Ultimo Aggiornamento:
28 giugno 2017
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Argomenti

La "quadriglia" repubblicana

Luca Tentoni - 25.02.2017

La scissione del Partito democratico ha riproposto il problema della frammentazione politica. Il sistema dei partiti della Prima Repubblica aveva almeno due caratteristiche diverse rispetto a quello della seconda: l'indice di bipartitismo (cioè la percentuale dei voti ai primi due soggetti politici) più alto nel periodo 1948-'92 che nel 1994-2013 e un sistema elettorale puramente proporzionale (a fronte del Mattarellum e del Porcellum che sono stati oggettivamente premianti per i partiti maggiori). A ben guardare i dati elettorali, tuttavia, la storia di 70 anni di Repubblica si può comprendere meglio se la si divide in almeno quattro periodi: due riguardano gli anni del primo sistema dei partiti e due quelli fra il 1994 e oggi. Nella "prima Repubblica dei partiti", che va dal 1948 al 1976, l'indice di bipolarismo passa dall'eccezionale 79,49 del duello Dc-Fronte Popolare del '48 ad un più ragionevole livello del 63-66% dei voti che resta immutato fino al 1976, quando un altro duello (Dc-Pci) lo riporta al 73,08. In questo periodo, il numero dei partiti con almeno l'1% dei voti è quasi sempre pari ad otto (7 nel 1948, 9 nel 1958, otto in tutti gli altri casi). Questi primi otto partiti ottengono fra il 93,57 e il 98,48% dei voti validi espressi, con una media intorno al 96,7%. in quella che comprende i soggetti politici leggi tutto

Bellezza e spirito repubblicano: qualità conciliabili? Per una riflessione sul valore costituzionale del bell’aspetto

Omar Bellicini * - 25.02.2017

Cosa distingue un regime repubblicano da uno aristocratico, o monarchico? La domanda non dovrebbe generare incertezze neppure fra il pubblico meno avvezzo alle riflessioni politiche: il fatto che ogni cittadino possa concorrere alla gestione della cosa pubblica, con livelli di responsabilità proporzionali alle capacità e all’impegno dimostrati. In altre parole, che i poteri esercitati dall’ individuo derivino da una posizione acquisita per merito e non siano, invece, il frutto di un privilegio ereditario. Fin qui, tutto bene. Il problema sorge, purtroppo, da una constatazione di segno contrario: il conseguimento del successo - o se si preferisce del “potere” - è più spesso favorito, nell’attuale società dell’immagine, da qualità che hanno più a che vedere con l’innata perfezione della fisionomia che con l’applicazione duratura e perseverante del talento. Insomma: la bellezza, nella determinazione delle fortune, è assai incisiva. E cos’è la bellezza se non un “potere” svincolato da qualsivoglia merito? Cos’è se non un “privilegio di nascita”? Ovviamente, non si intende qui la bellezza del risultato artistico, che è sempre il prodotto di un’eccellenza intellettuale: quindi di una capacità raffinata con tempo e  passione; si discute di bellezza fisica, di proporzione estetica del corpo, oggetto di un vero e proprio culto nella società televisiva e post-televisiva dei consumi. leggi tutto

Italia riprendi a crescere, ma come?

Gianpaolo Rossini - 25.02.2017

L’Istat comunica che nel 2016 la crescita del Pil è dell’1%. Notizia buona dopo anni di stagnazione, ma al di sotto di ciò che vorremmo e condita da una previsione per il 2017 sotto l’1%. Insomma siamo lumache e non recuperiamo il livello pre 2008. Qualche settimana fa ho delineato i motivi della lentezza economica del bel paese. Ora vediamo quali strade percorrere per uscire dalla impasse.  

 

Le chiavi della crescita

La produttività

E’ uno dei nervi scoperti perché dal 2003 al 2015 il prodotto orario per lavoratore in Italia cala da 101 a 98. Per invertire la rotta dobbiamo investire di più (siamo ancora ¼ sotto il livello pre 2008) ammodernando le imprese nel loro cuore produttivo. Ma come fare? Iniziamo dalle migliaia di partecipate da entità pubbliche locali e nazionali, soprattutto “utilities” che godono spesso di posizioni di monopolio locale. Soprattutto nel Nord Italia incassano cospicui utili e quindi hanno risorse per investire. Se le infrastrutture sono così rese più efficienti e moderne possono contribuire alla produttività anche di altre imprese nei servizi e nella manifattura. Devono investire di più anche le imprese privatizzate. Sorprende la concessione di aumenti dei pedaggi autostradali dal 4 all’8% a inizio 2017 in presenza di inflazione da tempo in territorio negativo. leggi tutto

L’Olanda alle urne: Il popolo oltre il populismo.

Dario Fazzi * - 22.02.2017

Stando agli ultimi sondaggi, le elezioni che si terranno il prossimo 15 marzo segneranno un momento di svolta per il sistema politico olandese. Le ultime proiezioni, infatti,presentano un quadro piuttosto allarmanteper i due partiti cha al momento guidano la coalizione di governo, i liberali-conservatori del premier Mark Rutte (VVD) e i laburisti del vice-premier Lodewijk Asscher (PvdA). Al declino relativo di VVD e PvdA, che insieme perderebbero oltre il 50% dell’elettorato conquistato cinque anni fa e che passerebbero dagli attuali 79 a circa 37 seggi sui 150 a disposizione in Parlamento, fa da contraltare l’affermazione del leader populista e xenofobo Geert Wilders e del suo Partito per la Libertà (PVV).

 

Il successo di Wilders è legato in massima parte alle medesime ragioni che hanno consentito la crescita e la proliferazione di forze ultranazionaliste e protezioniste tanto negli Stati Uniti quanto in Europa: una crescente insoddisfazione nei confronti delle élites al potere; il dilagare di un senso di profonda alienazione, politica, sociale e culturale; perduranti difficoltà economiche connesse, soprattutto in alcune aree, a una problematica riconversione postindustriale; la percezione che l’identità nazionale sia messa a repentaglio da un’apparentemente inarrestabile e scarsamente gestibile ondata migratoria; la moltiplicazione dei canali di (dis)informazione che, pur contribuendo a incrementare il livello

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Una sfida cinese per Donald Trump

- 22.02.2017

Nella campagna elettorale del candidato Donald Trump, la Cina ha sempre occupato un ruolo di primo piano. Additata, per le sue politiche monetarie e occupazionali, come la maggiore responsabile delle difficoltà che travagliano l’economia statunitense, essa non ha, tuttavia, mai assunto il peso di un vero interlocutore politico, come accaduto invece, ad esempio, nel caso della Russia. Nonostante i cordiali rapporti corsi fra Washington e Pechino specialmente negli anni del secondo mandato di Barack Obama, Trump ha in più occasioni annunciato la sua volontà di accrescere la presenza militare USA nel Mar Cinese Meridionale e di rafforzare in diversi modi il peso negoziale di Washington nei confronti di Pechino. Qualche settimana prima dell’insediamento, con una scelta che ha sollevato parecchie polemiche, in seguito a una telefonata con il Presidente taiwanese Tsai Ing-wen, il Presidente eletto ha ventilato la possibilità di mettere in discussione la ‘One-China policy’ su cui si basano le relazioni fra gli Stati Uniti e Pechino dall’inizio degli anni Settanta. Quella della nuova amministrazione sembrava, dunque, profilarsi come una politica ‘di rottura’ rispetto all’eredità di quella che l’aveva preceduta. Dopo l’insediamento dello scorso gennaio, invece, qualche cosa pare essere cambiato. In una telefonata con il Presidente Xi Jinping, Trump leggi tutto

Da Rabat a Tunisi: Uno sguardo sul Maghreb

Leila El Houssi * - 22.02.2017

All’indomani delle Primavere arabe, il quadro regionale del Nord Africa, in particolare l’area del Maghreb, ha subito importanti trasformazioni.  In Tunisia, Algeria e Marocco si sono registrati cambiamenti rilevanti dal punto di vista sociale, politico ed economico.

Nel febbraio 2011, in Marocco aveva preso forma un movimento popolareprevalentemente giovanile, “Movimento 20 febbraio”, il quale rivendicava riforme costituzionali che limitassero parzialmente il potere del Re, maggiore libertà di espressione e la liberazione dei prigionieri politici. Richieste che Muhammad VI ha in parte esaudito promuovendo una revisione della Costituzione approvata con il 98.5% dei consensi il 1 luglio 2011 in un referendum consultivo. Tra le novità introdotte nella Carta ricordiamo il riconoscimento legale dell’uguaglianza di genere, della lingua berbera Tamazigh come seconda lingua ufficiale dopo l’arabo e un’importante cambiamento relativo alla figura del Re non più definito “sacro” ma “inviolabile e degno di rispetto”. La prontezza della monarchia nelle riforme, per quanto invero limitate, ha consentito al Marocco di evitare una lacerazione tra i manifestanti e il potere come quella che si è registrata in altri contesti.

Oggi il Marocco sta vivendo un momento di stallo politico leggi tutto

Le incognite della riforma elettorale

Luca Tentoni - 18.02.2017

In queste settimane le forze politiche e il Parlamento sono chiamati a riscrivere le leggi elettorali, dopo la sentenza 35/2017 della Corte Costituzionale. Un accordo appare improbabile, anche perché non è chiaro cosa si vuole dal sistema "che trasforma voti in seggi". Alla base della scelta di un modello esistente o dell'elaborazione di un nuovo meccanismo c'è sempre uno scopo: nel 1948, quello di rappresentare i partiti e la società così com'erano (in un sistema proporzionale, inoltre, la centralità della Dc aumentava le possibilità che una coalizione di governo non potesse non ricomprendere i democristiani); nel 1953, la cosiddetta "legge truffa" (o "legge Scelba") tendeva a premiare l'unica possibile coalizione di partiti che potesse raggiungere il 50% più uno dei voti (quella formata da Dc e alleati minori centristi) isolando le estreme di destra e di sinistra per sottorappresentarle e, soprattutto, recuperare alla Dc - in forma di "voto utile" - il consenso andato "in libera uscita" a destra nel Mezzogiorno in occasione delle amministrative del '52; nel 1994, invece, uno scopo politico non c'era: in presenza del pronunciamento popolare sulla legge elettorale del Senato e in pieno sgretolamento del sistema dei partiti, si adottò un meccanismo simile al "ritaglio referendario" (in quella occasione ci fu chi si illuse, leggi tutto

Come si smonta un partito

Paolo Pombeni - 18.02.2017

Se fosse semplicemente un caso di studio sarebbe molto interessante, ma purtroppo è una faccenda che riguarda il futuro di questo paese. Stiamo parlando del “cupio dissolvi” che sta prendendo il PD a dispetto del fatto che tutti negano di essere preda di quella sindrome (ma, come si sa, in questi casi proprio la negazione ostinata della presenza della malattia è uno dei suoi sintomi).

Il tema fondamentale non è, a dispetto di tutto, né la linea politica né il programma da adottare per il futuro. Sul primo punto nessuno si sgancia dalle fumisterie del destra o sinistra, cosa vuole il nostro popolo, ci capisce o meno, e via discorrendo (ma, a volte, e via farneticando). Sul secondo tutti fanno più o meno l’elenco degli stessi problemi (disoccupazione, diseguaglianze, crescita economica, scuola, ecc. ecc. ecc.), ma nessuno mette veramente in campo una proposta molto precisa su alcuni interventi imprescindibili, fattibili e sostenibili nelle attuali contingenze.

I discorsi generici da qualunque parte vengano lasciano il tempo che trovano. Soprattutto non sono in grado di risultare veramente competitivi con le proposte “sociali” che ormai fanno tutti, incluso il centrodestra. Si veda l’ultimo proclama di Berlusconi che promette anche lui interventi sociali a man bassa senza dire dove mai troverà le risorse. leggi tutto

Il Grande Iran di Giuseppe Acconcia

Francesca Del Vecchio * - 18.02.2017

Mentre il Medioriente è una polveriera, e gli Stati Uniti certo non svolgono il ruolo di paciere, c’è un Paese che, neanche troppo silenziosamente, raduna le idee per affrontare una nuova fase della sua storia. Stiamo parlando dell’Iran, che il prossimo 19 maggio sceglierà il suo ottavo presidente (il primo dopo la rivoluzione khomeinista venne eletto nel 1980 con la costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran). Dopo la morte dell’ex presidente Hashemi Rafsanjani, leader dei riformisti - di cui fa parte l’attuale presidente Hassan Rohani - e figura di spicco del post khomeinismo, le tensioni tra conservatori e riformisti si sono inasprite. Alle prossime elezioni, i primi faranno di tutto per impedire la rielezione del presidente uscente, artefice del compromesso sul nucleare. Anche l’uscita di scena di Mahmud Ahmadinejad dai giochi ha destabilizzato gli equilibri sul tavolo: ancora non ci sono certezze sul nome del futuro candidato conservatore.

Alla luce del ruolo che l’Iran ricopre, non solo in Medioriente ma anche nei rapporti internazionali, è fondamentale conoscere questo Paese. Giuseppe Acconcia, giornalista salernitano collaboratore di diverse testate italiane, ha realizzato l’impresa di raccontare l’Iran senza sensazionalismi; senza l’approccio orientalista tanto inviso a Said. Il libro, edito da Exòrma Edizioni, leggi tutto

PD: più divisioni che visioni

Paolo Pombeni - 15.02.2017

C’era da aspettarselo: la direzione del PD è stata più una sfilata a pro dei rispettivi gruppi di riferimento che un tentativo di confrontarsi con i due temi forti del momento. Oggi si devono capire innanzitutto due cose. La prima è come sia possibile affrontare questo difficile passaggio storico evitando Scilla (il populismo fantasioso) e Cariddi (il populismo reazionario). La seconda è come inventarsi una nuova “forma partito” visto che quella tradizionale non sembra più in grado di offrire occasioni di inquadramento alle forze vive del paese.

Sul primo punto ci sono due variabili che si devono tenere in conto. Innanzitutto c’è il problema di escogitare un sistema elettorale che riesca a responsabilizzare i cittadini, senza tuttavia ricorrere a manipolazioni forzate. E’ quello che ha messo in luce la Corte Costituzionale, senza tuttavia che al momento si veda all’orizzonte una ipotesi di risposta. Questa infatti non può consistere semplicemente nell’inventarsi un qualche sistema elettorale che sulla carta prospetti magnifiche soluzioni. Si tratta piuttosto di trovare la via per costruire la necessaria coalizione che possa consentire l’approvazione di una legge elettorale capace di essere sufficientemente convincente per una larga fascia di elettorato e non semplicemente per i candidati che si aspettano di essere eletti o rieletti. leggi tutto