Ultimo Aggiornamento:
24 settembre 2016
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Cari lettori, dopo le vacanze estive siamo tornati pienamente operativi e usciamo regolarmente il mercoledì e il sabato. Scaricabile gratuitamente l'e-book di Luca Tentoni che raccoglie le sue preziose analisi sulla tornata di elezioni amministrative del 19 giugno 2016.

ULTIMO NUMERO: Anno 3 uscita 87 del 24.09.2016

Fra lotta e governo

In una democrazia funzionante, tutti i soggetti politici dovrebbero partecipare alle elezioni per vincerle e governare. Tuttavia, in molti casi (presenti e passati) ciò non è possibile per la marginalità elettorale del partito, sul piano della collocazione o su quello del peso in termini di voti o, ancora, per la volontà degli altri di non allearsi (la conventio ad excludendum); oppure è impossibile per motivi nazionali o internazionali o per autoesclusione del partito dal "gioco delle alleanze"; o, ancora, potrebbe essere - per periodi di tempo più o meno limitati - non conveniente per lo stesso soggetto politico. Si può gareggiare per non governare, dunque, e persino perchè non si reputa opportuno farlo. Del resto, alcuni partiti o movimenti hanno ottenuto grandi risultati pur senza essere al governo: fra tutti, un esempio per il passato (i Radicali italiani, con i loro referendum e le battaglie che hanno caratterizzato una parte importante della storia nazionale) e uno attuale (l'UKIP di Farage che ha avviato un processo diventato poi più ampio ed è riuscito nel suo intento di spingere la Gran Bretagna a votare l'uscita dall'Unione europea) lo dimostrano. In un bel libro scritto da Jean-Yves Camus e Nicolas Lebourg ("Les droites extrêmes en Europe", ed. Seuil, 2015) uno spazio è dedicato anche ai partiti cosiddetti "populisti": leggi tutto

Con chi va l’Italia in un’Europa divisa?

Ripercorriamo il tracciato della parabola europea. Nel 2009 viviamo in un’Europa quasi granitica. Il sogno di tanti è intatto. Il 15 settembre 2008 la FED fa fallire Lehman Brothers che deflagra al centro dei mercati finanziari seminando terrore come un kamikaze. L’economia mondiale è preda a una sincope. Ecco che la Germania si fa paladina di una espansione della spesa pubblica per tutti i partners euro, indipendentemente dal loro debito pubblico, perché occorre reagire al drammatico stop dell’economia Usa. L’Europa agisce e naviga tranquilla. E’ porto sicuro in cui i paesi euro procedono concordi. La BCE aiuta la FED. I nuovi entrati dall’ex Comecon cominciano ad orientarsi nei corridoi di Bruxelles. Sono nella Ue dal 2004 dopo aver cercato a lungo la famiglia europea. Ora si attendono sicurezza e prosperità e vorrebbero non sentire più sul collo il fiato dell’orso russo. Alcuni si muovono per avere le scintillanti monete bimetalliche dell’euro con i loro simboli nazionali. Slovenia, Slovacchia e le tre Grazie Baltiche bussano ed entrano nel club di Francoforte. Anche Albione è ad un passo per abbracciare il baldanzoso euro. Delusa dagli Usa, le sue banche più prestigiose hanno investito nei mercati dei cugini yankee, ma i conti non tornano e i contribuenti britannici devono aprire la borsa per salvare una, leggi tutto

ONU: la complessa agenda di settembre

Settembre di fuoco al Palazzo di Vetro a New York. 13 settembre, apertura della 71° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU. 19 settembre, svolgimento del primo Summit delle Nazioni Unite su Rifugiati e Migranti. 21 settembre, celebrazioni per la Giornata Mondiale della Pace. Dal 20 al 26 gennaio, interventi dei capi di Stato e di governo dei 193 Stati membri riuniti in Assemblea Generale. 9 e 26 settembre, quarto e quinto “straw poll”, ossia prova a porte chiuse in seno al Consiglio di Sicurezza, per l’elezione del nuovo Segretario Generale dell’ONU che prenderà il posto di Ban Ki-moon entro fine anno. Per tutto il mese concitati dibattiti in Consiglio di Sicurezza sulla guerra in Siria.

Dinanzi a questa agenda piena di eventi di alto livello e di rilevanti ricadute internazionali, straordinariamente ricca anche per la sede principale dell’ONU, l’attenzione mediatica è stata tuttavia pressoché completamente assorbita dall’esplosione avvenuta la sera del 18 settembre nel quartiere Chelsea sull’isola di Manhattan, fortunatamente senza vittime. I dibattiti e le conferenze dell’ONU sono allora passati in secondo piano presso tv e giornali, che hanno concentrato tutta l’attenzione sugli ulteriori standard di sicurezza adottati per presidenti, capi di governo, ministri, diplomatici, giornalisti e rappresentanti della società civile leggi tutto

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