Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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Argomenti

Riformare l'amministrazione

Fulvio Cortese * - 01.12.2015

Il dibattito che quest'estate ha condotto all'approvazione della "legge Madia" (n. 124/2015), e che da allora ne assiste tutta la fase attuativa, appare caratterizzato da posizioni e accenti ben noti. Sono quelli, innanzitutto, di coloro che ne enfatizzano la portata potenzialmente dirompente, trattandosi di una disciplina che - in qualche caso da subito e in molti altri in un futuro virtualmente non troppo remoto - promette di cambiare il volto dell'organizzazione e dell'azione amministrative.

Qualche segnale, in questo senso, è già diritto vigente. Si evocano, ad esempio, le nuove disposizioni sulla conferenza di servizi, sul "silenzio" tra le pubbliche amministrazioni o sull'autotutela, che rispettivamente dovrebbero annunciare, quanto alla rapidità e alla stabilità dei processi decisionali, la fine dei veti incrociati, dei ritardi istruttori e degli improvvidi ripensamenti.

Ma si richiamano anche le ampie deleghe al Governo sulla riarticolazione dell'amministrazione statale, della dirigenza e, più in generale, della disciplina del lavoro pubblico, delle società partecipate e dei servizi pubblici locali: si tratta, in effetti, di snodi cruciali, avvertiti anche dall’opinione pubblica, e che quindi reclamano ancora scelte efficienti e semplificanti. Di non minore impatto, infine, possono essere valutate anche le previsioni sull'approvazione di un italico Freedom of Information Act, immaginato come pietra angolare di un rinnovato approccio alla trasparenza e alle sue ricadute socio-culturali. leggi tutto

I dilemmi delle macro-regioni

Guido Melis * - 19.02.2015

Torniamo a parlare in questi giorni di macroregioni, nell’ambito di quel ritorno quasi ciclico al passato che caratterizza da decenni il nostro dibattito sulle istituzioni. Basterà, in proposito, far cenno (ma mi limito davvero all’essenziale) al progetto della Fondazione Agnelli, vedi Un federalismo dei valori, a cura di Marcello Pacini, Torino, Fondazione Agnelli, 1996) e all’ipotesi di aggregazione formulata nel 1990-94 da Gianfranco Miglio.

Certo, rispetto al passato, interviene adesso un elemento nuovo: la geografia amministrativa italiana, anche in ragione del riassetto che l’economia globale impone nel cuore della crisi attuale, appare oggi particolarmente obsoleta.

Lo era, a ben vedere, sin dall’inizio dell’esperienza unitaria però. Ricordo solo che nella fase costituente dell’Italia unita i progetti regionalisti (Minghetti ecc.) furono subito sconfitti. L’impianto del nuovo Stato si basò piuttosto, nel 1861-65, su comuni e province, restando le regioni fuori gioco, una pura “espressione geografica”. Il disegno (rimasto solo sulla carta) delle regioni “storiche” ricalcò  astrattamente modelli antichi: addirittura quello delle legioni romane, secondo alcuni; per essere poi ripreso dai primi statistici italiani in occasione dei censimenti. Per inciso, l’individuazione delle varie ripartizioni amministrative si ispirò in origine  a due criteri contrastanti: da un lato alla “filosofia” leggi tutto

Assunzioni, chiacchiere e consenso: la scuola nel paese della riforma permanente

Novello Monelli * - 04.09.2014

Esiste un fondamentale postulato che chiunque si occupi di istruzione e ricerca in Italia conosce benissimo: qualsiasi riforma organica seguita a quella Gentile è una calamità.

Al netto delle buone intenzioni, ogni tentativo fatto dall’Italia repubblicana di mettere le mani sistematicamente su cicli scolastici, programmi, valutazione e reclutamento ha portato al deteriorarsi delle capacità di scuola e università di formare cultura e promuovere il merito. Nel 1962 la riforma della scuola media unica, promossa dal desiderio di superare la rigida dicotomia tra percorso ginnasiale, tecnico e professionale, si risolse in un eclatante insuccesso. Gentile aveva sancito una divisione basata fondamentalmente sul capitale sociale, che stabiliva (anche se non esclusivamente) chi avrebbe proseguito gli studi. Quarant’anni più tardi, all’inizio della grande stagione di riforme civili e sociali del centro sinistra, questa distinzione impermeabile non aveva più senso. Ma pretendere che da un momento all’altro studenti e insegnanti, fino ad allora separati da una barriera invisibile (ma tangibile) di classe, si potessero mescolare senza traumi fu incosciente. A pagarne lo scotto furono, in primo luogo, gli scolari più poveri e deboli. leggi tutto

Collusione e corruzione

Stefano Zan * - 12.06.2014

I comportamenti collusivi tra pubblica amministrazione (nelle sue varie declinazioni) e imprese realizzatrici delle diverse opere pubbliche che frequentemente salgono agli onori della cronaca non possono essere spiegati (solamente) con la disonestà di numerosi individui ma vanno invece compresi nelle loro caratteristiche strutturali e sistemiche. Il punto di partenza è che esiste una straordinaria asimmetria informativa tra l’ente appaltante e l’ente realizzante. Il altri termini la PA non ha al suo interno le competenze  per valutare se l’offerta presentata dall’ente proponente ha le caratteristiche tecnico-scientifche in linea con il livello delle conoscenze in essere e nemmeno le competenze leggi tutto