interventi di cooperazione, fuori da stereotipi e semplificazioni, che rischiano di avvallare distorsioni dell’informazione e generare incomprensioni tra società e culture.

Lo scorso anno il mondo della cooperazione aveva assistito con interesse al dibattito che aveva fatto seguito al duro attacco lanciato da Trovato e Mazzola, della rivista “Africa”, contro i responsabili di una grande ONG internazionale, soliti da anni fare uso di immagini a forte impatto emotivo per sollecitare la raccolta fondi.

“Per strappare ai telespettatori nove euro al mese, è messa a nudo la sofferenza dei minori – scrivono Trovato e Mazzola - Che fine ha fatto la Carta di Treviso? Parliamo del codice deontologico a uso dei giornalisti italiani stilato d’intesa con Telefono Azzurro, leggi tutto

Approvata la riforma del Terzo Settore: e ora?

Miriam Rossi - 11.06.2016

“Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. È l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit, delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo”. Con queste parole il premier Matteo Renzi lanciava nel maggio 2014 nella cornice del Festival del Volontariato a Lucca la riforma del Terzo Settore, indicandone le linee guida. A distanza di due anni il complesso percorso di studio, confronto e indirizzo è giunto al completamento del suo primo, fondamentale step: il 25 maggio scorso la Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura (e in via definitiva) la legge delega di riforma. Non si tratta però del termine finale di questo iter: i dodici articoli adottati dettano i principi generali e i capisaldi che il governo utilizzerà nell’andare a formulare i decreti legislativi, da emanare entro un anno dall’entrata in vigore della legge.

In attesa di conoscere la reale sostanza della riforma che arriverà non prima di alcuni mesi, nutrendo ancora le aspettative e le supposizioni di molti, un elemento appare chiaro, e di certo positivo: finalmente sembra a portata di mano la creazione di una “carta di identità” unica per le numerose e assai differenti espressioni del terzo settore. leggi tutto

Empowerment femminile, sviluppo e tutela dell’ambiente nel continente africano

Elisa Magnani * - 23.01.2016

Secondo le stime della Banca Mondiale, l’Africa ha conosciuto un’incredibile crescita economica nel corso dell’ultimo decennio (per quanto al momento si prevede che nel 2015 le performances del continente abbiano rallentato), con una crescita media del Pil che si protrarrà anche nei prossimi anni. Le cause di questa crescita sono da attribuire all’aumento della domanda interna ed estera, agli investimenti nelle infrastrutture e ai consumi privati, sostenuti dal basso prezzo del petrolio. Esistono comunque alcuni aspetti critici: anzitutto s è registrato un calo degli investimenti diretti esteri cinesi, inoltre si stima che le rimesse estere siano diminuite nel corso del 2015, probabilmente come conseguenza dell’apprezzamento del dollaro, e infine persistono situazioni di crisi politica e sanitaria nella regione che mettono a rischio non solo l’andamento dell’economia ma anche la pace e il benessere della popolazione.

Nonostante miglioramenti in alcuni paesi e in alcuni ambiti specifici, il continente africano continua a rimanere il fanalino di coda nelle statistiche del Rapporto sullo sviluppo umano ed è particolarmente vulnerabile alla sicurezza alimentare, come evidenziato nel Rapporto 2012 dell’UNEP dedicato allo sviluppo umano in Africa, dal titolo “Africa Human Development Report: Towards a Food Secure Future”. Lo studio evidenziava che la fame continua ad essere pervasiva in questa regione del mondo, nonostante un’abbondanza di risorse agricole, un clima favorevole leggi tutto

I 25 anni del Rapporto sullo sviluppo umano

Elisa Magnani * - 21.01.2016

Il 14 dicembre 2015 è stato pubblicato il venticinquesimo rapporto sullo sviluppo umano, dal titolo “Work for Human Development”, dopo che un’ampia campagna promozionale online - con il sito dell’UNDP (United Nations Development Programme), l’agenzia delle Nazioni Unite che ogni anno redige lo studio, in manutenzione per diversi giorni prima del lancio - aveva creato grandi aspettative, non solo per l’anniversario particolarmente importante, ma soprattutto per il fatto che per la prima volta il Rapporto sarebbe stato pubblicato anche in versione web. Il risultato è un prodotto interattivo, che offre non solo il testo del documento e le consuete statistiche ma anche box di approfondimento che rendono il Rapporto dinamico e facilmente consultabile.

Il primo Rapporto era stato pubblicato nel 1990, segnando una netta separazione dai precedenti approcci alla povertà, che da allora ha iniziato ad essere interpretata non più solo in termini quantitativi ma prevalentemente qualitativi: nel rapporto, infatti, viene fatto larghissimo uso di indicatori numerici inerenti sia a dati economici sia, soprattutto, ad aspetti sociali che forniscono una panoramica più ampia dello sviluppo umano. Il concetto stesso di sviluppo umano viene definito attraverso un indicatore che misura parametri quali-quantitativi della vita nei diversi paesi: è il primo degli indicatori creati ex-novo dall’UNEP, l’Indice di sviluppo umano, leggi tutto

Human Development Reports: venticinque anni di Sviluppo Umano

Mattia Baglieri * - 04.06.2015

Si sono aperte nei giorni scorsi a New York le celebrazioni per il venticinquesimo anniversario dalla pubblicazione del primo Human Development Report, pubblicato a Londra nel 1990 e patrocinato dalle Nazioni Unite e dal loro dipartimento per lo sviluppo umano, lo United Nations Development Programme.

Selim Jahan, funzionario ONU e direttore dell’ufficio per gli Human Development Report ricorda con queste parole il primo numero del Rapporto annuale comparativo rispetto ai progressi compiuti nell’economia dello sviluppo dagli Stati del mondo: “Sono le persone la vera ricchezza delle nazioni, la vera sfida è aumentare le loro possibilità di scelta, come argomentava il I Rapporto del Novanta. Oggi occorre celebrare il concetto di sviluppo umano insieme alla sua ambizione teorico-pratica che chiama le istituzioni a farsi carico della formulazione di politiche pubbliche tese al miglioramento del benessere delle persone attraverso l’assicurazione di un mondo più giusto, più stabile e più sostenibile”.

Il lessico dello “sviluppo umano”, in particolare è stato introdotto nel primo Human Development Report dal lavoro congiunto dei due economisti Amartya Sen (n. 1933) e Mahbub Ul Haq (1934-1998, già economista alle Università di Cambridge e Yale e Ministro delle Finanze del Pakistan). Tra le più importanti opportunità che sarebbero state da assicurarsi ad ogni individuo, secondo la visione di Sen e di Ul Haq, figuravano la possibilità di vivere una vita di normale durata, la salute, la formazione, le libertà politiche e civili e la detenzione di adeguate risorse economiche per un sostentamento di qualità. leggi tutto