Ultimo Aggiornamento:
26 aprile 2017
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Argomenti

Leggi elettorali e "second best"

Luca Tentoni - 14.01.2017

In un recente saggio ("Le nouvel ordre électoral" - ed. Seuil) Hervé Le Bras ci spiega che il tripartitismo francese si è ormai affermato, ma aggiunge che le dinamiche elettorali tendono a premiare maggiormente, laddove si arriva a ballottaggi a due, la destra rispetto alla sinistra e a scapito (pressochè sempre) del FN di Marine Le Pen. Anche se il demografo francese si spinge ad ipotizzare un esito più agevole per l'eventuale sfidante della leader di estrema destra (con una vittoria più ampia se il "competitor" fosse di destra, rispetto ad uno sfidante di sinistra), lo studio mette in chiaro come, in un sistema dove ci sono tre blocchi disposti su un asse ben delineato (in questo caso: sinistra-destra) il soggetto politico che è idealmente in mezzo agli altri due (quindi centrale sul continuum, non necessariamente centrista) è favorito, perchè raccoglie i voti di chi - a sinistra e nel FN - lo considera come il male minore. Esaminando le elezioni del 2012, 2014 e le due tornate amministrative del 2015, Le Bras afferma che "grazie alla sua posizione centrale, la destra ottiene un numero di seggi ben superiore a quello che potrebbe ottenere in rapporto ai voti del primo turno" e aggiunge che "un Fronte Nazionale al 25 o 30% sembra annunciare un lungo periodo di dominio della destra", leggi tutto

La missione non sia proselitismo. Note sull’Angelus di papa Francesco

Claudio Ferlan - 14.01.2017

Nell’Angelus di domenica scorsa, 8 gennaio, Francesco ha commentato il passo del Vangelo di Matteo che racconta il battesimo di Gesù per mano di Giovanni, detto appunto il Battista (Mt, 3, 13-17). Il papa si è soffermato sul momento in cui Giovanni dice: «Sono io che dovrei essere battezzato da te» e sulla reazione del Messia che lo invita a procedere perché si adempiano le Scritture: «Ecco lo stile di Gesù e anche del missionario dei discepoli di Cristo: annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo».

 

Battesimi di massa e ospedale da campo

La riflessione di Bergoglio si pone in piena continuità con i tratti di un pontificato che abbiamo imparato a conoscere. Nell’intervista con Luigi Scalfari dell’ottobre 2013 Francesco era stato molto chiaro: il proselitismo è una sciocchezza, è arroganza che nulla ha a che vedere con la vera missione, sintetizzata nell’immagine della Chiesa ospedale da campo, chiamata a uscire per curare gli ammalati. Nella sostanza, sono pensieri che appartengono da tempo al sistema missionario cattolico, di certo dal Concilio Vaticano II, ma in alcuni casi anche da molto prima. leggi tutto

Il Marocco e la nuova schiavitù del velo proibito

Francesca Del Vecchio * - 14.01.2017

“Sono una giovane donna marocchina, bella e ambiziosa. Quando ero ancora una ragazza mi piaceva indossare gonne, camicette e tanto profumo. Poi, incontrai un uomo che promettendomi amore eterno, mi chiese di sposarlo. Accettai. Qualche giorno dopo si presentò da me con un pacchetto; al suo interno due pezzi di stoffa confezionata: uno era la camicia da notte rossa, «per la casa» - disse lui, l’altro un grigio tessuto pesante e opprimente: «questo è per uscire». Cercai, invano, di protestare, poi - visto che la legge del mio paese non mi tutelava, mi uccisi”. Inizia così il racconto pubblicato da Mohamed Ouissaden, scrittore, sull’Huffington Post Maghreb. È la storia di una donna, ma potrebbe essere quella di tante. Una storia che in Marocco vogliono provare a fermare. Il Ministero dell’Interno, difatti, ha approvato una legge che proibisce la produzione e la commercializzazione di burqa e niqab. La notizia è di pochi giorni fa; prima erano stati i media locali marocchini a darne l’annuncio, poi è arrivata l’ufficializzazione da parte delle autorità nazionali. "Abbiamo preso la decisione di vietare completamente l'importazione, la produzione e la vendita di questo capo in tutte le città del regno", queste le parole di un alto funzionario del Ministero, come riporta il sito di al-Jazeera. leggi tutto

Una fase complicata

Paolo Pombeni - 11.01.2017

Non è un momento facile per la politica italiana, sebbene guardando alla situazione da un altro angolo di osservazione la si potrebbe ritenere molto più tranquilla di quanto si prevedeva agli inizi di dicembre. Se infatti ci limitiamo a considerare l’avvio del governo Gentiloni, non possiamo far a meno di notare che esso non è, almeno per ora, né la fotocopia o l’avatar del governo Renzi, ma neppure un esecutivo fantasma messo lì solo per scaldare la sedia. Con tutti i limiti che gli impone la contingenza, Gentiloni e i suoi ministri chiave (su altri è opportuno stendere un velo pietoso) stanno assolvendo in maniera più che dignitosa il compito di gestire la “amministrazione” (e in qualche caso “il governo”) di una delicata fase di passaggio.

Infatti il tema centrale è proprio dato dalla precarietà in cui il paese è immerso circa la ridefinizione degli equilibri politici delle sue classi dirigenti: a cominciare da quelle parlamentari e governative, ma poi a cascata tutte le altre, perché in Italia tutto è connesso.

La prima delicatissima questione che verrà in campo, proprio quando i lettori avranno davanti questo articolo, è la posizione e il ruolo che verrà ad assumere la Corte Costituzionale. Una spericolata scelta delle classi politiche è stata quella di chiederle di scendere in campo dirimendo, leggi tutto

Vecchi e nuovi razzismi: Che fare?

Leila El Houssi * - 11.01.2017

Berlino, Istanbul e prima Parigi e Bruxelles sono vittime della spirale di violenza terroristica che da qualche anno si è abbattuta nella nostra quotidianità. A due anni dalla terrificante strage di Charlie Hebdo il coro unanime di condanna che ha coniato l’ormai conosciuto “Je suis“ sembra essere sostituito da una paura crescente che produce inesorabilmente un razzismo diffuso in varie frange delle società cosiddette occidentali.

Un razzismo che tuttavia non nasce all’indomani degli eventi tragici che abbiamo riportato. In realtà, da tempo la minaccia esterna si è posta come capro espiatorio per rinfrancare l’io dominante del razzista che ricostruisce la sua vittima secondo i propri bisogni. In questo quadro l’oppressione che si desidera esercitare è nei confronti dell’arabo musulmano in quanto straniero  che avrebbe superato la presunta soglia di tolleranza. Così dall’indifferenza sostanziale (che già è una forma di rifiuto) nei confronti del migrante trasparente, le nostre società legittimano la “valorizzazione delle differenze biologiche a vantaggio del dominante”. Ne consegue una narrazione zeppa di mito e alibi in cui viene presentata una figura del migrante arabo o dell’arabo europeo che non fa altro che riesporre quell’orientalismo diffuso nell’epoca della colonizzazione ampiamente decostruito a partire dalla fine degli anni settanta da Edward Said e da molti altri intellettuali. leggi tutto

L’enigma Grillo

Paolo Pombeni - 07.01.2017

Se c’è una cosa che va riconosciuta a Grillo è un certo fiuto politico: sarà anche quello del demagogo, ma sempre di fiuto politico si tratta. Così all’inizio di un anno elettorale, con un panorama politico che cerca di ritrovare una sua stabilizzazione, il fondatore dei Cinque Stelle capisce che è di fronte ad un passaggio cruciale e si organizza per affrontarlo.

Come sempre lo fa in modo contorto, anteponendo i colpi di teatro a qualsiasi strategia politica meditata, senza riuscire a proporre un vero progetto che legittimi la sua ricerca di leadership sul paese, ma questo non significa che non agisca in modo da consolidare la sua posizione. Una analisi ravvicinata degli ultimi eventi può aiutarci a capire.

In primo luogo Grillo è tornato in campo in prima persona, consapevole che lui solo è il perno del sistema che ha messo in piedi. I suoi uomini lo imitano malamente, ma nessuno di loro ha la sua capacità istrionica o il suo fiuto nel cogliere gli andamenti della pubblica opinione. Solo lui fa veramente notizia e questo lo obbliga a fabbricarne una ogni giorno, altrimenti le notizie sul M5S finiscono per essere un danno, tanto deboli sono i suoi “portavoce” (quando, peggio, non siano fonte di notizie negative come nell’ormai stracitato caso di Roma). leggi tutto

Barack Obama e il capitalismo statunitense: un bilancio dopo otto anni

Duccio Basosi * - 07.01.2017

Con una buona connessione ci vogliono solo pochi secondi a rintracciare il nome dell'attuale segretario al Tesoro degli Stati Uniti d'America. Naturalmente si può condurre una discreta esistenza anche senza disporre di questa informazione, ma il fatto che Jack Lew sia un perfetto sconosciuto è un'indicazione importante per fare il punto sul capitalismo statunitense alla fine della presidenza Obama.

 

Su scala planetaria il contesto è quello di un affaticamento del sistema, che viene da lontano. Nell'ultimo quarantennio, la crescita mondiale non è riuscita a replicare i ritmi del dopoguerra (sul lungo periodo, quei ritmi restano in realtà l'eccezione, anche se molti sono convinti che fossero la regola), ma è proprio nei centri tradizionali del capitalismo che tale affaticamento appare più pronunciato: c'è chi l'ha chiamata “stagnazione secolare”. Naturalmente, la stagnazione di lungo periodo potrebbe anche non essere un problema, se fosse un risultato consapevole, perseguito da società soddisfatte, eque e dedite alla cura dell'ambiente. Niente di tutto ciò: quella attuale è solo assenza di crescita quantitativa in società che sono interamente votate alla crescita quantitativa e che, senza crescita, si scoprono povere, depresse e aggressive. Da questo punto di vista, la centralità della finanza è solitamente vista come la principale responsabile dello stato di cose. leggi tutto

Il sano realismo del Quirinale

Luca Tentoni - 04.01.2017

Fra il primo messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e quello dello scorso 31 dicembre c'è più di un punto di continuità, anche se il 2016 della politica italiana è stato un anno di svolta e - per certi versi - di cambiamento. La bussola del Quirinale, tuttavia, resta la stessa: la Costituzione. Se nel 2015 il discorso di Mattarella era stato una sorta di rassegna dedicata alla Carta repubblicana, nel 2016 il Capo dello Stato ha concentrato la sua attenzione su pochi punti essenziali, per primo il lavoro, "il problema numero uno del Paese", che impedisce a "troppe persone a cui manca da tempo" di "sentirsi pienamente cittadini". In altre parole, quell'articolo 1 della Costituzione, che molti reputano un artificio retorico ("la Repubblica fondata sul lavoro") è invece alla base della nostra convivenza: "non ci devono essere" - come ha detto Mattarella - "cittadini di serie B". Non è solo una questione di dignità personale, ma di rispetto del principio di uguaglianza e di piena appartenenza a quella comunità nazionale alla quale il Capo dello Stato ha più volte fatto riferimento: una comunità che "va costruita giorno per giorno, nella realtà", condividendo valori e doveri, rafforzando la coscienza civica, chiamando tutti - soprattutto chi ha maggiori responsabilità - a dare l'esempio e ad ascoltare leggi tutto

Un anno decisivo?

Paolo Pombeni - 04.01.2017

I pronostici di inizio anno sono un genere letterario del giornalismo e diventano quasi obbligatori nei momenti di crisi. Prevedere è sempre un esercizio rischioso, ma lo è particolarmente nella sfera politica dove è impossibile pronosticare tutte le variabili con cui si dovranno fare i conti nel corso dei prossimi dodici mesi. E’ invece relativamente facile cercare di analizzare la situazione di partenza, cioè quali sono i problemi sul tappeto e come oggi si preparano, o non si preparano ad affrontarli le forze in campo.

La domanda che domina su tutte è quella che per certi aspetti ha meno a che fare con le questioni strutturali con cui saremo chiamati a misurarci. Ci si chiede infatti se e quando l’Italia andrà al voto.

Più o meno tutte le forze politiche pensano che sia un traguardo a cui si arriverà al massimo entro l’autunno a meno che non intervenga qualche fattore esterno ad impedire lo scioglimento anticipato della legislatura. Si dovrebbe però immaginare qualcosa di molto grave e dunque c’è da augurarsi non sia così, anche perché comunque la legislatura si chiuderà a febbraio 2018, dunque non è che sarebbe risolutivo anche in presenza di gravi turbamenti tirare avanti qualche mese in una situazione ormai evidente di rissa politica generalizzata. leggi tutto

Il Papa impantanato in Venezuela

Loris Zanatta * - 04.01.2017

Il 26 ottobre le agenzie informarono che Nicolás Maduro aveva incontrato Papa Francesco e che la Santa Sede s’impegnava a facilitare, insieme a UNASUR, il dialogo tra il governo venezuelano e l’opposizione. Il Venezuela era al bordo del bagno di sangue e il mondo plaudì. Perfino gli scettici, di cui faccio parte, sperarono che il Papa e Maduro si fossero intesi: perché, se no, quell’annuncio? L’incontro parve un salvagente lanciato a chi stava affogando, un gesto politico molto azzardato. Ma ben venga, pensai, se eviterà la carneficina garantendo un ritorno guidato alla democrazia. Su che altro poteva basarsi l’intesa? Non sono passati due mesi e a Caracas il dialogo è dato per morto. Il Papa festeggia gli 80 anni riunendo Santos ed Uribe. Ma sulla festa incombe lo spettro del vicino malato. 

 

Quel gesto causò grandi effetti. Alcuni buoni: accrebbe la speranza che la crisi avesse esito pacifico; altri meno: il governo brandì l’incontro con Francesco come un’arma contro l’opposizione; la quale, già divisa, si spaccò ancor più: i radicali, malfidenti e coi leader incarcerati, rifiutarono di dialogare con Maduro, ma i moderati non potevano dire di no al Papa, per cui accolsero il dialogo e sospesero le proteste. leggi tutto