Ultimo Aggiornamento:
25 marzo 2017
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Mentepolitica esce ogni mercoledì e sabato. Siamo lieti di offrire ai nostri lettori la possibilità di scaricare liberamente il "Quaderno" di Luca Tentoni che raccoglie il prezioso percorso di analisi che ha condotto negli ultimi dieci mesi per il nostro sito.

ULTIMO NUMERO: Anno 4 uscita 24 del 25.03.2017

La proporzionale e gli effetti sul sistema politico

Ormai la legislatura è entrata nel suo ultimo anno di vita. A meno di grosse sorprese, si andrà a votare per il rinnovo di Camera e Senato con sistemi proporzionali non puri, ma quasi: le clausole di sbarramento per l'accesso alla ripartizione dei seggi e il lontanissimo premio di maggioranza per Montecitorio (per conseguire il quale servirebbe il 40% dei voti: una percentuale oggi inarrivabile per ogni partito o cartello elettorale) cambiano poco la sostanza della competizione. Si tratta di una novità assoluta nella storia della Seconda Repubblica. Sebbene una qualche forma di "gara" proporzionale si sia sempre mantenuta (nel 1994-2001 con la quota del 25% del Mattarellum e nel 2006-2013 con la ripartizione del 45% dei seggi - in ambito nazionale per la Camera e regionale per il Senato - fra i partiti e le coalizioni non vincitrici delle elezioni) l'offerta politica e del sistema di voto hanno prodotto una competizione fra due poli (nel 2013 tre e mezzo, con Scelta Civica più piccola di Centrosinistra, Centrodestra e M5S), vissuta a lungo "psicologicamente" dagli italiani come una scelta binaria. I partiti coalizzati, s'intende, hanno sempre mantenuto un approccio proporzionale o almeno "pro quota" nella definizione di candidature nei collegi uninominali, delle coalizioni e delle liste, però l'elettore medio leggi tutto

Il futuro del presente, ed altre possibilità.

Sulla base delle notizie raccolte e diffuse finora, l'attentato del 22 marzo contro il Parlamento britannico a Londra sembra rientrare nella categoria degli attacchi "ispirati" ma non "organizzati" da organizzazioni internazionali terroristiche, come lo Stato islamico. Saremmo dunque di fronte ad un evento simile a quanto avvenuto nella strage a Nizza il 14 luglio oppure a quella del mercatino di Natale a Berlino, il 19 dicembre 2016. Gli attacchi a Parigi del 13 novembre 2015 e quelli a Bruxelles del 22 marzo 2016, invece, erano caratterizzati da legami organizzativi più stretti con l'Organizzazione dello stato islamico (IS). La diversità dei collegamenti è proprio uno dei punti di forza dell'Organizzazione dello stato islamico che sfrutta modalità diverse di conflitto: dalla guerra convenzionale, alla guerriglia in terra di Iraq e di Siria, agli attentanti terroristici in Europa, Turchia, Tunisia ed Egitto, fino all'ispirazione di singoli individui a compiere atti terroristici con mezzi tanto semplici quanto letali, sempre in Europa o negli Stati Uniti d'America. Fino a questo punto, dunque, niente di nuovo. Purtroppo.

Molto, invece, si muove in Iraq e in Siria dove la principale organizzazione jihadista, l'Organizzazione dello stato islamico, sta subendo pesanti sconfitte militari sul campo. Nonostante la resistenza sempre più accanita delle truppe di al Baghdadi, le forze irachene leggi tutto

Stati Uniti e Messico: troppo uniti per essere divisi?

Gianluca Pastori *

Anche se scomparsa dalle prime pagine internazionali, la questione dei rapporti fra Stati Uniti e Messico continua a rappresentare una delle priorità dell’agenda Trump. Durante la campagna elettorale, tale questione si è imposta quasi a paradigma della postura del nuovo Presidente e uno dei primi atti successivi al suo insediamento è stato rilanciare in maniera eclatante il tema del muro di separazione fra i due Paesi. Il cahier de doleances dell’amministrazione è lungo e articolato e spazia dalla sfera economica a quella della sicurezza interna, trovando il suo punto di saldatura nella questione dell’immigrazione, in particolare quella irregolare, che Trump si è impegnato a ridimensionare ricorrendo – se necessario – a provvedimenti draconiani. Dal punto di vista messicano, le cose sono rese più complesse dalla coincidenza con una delicata fase della vita politica interna. Il prossimo anno, in Messico, si terranno, infatti, le elezioni presidenziali, elezioni a cui il Presidente uscente, il contestato Enrique Peña Nieto, non si potrà ricandidare. In questo contesto, vari osservatori hanno ipotizzato che la linea dura dell’amministrazione USA possa, in ultima analisi, rafforzare la posizione dell’opposizione di sinistra, anche alla luce delle difficoltà che stanno sperimentando le altre forze politiche, primo fra tutti il Partito rivoluzionario istituzionale, tradizionale forza di governo del Paese. leggi tutto

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