Ultimo Aggiornamento:
20 settembre 2017
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Argomenti

Urlare forte per farsi sentire dai sordi?

Paolo Pombeni - 20.09.2017

L’abitudine ad urlare forte sembra prendere sempre più piede nella politica politicante (cioè quasi tutta la politica). Lo si faccia alzando i decibel o buttandosi in metafore improbabili o dispensando scomuniche a dritta e a manca non cambia molto. Quello che ci si deve chiedere è invece semplice: perché lo fanno?

Non è difficile rispondere. Ci sono due fondamentali ragioni. La prima è dare la carica o fare coraggio alle rispettive truppe. E’ una vecchia tecnica sperimentata da tempo immemorabile da tutti gli eserciti del mondo: si va all’assalto urlando. Serve ad aumentare l’impressione che siamo tanti, e senza paura mentre il nemico fuggirà impressionato dalle nostre urla. Ovviamente funziona poco.

La seconda ragione è l’illusione che così sarà più facile costringere anche i duri d’orecchio ad ascoltare il grido. Si suppone che una parte, magari cospicua della cosiddetta audience, sia o distratta o piuttosto debole di udito, per cui gli alti decibel scuoterebbero il suo torpore. Anche qui ci sono controindicazioni, perché l’intensità del rumore disturba tutti coloro che ci sentono almeno decentemente e li spinge a tapparsi le orecchie, ma lasciamo perdere.

Qui si vuole fare un ragionamento politico. La prima spiegazione ci porta a chiederci quanto i leader dei vari raggruppamenti leggi tutto

Tassare i giganti del web e non solo

Gianpaolo Rossini - 20.09.2017

L’Ue sta muovendosi con una  sorprendente buona armonia tra i partners per tassare i giganti del web. E’ una buona notizia per tante ragioni.  Perché i membri della Ue si rendono conto che muoversi in ordine sparso di fronte ad imprese con dimensioni che sono di gran lunga superiori dal punto di vista economico di non pochi stati europei significherebbe votarsi ad una sconfitta perdendo entrate fiscali significative. Facebook ha una capitalizzazione pari a circa un terzo del Pil del bel paese, poco sopra quella di Amazon che è attorno ai 500 miliardi di dollari. Fattura 27 miliardi di dollari nel 2016, cresce di circa il 50% sull’anno precedente e ha un margine operativo stratosferico del 52%!!!! Paga complessivamente imposte con una aliquota media pari a circa il 20%.  Dove siano riscosse queste tasse non è dato sapere ma certamente solo una parte negli Usa dove l’imposta sulle società è al 38%. E ancor meno in Italia. L’Ue si sta muovendo bene avanzando l’idea di tassare i ricavi invece dei profitti. Questi ultimi infatti possono essere spostati facilmente da paesi a più alte aliquote a stati con aliquote più basse manipolando i prezzi dei trasferimenti di risorse interne ad una stessa impresa da un paese all’altro. Per esempio, una azienda  leggi tutto

Conquista storica per le donne tunisine: la libertà di sposare un non musulmano.

Leila El Houssi * - 20.09.2017

Una grande conquista quella ottenuta dalle donne tunisine il 14 settembre scorso. Il Ministero della giustizia ha finalmente decretato la caduta della circolare 216 del 1973 che impediva a una donna tunisina musulmana di sposarsi con un non musulmano. La Presidente dell'associazione tunisina delle donne democratiche (ATFD) ha affermato che si tratta di una vittoria vera e propria per le donne. Un provvedimento che si realizza dopo il discorso pronunciato dal presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi il 13 agosto scorso, in occasione della Festa della Donna in cui annunciava di voler raggiungere l'uguaglianza dei sessi dettata dalla Costituzione promulgata nel 2014, tramite una commissione di studio, assicurando l'uguaglianza uomo-donna nel diritto ereditario e, il matrimonio tra una tunisina e uno straniero non musulmano. A favore del discorso del presidente si era schierato anche l'Ufficio del Mufti della Repubblica.

Com'è noto la Tunisia, già all'indomani dell'indipendenza nazionale ottenuta nel 1956 aveva promulgato un codice di statuto personale all'avanguardia. Tra le innovazioni più importanti introdotte  ricordiamo l’abolizione della poligamia. Nel giustificare l’abolizione della poligamia l'allora Presidente della Repubblica Habib Bourguiba leggi tutto

Sistemi elettorali, i risvolti politici del “disallineamento”

Luca Tentoni - 16.09.2017

Non è detto che avere due sistemi elettorali diversi sia un problema per tutti. Per alcuni potrebbe essere addirittura una risorsa. La possibilità di apparentamenti per il Senato e non per la Camera permette di creare coalizioni regionali per Palazzo Madama e, nel contempo, di sviluppare una competizione serrata fra alleati/avversari per Montecitorio. Da una parte amici, dall'altra concorrenti; da un lato (Senato) il “piano A” - la coalizione fra simili – e dall'altro il “piano B” - dove ognuno corre per conto proprio e, all'apertura delle urne, può allearsi con chi vuole. Durante la Seconda Repubblica, invece, le cose sono andate diversamente: di solito, le coalizioni (per scelta politica, non per obbligo giuridico, s'intende) erano omogenee in entrambi i rami del Parlamento. Persino nel 1994, quando Berlusconi creò la doppia coalizione Forza Italia-Lega al Nord (con AN fuori) e Forza Italia-AN nel Centrosud, non ci furono differenze fra Camera e Senato. Stavolta, invece, per esempio, un elettore del Lazio potrebbe trovarsi sulla scheda per la Camera FI, Lega e FdI in concorrenza fra loro, mentre su quella per il Senato potrebbe vederli coalizzati. Da un punto di vista politico, ogni leader sarebbe autorizzato a dare la propria interpretazione dell'impegno preso con gli elettori. leggi tutto

Consigli di lettura

Francesca Del Vecchio * - 16.09.2017

C’è speranza oltre i bestseller: negli ultimi anni, la presenza araba e persiana nelle nostre librerie si è fatta piuttosto consistente. Vuoi per una rinata voglia di conoscenza dell’altro, vuoi a causa di un senso di colpa crescente, per le punte di razzismo di molti connazionali. Tant’è, autori provenienti dal Medio Oriente o addirittura dall’Asia meridionale (Afghanistan, Pakistan, ecc.) hanno rapito i lettori nostrani con romanzi - talvolta autobiografici - degni della miglior letteratura contemporanea. Ve ne segnaliamo tre, di recente pubblicazione, che - a nostro avviso - vale la pena leggere.

 

IRAN - L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, Nasim Marashi; edito da Ponte 33. Leila, Roja e Shabane, tre giovani donne iraniane, si incontrano e si scontrano sul difficile percorso d’accesso all’età adulta: le preoccupazioni per il futuro, il desiderio di famiglia, gli obblighi morali e le difficoltà storiche di un Paese ancora in lotta col mondo. Dalle pagine, traspare il vissuto dell’autrice, poco più che trentenne, laurea in ingegneria e di professione giornalista (come una del trio). La forza del romanzo, un esordio per la giovane Marashi, è la discrezione della storia, la morbidezza dello stile e l’abbandono del sensazionalismo tipico di molti scrittori neofiti. Le tre storie, che si intrecciano nella Tehran dei nostri giorni, mettono leggi tutto

Politica politicante e governo della ripresa

Paolo Pombeni - 13.09.2017

I dati economici sembrano incoraggianti, anche se parlare di uscita definitiva dalla crisi è prematuro. Tuttavia indubbiamente ci sono risultati positivi che non erano attesi e prospettive di consolidamento di una ripresa che, pur nei suoi limiti, sembra ormai avviata. Se non ci saranno sorprese, sempre possibili in un contesto internazionale tutt’altro che pacifico, ci si avvia ad una fase che ha contorni diversi da quelli immaginati fino a qualche mese fa dalla nostra politica politicante.

Se il paese abbia introiettato questo cambio di orizzonte è però una questione aperta. La gente non cambia idea guardando le statistiche e leggendo le previsioni degli specialisti: quando certe percezioni si sono radicate nell’immaginario collettivo non è così facile smuoverle. Vale a maggior ragione per un cambio di passo nell’economia che non è ancora avvertibile nell’immediato dal vissuto della maggior parte della popolazione, perché per esempio il problema più grave, la disoccupazione giovanile (che peraltro tocca una fascia molto ampia di popolazione perché in qualche modo arriva a lambire il confine dei quarantenni), non è ancora stata ridotta in maniera tale da rendere il fatto percepibile a livello diffuso. Non parliamo poi delle disfunzioni degli apparati politici: dalla cronica emergenza dell’incapacità di governo “ordinario” dei territori, che è la leggi tutto

La via particolare della Germania verso le elezioni

Gabriele D'Ottavio - 13.09.2017

Nella riflessione storico-politicasullaGermania emergono continuamente gli interrogativi su una sua presunta «via particolare». La campagna elettorale a cui stiamo assistendo, per esempio, presenta caratteristichemolto diverse da quelle che hanno contraddistinto gli ultimi appuntamenti elettorali in paesi come Olanda, Francia o Gran Bretagna. Quel che colpisce è l’intensità straordinariamente bassa del confronto politico. Molti osservatori l’hanno definita una campagna elettorale sonnolenta o addirittura soporifera. Sono varie le ragioni che possono aiutare a spiegare questo fenomeno e tutte rafforzano l’idea di un presunto «eccezionalismo» tedesco. Anzitutto, va considerata la questione della contendibilità del voto e, più precisamente, la prospettiva di un esito che a questo punto appare abbastanza prevedibile, almeno per quel che riguarda il nome di chi guiderà la Germania nei prossimi quattro anni. Da diverse settimane tutti i principali istituti demoscopici danno Angela Merkel in netto vantaggio sullo sfidante Martin Schulz. Lo scarto attualmente stimato tra i cristiano-democratici e i socialdemocratici oscilla tra i 17 e i 13 punti percentuali, con i primi che vengono dati attorno 37/38% e i secondi attorno al 21/22%. La cautela è d’obbligo quando si parla di sondaggi. Ricordiamoci dell’effimero «effetto Schulz» che durò lo spazio di alcune settimane. E da qui al 24 settembre non si possono leggi tutto

Venice Beach, un museo a cielo aperto

Daria Reggente * - 13.09.2017

Visitando l’America si ha l’impressione che tutti i suoi stereotipi abbiano più o meno un fondo di verità. Strade immense, città colossali, grandi distanze, storia recente (cliché molto amato da noi antichi europei), molta immagine e poca sostanza. Certo, l’America rimane la terra degli americani: un popolo eccentrico, contraddittorio e chiassoso. Forse, persino un po’ kitsch. Eppure, a confutare questa teoria, esistono ancora certi luoghi capaci di sorprendere: così è Venice Beach.

Quartiere a ovest della città di Los Angeles, è forse l’angolo più bohémien  e folcloristico della California. Plasmato all’inizio del 900 dall’imprenditore e costruttore Abbot Kinney, non è difficile capire da dove derivi il suo nome: i vecchi canali (oramai per lo più chiusi da colate di asfalto) e i moderni murales sono modellati sulla Venezia rinascimentale.

Nonostante un breve periodo di degrado - dagli anni Venti agli anni Ottanta – fin dalla sua nascita Venice ha sempre avuto l’anima da avanguardista e tutt’oggi merita di essere considerata un piccolo avamposto della cultura e dell'arte di strada.

 

Passeggiando per la Ocean Front Walk, la stradina sul lungomare, una serie di negozi e minuscole boutique affollano la vista con i loro colori sgargianti e opere di ogni genere...statue, dipinti, vecchi dischi, poster d'epoca, serigrafie. leggi tutto

Limiti e risorse della "Grande coalizione" all'italiana

Luca Tentoni - 09.09.2017

Mentre in Germania si attende il voto del 24 settembre per sapere se sarà confermata al governo del Paese la "Grosse Koalition" fra i democristiani della Merkel e i socialdemocratici di Schulz, in Italia i due possibili alleati di una maggioranza consimile provano a mantenersi distanti: un po' per l'approssimarsi delle elezioni siciliane (che vedranno contrapporsi il candidato del Pd a quello del centrodestra unito), un po' perchè nessuno può dare per scontata oggi un'intesa "necessitata" che si concretizzerebbe eventualmente dopo le elezioni generali di marzo (con più che probabili durissime reazioni della Lega: Salvini, se escluso dall'accordo Berlusconi-Renzi, denuncerebbe il "tradimento" del Cavaliere). Inoltre, soltanto accennare all'eventualità di un'alleanza Pd-Ap-FI farebbe "fuggire" una parte dell'elettorato "di frontiera": da una parte, verso Mdp e sinistra; dall'altra, verso Lega e FdI. Secondo i sondaggi più recenti, oggi i tre partiti avrebbero complessivamente circa il 44% dei voti, contro il 47,2% ottenuto nel 2013 da Pd e Pdl. Con una buona campagna elettorale, Berlusconi, Renzi e Alfano potrebbero riuscire a raggiungere quota 47, ma la conquista della maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere non sarà né scontata, né facile. I possibili protagonisti italiani della "Grande coalizione" si presentano alle elezioni politiche con alcuni problemi "strutturali" leggi tutto

Dunkirk di Christopher Nolan. Il ritorno dell’epica di guerra (e l’involontario omaggio all’arroganza).

Marco Mondini - 09.09.2017

Una pellicola enigmatica.

You can’t blame Christopher Nolan for Brexit («non possiamo rimproverare Christopher Nolan per la Brexit») ha scritto il Guardian il 20 luglio scorso. Non c’è dubbio. Quando il referendum britannico sulla permanenza nell’Unione Europea si è tenuto, nel giugno 2016, l’ultimo film del regista anglo-americano, era già in fase avanzata di lavorazione: scritta la sceneggiatura, scelti gli attori e iniziate le riprese.Era da anni che Nolan meditava di raccontare al cinema l’operazione Dynamo, la leggendaria evacuazione delle truppe britanniche (e francesi), accerchiate dai tedeschi nella sacca di Dunquerque e miracolosamente riportate in Inghilterra negli ultimi giorni del maggio 1940, e comunque dal 2015 che si parlava della produzione del film.Eppure,lo spettatore europeo sfugge difficilmente alla sensazione che Dunkirk sia un inno trionfante all’orgoglio, al solipsismo e, per dirla tutta, all’arroganza britannica. Nolan, come la stragrande maggioranza degli intellettuali, degli artisti e in generale delle persone colte del Regno Unito, sarà anche personalmente contrariato dall’inopinata decisione dei suoi compatrioti, ma la sua pellicola possiede tutti gli ingredienti per assurgere al rango di emblema del neo isolazionismo dell’era Brexit.

 

Niente paura, siamo inglesi. leggi tutto