Ultimo Aggiornamento:
28 giugno 2017
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Argomenti

Il voto dei giovani

Luca Tentoni - 11.03.2017

Durante la battaglia referendaria del 2016 si è parlato della difformità fra le due Camere; in particolare, si è rilevato che i deputati sono espressione di un corpo elettorale (formato da tutti i maggiorenni) più ampio rispetto a quello per il Senato (costituito, quest’ultimo, dagli italiani che hanno compiuto 25 anni d'età). In più, la distribuzione regionale dei seggi può (trascurando il fenomeno del "voto disgiunto" Camera-Senato, che appare non molto significativo) favorire la divaricazione fra i risultati e i rapporti di forza all'interno dei due rami del Parlamento. Ovviamente, con la campagna tutta concentrata sulla differenziazione del bicameralismo (e sull'Italicum, altro elemento che aumentava la differenza, essendo valido per la sola Camera dei deputati) si è però perso di vista un dato di fondo, che invece sarà fra le "chiavi" più importanti delle prossime elezioni politiche italiane: il fattore generazionale. Si tratta di un fenomeno non solo italiano: in Francia (alla quale si guarda in questo periodo con grande attenzione per i possibili sviluppi dell'elezione presidenziale) un sondaggio Elabe (condotto fra il 30 gennaio e l'8 febbraio 2017) ci spiega che - mentre l'elettorato di Emmanuel Macron è abbastanza omogeneo per classi d'età - le differenze fra voto giovanile si riscontrano soprattutto nel confronto fra Marine Le Pen e François Fillon: leggi tutto

Ecumenismo dal basso. L’esempio di Salisburgo

Claudio Ferlan - 11.03.2017

Il dialogo ecumenico è di certo uno dei punti fermi del pontificato attuale, come dimostrato da tanti gesti di Francesco, tra i più recenti il viaggio a Lund e la visita alla chiesa anglicana di Roma. Già alla fine del 2014 erano chiari i segni del desiderio, molto vivo in tutte le chiese cristiane, di evidenziare i punti di comunione per superare quelli di divisione. Mentre il Cinquecentenario della Riforma si avvicina (31 ottobre), è chiaro che l’avvicinamento tra i leader ha l’obiettivo di servire da modello per un’azione dal basso, un avvicinamento tra le comunità che si concretizza di mille esperienze diverse. Una delle iniziative più recenti proviene dall’arcidiocesi austriaca di Salisburgo e ha come promotore, da parte cattolica, l’arcivescovo Franz Lackner.

 

La lettera pastorale

Come da “buona tradizione cattolica”, Lackner ha compilato una lettera pastorale per i propri fedeli, ma non l’ha scritta da solo. Stimolato dal giubileo della Riforma e dalla domenica ecumenica-biblica (5 marzo), l’arcivescovo ha invitato il sovrintendente evangelico Olivier Dantine a collaborare alla stesura di un documento comune ai fedeli delle due Chiese. L’arcivescovo ha anche annunciato che nell’anno in corso userà per le proprie citazioni scritturali la recentissima edizione basata sulla traduzione di Lutero, frutto, assieme a una revisione cattolica,di una collaborazione scientifica interconfessionale. leggi tutto

Il percorso verso una comunicazione più etica nel mondo della cooperazione.

Claudio Ceravolo * - 11.03.2017

L’immagine di John è davvero straziante : visibilmente malnutrito, con il respiro ansimante, costole sporgenti e sguardo straziato.

Credo che tutti i lettori di MENTE POLITICA abbiano bene in mente queste immagini scioccanti, trasmesse per mesi sui principali network televisivi.

Certamente era anche ben presente alla coscienza dei responsabili delle due più grandi reti di ONG italiane, AOI e Link 2007, che hanno aderito a fine febbraio all’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità (IAP), consapevoli della necessità di una comunicazione etica, che possa contribuire al processo di conoscenza degli interventi di cooperazione, fuori da stereotipi e semplificazioni, che rischiano di avvallare distorsioni dell’informazione e generare incomprensioni tra società e culture.

Lo scorso anno il mondo della cooperazione aveva assistito con interesse al dibattito che aveva fatto seguito al duro attacco lanciato da Trovato e Mazzola, della rivista “Africa”, contro i responsabili di una grande ONG internazionale, soliti da anni fare uso di immagini a forte impatto emotivo per sollecitare la raccolta fondi.

“Per strappare ai telespettatori nove euro al mese, è messa a nudo la sofferenza dei minori – scrivono Trovato e Mazzola - Che fine ha fatto la Carta di Treviso? Parliamo del codice deontologico a uso dei giornalisti italiani stilato d’intesa con Telefono Azzurro, leggi tutto

La politica della corrida e quella del sopire e troncare

Paolo Pombeni - 08.03.2017

Che succede nella politica italiana? Forse abbiamo esaurito le definizioni e parlare di schizofrenia significa semplicemente tornare su un tema già affrontato in passato. Tuttavia è difficile trovare una definizione migliore nel momento in cui tutto sembra essere immerso nella convivenza di un clima di veleni e di scontri all’ultimo sangue, mentre al contempo sul versante governativo si procede secondo la famosa battuta del business as usual.

La novità relativa sembra consistere nell’avere fissato l’orizzonte temporale per la convivenza dei due contesti: la fine naturale della legislatura. Il premier Gentiloni l’ha annunciato e significativamente l’ha fatto “alla Renzi”, cioè nel contesto di un programma televisivo della domenica pomeriggio, con buona pace di quelli che ancora si affannano a discettare sulla centralità del parlamento. Ha mantenuto il basso profilo, perché in sostanza ha fatto sapere che c’è tanto da fare per tirare avanti la baracca, verità indubbia, ma non ha neppure provato a suscitare un qualche entusiasmo annunciando un progetto pilota su cui chiamare a raccolta il paese.

Sembra di capire che quello è un terreno che Gentiloni lascia in mano alla politica che si prepara al “dopo”. Peccato che prima di quel dopo ci sia da definire la manovra di bilancio, che tutti sanno non potrà essere di ordinaria amministrazione, leggi tutto

Il voto di Belfast sfida la Brexit

Massimo Piermattei * - 08.03.2017

Per Theresa May, che sta affrontando il non facile compito di condurre la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea ed è impegnata ormai da mesi nel duro confronto con la First minister scozzese Nicola Sturgeon, si apre un nuovo fronte. Stavolta a Belfast, dove le elezioni dello scorso 2 marzo hanno sancito il clamoroso successo del Sinn Féin. Soprattutto in termini di rapporti di forza con l’altro principale partito nord irlandese, il Democratic Unionist Party (il gap tra le due forze politiche è sceso a un solo seggio) e di prevalenza del blocco “nazionalista” su quello unionista – seppur di strettissima misura.

Le elezioni si sono rese necessarie in seguito alle dimissioni dell’esponente di Martin McGuinness, Deputy First Minister per il Sinn Féin, dall’esecutivo che guidava l’Irlanda del Nord, in polemica con la First Minister unionista Arlene Foster sui “Renewable Heat Incentive”, provvedimenti in materia di energia. La particolare autonomia nel Regno Unito del governo nord irlandese si basa,infatti, sul power sharing, cioè la condivisione del potere esecutivo tra i due partiti usciti più forti dalle urne – un escamotage inventato nel 1998, con il Good Friday Agreement, per risolvere l’eterno dualismo tra le forze repubblicane e quelle unioniste e rafforzare così il processo di pace. leggi tutto

Il voto di chi (forse) non vota

Luca Tentoni - 04.03.2017

In occasione delle elezioni amministrative che, nella prossima primavera, riguarderanno 25 capoluoghi di provincia e molti altri comuni, il tasso di partecipazione elettorale sarà - come al solito - al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica per un giorno o due, in attesa dei risultati di candidati sindaci e partiti. In seguito, l'astensionismo tornerà ad essere un argomento per pochi studiosi di sociologia elettorale. Eppure, come ha dimostrato anche il recente referendum del 4 dicembre 2016 sul progetto di revisione costituzionale, la mobilitazione di quella fascia dell'elettorato che non vota sempre può essere importante per rafforzare una tendenza o mutarla. In Italia, come in molte altre democrazie, ci sono diversi segmenti dell'elettorato: quello "fedele", che partecipa a tutte le competizioni (o alla maggior parte di quelle in programma: in occasione di alcuni referendum, a causa dell'invito dei partiti ad astenersi o dello scarso interesse del quesito, l'affluenza scende fino al 30%: nel primo caso, però, si tratta di un non voto in qualche modo "partecipativo", perché tendente a far fallire la possibile vittoria degli abrogazionisti referendari) e che oggi si può quantificare - a livello nazionale - poco sotto o intorno al 50% degli aventi diritto al voto; quello "intermittente", che si mobilita di più in certe occasioni (le politiche), leggi tutto

“Il simpatizzante”: storie da un altro Vietnam

Giovanni Bernardini - 04.03.2017

Il Vietnam dellaguerra civile, dell’ultima resistenza imperiale francese e del disastrosointervento statunitense, della liberazione nazionale e dei sordidi giochi di Guerra Fredda, il Vietnam dell’“Agent Orange”, del sentiero di Ho Chi Minh tra giungle impenetrabili, dei boat people in fuga, vive ormai da decenni una vita autonoma in quanto luogodell’immaginario collettivo. In modo sempre più indipendente dalle reali dinamiche storiche, la vicenda vietnamita ha assunto i caratteri allegorici dello scontro tra Davide e Golia, o tra civiltà e barbarie, in una connessione sempre più labile con la realtà storica di uno degli scontri più anomali, lunghi e sanguinosi del XX secolo. L’evidenza che la principale fucina di tante raffigurazioni sia da sempre la bulimica e onnipotente Hollywood, con il suo inesauribile arsenale di dollari e fantasia, ha condotto al paradosso per cui il Vietnam del grande schermo coincide di volta in volta con la proiezione delle speranze, degli incubi, dell’eroismo e delle delusioni del “secolo americano”. Il risultato evidente è una colonizzazione (intenzionale o meno che sia) dell’immaginario collettivo a uso e consumo di un pubblico per sua natura globale. Il risultato paradossale è che, per la prima volta, a scrivere la storia di un conflitto sono stati e sono “gli sconfitti”: leggi tutto

Silence, regia di Martin Scorsese (2016)

Sabina Pavone * - 04.03.2017

Il film Silence di Martin Scorsese sull’esperienza dei missionari gesuiti in Giappone al tempo della scristianizzazione del XVII secolo non è un’epopea. In questo senso si colloca su tutt’altro piano rispetto a Mission (1986),film nel quale Roland Joffé ricostruiva in maniera epica ed edulcorata l’ultimo scontro tra i gesuiti delle reducciones del Paraguay e le potenze coloniali.

Scorsese lavora su un piano diverso: pur essendo molto fedele alla trama del libro scritto nel 1966 da Shusaku Endo il film gioca su un rapporto strettissimo tra il silenzio del titolo, la parola e l’immagine, intrecciandoli in maniera tale da rimandare dall’uno all’altro piano con una logica stringente che si dipana man mano che scorrono le scene. Punti di riferimento sono i due dialoghi posti all’inizio e nel momento di svolta finale della pellicola. I protagonisti sono tutti gesuiti: nel primo Alessandro Valignano, noto visitatore della Compagnia per l’Asia e primo teorico dell’accomodamento gesuitico in Oriente, legge ai due giovani missionari protagonisti l’ultima lettera ricevuta da padre Ferreira, in cui il missionario riferisce tutto il suo sgomento di fronte al terribile martirio di missionari e giapponesi convertiti al cristianesimo al quale è stato costretto ad assistere. Dalle parole della lettera si intuisce chiaramente la disperazione leggi tutto

Coazione a ripetere

Paolo Pombeni - 01.03.2017

La scissione nel partito democratico farà parte di quelle cose molto difficili da spiegare se si prescinde dagli aspetti psicologici che tengono insieme i raggruppamenti politici.

Dal punto di vista dell’ideologia non si vede bene cosa distinguerebbe l’orizzonte del PD da quella dei “Democratici e progressisti” (DP). Uno dei promotori della scissione, l’on. Speranza, ha detto che consiste nel fatto che il nuovo partito vuole mettere il lavoro al primo posto. Detta così è una affermazione che si ritrova tranquillamente anche nelle prese di posizione del PD, e, per la verità, anche in quelle di partiti del centro destra o nel M5S. E’ piuttosto difficile immaginare che in tempi di democrazia di massa ci sia un partito che afferma di disinteressarsi al problema del lavoro.

Naturalmente si può sostenere che c’è modo e modo di farlo, e ciò è indubbiamente vero, ma è altrettanto vero che DP non ha spiegato al momento in quale modo esso sarebbe in grado di proporre politiche di maggiore successo, né perché queste eventuali ricette se buone dovrebbero essere rigettate dal PD.

Lasciamo ovviamente fuori le lagne su chi è di destra e chi è di sinistra, perché sono autoaffermazioni di legittimità che non hanno alcun senso. Se davvero ci fosse una ricetta semplice ed efficace leggi tutto

Seduzione ed assertività: le due facce della politica estera cinese nel primo mese dell’Amministrazione Trump

Aurelio Insisa * - 01.03.2017

Mercoledì 22 febbraio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato il Presidente cinese Xi Jinping a Pechino, il momento più importante di un breve tour diplomatico nel paese. L’incontro tra Mattarella e Xi non ha riservato particolari sorprese. La delegazione italiana ha rimarcato il ruolo di primo piano del nostro paese all’interno delle più ampie relazioni tra Cina e UE, e ha enfatizzato l’approfondimento della relazione di partenariato strategico tra Pechino e Roma. Le dichiarazioni di Xi Jinping, per quanto professe all’interno di un rigido canovaccio diplomatico, si sono dimostrate maggiormente interessanti, soprattutto per chi osserva la politica estera cinese al di là del ristretto ambito delle relazioni sino-italiane. Xi ha benvenuto la partecipazione italiana al progetto cinese di infrastrutture su scala intercontinentale conosciuto come “Belt and Road”, che avrà nel porto di Venezia uno dei suoi snodi principali,e ha rimarcato la volontà cinese di cooperare con Roma all’interno degli organismi multilaterali internazionali allo scopo di promuovere e rinsaldare “pace, sviluppo e stabilità” su scala mondiale.

Tali dichiarazionivanno inserite all’interno della più recente charm offensive cinese, condotta in prima persona dallo stesso Xi al recente Davos Forum di gennaio, che vuole presentare al mondo la Cina come il nuovo campione e difensore della globalizzazione in questa confusa epoca trumpiana. leggi tutto