Ultimo Aggiornamento:
24 giugno 2017
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Argomenti

Il primo turno delle elezioni amministrative (2° parte)

Luca Tentoni - 24.06.2017

A conclusione della nostra analisi del primo turno delle elezioni amministrative del 2017, occupiamoci del rendimento di liste e "famiglie politiche" (centrodestra, centrosinistra, centro, M5S, civiche-altri) iniziando dai 25 comuni capoluogo di provincia dove si è votato l'11 giugno. Un primo raffronto fra i dati delle comunali 2017 (capoluoghi) e quelli delle precedenti (2012-’14) evidenzia un rafforzamento del centrodestra "modello CDL 2008" (+4,7%) e un indebolimento del centrosinistra "Unione 2006" (-2,5%), mentre il M5S guadagna il 2,5%. Allargando il confronto a 64 comuni (includendo i 39 non capoluoghi con più di 30mila abitanti) alcuni divari fra le due elezioni diventano molto più contenuti: il centrodestra guadagna lo 0,8%, il centrosinistra cresce dello 0,5%, il M5S passa dal 7% al 10,1%. Si tratta, ovviamente, di elezioni svolte in ambiti temporali e condizioni politiche, sociali ed economiche molto differenti e distanti fra loro. Sul piano dell'offerta politica, il sistema è diventato tripolare nel 2013, cioè l'anno seguente alle amministrative che raffrontiamo con le attuali. Alcune tendenze, però, emergono nettamente: nel centrodestra, FdI e Noi con Salvini-Lega Nord (più la lista di Bitonci a Padova) raggiungono l'11,4% dei voti contro il 7,9% di Forza Italia e il 14,4% delle liste civiche eterogenee di centrodestra. Nel complesso dei 64 comuni oggetto nel nostro studio i due partiti "sovranisti" hanno insieme il 9,6% contro il 7,5% degli "azzurri" e il 13,2% delle altre liste. leggi tutto

Corsi e ri(n)corsi a sinistra

Paolo Pombeni - 24.06.2017

Se possiamo giocare un poco con la memoria storica, arriviamo al sospetto che nella politica italiana si stia ripetendo la vicenda che portò fra fine anni Cinquanta ed inizi anni Sessanta del secolo scorso al fallimento di quel processo di modernizzazione della politica italiana che pareva potesse realizzarsi con la famosa “apertura a sinistra”, cioè con l’inclusione dei socialisti nella maggioranza di governo.

Riassumiamo per sommi capi. Anche allora il tema era la necessità di mettere l’Italia in condizione di approfittare dello sviluppo economico presente in Europa facendolo nel quadro di una modernizzazione dei costumi. La DC, che era un partito di tante anime, aveva una destra che non ne voleva sapere. In più era condizionata da una Chiesa assai ostile alla modernizzazione, che la ricattava pesantemente: il rapporto non era facile da rompere, visto che la forza elettorale del partito derivava dall’essere il partito unico dei cattolici. Il PSI a sua volta era fortemente condizionato dal PCI, che non voleva perdere la sua primazia sulla sinistra e che per queste ragioni era, a suo modo, un partito conservatore rispetto alle evoluzioni di quei tempi.

Il risultato fu un lungo conflitto pseudo ideologico fra i futuri contraenti del patto, leggi tutto

Lo ius soli e una politica sfilacciata

Paolo Pombeni - 21.06.2017

Si discute malamente di un tema delicatissimo come il cosiddetto ius soli senza essersi preoccupati di preparare l’opinione pubblica e per di più questo avviene nel contesto di una politica che permane sfilacciata, come dimostra la non gestione del non poco scivoloso caso Consip.

Sull’attribuzione automatica della cittadinanza italiana ai figli di stranieri regolarmente residenti in Italia e in presenza di qualche minima regola si è scatenata la bagarre. La psicosi dell’invasione, fenomeno non nuovo nella storia occidentale, impedisce una valutazione razionale del problema, mentre il dominio di un ambiguo “politicamente corretto” evita accuratamente di affrontare il tema per renderlo comprensibile almeno alle persone di buona volontà.

La questione è intricata, perché si tratta in prospettiva di bambini che nascono nel nostro paese e che qui vengono educati. Dunque non dovrebbe esserci problema di verificare se hanno acquisito conoscenza e integrazione nel nostro modo di intendere il mondo, per la semplice ragione che la scuola dovrebbe garantire questo percorso. Tutti però sanno che ciò è una pia illusione. La scuola oggi non è in grado di garantire a livello generale l’acquisizione di una cultura comune di cittadinanza: e non lo diciamo per chi ha genitori stranieri, ma per tutti i ragazzi.

In questa società leggi tutto

Al lavoro, Signor Presidente!

Michele Marchi - 21.06.2017

Come si era detto la scorsa settimana  (http://www.mentepolitica.it/articolo/il-primo-turno-delle-legislative-2017-ovvero-la-assegno-in-bianco-firmato-a-macron/1186), quello nelle mani di Macron dopo il primo turno delle legislative assomigliava più ad un “assegno in grigio” che ad un “assegno in bianco”. Ebbene i risultati definitivi, dopo il secondo turno, hanno confermato questa impressione.

La République en marche ottiene la maggioranza assoluta, ma è ben lontana dai 400 seggi annunciati. Il successo è ottimo, l’autonomia è totale anche dagli alleati centristi del Modem di Bayrou (42 deputati), ma nulla a che vedere con i 484 seggi ottenuti nel 1993 da RPR e UDF, né con i 365 seggi ottenuti dalla maggioranza di Chirac nel 2002.

Bisogna poi aggiungere che mai maggioranza così netta è stata espressa dal voto di così pochi elettori. Al secondo turno l’astensionismo è aumentato di un altro 6%. Quasi 6 elettori su 10 non si sono recati alle urne e, fatto altresì significativo, il 9% di quelli che hanno deciso di recarvisi ha scelto di votare bianco o nullo.

Fatte queste premesse, siamo di fronte all’Assemblée nationale più radicalmente rinnovata della Quinta Repubblica. Nemmeno nel 1958 si era arrivati alla quota di 434 nuovi eletti su 577 deputati. Cresce notevolmente il leggi tutto

Trump come Nixon? Russiagate, Watergate e i tanti dubbi dell’impeachment

Gianluca Pastori * - 21.06.2017

Nelle ultime settimane, le vicende legate al c.d. ‘Russiagate’ (la presunta interferenza di Mosca nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi in favore di Donald Trump) hanno vissuto più di una accelerazione. In particolare dopo il licenziamento dell’ex Direttore dell’FBI, James Comey, il Presidente Trump appare sotto attacco, anche attraverso una serie di indiscrezioni di stampa che, in modo più o meno velato, ventilano la possibilità di una sua messa in stato d’accusa. Questa possibilità acquista un appeal particolare in questi giorni. Il 17 giugno 1972, infatti, l’arresto di cinque uomini sorpresi nel tentativo di penetrare nei locali del comitato nazionale democratico presso l’Hotel Watergate di Washington apriva la porta allo scandalo che poco più di due anni dopo (8 agosto 1974) avrebbe portato alle dimissioni di Richard Nixon. Nelle ultime settimane, i paragoni fra Trump e Nixon, si sono sprecati, con la stessa espressione ‘Russiagate’ a richiamare un parallelo che – negli Stati Uniti e fuori – resta sempre evocativo. E’, tuttavia, ancora da capire se le due situazioni siano effettivamente paragonabili. Si tratta inoltre di capire il significato effettivo di un atto come la messa in stato d’accusa del Presidente, che, al di là delle sue implicazioni giuridiche, ha una natura essenzialmente politica. Il margine di leggi tutto

Il primo turno delle elezioni amministrative (1° parte)

Luca Tentoni - 17.06.2017

L'analisi dei risultati del primo turno delle elezioni amministrative del giugno 2017 non può che iniziare dal ruolo svolto dall'astensionismo. Il “non voto” non sembra essere aumentato il modo uniforme: questa scelta è stata più condivisa dagli elettori del M5S, per esempio, seguiti da quelli di centrosinistra. Il centrodestra, nel suo complesso, è riuscito invece, nei 64 comuni (25 capoluoghi e 39 non capoluoghi) oggetto del nostro studio, a mantenere un numero di voti quasi in linea con le precedenti consultazioni (673mila nel 2017, 617mila alle regionali, 517mila alle europee, 796mila alle politiche, 712mila alle comunali 2012-'14): nello specifico, però, si registra il calo di Forza Italia. In quanto ai Cinquestelle, il dato del 2017 è superiore a quello delle precedenti comunali (223mila contro 169mila): allora, però, non erano presenti in tutti i centri. Nei capoluoghi "bianchi" del Nord, inoltre, il M5S scende dai 43mila voti delle scorse comunali a 36mila. Altri raffronti (nei 64 comuni) sono molto più indicativi della forte differenza di consenso ai Cinquestelle rispetto alle scorse consultazioni: -121mila voti sulle regionali, -270mila sulle europee, -565mila sulle politiche. Anche il centrosinistra allargato, modello "Unione" (dal Pd fino alla sinistra radicale compresa), ha un saldo negativo con le politiche 2013 (-18mila voti), con le europee (-129mila) e con le scorse amministrative leggi tutto

Il Movimento cinquestelle, impreparazione politica e giustizialismo

Maurizio Griffo * - 17.06.2017

Fra i tanti aspetti che colpiscono negativamente nell’attività politica del Movimento cinque stelle ce n’è uno che merita di essere particolarmente sottolineato. Intendiamo riferirci alla scarsa o poca adeguatezza del personale politico che rappresenta il movimento. Si tratta di una lacuna che nei primi tempi si poteva attribuire alla totale inesperienza che caratterizzava i parlamentari pentastellati, tutti eletti per la prima volta e per giunta in un movimento politico nuovo e perciò privi di un qualunque retroterra. Questa spiegazione, però, a distanza di quattro anni dall’ingresso nelle istituzioni non risulta più convincente. Per quanto sia passato un lasso di tempo non breve, i portavoce o gli esponenti più in vista del movimento continuano a sembrare del tutto improbabili nelle loro analisi, per tacere della pochezza e dell’approssimazione delle proposte da loro formulate.

Di questo fenomeno è possibile dare, in prima battuta, una spiegazione di carattere generale, riportandola a una precisa scelta che si potrebbe definire, in senso lato, ideologica. L’idea riassunta nello slogan "uno vale uno", una volta tradotta in pratica significa appunto che è necessario rifiutare la competenza politica e occorre, invece, premiare l’inadeguatezza.

Tuttavia questa spiegazione non rende conto in maniera compiuta leggi tutto

Dalla Francia con amicizia: come ripensare la politica democratica?

Raffaella Gherardi * - 17.06.2017

Fra gli innumerevoli commenti che cercano di individuare le ragioni dello straordinario successo di Macron e del partito da lui fondato, mettendo rapidamente fuori causa  forze politiche assai consolidate e di lunga tradizione, si stanno facendo strada anche alcune interessanti analisi che puntano l'accento sugli elementi anticonflittualisti e sulla volontà di fare appello a un progetto comune per la società francese nel suo insieme. L'idea di una République rinnovata e in cammino, nella salda cornice d'Europa, proposta dal giovane leader francese, sarebbe stata premiata dagli elettori anche nel segno di una nuova appartenenza collettiva, per dar corpo alla quale donne e uomini dell'era post-ideologica si sono sentiti chiamati in causa nel segno di un progetto comune. L'elettorato  si sarebbe largamente riconosciuto in un programma orientato alla prospettiva unificatrice di una politica dell' et-et, punendo sia da destra che da sinistra  programmi basati invece sull'idea di una politica dello scontro muscolare e dell' aut-aut. Agli albori della modernità un grande pittore come Ambrogio Lorenzetti, nel suo celebre affresco sulla Allegoria del buon governo del Palazzo pubblico di Siena, aveva rappresentato la concordia fra i cittadini come elemento caratterizzante del buon governo stesso: possibile che ora, dopo secoli di affermazione della modernità leggi tutto

Il maggioritario e il tripolarismo imperfetto

Paolo Pombeni - 14.06.2017

Se si vuole comprendere una delle ragioni del rinnovato amore per il sistema proporzionale, basta prendere in considerazione i risultati della recente tornata di amministrative. Qui, come è noto, per l’elezione dei sindaci vige un sistema maggioritario a doppio turno che è ormai sperimentato e che anzi nella percezione collettiva si ritiene funzioni bene per far prevalere la fisionomia del candidato al di là delle appartenenze partitiche.

Nella realtà non sempre è stato ed è esattamente così, ma indubbiamente ci sono elementi di verità in questa rappresentazione. Tuttavia non si può semplicisticamente immaginare che i voti degli elettori, specie a livello di ballottaggio, si indirizzino sulla base di valutazioni comparative circa la qualità dei due competitori in campo. Già nelle ultime tornate per l’elezione di sindaci di importanti città si era registrato quello che era stato definito “il voto a dispetto”, cioè l’appoggio ad un candidato non perché lo si ritenesse più qualificato del suo competitore, ma per scelta ideologica di contrapposizione alla area politica di quest’ultimo. I casi clamorosi erano stati quelli di Torino e di Roma, dove su Appendino e Raggi si erano concentrati molti voti di elettori del centro e della destra che volevano “punire” il PD.

Tutto legittimo ovviamente, salvo che leggi tutto

Il primo turno delle legislative 2017 ovvero l’assegno in bianco firmato a Macron

Michele Marchi - 14.06.2017

Se si osservano le reazioni dei principali media italiani (meno quelli francesi in realtà) il primo turno delle elezioni legislative non è stato altro che la conferma del trionfo del 7 maggio. E da un punto di vista numerico probabilmente dopo il secondo turno di domenica prossima il successo del giovane presidente francese sarà imponente. Le stime, piuttosto realistiche, parlano di almeno 400 deputati per La République en marche!, ben più dei 289 necessari per avere la maggioranza assoluta.

È certo possibile porsi qualche domanda su solidità ed esperienza del nuovo personale che siederà all’Assemblea nazionale. Allo stesso modo ci si può interrogare sull’astensionismo record: domenica 11 giugno più di un francese su due ha deciso di non recarsi alle urne. Resta però che la debacle dei due partiti cardine della Quinta Repubblica e i risultati con più scuri che chiari di estrema destra ed estrema sinistra sono evidenti.

Per quanto riguarda il PS l’impressione è la conferma di ciò che si era già tratteggiato a fine aprile dopo il primo turno delle presidenziali. Si è chiusa la lunga sequenza apertasi ad Epinay nel 1971 e dominata dalla figura di François Mitterrand. L’hollandismo, se interpretato in quest’ottica, è stato solo il tentativo di perpetrare quel modello e di unirlo leggi tutto