Ultimo Aggiornamento:
10 dicembre 2016
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Mente Politica esce regolarmente il mercoledì e il sabato. Scaricabile gratuitamente l'e-book di Luca Tentoni che raccoglie le sue preziose analisi sulla tornata di elezioni amministrative del 19 giugno 2016.

ULTIMO NUMERO: Anno 3 uscita 109 del 10.12.2016

E adesso?

Che in democrazia il voto popolare debba sempre essere rispettato come determinante è una ovvietà. Ritenere che sia un metro infallibile per giudicare la bontà o meno di una causa è una sciocchezza smentita dalla storia: vox populi, vox Dei è un aforisma da cui guardarsi. Ma su questo la riflessione è stata più che latitante, preferendo, per spiegarsi il grande successo dei contrari alla riforma costituzionale, rincorrere le spiegazioni più banali: quelle in politichese puntate sulla “antipatia” di Renzi, e quelle sociologiche che hanno attribuito la preponderanza del sì alle zone prospere e quella del no alle zone a più forte depressione economica.

Ci permettiamo di chiamare in campo qualche altro elemento, perché, se davvero il nostro paese vuole uscire da questa prova con qualche guadagno, è opportuno che si lasci alle spalle l’orgia di anticultura che ha connotato la passata campagna politico-elettorale.

Un primo dato da tenere in conto potrebbe essere la singolare posizione di una parte della sinistra che si è buttata a magnificare il consenso popolare al rigetto della riforma marcata Renzi, sostenendo che l’attuale segretario del PD non aveva capito da che parte stava il popolo, giudicato ovviamente sano. Singolare che quando quello stesso popolo votava massicciamente per Berlusconi avesse passato il suo tempo a parlare di una opinione pubblica drogata e manipolata. leggi tutto

Daniel Blake, Nigel Farage e la sinistra europea

Massimo Piermattei *

“I, Daniel Blake” è l’ultimo film di Ken Loach (qui il trailer in inglese), fresco vincitore della Palma d’Oro a Cannes e del Prix du public al festival di Locarno. Senza entrare in dettagli capaci di rovinare l’attesa a chi non avesse ancora visto il film, “I, Daniel Blake” è la storia di un carpentiere (un meraviglioso artista del legno) che, in seguito a un attacco cardiaco, si trova a combattere con la spietata razionalità della macchina del welfare britannico. Che da un lato lo reputa inidoneo al lavoro, ma gli nega il sussidio per malattia; dall’altro, gli impone di cercarsi un nuovo impiego (senza però poterlo accettare poiché è stato dichiarato inidoneo!) se non vuol perdere l’assegno di disoccupazione. Nel corso delle sue poco fruttuose peregrinazioni, Daniel incontra Katie, una giovane madre che, come lui, non riesce a vincere la sua lotta burocratica finendo, insieme ai due figli ancora piccoli, in condizioni di povertà quasi disperate. I due stringono un’amicizia bella e solida, tesa a sostenersi a vicenda e ad aiutarsi nelle rispettive battaglie.

A colpire immediatamente, grazie a dialoghi forti e a una fotografia amara, è l’incapacità (che non di rado sconfina nella mancata volontà) del sistema di coniugare l'attenzione all'individuo leggi tutto

Rocco Schiavone, un poliziotto "troppo onesto": la serie cult di Rai 2 tra false polemiche e limiti veri

Omar Bellicini *

«Tossicodipendente, spergiuro, fabbricatore di prove false, violento, ladro, sfruttatore della prostituzione, corrotto e corruttore. Tutto indossando la divisa: il vicequestore Rocco Schiavone è lo stereotipo della negatività. Solo per i reati delle prime tre puntate dovrebbe scontare tra i 20 e i 28 anni di carcere: una laurea ad honorem in criminalità». Questo il commento di Gianni Tonelli, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia: sigla che riunisce circa 20mila dipendenti della Polizia di Stato. È il saggio di un’opinione piuttosto diffusa, che riguarda il protagonista della serie tv trasmessa da Rai 2, dal 9 novembre 2016. Ma c’è anche dell’altro: contro l’inquirente romano dai metodi eccentrici, nato dalla fantasia dello scrittore Antonio Manzini e trasposto sul piccolo schermo da Michele Soavi, sono piovuti niente meno che gli strali della politica. Il senatore Maurizio Gasparri, firmatario di un’interrogazione parlamentare contro la fiction, sostenuta dai colleghi Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi, si è così espresso ai microfoni di Radio Cusano Campus: «Il servizio pubblico non può erigere a modello comportamentale chi ruba droga e si fa le canne. È vero che ha fatto buoni ascolti, ma anche un porno di Cicciolina li farebbe. Però non lo si può mandare in onda sulla Rai, in prima serata. Molti hanno il mito del criminale: leggi tutto

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