Ultimo Aggiornamento:
25 febbraio 2017
Iscriviti al nostro Feed RSS

Mentepolitica esce ogni mercoledì e sabato.

ULTIMO NUMERO: Anno 4 uscita 16 del 25.02.2017

La "quadriglia" repubblicana

La scissione del Partito democratico ha riproposto il problema della frammentazione politica. Il sistema dei partiti della Prima Repubblica aveva almeno due caratteristiche diverse rispetto a quello della seconda: l'indice di bipartitismo (cioè la percentuale dei voti ai primi due soggetti politici) più alto nel periodo 1948-'92 che nel 1994-2013 e un sistema elettorale puramente proporzionale (a fronte del Mattarellum e del Porcellum che sono stati oggettivamente premianti per i partiti maggiori). A ben guardare i dati elettorali, tuttavia, la storia di 70 anni di Repubblica si può comprendere meglio se la si divide in almeno quattro periodi: due riguardano gli anni del primo sistema dei partiti e due quelli fra il 1994 e oggi. Nella "prima Repubblica dei partiti", che va dal 1948 al 1976, l'indice di bipolarismo passa dall'eccezionale 79,49 del duello Dc-Fronte Popolare del '48 ad un più ragionevole livello del 63-66% dei voti che resta immutato fino al 1976, quando un altro duello (Dc-Pci) lo riporta al 73,08. In questo periodo, il numero dei partiti con almeno l'1% dei voti è quasi sempre pari ad otto (7 nel 1948, 9 nel 1958, otto in tutti gli altri casi). Questi primi otto partiti ottengono fra il 93,57 e il 98,48% dei voti validi espressi, con una media intorno al 96,7%. in quella che comprende i soggetti politici leggi tutto

Bellezza e spirito repubblicano: qualità conciliabili? Per una riflessione sul valore costituzionale del bell’aspetto

Omar Bellicini *

Cosa distingue un regime repubblicano da uno aristocratico, o monarchico? La domanda non dovrebbe generare incertezze neppure fra il pubblico meno avvezzo alle riflessioni politiche: il fatto che ogni cittadino possa concorrere alla gestione della cosa pubblica, con livelli di responsabilità proporzionali alle capacità e all’impegno dimostrati. In altre parole, che i poteri esercitati dall’ individuo derivino da una posizione acquisita per merito e non siano, invece, il frutto di un privilegio ereditario. Fin qui, tutto bene. Il problema sorge, purtroppo, da una constatazione di segno contrario: il conseguimento del successo - o se si preferisce del “potere” - è più spesso favorito, nell’attuale società dell’immagine, da qualità che hanno più a che vedere con l’innata perfezione della fisionomia che con l’applicazione duratura e perseverante del talento. Insomma: la bellezza, nella determinazione delle fortune, è assai incisiva. E cos’è la bellezza se non un “potere” svincolato da qualsivoglia merito? Cos’è se non un “privilegio di nascita”? Ovviamente, non si intende qui la bellezza del risultato artistico, che è sempre il prodotto di un’eccellenza intellettuale: quindi di una capacità raffinata con tempo e  passione; si discute di bellezza fisica, di proporzione estetica del corpo, oggetto di un vero e proprio culto nella società televisiva e post-televisiva dei consumi. leggi tutto

Italia riprendi a crescere, ma come?

L’Istat comunica che nel 2016 la crescita del Pil è dell’1%. Notizia buona dopo anni di stagnazione, ma al di sotto di ciò che vorremmo e condita da una previsione per il 2017 sotto l’1%. Insomma siamo lumache e non recuperiamo il livello pre 2008. Qualche settimana fa ho delineato i motivi della lentezza economica del bel paese. Ora vediamo quali strade percorrere per uscire dalla impasse.  

 

Le chiavi della crescita

La produttività

E’ uno dei nervi scoperti perché dal 2003 al 2015 il prodotto orario per lavoratore in Italia cala da 101 a 98. Per invertire la rotta dobbiamo investire di più (siamo ancora ¼ sotto il livello pre 2008) ammodernando le imprese nel loro cuore produttivo. Ma come fare? Iniziamo dalle migliaia di partecipate da entità pubbliche locali e nazionali, soprattutto “utilities” che godono spesso di posizioni di monopolio locale. Soprattutto nel Nord Italia incassano cospicui utili e quindi hanno risorse per investire. Se le infrastrutture sono così rese più efficienti e moderne possono contribuire alla produttività anche di altre imprese nei servizi e nella manifattura. Devono investire di più anche le imprese privatizzate. Sorprende la concessione di aumenti dei pedaggi autostradali dal 4 all’8% a inizio 2017 in presenza di inflazione da tempo in territorio negativo. leggi tutto

Quaderni di Mente Politica
ARGOMENTI