Ultimo Aggiornamento:
28 giugno 2017
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Un passo avanti verso la Terza Repubblica?

Paolo Pombeni - 10.11.2015

Su cosa sia veramente successo con la manifestazione leghista del 8 novembre a Bologna si discute già e si discuterà ancora per un po’ di tempo. Si sommano elementi simbolici, strategie politiche precise e l’avventurismo politico tipico di questi tempi. Tutto sommato però azzardiamo si possa pensare ad un deciso passo avanti verso la terza repubblica.

L’elemento simbolico è di rara complessità. Il primo livello, quello più semplice, è la decisione di portare il leghismo nel cuore della “città rossa”. Naturalmente si potrebbe discutere su quanto Bologna oggi sia adatta ad incarnare ancora quel simbolo, soprattutto nella declinazione che ne da il lepenismo di Salvini, ma a sostenerlo nella sua rappresentazione ci pensano gli “antagonisti”, che peraltro non sono bolognesi, ma legati alla sua natura di città universitaria che calamita giovani da tutta Italia. Poi però Bologna è, ad un livello di simbologia più raffinata, la città di Prodi e dunque dell’Ulivo. Accanto a questi simboli legati alla location, come si usa dire oggi, ci sono i simboli dell’evento: l’accorrere di Berlusconi e della Meloni alla corte di Salvini, davanti alle sue truppe schierate, a cui i due non possono portare che qualche battaglione di complemento (magari ancora attardato a fare il saluto fascista – liturgia estranea al Salvini lepenista). leggi tutto

C’è davvero una crisi nel PD?

Paolo Pombeni - 05.11.2015

L’ennesima fuoruscita di parlamentari dalle fila del Partito Democratico testimonia la reale crisi di una parte almeno di quel partito o più semplicemente è il frutto di una selezione approssimata di classe dirigente operata da Bersani in vista delle passate elezioni politiche, quando nell’ottica di mostrare quanto era ampio il bacino di riferimento si arruolarono tutti quelli che si pensava potessero “fare opinione”?

La domanda ci sembra legittima nel momento in cui coloro che abbandonano le sponde a cui sono approdati grazie a meccanismi più di cooptazione dal centro che di spinta del consenso popolare giustificano la loro decisione con il disagio a stare in un partito che, a loro dire, ha cambiato DNA, ha avuto una mutazione genetica. Infatti in quest’ottica il PD non sarebbe più un partito “di sinistra”, ma un partito “di centro” (o “della nazione” secondo una formuletta il cui vero contenuto è assolutamente oscuro a tutti, compreso a colui che lo ha distrattamente messo in campo).

Ora, se si pensa alla storia da cui origina il PD, è piuttosto difficile sostenere che essa avesse per obiettivo la creazione di un partito “di sinistra” così come è inteso dai fuorusciti che, non a caso, vanno tutti ad approdare nell’estrema con l’ipotesi di fondare una cosiddetta “cosa rossa” con SEL e compagni. leggi tutto

L’enigma del “civismo” nella politica italiana

Paolo Pombeni - 03.11.2015

Adesso sembra che lo cerchino tutti: il candidato “civico” è diventato l’asso nella manica di un sistema politico in crisi profonda. Anzi c’è già chi, vedi Alfio Marchini a Roma, si è appropriato della targa e la presenta come un’alternativa tanto alla destra quanto alla sinistra. Per sovrappiù si dice che lo stesso M5S nella battaglia per il sindaco della capitale si starebbe orientando su una personalità esterna al suo movimento (circola, non sappiamo con quale fondamento, il nome del giudice Ferdinando Imposimato). Naturalmente una simile caccia al “civico” sembra in atto per Milano e Napoli, ma forse anche per altre città che devono andare al voto.

Il fenomeno merita qualche riflessione. La prima, se non si ha la memoria corta, potrebbe riguardare quel fenomeno che in passato è stato etichettato come “americanizzazione” dei nostri partiti. SI ritiene infatti che negli USA i candidati vengano presi dalla società civile, perché in quel contesto i partiti sono macchine elettorali che non hanno le sezioni, la vita sociale permanente e insomma quelle caratteristiche che erano tipiche dei nostri tradizionali partiti di massa. Le cose sono come sempre più complicate, ma certamente in quel contesto ad ottenere le candidature non sono segretari o funzionari di partito, che lì o non esistono o si occupano appunto della “macchina organizzativa” e non sono titolari di un diritto a ricoprire le cariche politiche rilevanti. leggi tutto

Renzi: serve il classico “chiarimento politico”

Paolo Pombeni - 29.10.2015

A fronte di una situazione che sembra impazzita servirebbe proprio impostare quello che una volta si chiamava “un chiarimento politico”. Perché ci pare difficile si possa andare avanti con un panorama che rischia di diventare la classica notte nera in cui tutte le vacche sono nere.

Vediamo di mettere in fila alcune considerazioni. Partiamo dalla puntata attuale della soap opera Marino. Adesso il sindaco, dimissionario ma non troppo, accentua la sua immagine di novello tribuno e il PD romano non pare in grado di prendere una solida posizione sul suo caso. Certo in un clima in cui tutti temono per il proprio futuro, visti i foschi responsi dei sondaggi, domina il dire e non dire, il dissimulare senza mettersi in urto con la dirigenza nazionale del partito, ma resta il fatto che a contrastare l’agitazione mediatica del novello Cola di Rienzo non c’è alcuna autorevole controparte.

Passiamo alla situazione interna al PD nazionale. Ogni scusa è buona da parte della minoranza per dare contro al governo. Non si tratta di diversità di posizioni sempre legittime, si tratta della strumentalizzazione di qualsiasi episodio. Il grido dell’on. Speranza,”giù le mani dalla dr. Orlandi”, era abbastanza surreale, visto che: a) il governo, almeno ufficialmente, non aveva sfiduciato la direttrice dell’Agenzia delle Entrate; leggi tutto

Renzi alla prova della stabilità

Paolo Pombeni - 27.10.2015

Sembra un gioco di parole, ma il nuovo nome della legge finanziaria, che ora, come si sa, si chiama legge di stabilità, è molto appropriato per sottolineare il delicato momento che attraversa il governo Renzi. Infatti sembra che le sue opposizioni “interne” non demordano dal tentativo di azzopparlo (che lo facciano le opposizioni “esterne” fa parte ovviamente delle regole del gioco, anche se forse dovrebbero chiedersi quanto queste mosse siano convenienti per loro).

Come sanno tutti quelli che hanno pratica di queste cose, la ex “finanziaria” è uno dei momenti peggiori nella gestione della politica nostrana: alla fine il confronto su di essa assomiglia più ad un suk arabo che ad una ragionevole gestione dei bisogni economici del paese. La relativa novità è che oltre al solito gioco del lobbismo, che c’è ma che si tende a non far vedere, oltre alle manovre delle burocrazie ministeriali che infilano nel testo qualche veleno a traccia delle loro idiosincrasie e lotte di potere, questa volta assistiamo da uno scontro che chiamare ideologico è nobilitare inutilmente una manovruccia politica.

Fallito il tentativo di accendere le passioni sull’esenzione da IMU e TASI di castelli e ville (scomparsa), adesso la battaglia si sta concentrando sull’evocazione di un altro spettro: l’innalzamento del limite dell’uso del contante a tremila euro. leggi tutto

Cosa succede tra Roma e Bruxelles?

Paolo Pombeni - 22.10.2015

Lo scambio aspro di opinioni (chiamiamole così) fra Roma e Bruxelles merita qualche considerazione perché a nostro avviso è una ulteriore spia della crisi che attraversa l’Unione Europea come istituzione. Non andiamo lontani dal vero se lo inquadriamo nell’eterna questione dello scontro fra “sovranisti” e “comunitaristi”, cioè fra coloro rifiutano di considerare Bruxelles come il potere para-federale a cui le nazioni sovrane devono far riferimento e coloro che invece quel potere vorrebbero vedere riconosciuto e se possibile rafforzato.

Naturalmente non ci sfugge che questo rizzar di code nelle euroburocrazie arrivi perché si sta parlando di Italia. Nulla di simile si era visto contro interventi ben più significativi che si rifacevano alla sovranità nazionale da parte della Gran Bretagna o della Corte Costituzionale tedesca. Ad essere maligni verrebbe da pensare che dipenda dal peso che le rappresentanze di quei paesi hanno nella alta burocrazia europea dove invece gli italiani sono sottorappresentati (e secondo alcuni molto timidi nel reclamare le loro radici nazionali). Noi non vogliamo far peccato e col rischio di sbagliarci respingiamo questa ipotesi e più banalmente osserviamo che quei paesi hanno un peso politico maggiore del nostro.

Ci interessa di più promuovere una riflessione su una ragione profonda di questo scontro fra i burocrati di Bruxelles e i politici di Roma. Si sarà notato l’imbarazzo dei vertici della commissione che sono di estrazione politica, i quali si sono esibiti nel funambolico gioco di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. leggi tutto

Renzi, la destra e la sinistra

Paolo Pombeni - 20.10.2015

Chissà se la sinistra dem considera anche Deng Xiaoping poco di sinistra. Probabilmente sì, visto che l’uomo che andò al timone della Cina dopo la liquidazione della rivoluzione culturale e la fine della banda dei quattro non era solo quello che sosteneva che il capitalismo non era incompatibile col comunismo, ma anche quello che affermava che non importava se i gatti erano rossi o neri, l’importante era che pigliassero i topi.

Non stiamo buttando lì battute, perché la questione è piuttosto seria. Alla obiezione che diminuire le tasse non sarebbe di sinistra, Renzi ha risposto, come era prevedibile, che non si trattava di fare una cosa di destra o di sinistra, ma di fare la cosa giusta. Risposta dialetticamente forte e adatta al grande pubblico, ma che non affronta appieno la questione del perché in Italia stiamo ancora a giocare la partita politica con queste battaglie sull’ortodossia ideologica delle scelte anziché ragionare su cosa serva veramente ad un paese come il nostro che ogni giorno mette a nudo sempre di più la disastrata situazione delle sue strutture.

A stare a quanto appassiona una parte della classe politica del PD la questione fondamentale sarebbe decidere se sia meglio tornare ad una prospettiva “ulivista” o se valga la pena di andare avanti nella linea della creazione del “partito della nazione”. leggi tutto

Non buttate le regioni

Paolo Pombeni - 15.10.2015

La riforma del Senato è stata approvata sebbene per il suo varo definitivo come legge costituzionale si debbano ancora attendere nuovi passaggi a Camera e Senato con un iter la cui conclusione è prevista fra marzo e aprile del prossimo anno. Tuttavia danno tutti per scontato che a questo punto saranno solo passaggi formali (anche se in politica non si può mai dire …) e dunque celebrano o criticano la riforma come un fatto compiuto.

Una delle perplessità più condivise riguarda la centralità delle regioni nel nuovo contesto. Si fa notare che si tratta di istituzioni squalificate da una serie di scandali, che esprimono una classe politica che viene presentata come non di prima grandezza, per non dire di peggio. Per questo si accoglie con favore la ri-centralizzazione di competenze che il nuovo assetto sembra favorire.

Si tratta di un tema che merita di essere sottratto alla cattiva stampa di cui gode, perché una articolazione dei poteri sul territorio è una modernizzazione del sistema di governo a cui non pare opportuno rinunciare. Anche uno stato di grande tradizione “centralista” come la Francia si è convertita al regionalismo e, per citare un altro esempio più controverso, la Gran Bretagna ha fatto della “devolution”, cioè del riconoscimento di poteri ampi a componenti storiche del suo “regno unito”, un qualcosa di più e di diverso rispetto alla sua tradizione storica di riconoscimento del “local government”, cioè del conferimento di alcuni compiti ad organi locali insediati sui territori. leggi tutto

Renzi e il PD dopo Marino

Paolo Pombeni - 13.10.2015

La vicenda del sindaco di Roma Ignazio Marino travalica i pasticci di un personaggio innalzato dal teatrino mediatico a ricoprire un ruolo per il quale palesemente non aveva le qualità. Certo si trattava quasi della classica “mission impossibile”, ma il Nostro ha rivelato di non avere avuto neppure la capacità di comprendere il guaio in cui si andava a cacciare.

Detto questo, rimane il fatto che la vicenda romana apre un capitolo incognito nello sviluppo della crisi italiana. Proprio mentre Renzi si avvia a portare a casa la riforma del senato, mentre sta per varare una ambiziosa legge finanziaria (vedremo poi se ci riesce) , e dunque mentre stava per cogliere una sorta di incoronazione per la sua leadership, il panorama si complica perché sulle prossime amministrative di primavera torna ad aprirsi una sfida all’equilibrio politico che si andava delinenado.

Va bene che anche in politica come in altri campi gli esami non finiscono mai, ma il passaggio che si profila rischia di essere particolarmente difficile. Da un lato infatti esso diventerà una prova sullo stato del PD e di conseguenza sulla tenuta del suo segretario; dal lato opposto Renzi non potrà giocare la partita disponendo direttamente i pezzi sulla scacchiera. Certo ci si aspetta che sia lui in prima persona a far campagna elettorale in tutte le città chiave, ma poi la gente voterà principalmente per i candidati sindaco e sceglierà inevitabilmente e giustamente in base alla fiducia o meno che si può avere in loro quanto a gestione del futuro delle città. leggi tutto

Passaggi complicati

Paolo Pombeni - 08.10.2015

Anche se non devono impressionare più di tanto le fibrillazioni che affliggono i lavori del senato nei passaggi finali della approvazione del ddl Boschi, sarebbe miope non vedere che la situazione politica è meno serena di quel che si era immaginato dopo il superamento degli scogli sulla votazione dei primi articoli di quella riforma.

In campo resta l’incognita di come si potranno gestire alcuni passaggi finali di questa impresa con una minoranza PD molto nervosa (essendosi accorta di non avere esattamente registrato delle vittorie colle sue barricate) e con un quadro di partiti ancora in tensione per la nebulosità delle strategie da scegliere in vista delle prossime elezioni amministrative. In particolare all’interno del Nuovo Centro-Destra ci sono spaccature e problemi che potrebbero portare a delle crisi significative: da un lato c’è il nervosismo per l’invasione di campo di Verdini (il che porta a qualche tentativo di intesa con Fitto); dal lato opposto c’è la faccenda della legge sulle unioni civili dove il partito rischia di perdere una quota dell’appoggio tradizionalista (ed ecclesiastico) che è una parte non facilmente rinunciabile del suo bacino elettorale.

Al di là di questo si affacciano però due questioni ben più importanti: la prima è il ruolo che deve assumere l’Italia nella coalizione internazionale anti califfato islamico; la seconda è l’annuncio di uno scontro molto duro fra industriali e sindacati in vista del rinnovo dei contratti. leggi tutto