Ultimo Aggiornamento:
20 settembre 2017
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Urlare forte per farsi sentire dai sordi?

Paolo Pombeni - 20.09.2017

L’abitudine ad urlare forte sembra prendere sempre più piede nella politica politicante (cioè quasi tutta la politica). Lo si faccia alzando i decibel o buttandosi in metafore improbabili o dispensando scomuniche a dritta e a manca non cambia molto. Quello che ci si deve chiedere è invece semplice: perché lo fanno?

Non è difficile rispondere. Ci sono due fondamentali ragioni. La prima è dare la carica o fare coraggio alle rispettive truppe. E’ una vecchia tecnica sperimentata da tempo immemorabile da tutti gli eserciti del mondo: si va all’assalto urlando. Serve ad aumentare l’impressione che siamo tanti, e senza paura mentre il nemico fuggirà impressionato dalle nostre urla. Ovviamente funziona poco.

La seconda ragione è l’illusione che così sarà più facile costringere anche i duri d’orecchio ad ascoltare il grido. Si suppone che una parte, magari cospicua della cosiddetta audience, sia o distratta o piuttosto debole di udito, per cui gli alti decibel scuoterebbero il suo torpore. Anche qui ci sono controindicazioni, perché l’intensità del rumore disturba tutti coloro che ci sentono almeno decentemente e li spinge a tapparsi le orecchie, ma lasciamo perdere.

Qui si vuole fare un ragionamento politico. La prima spiegazione ci porta a chiederci quanto i leader dei vari raggruppamenti leggi tutto

Politica politicante e governo della ripresa

Paolo Pombeni - 13.09.2017

I dati economici sembrano incoraggianti, anche se parlare di uscita definitiva dalla crisi è prematuro. Tuttavia indubbiamente ci sono risultati positivi che non erano attesi e prospettive di consolidamento di una ripresa che, pur nei suoi limiti, sembra ormai avviata. Se non ci saranno sorprese, sempre possibili in un contesto internazionale tutt’altro che pacifico, ci si avvia ad una fase che ha contorni diversi da quelli immaginati fino a qualche mese fa dalla nostra politica politicante.

Se il paese abbia introiettato questo cambio di orizzonte è però una questione aperta. La gente non cambia idea guardando le statistiche e leggendo le previsioni degli specialisti: quando certe percezioni si sono radicate nell’immaginario collettivo non è così facile smuoverle. Vale a maggior ragione per un cambio di passo nell’economia che non è ancora avvertibile nell’immediato dal vissuto della maggior parte della popolazione, perché per esempio il problema più grave, la disoccupazione giovanile (che peraltro tocca una fascia molto ampia di popolazione perché in qualche modo arriva a lambire il confine dei quarantenni), non è ancora stata ridotta in maniera tale da rendere il fatto percepibile a livello diffuso. Non parliamo poi delle disfunzioni degli apparati politici: dalla cronica emergenza dell’incapacità di governo “ordinario” dei territori, che è la leggi tutto

Scenari in movimento?

Paolo Pombeni - 06.09.2017

All’avvio della ripresa autunnale gli scenari entro cui si muove la politica italiana sembrano piuttosto diversi da quelli che avevano contraddistinto la precedente fase dell’anno in corso. E’ vero che le incognite internazionali sono di difficile lettura, perché dove ci porterà la crisi innescata dalla Corea del Nord non è al momento prevedibile, e non si tratta di una variabile di poco conto. Poi c’è la situazione all’interno della UE che si rimetterà in moto dopo il risultato delle elezioni tedesche il 24 settembre: non si tratta solo di registrare la probabile vittoria della Merkel, ma di vedere, e ci vorrà qualche tempo, con quale coalizione governerà il suo quarto mandato, perché da ciò dipendono gli andamenti della sua politica europea.

Tradizionalmente però le nostre forze politiche non incentrano i propri interessi su questi temi, ma si arrovellano sugli equilibri possibili per la gestione del governo di casa nostra. Normale, almeno in parte, in una fase ormai sempre più pre-elettorale con le classi dirigenti del paese che si interrogano su chi sarà il futuro reggitore delle politiche del prossimo esecutivo. E qui non è solo questione dei nomi dei possibili futuri premier, ma anche di quale potere essi potranno avere rispetto alle maggioranze leggi tutto

Settembre andiamo …

Paolo Pombeni - 02.09.2017

Le reminiscenze scolastiche sono dure a morire e dunque ogni settembre torna alla mente la poesia di D’Annunzio: “settembre, andiamo, è tempo di migrare …”. Il ricordo sottolinea quell’andamento del tempo mutuato sulla scuola per cui in effetti a settembre sembra che ricominci tutto dopo quella che dovrebbe essere la pausa estiva.

Così è anche per la politica, che in agosto in genere non va completamente in vacanza perché si esercita a prepararsi il terreno per la ripresa autunnale, ma che comunque è attesa alla prova di quello che, almeno sulla carta, potrebbe essere un nuovo inizio. Quest’anno se non sarà un nuovo inizio ci si attende quanto meno una certa svolta, perché le scadenze che ci si parano davanti non sono davvero né poche né modeste.

Cominciamo da quella che potrebbe apparire la più lontana dai nostri problemi immediati. Il 24 settembre si voterà in Germania. I pronostici danno per certa la vittoria della Merkel e del suo partito, ma bisognerà vedere l’ampiezza del successo. A prescindere da questo, se non ci saranno sorprese sconvolgenti, la riproposta incoronazione della Cancelliera aprirà una nuova fase nella vicenda dell’Unione Europea. In probabile tandem con Macron verrà preso in mano lo spinoso dossier della necessaria riforma della UE: leggi tutto

Tempo di vacanze …

Paolo Pombeni - 05.08.2017

Cari Lettori,

    agosto è tradizionalmente tempo di vacanze, anche se non per tutti. Il nostro piccolo periodico che, come sapete, si basa interamente sul lavoro volontario di redattori e collaboratori, si concede un periodo di sospensione. Torneremo regolarmente da voi coi consueti due numeri settimanali del mercoledì e del sabato a partire da sabato 2 settembre. Naturalmente come sempre quelli di voi che sono iscritti alla nostra mailing list di avvisi riceveranno la consueta comunicazione della messa in rete del numero.

Contiamo che anche gli altri continuino a seguirci con la simpatia che hanno mostrato sin qui. Ormai c’è una comunità di circa 3000 lettori a numero che accede al nostro sito. Questo per noi è un grande orgoglio perché siamo un gruppo di persone che fa questo lavoro per passione, senza altro fine che mettere a disposizione di chiunque voglia approfittarne delle riflessioni sugli avvenimenti politici.

In un contesto sempre più dominato da prese di posizione partigiane e da lotte fra gruppi e tribù politiche, noi continuiamo ostinatamente a credere che ragionare di politica aiuti la crescita civile del nostro paese e che ci sia più gente di quanta ritengono politici e produttori di talk show desiderosa di essere stimolata a riflettere. leggi tutto

Aspettando la riforma della legge elettorale

Paolo Pombeni - 02.08.2017

Qualunque dibattito sul futuro del paese sembra essere legato all’incognita su quale sarà la nuova legge elettorale che il parlamento sarebbe tenuto a varare, come non cessa di chiedere il presidente Mattarella. Tutte le persone responsabili capiscono infatti che è difficile fare politica senza avere la possibilità di immaginarsi i futuri equilibri possibili: la politica, quella seria, richiede orizzonti temporali non brevi e poi c’è da capire non solo che legge di bilancio si farà, ma se il futuro governo post elettorale la rispetterà o meno. Aggiungiamoci, anche se non se ne parla molto, che in sede internazionale il non poter ragionare su come sarà l’Italia del 2018 è uno di motivi per cui non riusciamo a giocare la nostra partita.

I grandi giornali fanno qualche pressione perché si prenda almeno in considerazione come sbloccare la faccenda, ma al momento non è che trovino grande ascolto.

Per capire bisogna cercare di districarsi nel gioco di specchi che vari esponenti della classe politica stanno cercando di costruire. Il primo riguarda senza dubbio la richiesta di una riforma che preveda un premio alle coalizioni. Se si guarda con attenzione questa prospettiva si capisce facilmente che essa non favorirebbe la formazione di alcuna maggioranza. Non solo a stare leggi tutto

Il ritorno della questione regionale

Paolo Pombeni - 26.07.2017

C’è qualche preoccupazione in giro per l’approssimarsi del referendum consultivo che hanno indetto le regioni Lombardia e Veneto teso a mostrare quanto diffusa sia la volontà che questi organi godano più o meno dello stesso status di cui beneficiano le regioni a statuto speciale. L’iniziativa è stata presa strumentalmente dalla Lega e il centrodestra si è accodato, anche se poi vedremo come farà i conti con la non indifferente componente meridionale del suo elettorato, che certo è piuttosto allarmata dai possibili sviluppi, per la verità molto futuri, della faccenda.

Si è visto però che molti esponenti del PD in quelle aree, specie coloro che hanno posizioni nel governo locale, si sono dichiarati, pur in forme diverse, a favore dell’iniziativa. C’era naturalmente da scommetterci, perché indubbiamente c’è un sentimento popolare nelle regioni del Nord e in parte di quelle del Centro assai favorevole all’idea di poter beneficiare delle risorse che si producono, come si ritiene facciano tutte le regioni a statuto speciale.

Stracciarsi le vesti col solito ritornello dell’unità nazionale che sta andando in frantumi è francamente puerile. Di per sé un impianto federale o anche più semplicemente regionalista è perfettamente compatibile con il mantenimento di un sentimento di unità nazionale: ci sono vari esempi in questa direzione.

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Le coalizioni impossibili?

Paolo Pombeni - 19.07.2017

Al di là delle cortine fumogene delle solite polemiche estive, la questione di fondo che con ogni probabilità si prospetterà dopo le prossime elezioni politiche, indipendentemente da quando avranno luogo, sarà quella delle coalizioni. Nella situazione che attualmente ci prospettano i sondaggi non c’è un singolo partito in grado di imporsi da solo come vincitore: nemmeno se si conservasse l’opzione dell’attuale premio di maggioranza che il moncone di legge elettorale sopravvissuto al vaglio della Consulta assegna al partito che raggiunge il 40% dei voti. A meno di prevedere clamorosi terremoti elettorati che sfuggono ai sismografi politici, attualmente secondo tutti i sondaggi al più il partito meglio piazzato raggiunge a stento il 30% dei consensi.

Si deve dunque ipotizzare che si passi a considerare la soluzione di coalizioni di governo, sia che ciò sia favorito da una, ci pare improbabile, nuova legge elettorale, sia che ciò sia quanto si renderà necessario dopo aver fatto la conta proporzionale dei consensi raccolti dalle varie liste. Al momento l’unica coalizione che ha qualche prospettiva di realizzarsi è quella di centrodestra. Non tanto per le capacità federative di Berlusconi, quanto per il fatto che è l’unico campo in cui la voglia di sconfiggere gli avversari e di ritornare al leggi tutto

L’enigma Pisapia

Paolo Pombeni - 15.07.2017

Era stato presentato come il federatore della sinistra che si trova al di fuori del PD, ma si era evitato di considerare che le federazioni sono operazioni difficili, perché ci vuole molto tempo perché si verifichino le necessarie “cessioni di sovranità”: la storia dell’Unione Europea forse potrebbe insegnare qualcosa. Sin qui risulta più che altro una speranza di quella quota di opinion leader e opinion maker che puntavano alla nascita del contrappeso ad un Renzi che non si riusciva a contenere in nessun modo, ma di cui si sapeva di non poter fare a meno.

L’operazione sta fallendo esattamente su questo punto, per opera congiunta delle due parti in campo e anche, ammettiamolo, per l’inadeguatezza che sino a questo momento rivela Pisapia. L’ex sindaco di Milano, elevato a simbolo di una delle rare operazioni vincenti di coalizione a sinistra, doveva essere il personaggio in grado di raccogliere attorno a sé i delusi da quello che consideravano il moderatismo renziano, ma senza che con ciò si cadesse nell’eterno vizio della sinistra, quello di costruirsi un demonio da combattere anche a costo di condannarsi alla minorità politica. Pisapia aveva dunque prospettato un suo ruolo che era al tempo stesso di federatore della leggi tutto

PD: troppo di lotta e poco di governo?

Paolo Pombeni - 12.07.2017

La leadership si nutre del teatrino mediatico, ma non è detto che sia la miglior cosa possibile. Renzi dovrebbe averlo capito dai tempi della campagna per il referendum costituzionale, ma sembra non sia così. Dopo un breve periodo di continenza, ecco il segretario del Pd tornato in campo con tutta l’aggressività di cui è capace per rilanciare l’immagine di un partito sempre più di lotta (elettorale) e sempre meno di governo. I maligni dicono che essere di governo oggi significherebbe rafforzare Gentiloni anche per il post elezioni e scommettono sull’ossessione di Renzi di tornare ad ogni costo a Palazzo Chigi. Se davvero fosse così significherebbe che non è un leader nel vero senso della parola: quelli sanno aspettare e costruire nell’attesa. C’è da sperare non sia così, perché di leader politici veri l’Italia ha gran bisogno.

Sia come sia, resta il fatto che Renzi aprendo un contenzioso con la UE ha messo in posizione difficile il governo che pure il suo partito supporta. I commentatori sottolineano che subito è stato corretto il tiro: il segretario del PD ha specificato che le sue proposte valgono per il prossimo governo pienamente legittimato dalle future elezioni; Padoan ha dato più o meno la stessa interpretazione all’intemerata renziana. leggi tutto