Ultimo Aggiornamento:
27 agosto 2016
Iscriviti al nostro Feed RSS

Cari lettori, con il numero del 24 agosto riprendiamo normalmente ad uscire il mercoledì e il sabato. Ci auguriamo di poter contare ancora sulla vostra fedeltà e sul vostro interesse. Da oggi un nuovo regalo per i nostri lettori. Scaricabile gratuitamente l'e-book di Luca Tentoni che raccoglie le sue preziose analisi sulla tornata di elezioni amministrative del 19 giugno 2016.

ULTIMO NUMERO: Anno 3 uscita 79 del 27.08.2016

Il futuro è monocolore?

Se in Gran Bretagna è la regola (con qualche recente eccezione), in Italia il governo monocolore è un evento raro che - in caso di conferma dell'Italicum nella sua versione attuale - potrebbe verificarsi già dalle prossime elezioni politiche. Ben due forze su tre (Pd e M5S, contro un centrodestra che è però troppo eterogeneo e diviso per essere già considerato competitivo e pronto ad unirsi in un cartello elettorale) potrebbero riuscire ad aggiudicarsi i 340 seggi del premio previsto per Montecitorio e governare senza alleati. Neppure la Dc degli anni Cinquanta e Sessanta, che pure diede vita ad Esecutivi monocolore, sia pure per periodi brevi (i governi "balneari") e con l'appoggio esterno o l'astensione di forze minori, aveva mai avuto la possibilità di costituire una compagine ministeriale contando sul sostegno dei suoi soli parlamentari. Detto ciò, ad oggi le possibilità che si verifichi questa ipotesi sono più limitate di quanto si creda. In primo luogo, perchè se si discute sul fatto che l'Italicum sia o meno determinante per il "funzionamento" della riforma costituzionale sottoposta a referendum, è però certo l’opposto: se vincesse il "no" la legge elettorale per la Camera servirebbe a ben poco, perchè un governo dovrebbe avere anche la fiducia del Senato. leggi tutto

Ventotene e lo stato di “debolezza comune”

E’ evidente che con la scelta di Ventotene per il secondo vertice a tre (Francia, Germania, Italia) del dopo Brexit, Matteo Renzi ha cercato il gesto simbolico e ad effetto. Come hanno spiegato autorevoli opinionisti (tra i migliori i contributi quello di Giovanni Belardelli Un’Europa concreta con obiettivi chiari su Il Corriere della Sera del 15 agosto scorso e di Piero Graglia *) non ha molto senso comparare l’attuale situazione del processo di integrazione europea e i momenti bui del 1941 quando in esilio forzato sull’isola pontina, una pattuglia di antifascisti guidata da Altiero Spinelli, immaginava un’Europa unita e liberata dal giogo nazifascista. Ben poco di quell’anelito utopico e visionario si è concretizzato nelle successive formule della Ceca, della Cee e dell’Ue. Ma affermare questo non significa sottostimare l’importanza di quel momento e di quello scritto. Esserne consapevoli aiuta a ricordare quanto in politica, ieri come oggi, i simboli siano decisivi. E di conseguenza i tre mazzi di fiori deposti da Hollande, Merkel e Renzi sulla tomba di Spinelli possono rappresentare un passaggio importante, a patto che prefigurino davvero un nuovo inizio.

E un ipotetico nuovo inizio non può prescindere da una netta cesura rispetto alla condotta tenuta perlomeno nell’ultimo decennio leggi tutto

Ravelstein, Obama e il realismo liberale

Bernardo Settembrini *

“Mandano un esercito formidabile e mostrano di saper fare una guerra moderna altamente tecnologica […] Ma poi lasciano il dittatore al suo posto e se ne vanno alla chetichella”. Vengono in mente queste parole del prof. Abe Ravelstein, protagonista dell’omonimo romanzo di Saul Bellow, alla lettura di alcuni passaggi del discorso sullo Stato dell’Unione del presidente Obama dello scorso gennaio. In particolare Obama ha affermato che gli USA non possono “ricostruire ogni Paese che cade in crisi”, osservando sconsolato che “anche senza ISIS e Al Qaida l’instabilità continuerà per decenni in molte parti del mondo”. Sul tema il presidente USA è poi tornato, nel mese di marzo, in un importante colloquio con la rivista “Atlantic” (tradotto in italiano lo scorso maggio da “Internazionale”).

La realtà è però più complessa di quanto la suggestione immediata  suggerisca. Come è noto, nel romanzo di Bellow, Ravelstein è l’alter ego di Allan Bloom, il filosofo allievo di Leo Strauss morto di AIDS nel 1992 e celebre per il saggio La chiusura della mente americana. Ravelstein compie l’affermazione dopo aver appreso la decisione di Bush Sr. di non marciare verso Bagdad una volta liberato il Kuwait nella prima guerra del Golfo del ’91. Fonte dell’informazione di Ravelstein è un suo ex-allievo divenuto consigliere del segretario alla Difesa, leggi tutto

  • Volete una analisi costante e circostanziata delle primare americane? Per i nostri lettori il link col sito degli ex allievi della Summer School CISPEA che fornisce un prezioso lavoro informativo
Quaderni di Mente Politica
ARGOMENTI