Ultimo Aggiornamento:
28 giugno 2017
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La toppa e il buco

Paolo Pombeni - 13.07.2016

Peggio la toppa del buco: così suona un vecchio detto veneto ed è quanto c’è da chiedersi con la ripresa di fibrillazioni sullo (s)combinato disposto riforma elettorale – riforma costituzionale.

Per un po’ era parso prendesse quota l’ipotesi dello “spacchettamento”, poi era parso tramontasse, ma non si sa, perché ormai si vive di ipotesi buttate lì per vedere l’effetto che fa. Tecnicamente ci si è forse resi conto che la strategia di dividere il quesito da sottoporre agli elettori in tanti sottoquesiti non è che funzioni tanto bene. In primo luogo perché se si accetta il principio, astrattamente concepibile, di chiedere una pronuncia su ogni punto in cui si articola la riforma si dovrebbero fare molti quesiti e gli elettori ne uscirebbero frastornati. Anche in quel caso infatti la cosa più probabile è che su un lungo elenco di quesiti prevalga la presa di posizione generale (ed a priori) per il sì o per il no, sicché si sarebbe punto e a capo. A meno che qualcuno non consideri un possibile successo un voto in massa per la sola abolizione del CNEL.

La possibilità di contraddizioni è dietro l’angolo. Facciamo un esempio facile: si propongono quesiti distinti per decidere se il Senato deve avere o no gli stessi poteri della Camera e se il senato debba o no essere composto da rappresentanti dei consigli regionali. leggi tutto

Una politica in panne

Paolo Pombeni - 06.07.2016

Renzi fa Renzi e l’opposizione dem fa l’opposizione dem. Risultato: una stucchevole commedia dell’arte. Questo è stata la direzione PD, rinviata di una settimana per via della Brexit, ma che ha dimostrato che il tempo non sempre porta consiglio.

L’impressione è che ormai le direzioni dei partiti, obbedendo alla regola fintamente democratica di doversi svolgere in pubblico (via streaming), siano appunto delle rappresentazioni in cui ogni personaggio recita sé stesso a pro della sua audience. Veri discorsi politici, analisi degne di questo nome non se ne sentono, tanto che ormai tutti parlano apertamente di “narrazioni” come se ogni cosa dovesse ridursi a come raccontarla, anziché ragionare su come cambiarla.

In teoria si doveva discutere sul come e sul perché il PD ha perso alcune città importanti. Curioso che nessuno, se non ci siamo distratti, si sia soffermato a ragionare su come se ne è conservata una, certo non secondaria, come Milano.

La narrazione, perché qui il vocabolo è appropriato, che si è perso perché ci si è disinteressati delle “periferie” non è affatto convincente. Infatti gli avversari del PD hanno vinto soprattutto perché su di loro si sono concentrati voti provenienti dalla destra dello schieramento politico, destra che non ci risulta essere stata particolarmente interessata a risolvere quel problema. leggi tutto

Una storia lunga

Paolo Pombeni - 22.06.2016

Evitiamo di interpretare quello che è successo nelle elezioni amministrative con le categorie semplicistiche dell’antirenzismo o del cambio generazionale. Ci sono anche quei fattori, ma non sono tutto. Se non collochiamo quel che è successo in una storia più lunga non solo ci precludiamo di capire cosa è successo, ma rischiamo di non ragionare bene su ciò che potrà succedere.

La spinta che ha portato i Cinque Stelle ad ottenere un notevole successo nelle urne del 19 giugno è un episodio di quella transizione della politica italiana che è emblematicamente iniziata nel 1992-1994 con la crisi del sistema dei partiti della prima repubblica e la discesa in campo di Berlusconi. E’ da quel biennio che la domanda di una «nuova classe politica», che peraltro circolava già da anni (e Craxi a suo tempo l’aveva intuita, pur sbagliandone completamente la gestione) è divenuta un elemento destabilizzante del nostro sistema. Destabilizzante perché non è ancora riuscita a produrre un nuovo equilibrio ragionevole, che è quello in cui tutte le componenti si riconoscono parte di un medesimo destino che sono impegnate a non compromettere.

Sino ad oggi un’opinione pubblica sempre più disorientata è corsa ad inseguire quella che in termini classici si definisce «l’alternativa». Prima ha creduto di trovarla in Berlusconi che si proponeva di aprire le porte delle varie stanze dei bottoni leggi tutto

La politica dei veleni

Paolo Pombeni - 15.06.2016

L’importanza del risultato dei ballottaggi del 19 giugno si capisce dal clima avvelenato che sta infestando la politica nazionale e, in misura minore, quella locale. Non sembri questa differenza  un paradosso, perché invece è una prova ulteriore del fatto che gli scontri nelle città hanno solo relativamente a che fare con le candidature in campo, e molto più con la questione complessiva del ricambio o meno di classi dirigenti e al tempo stesso dell’interpretazione delle vie per uscire dalla crisi in corso.

Diventa cruciale la domanda se la «santa alleanza», come l’ha definita Renzi, che si è formata contro l’attuale guida del governo riuscirà se non a spuntarla almeno a segnare molti punti a proprio favore nei ballottaggi che interessano i comuni più significativi dal punto di vista simbolico. Il governo non cadrà in caso di esito favorevole alla santa alleanza, ma certo sarà difficile che nel paese esso non venga letto come la riprova dell’inizio di una fase calante del consenso a Renzi. E si sa che in politica queste «letture» pesano.

Quel che emerge da una analisi di quanto sta accadendo è che non si contrastano trend di medio periodo con fuochi di artificio da lanciare negli ultimi quindici giorni. Nessun candidato sindaco aveva nei suoi depositi qualcosa di eclatante, leggi tutto

Dopo le elezioni. Un paese disorientato?

Paolo Pombeni - 08.06.2016

Lasciamo agli esperti le analisi sui flussi e sulle statistiche elettorali, perché è sono cose serie (ma noi abbiamo il nostro ottimo Luca Tentoni che ci copre in questo settore). Cerchiamo invece di ragionare sul significato che si può attribuire a questo test elettorale. E’ un test limitato, condizionato dalla sua natura amministrativa, ma ciò nonostante assai simbolico.

Il primo dato è la crisi delle tradizionali appartenenze partitiche. Di fatto, se lasciamo da parte i Cinque Stelle di cui diremo dopo, tutti hanno perso voti, in una certa misura per trasmigrazioni da una parte all’altra, in misura maggiore per un ulteriore incremento dell’astensionismo. Dipende dal fatto che c’è una fuga dalla politica? Ci permettiamo di dire che dipende molto di più dal fatto che la politica ha poco da dire.

Non c’è stato in queste elezioni da parte di nessuno il lancio di uno o più grandi temi che guardassero al futuro. Si è assistito solo o a geremiadi sulla inadeguatezza che ciascuno rinfacciava ai propri avversari (non siete competenti, non siete onesti, non volete bene ai poveri, vi preoccupate solo dei vostri interessi, e via elencando), o a generici appelli «all’impegno all’ascolto» della gente, come se fosse la gente ad avere già pronte le soluzioni alla crisi in corso e non invece si aspettasse di sentirsele illustrare da coloro che chiedevano il suo voto. leggi tutto

Dibattiti sul referendum: una fiera delle vanità?

Paolo Pombeni - 01.06.2016

Sarà anche stato un errore di Renzi quello di aver iniziato la campagna referendaria con cinque mesi di anticipo, ma bisogna dire che i media, in specie i talk show televisivi, sembra non aspettassero altro, tanto siamo invasi da pseudo-dibattiti sul voto da dare ad ottobre.

Si fa un gran discutere se le TV (e i giornali) diano la preminenza a chi è a favore della riforma o a chi è contrario, ma l’impressione è che si dia spazio soprattutto a chi prende spunto dalla riforma per divagare, per buttare tutto in zuffa politica, magari esumando qualche personaggio che si credeva definitivamente tramontato.

Sebbene chi scrive sia un fruitore molto distratto ed occasionale di quanto offrono le baruffe televisive, non ha potuto fare a meno di notare che a lui è capitato più di vedere sulla scena personaggi da rissa piuttosto che di assistere a qualche autentico confronto di ragioni. Siamo stati sommersi di osservazioni sul ruolo che i media devono avere nell’informare documentando tutte le opinioni. Già, ma informare su che cosa? Su quale è l’opinione dell’attricetta che vota no perché ha avuto il padre partigiano, del politologo che respinge la tesi che il bicameralismo paritario sia praticamente sconosciuto nei sistemi costituzionali senza degnarsi di dirci in quali paesi di costituzionalismo pari al nostro ci sarebbe qualcosa di simile? leggi tutto

Referendum: e se ragionassimo sul dopo?

Paolo Pombeni - 25.05.2016

E’ un po’ ingenuo meravigliarsi per i toni sopra le righe che sta prendendo con largo anticipo la battaglia per il voto al referendum confermativo della riforma costituzionale: era difficile non accadesse viste le premesse, cioè l’accusa a Renzi di voler mettere in piedi un sistema autoritario, le sempiterne storielle sulla “costituzione più bella del mondo”, la troppo facile polemica fra progressisti e conservatori. Da questo punto di vista rassegniamoci, sarà così sino alla fine, anche perché il palcoscenico mediatico delle polemiche attira i pasdaran dei diversi schieramenti come il miele le mosche.

Chiediamoci invece, almeno noi che abbiamo messo in piedi questo modestissimo organo per il piacere di ragionar di politica, come mai non si discuta per nulla delle prospettive che si hanno in mente, dall’una e dall’altra parte, per il dopo referendum. Qui non vogliamo parlare del problema del sì o no a Renzi, la sua eventuale uscita dalla scena politica o i suoi regolamenti di conti dopo una vittoria. Sono cose importanti, ma sono effetti collaterali, per quanto potenzialmente distruttivi.

Vorremmo invece affrontare semplici domande che sarebbe opportuno porre, la prima a chi sostiene il no, la seconda a chi sostiene il sì.

Ai sostenitori in buona fede della bocciatura della riforma bisogna chiedere se davvero il loro obiettivo è continuare con l’organizzazione costituzionale così come è. leggi tutto

Appesi al referendum?

Paolo Pombeni - 18.05.2016

La prova delle amministrative sembra passata al momento in secondo piano, il tema centrale che domina è l’esito del referendum sulle riforme costituzionali. I sondaggi che danno per problematica la vittoria sicura dell’una o dell’altra parte hanno scaldato una situazione che qualcuno riteneva dagli esiti scontati grazie ad un massiccio disinteresse della pubblica opinione verso un tema che si supponeva di difficile popolarità. Nel momento in cui si è invece visto, sempre da una parte e dall’altra, che la battaglia poteva anche portare a svolte importanti, si è innescato un clima piuttosto teso.

Naturalmente il contenuto specifico della riforma non è il tema dominante: troppo facile presentare, soprattutto da parte dei fautori del “no”, un quadro fantasioso delle questioni in campo, riducendole a stereotipi che preoccupano (sconvolgimento dei valori costituzionali, fine del sistema rappresentativo e scempiaggini simili). Nel marasma di queste diatribe sul nulla si sono buttati non solo forze politiche di opposizione a cui interessa solo buttar giù il governo Renzi, perché questo rientra tutto sommato nelle regole del gioco. Ci si potrebbe aspettare un po’ più di senso di responsabilità nazionale anche da parte delle opposizioni, ma nella storia è un fenomeno raro.

Più difficile da comprendere sono alcune prese di posizione di vertici di associazioni come l’ANPI che non si capisce in nome di cosa parlino: leggi tutto

Alla ricerca di scenari politici futuri

Paolo Pombeni - 04.05.2016

Per cercar di capire i tormenti della politica italiana attuale bisogna riflettere sul fatto che siamo di fronte ad una notevole incertezza circa gli scenari futuri con cui essa dovrà misurarsi. Altre volte abbiamo cercato di attirare l’attenzione sui punti caldi nell’evoluzione della politica internazionale. Questa volta cercheremo di analizzare alcuni passaggi della politica interna.

La grande incognita è ovviamente l’esito del referendum confermativo delle riforme costituzionali previsto per ottobre. Non sarà una prova da cui uscirà semplicemente un equilibrio “renziano” oppure un equilibrio alternativo, perché le incognite sono molte nell’uno e nell’altro caso.

Vediamo innanzitutto cosa cambia nel caso di una vittoria del sì. Avremo un senato che è un’incognita in termini di incidenza sulla vita politica. Chi parla di un corpo privo di poteri non ha letto il testo della riforma o quantomeno non lo ha capito. Il nuovo senato ha molti poteri, alcuni espressamente previsti, altri possibili con un uso abile della nuova normativa. p { margin-bottom: 0.25cm; direction: ltr; line-height: 120%; text-align: left; widows: 2; orphans: 2; }a:link { }

Infatti può intervenire su varie materie in cui il suo assenso è obbligatorio. Citiamo soltanto, per brevità, le leggi che si rifanno a normative europee. Chi le ha messe in mano al nuovo organo pensava probabilmente che si trattasse di leggi sulla quantità di cacao da mettere nella cioccolata o sullo standard da imporre per le lampadine elettriche. leggi tutto

Cambiamenti per “Mente Politica”

Paolo Pombeni - 30.04.2016

La redazione

 

Cari Lettori,

       abbiamo ormai alle spalle due anni di lavoro. Grazie a voi non solo il nostro spazio di audience, ma anche la nostra affidabilità sono cresciute. Il tempo però anche per noi non passa invano.

Come sapete, questo periodico è basato interamente sul lavoro volontario: nessuno, da chi scrive gli articoli, a chi coordina, a chi mette in rete, riceve alcun tipo di compenso. Si è andati avanti col ritmo che conoscete di tre uscite settimanali (martedì, giovedì, sabato) sino ad oggi. Ultimamente però abbiamo visto che era sempre più difficile tenere quel ritmo. Siamo, ed è la nostra caratteristica, un gruppo fatto prevalentemente di giovani (giovani come si usa oggi, quando ormai i trentenni e i quarantenni sono ancora tenuti in fase di … formazione – mettiamola così!). Di conseguenza col passare del tempo le persone, per fortuna, crescono nella loro vita personale e professionale e di conseguenza si assottiglia il tempo che possono dedicare al volontariato.

In queste condizioni reggere il ritmo di tre uscite a settimana si è rivelato difficile. Poiché non abbiamo intenzione di rinunciare alle nostre caratteristiche, cioè a proporre analisi meditate e che crediamo non siano così facilmente disponibili, scritte appositamente per noi, scegliamo di ridurre la presenza, ma non la qualità.

Perciò dal mese di maggio usciremo due volte la settimana: il mercoledì e il sabato. leggi tutto