Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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Tempo di vacanze …

Paolo Pombeni - 05.08.2017

Cari Lettori,

    agosto è tradizionalmente tempo di vacanze, anche se non per tutti. Il nostro piccolo periodico che, come sapete, si basa interamente sul lavoro volontario di redattori e collaboratori, si concede un periodo di sospensione. Torneremo regolarmente da voi coi consueti due numeri settimanali del mercoledì e del sabato a partire da sabato 2 settembre. Naturalmente come sempre quelli di voi che sono iscritti alla nostra mailing list di avvisi riceveranno la consueta comunicazione della messa in rete del numero.

Contiamo che anche gli altri continuino a seguirci con la simpatia che hanno mostrato sin qui. Ormai c’è una comunità di circa 3000 lettori a numero che accede al nostro sito. Questo per noi è un grande orgoglio perché siamo un gruppo di persone che fa questo lavoro per passione, senza altro fine che mettere a disposizione di chiunque voglia approfittarne delle riflessioni sugli avvenimenti politici.

In un contesto sempre più dominato da prese di posizione partigiane e da lotte fra gruppi e tribù politiche, noi continuiamo ostinatamente a credere che ragionare di politica aiuti la crescita civile del nostro paese e che ci sia più gente di quanta ritengono politici e produttori di talk show desiderosa di essere stimolata a riflettere. leggi tutto

Aspettando la riforma della legge elettorale

Paolo Pombeni - 02.08.2017

Qualunque dibattito sul futuro del paese sembra essere legato all’incognita su quale sarà la nuova legge elettorale che il parlamento sarebbe tenuto a varare, come non cessa di chiedere il presidente Mattarella. Tutte le persone responsabili capiscono infatti che è difficile fare politica senza avere la possibilità di immaginarsi i futuri equilibri possibili: la politica, quella seria, richiede orizzonti temporali non brevi e poi c’è da capire non solo che legge di bilancio si farà, ma se il futuro governo post elettorale la rispetterà o meno. Aggiungiamoci, anche se non se ne parla molto, che in sede internazionale il non poter ragionare su come sarà l’Italia del 2018 è uno di motivi per cui non riusciamo a giocare la nostra partita.

I grandi giornali fanno qualche pressione perché si prenda almeno in considerazione come sbloccare la faccenda, ma al momento non è che trovino grande ascolto.

Per capire bisogna cercare di districarsi nel gioco di specchi che vari esponenti della classe politica stanno cercando di costruire. Il primo riguarda senza dubbio la richiesta di una riforma che preveda un premio alle coalizioni. Se si guarda con attenzione questa prospettiva si capisce facilmente che essa non favorirebbe la formazione di alcuna maggioranza. Non solo a stare leggi tutto

Il ritorno della questione regionale

Paolo Pombeni - 26.07.2017

C’è qualche preoccupazione in giro per l’approssimarsi del referendum consultivo che hanno indetto le regioni Lombardia e Veneto teso a mostrare quanto diffusa sia la volontà che questi organi godano più o meno dello stesso status di cui beneficiano le regioni a statuto speciale. L’iniziativa è stata presa strumentalmente dalla Lega e il centrodestra si è accodato, anche se poi vedremo come farà i conti con la non indifferente componente meridionale del suo elettorato, che certo è piuttosto allarmata dai possibili sviluppi, per la verità molto futuri, della faccenda.

Si è visto però che molti esponenti del PD in quelle aree, specie coloro che hanno posizioni nel governo locale, si sono dichiarati, pur in forme diverse, a favore dell’iniziativa. C’era naturalmente da scommetterci, perché indubbiamente c’è un sentimento popolare nelle regioni del Nord e in parte di quelle del Centro assai favorevole all’idea di poter beneficiare delle risorse che si producono, come si ritiene facciano tutte le regioni a statuto speciale.

Stracciarsi le vesti col solito ritornello dell’unità nazionale che sta andando in frantumi è francamente puerile. Di per sé un impianto federale o anche più semplicemente regionalista è perfettamente compatibile con il mantenimento di un sentimento di unità nazionale: ci sono vari esempi in questa direzione.

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Le coalizioni impossibili?

Paolo Pombeni - 19.07.2017

Al di là delle cortine fumogene delle solite polemiche estive, la questione di fondo che con ogni probabilità si prospetterà dopo le prossime elezioni politiche, indipendentemente da quando avranno luogo, sarà quella delle coalizioni. Nella situazione che attualmente ci prospettano i sondaggi non c’è un singolo partito in grado di imporsi da solo come vincitore: nemmeno se si conservasse l’opzione dell’attuale premio di maggioranza che il moncone di legge elettorale sopravvissuto al vaglio della Consulta assegna al partito che raggiunge il 40% dei voti. A meno di prevedere clamorosi terremoti elettorati che sfuggono ai sismografi politici, attualmente secondo tutti i sondaggi al più il partito meglio piazzato raggiunge a stento il 30% dei consensi.

Si deve dunque ipotizzare che si passi a considerare la soluzione di coalizioni di governo, sia che ciò sia favorito da una, ci pare improbabile, nuova legge elettorale, sia che ciò sia quanto si renderà necessario dopo aver fatto la conta proporzionale dei consensi raccolti dalle varie liste. Al momento l’unica coalizione che ha qualche prospettiva di realizzarsi è quella di centrodestra. Non tanto per le capacità federative di Berlusconi, quanto per il fatto che è l’unico campo in cui la voglia di sconfiggere gli avversari e di ritornare al leggi tutto

L’enigma Pisapia

Paolo Pombeni - 15.07.2017

Era stato presentato come il federatore della sinistra che si trova al di fuori del PD, ma si era evitato di considerare che le federazioni sono operazioni difficili, perché ci vuole molto tempo perché si verifichino le necessarie “cessioni di sovranità”: la storia dell’Unione Europea forse potrebbe insegnare qualcosa. Sin qui risulta più che altro una speranza di quella quota di opinion leader e opinion maker che puntavano alla nascita del contrappeso ad un Renzi che non si riusciva a contenere in nessun modo, ma di cui si sapeva di non poter fare a meno.

L’operazione sta fallendo esattamente su questo punto, per opera congiunta delle due parti in campo e anche, ammettiamolo, per l’inadeguatezza che sino a questo momento rivela Pisapia. L’ex sindaco di Milano, elevato a simbolo di una delle rare operazioni vincenti di coalizione a sinistra, doveva essere il personaggio in grado di raccogliere attorno a sé i delusi da quello che consideravano il moderatismo renziano, ma senza che con ciò si cadesse nell’eterno vizio della sinistra, quello di costruirsi un demonio da combattere anche a costo di condannarsi alla minorità politica. Pisapia aveva dunque prospettato un suo ruolo che era al tempo stesso di federatore della leggi tutto

PD: troppo di lotta e poco di governo?

Paolo Pombeni - 12.07.2017

La leadership si nutre del teatrino mediatico, ma non è detto che sia la miglior cosa possibile. Renzi dovrebbe averlo capito dai tempi della campagna per il referendum costituzionale, ma sembra non sia così. Dopo un breve periodo di continenza, ecco il segretario del Pd tornato in campo con tutta l’aggressività di cui è capace per rilanciare l’immagine di un partito sempre più di lotta (elettorale) e sempre meno di governo. I maligni dicono che essere di governo oggi significherebbe rafforzare Gentiloni anche per il post elezioni e scommettono sull’ossessione di Renzi di tornare ad ogni costo a Palazzo Chigi. Se davvero fosse così significherebbe che non è un leader nel vero senso della parola: quelli sanno aspettare e costruire nell’attesa. C’è da sperare non sia così, perché di leader politici veri l’Italia ha gran bisogno.

Sia come sia, resta il fatto che Renzi aprendo un contenzioso con la UE ha messo in posizione difficile il governo che pure il suo partito supporta. I commentatori sottolineano che subito è stato corretto il tiro: il segretario del PD ha specificato che le sue proposte valgono per il prossimo governo pienamente legittimato dalle future elezioni; Padoan ha dato più o meno la stessa interpretazione all’intemerata renziana. leggi tutto

Migranti e Europa: la fiera delle ipocrisie

Paolo Pombeni - 05.07.2017

Che la questione delle ondate dei migranti che investono l’Europa fosse una bomba ad orologeria è stato detto e scritto più volte: ciò che stupisce è la fiera di ipocrisie che si è scatenata per far finta di essere tutti buoni e lasciare invece marcire la questione.

Partiamo dal rinvio al codice del mare di Amburgo che impone il salvataggio dei naufraghi e il loro sbarco nel porto più vicino. Tutti fingono che le masse umane che attraversano con mezzi precari il canale di Sicilia o i mari greci siano paragonabili ai “naufraghi” che sono vittime di disgrazie più o meno accidentali. Ovviamente quel tipo di naufraghi, per così dire classico, sono persone che hanno un loro radicamento e che, una volta salvati come è doveroso, torneranno a quello. L’obbligo di farli sbarcare nel porto più vicino è una regola per evitare che le navi che operano i salvataggi per non avere intralci nei loro programmi se li portino dietro fino ai loro approdi definitivi, rallentando e complicando il ritorno dei naufraghi alla loro vita normale.

Evidentemente non è questo il caso delle masse di migranti disperati, che una volta sbarcati non hanno alcuna intenzione di tornare alla loro vita precedente. Gli stati europei, sempre più leggi tutto

Gigi Pedrazzi: la forza della generosità

Paolo Pombeni - 01.07.2017

La scomparsa di Luigi (ma per tutti era Gigi) Pedrazzi, l’ultimo sopravvissuto del gruppo di ragazzi che nel 1951 diede vita al “Mulino”, che inizialmente doveva essere una rivista di politica universitaria, segna la cesura con un pezzo della storia italiana. Una storia oggi difficile da spiegare, perché non le rendono giustizia le icone pur fondate dell’intellettuale impegnato, del cattolico con la schiena dritta, dell’ulivicoltore degli anni Novanta. Per questo val la pena di ricordare, soprattutto per i più giovani, qualcuno dei tortuosi passaggi che egli ebbe a percorrere.

Era uno di quella generazione che era maturata nello spaesamento della caduta del fascismo e della fine della guerra e che si era trovata a misurarsi con la sfida di far rinascere la democrazia italiana. Allora la via principale sembrava l’inquadramento nei partiti, ma Pedrazzi appartenne ad un gruppo di giovani che si sottrassero a quello schema. Niente diatriba fra antifascisti e difensori di un qualche “ordine” e invece scelta per il lavoro intellettuale che alla democrazia doveva dare un’anima. L’esempio scelto, probabilmente per gli studi di Nicola Matteucci, fu quello degli illuministi, studiosi che nel Settecento avevano scelto di coniugare l’impegno di studio con quello di lavoro anche politico, anche dentro leggi tutto

Il ritorno di Berlusconi?

Paolo Pombeni - 28.06.2017

Ammettiamolo, Berlusconi è un formidabile uomo di spettacolo: sa sempre come entrare in scena e come far concentrare su di sé i riflettori. Così quando ha fiutato che le elezioni amministrative avrebbero segnato un punto a favore del centrodestra si è affrettato a tornare in pista per non farsi sfuggire l’occasione di essere nuovamente al centro dell’attenzione.

Tutto però non è una semplice questione di spettacolarizzazione della presenza di un personaggio a cui il narcisismo non ha mai fatto difetto. C’è anche il fiuto politico di chi sa cogliere gli umori dell’opinione pubblica e le debolezze dei suoi avversari. Bisogna vedere se il fiuto è infallibile come lo fu in passate occasioni, ma escluderlo a priori sarebbe sbagliato.

Cosa ha intuito Berlusconi? A nostro avviso tre cose. La prima è che una certa quota del paese ha di nuovo paura di finire in mano al radicalismo (lui lo chiama “comunismo”, ma è solo perché il termine è più intuitivo per la gente). Può essere quello di Salvini, rispetto al quale può però presentarsi nelle vesti del domatore che lo terrà al guinzaglio. E’ molto più quello dei Cinque Stelle, che suscitano preoccupazioni perché non si capisce dove vogliano andare a parare, ma si capisce al tempo stesso

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Corsi e ri(n)corsi a sinistra

Paolo Pombeni - 24.06.2017

Se possiamo giocare un poco con la memoria storica, arriviamo al sospetto che nella politica italiana si stia ripetendo la vicenda che portò fra fine anni Cinquanta ed inizi anni Sessanta del secolo scorso al fallimento di quel processo di modernizzazione della politica italiana che pareva potesse realizzarsi con la famosa “apertura a sinistra”, cioè con l’inclusione dei socialisti nella maggioranza di governo.

Riassumiamo per sommi capi. Anche allora il tema era la necessità di mettere l’Italia in condizione di approfittare dello sviluppo economico presente in Europa facendolo nel quadro di una modernizzazione dei costumi. La DC, che era un partito di tante anime, aveva una destra che non ne voleva sapere. In più era condizionata da una Chiesa assai ostile alla modernizzazione, che la ricattava pesantemente: il rapporto non era facile da rompere, visto che la forza elettorale del partito derivava dall’essere il partito unico dei cattolici. Il PSI a sua volta era fortemente condizionato dal PCI, che non voleva perdere la sua primazia sulla sinistra e che per queste ragioni era, a suo modo, un partito conservatore rispetto alle evoluzioni di quei tempi.

Il risultato fu un lungo conflitto pseudo ideologico fra i futuri contraenti del patto, leggi tutto