Ultimo Aggiornamento:
26 aprile 2017
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Argomenti

Alla corte di Grillo?

Paolo Pombeni - 26.04.2017

Vanno osservate con attenzione le aperture, più o meno esplicite, che si vanno facendo da vari ambienti verso il Movimento Cinque Stelle. In parte non è fenomeno recente, perché una rete come La7 da tempo ha aperto spazi tanto direttamente con esponenti Cinque Stelle quanto meno direttamente con giornalisti del quotidiano che li accredita. Tuttavia negli ultimi tempi ci sono stati altri episodi, il più noto dei quali è quello relativo al direttore del quotidiano della CEI, ma un po’ meno apertamente se ne sono notati altri.

Non è cosa che debba stupire più di tanto, perché ovviamente una forza politica stimata stabilmente al 30% dei consensi elettorali e che ha conseguito alcuni successi rilevanti deve per forza di cose trovare attenzione e valutazione. Tuttavia in questo caso c’è un dato in più che merita di essere messo in rilievo: la natura sfuggente per non dire ambigua di questa forza consente di prenderla in considerazione per così dire senza sporcarsi le mani. Ad essa ciascuno può attribuire quel significato che più gli aggrada e relegare i punti della sua proposta per lui meno convenienti ad elementi marginali, magari considerandoli frutto di un certo folclorismo e di tanta improvvisazione che ancora è presente in una forza “giovane” e che pertanto può essere perdonata. leggi tutto

Spese per la difesa federali e titoli del tesoro al portatore per aggredire il debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 26.04.2017

Il nodo del debito pubblico rimane tema caldo. Una parte del partito democratico ha avanzato  richiesta di moratoria sulle privatizzazioni. La proposta è stata respinta dal ministro dell’economia Padoan, non si sa se per convinzione o perché la sua posizione non lascia spazio ad alternative, pena una doccia fredda da Europa e mercati. Purtroppo a imporci in maniera pressante e spregiudicata di svendere parti del nostro patrimonio arriva il giudizio dell’agenzia di rating Fitch che ci degrada per l’ennesima volta. La questione è preoccupante perché gran parte delle privatizzazioni in Italia ha provocato un grave danno alle casse pubbliche, che avrebbero dovuto invece risanare, visto che sono stati svenduti cespiti che fruttavano molto di più di quanto non rendano in media i titoli di stato. In più le privatizzazioni sono un’ipoteca sullo sviluppo in quanto hanno prodotto un arretramento in settori chiave come quello delle comunicazioni stradali (si legga di Giorgio Ragazzi I signori delle autostrade edito dal Mulino) e telefoniche fortemente danneggiate dalla scarsità degli investimenti delle nuove proprietà. Queste hanno beneficiato della posizione di mercato privilegiata (le autostrade ad esempio sono un monopolio naturale in cui non è possibile avere concorrenza) per estrarre rendite cospicue spesso finite in avventure finanziarie all’estero. leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 1) Il quadro d'insieme

Luca Tentoni - 22.04.2017

Il voto amministrativo del 2017 riguarderà circa un quinto della popolazione e del corpo elettorale, un quarto dei comuni capoluoghi di provincia, un ottavo circa dei comuni. L'11 giugno (con eventuale ballottaggio, ove previsto, il 25 giugno) si voterà infatti in 1021 centri, 858 dei quali con popolazione inferiore a 15mila abitanti. I comuni superiori sono dunque 163. Oltre ai 25 capoluoghi di provincia ne abbiamo altri 138, così ripartiti: 52 fra 15 e 20 mila abitanti, 47 fra 20 e 30mila, 20 fra 30 e 40mila, 12 fra 40 e 50mila, 4 fra 50 e 75mila (Legnano, Carrara, Portici, Molfetta) e 3 oltre 75mila (Sesto San Giovanni, Guidonia Montecelio e Pozzuoli). Fra i comuni con una popolazione compresa fra 20 e 30mila abitanti, venti sono al Nord, cinque al Centro, tredici al Sud, nove nelle Isole. Fra gli altri 39 non capoluoghi (da 30mila abitanti in su) ce ne sono tredici del Nord, dieci del Centro, tredici del Sud e tre delle Isole. In questa fascia di comuni, dunque, il test sembra particolarmente importante, perchè le elezioni amministrative coprono abbastanza bene le diverse realtà del Paese. I comuni capoluogo che vanno alle urne, invece, sono stavolta prevalentemente settentrionali: quattordici su venticinque (al Centro sono quattro, al Sud quattro, nelle Isole tre). Ciò nonostante, come vedremo nelle prossime puntate di questo lungo viaggio nelle amministrative del 2017, leggi tutto

Una campagna tra il pessimo e il drammatico

Michele Marchi - 22.04.2017

È accaduto ciò che tutti temevano e che molti avevano preventivato a mezza voce. A settantadue ore dall’apertura dei seggi per una delle elezioni più decisive nella storia del continente  europeo dal 1945 ad oggi è arrivato l’ennesimo atto terroristico. Due anni e tre mesi dopo Charlie Hebdo la Francia, e in particolare la sua vetrina sul mondo, Parigi, sono ancora sotto assedio.

Che effetto avrà tutto ciò sul voto del 23 aprile? È impossibile saperlo e chi si avventura in ipotesi e previsioni finisce per affidarsi al caso, piuttosto che alla riflessione.

Quello che si può fare è invece un punto complessivo sulla campagna elettorale e poi collegare la stessa all’ultimo evento.

Ebbene la campagna per il voto presidenziale del 2017 è stata una pessima campagna. Non nel senso che i toni siano stati alti e il dibattito incivile. Da questo punto di vista ci si è mossi nella norma. La campagna elettorale è stata pessima perché non ha avuto uno o più temi trainanti. I candidati con possibilità di raggiungere il ballottaggio, quindi sostanzialmente cinque (anche se Hamon si è ben presto staccato dai primi quattro, almeno secondo i sondaggi) non si sono impegnati in un’operazione di organica spiegazione ed illustrazione di una piattaforma coerente di risoluzione dei principali leggi tutto

Il ruolo delle organizzazioni della società civile (OSCs)nella cooperazione allo sviluppo: un cambio di paradigma

Lucia Conti * - 22.04.2017

Vi è un consenso generalizzato nel riconoscere il ruolo fondamentale delle OSCs nella promozione della governabilità democratica nei paesi terzi e nel favorire trasparenza e responsabilità dei governi.

Questo riconoscimento è stato validato dalla comunità internazionale e formalizzato in principi e dichiarazioni. Nella “Dichiarazione di Parigi”(2005) il consolidamento della governabilità democratica è considerato una pre-condizione per l’effettività degli aiuti e un antidoto contro la corruzione  e la mancanza di trasparenza delle istituzioni pubbliche.

Nell’ “Agenda for action” di Accra (2008) le OSCs sono riconosciute come attori indipendenti di sviluppo mentre il  4° Forum internazionale di Busan (2011) introduce il termine partenariato pubblico/privato per la realizzazione di  un’agenda globale sulla base di obiettivi e principi condivisi.

La Comunicazione della Commissione europea del 2012: “Le radici della democrazia e dello sviluppo sostenibile”, definisce i pilastri su cui si fonda il rapporto con le OSCs: i) sostenere un ambiente favorevole alle OSCs, in particolare un quadro legale di riferimento; ii) promuovere la partecipazione delle OSC nella formulazione leggi tutto

Alternativa Berlusconi?

Paolo Pombeni - 19.04.2017

Le riflessioni sul tripolarismo vanno di moda. Ancora oggi per molti disegnano uno scenario di ingovernabilità che dopo le prossime elezioni ci costringerà rapidamente a tornare alle urne. Iniziano ad ingrossarsi però le fila di quelli che pensano ad una soluzione di sblocco con il prevalere di una coalizione di centro destra grazie alle abilità (taumaturgiche?) di Silvio Berlusconi.

Il ragionamento che si fa è più o meno questo, in uno scenario che vuole ragionare per classici blocchi evitando le coalizioni trasversali imprudentemente marchiate come “inciuci”. In assenza di informazioni certe su come sarà la futura legge elettorale, ci sono due ipotesi: la prima è che alla fine si introduca un premio a chi guadagna almeno il 40% dei suffragi (coalizione o lista si vedrà); la seconda è che si rimanga ad un proporzionale sostanzialmente puro. Il Movimento Cinque Stelle in questo quadro è quello messo peggio nonostante al momento sia accreditato dai sondaggi come il partito con la più alta percentuale di consensi. Nel caso di un premio a chi supera il 40% dei voti si giudica improbabile che possa far un salto nei consensi di almeno 10 punti. Nel caso di un proporzionale classico, può risultare il partito più votato, ma siccome si dice indisponibile a coalizzarsi, leggi tutto

Prove di forza in Siria

Il 4 aprile nei pressi della cittadina di Khan Shaykhun venne sferrato un attacco con armi chimiche che causò almeno 84 morti e molti altri feriti. La località si trova nella provincia di Idlib nel nord-ovest della Siria, dove si concentra il grosso delle forze ribelli. L'attacco avvenne nel contesto di una dura campagna di bombardamenti in tutta la zona, compresa la distruzione di un ospedale a Ma'arrat al Nu'man, a una ventina di chilometri di distanza che avrebbe potuto salvare alcuni dei feriti.

Dopo la ri-conquista di Aleppo da parte delle forze lealiste a Damasco nel dicembre 2016, la provincia è sotto costante pressione militare, con l'aviazione siriana e russa che bombarda le roccaforti ribelli con l'obiettivo di minarne la coesione e indurli a negoziare degli accordi: questi comportano il ritiro dei ribelli armati, dei loro familiari e il controllo delle forze di sicurezza del governo, o dei suoi alleati. Nei fatti, è un ritiro quasi incondizionato che permette di evitare la sanguinosa battaglia finale, porta a porta, di dividere il fronte dei ribelli e della popolazione, il tutto in cambio della sopravvivenza di questi ultimi. Il risultato è la concentrazione senza precedenti di popolazione e ribelli armati nella provincia rurale e settentrionale del Paese, leggi tutto

La “legge Soros” colpisce la Central European University

Miriam Rossi - 19.04.2017

Da giorni un nuovo tweet sta cinguettando sul social network a supporto della Central European University (CEU) di Budapest. La stringa #IstandwithCEU ha acceso i riflettori internazionali sulla CEU, la cui sopravvivenza è minacciata dalla nuova norma approvata dal governo di Viktor Orban lo scorso 10 aprile che sembra essere stata formulata ad hoc per predisporre la chiusura dell’istituto di formazione e ricerca più noto dell’Europa centro-orientale.

Nascosta formalmente all’interno di una legge che modifica le predisposizioni in materia di istruzione superiore, la norma consente l’operatività delle università straniere solo se queste hanno una sede anche nel loro Paese di provenienza. Se apparentemente la norma va ad avere un impatto sul funzionamento di circa due dozzine di università presenti in Ungheria, di fatto essa colpisce direttamente solo la CEU, che opera nella capitale magiara in parte come istituzione statunitense (dove però non ha una sede vera e propria), priva di quel controllo governativo esercitato centralmente su altri enti di formazione accademica. La stessa nuova legislazione prevede inoltre che le università straniere potranno emettere titoli quali diplomi o lauree in Ungheria leggi tutto

Il “doppio turno” francese

Luca Tentoni - 15.04.2017

Il 23 aprile i francesi voteranno per il primo turno delle elezioni presidenziali. L'articolo 7 della loro Costituzione specifica che il Capo dello Stato "è eletto a maggioranza assoluta dei voti espressi. Se tale maggioranza non viene conseguita al primo scrutinio, si procede ad una nuova votazione, nel quattordicesimo giorno seguente. Possono presentarsi solo i due candidati che, a parte un eventuale ritiro, hanno ottenuto più voti al primo turno". Nella storia della Francia, da quando, nel 1962, la riforma costituzionale voluta da Charles De Gaulle ha reintrodotto (e non introdotto ex novo: il 10 e l'11 dicembre 1848, infatti, Carlo Luigi Napoleone Bonaparte era stato eletto col 74,31% dei voti espressi, pari a 5.587.759 su 7.542.936 votanti) l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, nessun presidente è stato mai eletto al primo turno: nel 1965 (5-19 dicembre) De Gaulle ebbe il 44,65% dei voti (andò al ballottaggio - vincendolo col 55,2% dei suffragi popolari - con François Mitterrand, giunto secondo col 31,72%); nel 1969 (1-15 giugno) Georges Pompidou ottenne il 44,47% (Alain Poher 23,31%), vincendo poi col 58,21%; nel 1974 (5-19 maggio) fu Mitterrand a classificarsi inizialmente primo, col 43,24%, ma Valéry Giscard d'Estaing (32,6% al primo turno) vinse al ballottaggio col 50,81%; nel 1981 (26 aprile-10 maggio) fu invece Mitterrand (25,85% al primo turno, 51,76% al secondo) a battere Giscard d'Estaing (28,31% al primo turno, 48,24% al secondo); Mitterrand vinse inoltre nel 1988 (24 aprile-8 maggio) leggi tutto

Tutto può succedere ovvero Eliseo 2017

Michele Marchi - 15.04.2017

Tutto può succedere, come cantava anni fa Vasco Rossi. Ma questa volta la frase deve essere attribuita alle prossime elezioni presidenziali francesi.

A poco più di una settimana dal primo turno, gli ultimi sondaggi fotografano un quartetto di candidati raccolti in un fazzoletto di voti. Le percentuali oscillano tra il 22% del primo (o Marine Le Pen o Macron) e il 19% del quarto (o Mélenchon o Fillon).

Senza dilungarsi troppo nel rammentare con quanta attenzione vadano presi i sondaggi, è forse meglio ricordare che nel caso di Le Pen e Fillon, siamo oltre l’80% di certezza nella scelta. Sul fronte Macron e Mélenchon non si va oltre il 60% di decisione (quindi per certi aspetti si tratta di scelte di voto ancora suscettibili di cambiamento).

Il quadro è incerto, la campagna elettorale fatica a decollare e i temi forti, quelli di reale e diffusa preoccupazione (disoccupazione, scuola e potere d’acquisto) finiscono per non essere nello specifico affrontati. L’ultima settimana è stata occupata da tre questioni principali.

La prima riguarda una serie di indagini sul voto giovanile, in particolare nella fascia 18-24, con risultati costantemente nella direzione del voto frontista. Sembra un lontanissimo ricordo la primavera 2002, con le piazze colme di giovanissimi tra il primo

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