Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2017
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ULTIMO NUMERO: Anno 4 uscita 69 del 23.09.2017

I risvolti elettorali della "fine del dibattito pubblico"

L'uso non sempre ragionevole e accorto dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, il mutamento del linguaggio politico e il clima di campagna elettorale permanente rischiano di produrre effetti sullo stato delle democrazie? Se lo chiede Mark Thompson, nel suo "La fine del dibattito pubblico" (Feltrinelli, 2017). L'autore, che è stato direttore generale della Bbc (ora è al "New York Times") si pone un problema che riguarda le democrazie in generale, ma che in Italia appare particolarmente grave. Le nostre elezioni politiche si avvicinano, ma viviamo ormai da anni (se non dall'inizio della cosiddetta "Seconda Repubblica") in un clima di campagna elettorale senza soluzione di continuità. La mobilitazione generale finisce per ridurre al minimo gli spazi del confronto civile e persino della convivenza fra i sostenitori dei soggetti politici in competizione: "quando l'ideologia è al picco" - ricorda Thompson - "e per tanti partiti e per gli attivisti di tutti i partiti questo significa sempre, incontrare l'avversario a metà strada equivale a un tradimento". Citando il saggio "The Spirit of Compromise" di Amy Gutmann e Dennis Thompson (Princeton University Press, 2012), lo studioso stigmatizza il fatto che le campagne elettorali sono diventate interminabili, invece di essere limitate a periodi precisi prima delle elezioni. In primo luogo, dunque, leggi tutto

Nella mente di un terrorista: un manifesto intellettuale (non ideologico)

Omar Bellicini *

Il luogo comune che accompagna la nascita di un libro si fonda ancora su suggestioni romantiche. L’idea fondamentale, per nulla scalfita dall’esperienza dei temi scolastici, è che la scrittura non richieda sforzo; che sia, in fin dei conti, una mera questione di predisposizione, e che gli argomenti e lo stile siano il culmine di un processo oscuro, più simile alle illuminazioni delfiche che a un lavoro vero e proprio. È falso: la letteratura è un progetto che esige disciplina. La letteratura è un percorso. Ma non pensi il lettore di queste righe che lo si voglia condurre oltre il dovuto, in quelle cucine che è giusto riservare a chi, per mestiere, macina parole e sbollenta concetti. Il tema che si vuole introdurre, qui, è precisamente quello dell’impegno, ma non nell’accezione lacrimosa della fatica provata dall’autore, quanto in quella, ben più rilevante, dell’orizzonte che deve avere ogni fatica intellettuale: l’azione. Perché dedizione e rigore non sono attitudini oziose. Servono un fine, che, nell’universo di carta dei prodotti dell’ingegno, corrisponde a un’idea di realtà. Scrivendo “Nella mente di un terrorista” - dialogo sui motivi profondi che spingono ad aderire alla lotta jihadista - lo psicoanalista Luigi Zoja e io questa responsabilità l’abbiamo avvertita. Forse, non in forma propriamente consapevole; piuttosto leggi tutto

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