Ultimo Aggiornamento:
26 aprile 2017
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Argomenti

Berlusconi, il “Partito VEG” e una storia che viene da lontano

Giulia Guazzaloca - 15.04.2017

In Italia la “propaganda veg” ha ottenuto nei giorni scorsi il supporto di un testimonial d’eccezione, Silvio Berlusconi: le immagini del presidente di Forza Italia che allatta col biberon uno dei cinque agnelli salvati dalla macellazione e ospitati nella villa di Arcore hanno fatto il giro di quotidiani e social network, scatenando un gran numero di analisi e polemiche. Si tratta di una campagna tatticamente costruita per intercettare il voto di un “popolo”, quello vegetariano/vegano, in continuo aumento? Berlusconi è stato in qualche modo costretto dalla sua compagna Francesca Pascale e da Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente? Loro smentiscono assicurando l’autentico amore del presidente per gli animali. Qualcuno ipotizza anche che si tratti di una sincera virata in senso salutista, animalista e “bucolico” di un Berlusconi ormai in declino politico, che avrebbe quindi abbandonato il machismo godereccio degli anni ruggenti.

Al di là dei motivi sottesi alla scelta di Berlusconi e delle criticheche ha suscitato da parte di Confcommercio, Coldiretti e produttori di carni, un dato è certo: in Italia esistono ormai due “partiti” che, pur non essendo equivalenti sul piano numerico, si presentano come interpreti di due opposte “filosofie di vita”. leggi tutto

Le difficoltà della politica italiana

Paolo Pombeni - 12.04.2017

Sappiamo tutti che ormai gran parte dei media guardano alla lotta politica come fosse uno dei tanti concorsi da sottoporre al televoto, cioè alla consacrazione di chi possa essere più “personaggio” e come tale risultare più “simpatico” (o, diciamola tutta, più utile alla sorda lotta fra gruppi di potere che sta portando l’Italia in una situazione molto difficile). Se si leggevano le cronache della assemblea del PD che doveva validare le candidature alle primarie se ne aveva una netta riprova.

Dire che non si è capito quale confronto politico presentassero è un eufemismo, perché tutto si è concentrato su battute che cercavano di muovere la pancia dei militanti sul discorso piuttosto fumoso con cui si voleva stabilire se il partito avesse abbandonato il “nostro popolo” (Orlando) o se il nostro popolo avesse abbandonato il partito per andare più avanti (Renzi). Qualsiasi persona abituata a ragionare di politica sa che con questi discorsi non si risolverà alcuno dei nostri problemi. Il guaio è che lo sanno anche i due contendenti, che però ritengono di non poter mettere veramente i loro concittadini di fronte ad una realtà difficile.

La cosa curiosa è che quella realtà è già nota a tutti: il paese non ha speranza di andare avanti così, leggi tutto

La Lega Nord e la continuità antisistema

Maurizio Griffo * - 12.04.2017

Un argomento costante, quasi un topos retorico, cui i commentatori politici ricorrono quando si occupano della Lega, è la contrapposizione tra l’attuale leadership a quella precedente. Al federalismo di Bossi si contrapporrebbe il nazionalismo di Salvini, alla capacità di mediazione del primo farebbe riscontro l’intransigenza del secondo. E, non v’è dubbio, che un simile approccio contenga un elemento di verità. Negli ultimi anni la Lega ha modificato a trecentosessanta gradi il proprio programma, cambiando completamente pelle. Non più un aggressivo sindacato territoriale che mette corporativamente all’ordine del giorno la questione settentrionale, bensì un partito che sposa la linea antieuropea in chiave di difesa nazionale. Questa analisi però, per quanto colga un aspetto vero, e anzi fin troppo evidente, trascura i fortissimi elementi di continuità che pure esistono. Aspetti che vanno invece considerati se, al di là delle formule politiche, si vuole davvero capire la natura del movimento leghista.

Per intenderla compiutamente è forse utile far riferimento al retroterra storico. La Lega non è un partito recente che nasce negli novanta del Novecento, ma ha radici più antiche, perché origina come una federazione di vari gruppi autonomisti e federalisti di più risalente formazione. Gruppi del tutto marginali ma, proprio per questo, assai caratterizzati in senso identitario. leggi tutto

Sicurezza urbana e ordinanze: una storia che si ripete

Fulvio Cortese * - 12.04.2017

Chi si ricorda delle ordinanze pazze? Nell’estate del 2008 il legislatore aveva conferito ai Sindaci, nella loro qualità di ufficiali del Governo, il potere di adottare ordinanze“al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana” (art. 54, comma 4, del decreto legislativo n. 267/2000, così come modificato dall’art. 6 del decreto legge n. 92/2008, conv. in legge n. 125/2008).

Era seguito, il 5 agosto dello stesso anno, un decreto del Ministero dell’Interno, volto a definire che cosa intendereper incolumità pubblica e sicurezza urbana: con il nuovo strumento i Sindaci avrebbero potuto occuparsi della “vivibilità dei centri urbani”, della “convivenza civile”, della “coesione sociale”, al fine di fronteggiare “situazioni urbane di degrado e di isolamento”, di “intralcio alla pubblica viabilità” e di alterazione del “decoro”, ma anche “la prostituzione su strada” o “l’accattonaggio molesto”.

Aveva preso vita un diffuso attivismo, nel quale molti Sindaci, di grandi come di piccole città, si erano resi artefici di innumerevoli divieti, talvolta dal più strano e curioso contenuto.

Le criticità erano molte. Per essere legittime le ordinanze dovevano limitarsi a situazioni provvisorie, leggi tutto

Appunti sulla crisi della democrazia

Luca Tentoni - 08.04.2017

Alla vigilia di una stagione di importanti appuntamenti elettorali (in Francia, le presidenziali e le legislative; in Germania, le elezioni per il Bundestag; in Italia, le amministrative e - a fine anno o comunque all'inizio del prossimo - le politiche) ci si interroga sullo stato delle nostre democrazie, sottoposte non ad un normale processo di adattamento ai tempi, ma stressate da una crisi economica che ha diviso ed esasperato la società, introducendo nuove dimensioni di conflitto. Se da un lato le famiglie politiche tradizionali spesso non riescono a canalizzare lo scontento, la protesta e neppure a soddisfare del tutto la semplice richiesta di un maggior ascolto che viene dalla società, dall'altro si affermano soluzioni apparentemente facili, tanto seducenti quanto ricche di pericolose controindicazioni. Il più delle volte assistiamo a un voto marcato dalla sfiducia verso gli uscenti, più che dall’adesione a soluzioni politiche, economiche e sociali alternative: ecco perchè il consenso ad alcuni partiti antisistema sembra del tutto anelastico e impermeabile rispetto a vicende e a situazioni che invece (a parità o somiglianza di episodi) colpiscono duramente sul piano elettorale i partiti tradizionali. Inoltre, alla scarsa affluenza alle urne si accompagna un tasso di fiducia nei partiti e nella classe politica mai così basso leggi tutto

La politica dei picconatori

Paolo Pombeni - 08.04.2017

Se qualcuno prestasse interesse solo al cicaleccio della classe politica sembrerebbe che il principale problema che ha l’Italia sia Renzi, che si deve decidere se beatificare come unico orizzonte disponibile o bruciare sul rogo (virtuale si spera) come perfido potenziale dittatore che inquina la vita del paese. Chi sta tra la gente non si meraviglia che quasi la metà degli elettori continui ad allontanarsi da questo modo di far politica le cui motivazioni sono più che oscure.

Un debito pubblico che è al 132% sembra non impensierire, così come poca eco suscitano le nuove oscillazioni dello spread che ogni tanto sembra avvicinarsi ai 200 punti (e si dice possa anche arrivare a superarli). Qualche attenzione in più è riservata ai dati della disoccupazione specie giovanile, ma solo per qualche lamentatio di maniera, perché grandi sollevazioni per questa ragione non se ne vedono. Se subiremo o meno un procedimento di infrazione da parte della UE sembra dipendere più che altro dalla determinazione o meno dei nostri ministri di battere pugni sui tavoli (tanto non ci saranno grandi conseguenze, ci viene suggerito).

Il dibattito pubblico è in gran parte dominato dalle zuffe interne ai partiti e da quelle che vanno conducendo fra di loro. Se su queste ultime ci si raccapezza un po’ meglio, leggi tutto

Da NO TRIV a NO TAP: l’insostenibile retorica del “territorio”

Massimo Bucarelli * - 08.04.2017

A un anno di distanza del referendum sul rinnovo delle concessioni estrattive per i giacimenti di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa italiana, il cosiddetto referendum NO TRIV, emerge di nuovo nel dibattito pubblico nazionale la contrapposizione tra governo centrale ed enti locali, tra interesse collettivo ed istanze delle comunità territoriali. Esattamente come un anno fa, la regione Puglia e il territorio salentino sono in prima linea nel contrastare le decisioniprese a livello nazionale. Il nuovo motivo di scontro è il completamento del gasdotto trans-adriatico (Trans Adriatic Pipeline – TAP), che porterà il metano dell’Azerbaigian sulle coste pugliesi, per essere distribuito nel restod’Italia e in tutta Europa, aprendo il cosiddetto corridoio meridionale del gas, in aggiunta e in alternativa a quello settentrionale, attualmente in funzione, che garantisce l’importazione delle forniture metanifere provenienti dalla Russia.

Vari e diversi sono i motivi della protesta, ma tutti sostanzialmente incentrati sulla difesa del territorio da un’operazione considerata invasiva della realtà locale, dannosa per l’ambiente e priva di sostanziali vantaggi per le popolazioni interessate. In particolare, leggi tutto

Tafazzi fra i quadri del PD?

Paolo Pombeni - 05.04.2017

L’osservatore che non tifa per nessuno dei contendenti rimane sconvolto a vedere le reazioni di molti quadri del PD per l’esito delle votazioni congressuali nei circoli del partito, tanto da chiedersi se non sia il mitico Tafazzi, quel personaggio che predilige farsi male da solo, il modello a cui essi si ispirano.

I risultati dei circoli possono ovviamente piacere o meno, ma è doveroso chiedersi cosa sia successo anziché perdere tempo a strologare su complotti, forzature e quant’altro. Dovrebbe essere elementare che a non molti mesi dalle elezioni nazionali (ed a breve ad una tornata di amministrative) si facesse una riflessione sul danno che si procura al proprio partito descrivendolo come un’accolita più o meno di venduti e/o sprovveduti, da cui i migliori se ne sono andati e in cui vigono le più spregiudicate tecniche di manipolazione.

Francamente non si vede su cosa possano basarsi queste analisi. Non che nei partiti manchino anche giochi spregiudicati, difficoltà di permanenza per le anime belle e via dicendo, ma è una realtà antica che è esistita da tempo, da cui hanno tratto beneficio anche coloro che se ne sono andati sbattendo la porta (a tutt’oggi senza avere dato giustificazioni più convincenti dell’antipatia per Renzi). Dunque non leggi tutto

L’Europa e i rischi della Brexit

Michele Iscra * - 05.04.2017

Non sarà una semplice querelle diplomatica l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e non perché durante la sua permanenza Londra abbia dato un grande apporto allo sviluppo di una autentica integrazione europea. Al contrario ha sempre più o meno remato contro: le battaglie della Thatcher contro Delors sono memorabili, ma neppure Blair può essere considerato un vero europeista, basterebbe ricordare la sua politica verso l’Iraq, così debitrice del rapporto privilegiato con Washington.

Sarebbe però semplicistico pensare che l’uscita del Regno Unito dalla UE in fondo non faccia che togliere di mezzo un partner poco convinto e poco disciplinato. Piuttosto si tratta di un passaggio che metterà a nudo una serie di debolezze la cui gestione appare piuttosto problematica.

La prima questione riguarda la riuscita o meno dell’operazione così come è vista dagli strateghi britannici di questa avventura. Detto in termini molto semplificati, a Londra si pensa che sostanzialmente l’interconnessione delle economie al giorno d’oggi sia tale per cui difficilmente si potrà escludere la Gran Bretagna dal rimanere nei vantaggi di un mercato sostanzialmente aperto senza sopportarne i costi in termini di sottomissione ad una autorità di regolamentazione sovranazionale. Chi ha lanciato l’immagine del Regno Unito leggi tutto

Il peso delle parole e il vuoto della politica: a proposito di Europa

Raffaella Gherardi * - 05.04.2017

I concetti sono la più potente arma della battaglia politica: così afferma Reinhart Koselleck, uno dei più illustri esponenti della storia dei concetti (Begriffsgeschichte). E in effetti  la politica dell'era moderna e  la riflessione teorica sulla stessa trovano un precipitato assai importante in parole-chiave che risultano in grado di delineare nuovi orizzonti, carichi di aspettative future.  Anche concetti classici  in occidente quali, per esempio, quelli di  libertà e democrazia, alla luce del progresso tecnico e scientifico dell'età moderna, assumono una valenza progettuale prima sconosciuta, nella misura in cui appaiono in grado di indirizzare la società e la politica verso un futuro pieno di speranza, certamente migliore rispetto al passato e aperto al coraggio del nuovo. L'Uomo moderno insomma non teme il domani, che anzi si appresta a progettare raccogliendone ogni possibile sfida, anche dal punto di vista delle parole stesse della politica che debbono risultare addirittura in grado di orientare il mutamento e la storia.

Alla luce di quanto appena affermato e senza scomodare i tanti odierni cantori della fine della modernità, noi, donne e uomini d'occidente, aventi alle spalle la duratura eredità del moderno, nelle sue tappe più gloriose (dalle grandi rivoluzioni americana e francese in poi), non possiamo leggi tutto