Ultimo Aggiornamento:
28 giugno 2017
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Argomenti

Napoleone e il bipartitismo imperfetto

Paolo Pombeni - 03.05.2017

Più di un commentatore politico non vuole arrendersi all’idea che Renzi abbia le caratteristiche di un leader: grande o piccolo, destinato ad un lungo successo o legato a contingenze fortunate può essere materia di discussione, ma per capirlo oggi bisogna partire da quella caratteristica. Sinora la sua storia, esagerando un po’, rimane nell’idealtipo napoleonico, quello, per riprendere il famoso verso manzoniano, del “tre volte nella polvere, tre volte sugli altar”.

Di conseguenza Renzi ha bisogno di prendere ogni sconfitta come l’occasione per aprire una nuova fase che gli consenta di riaffermare quella che sente come la sua “missione” (o, se si preferisce un termine meno altisonante, come la sua peculiarità). Nella fase attuale aveva bisogno di mostrare a critici ed avversari che la sua visione di un PD diverso, capace di ambire alla guida reale della “svolta” italiana, aveva il necessario sostegno di militanti e simpatizzanti.

Con il suo notevole successo nelle elezioni per la segreteria del partito ha raggiunto il risultato. Cercare di ridimensionarlo ricordando i 3,7 milioni di voti raccolti a suo tempo da Prodi o i 2,8 che ebbero Bersani e lui nelle ultime “primarie” è solo un gioco retorico: erano non solo altri tempi, ma soprattutto non si tiene conto che tanta gente leggi tutto

Elezioni legislative 2017 in Algeria: tra apatia e disincanto

Caterina Roggero * - 03.05.2017

Il prossimo 4 maggio in Algeria 23 milioni di cittadini – su un totale di 40 milioni circa di abitanti – si recheranno alle urne per rinnovare l’Assemblea popolare nazionale (APN), eleggendone i 462 nuovi deputati. Da quando a inizio aprile la campagna per le legislative è stata inaugurata, nonostante il dispiegamento di mezzi da parte di partiti, organi di governo e persino leader religiosi per motivare la cittadinanza al voto, l’apatia e il disincanto nei confronti del quinquennale appuntamento elettorale regnano sovrani. Gli analisti sul campo raccontano che in questi giorni, per le strade di Algeri, il dibattito sia particolarmente acceso non tanto sullo scrutinio nazionale ormai alle porte, quanto sul ballottaggio delle presidenziali francesi. Per inciso, le preferenze di autorità e semplici cittadini convergono su Emmanuel Macron: l’unico tra i candidati a essersi recato in Algeria durante la campagna e soprattutto il solo ad aver “osato” giudicare pubblicamente i 132 anni di colonizzazione francese nel paese maghrebino come un “crimine contro l’umanità” (gli algerini, si sa, sono ancora in attesa delle scuse ufficiali di Parigi per la lunga parentesi della loro storia recente vissuta sotto il dominio della potenza europea).

Quale partito o quale alleanza di partiti vincerà in Algeria, invece, non interessa veramente granché: l’unico vero risultato leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 2) I 25 capoluoghi fra il 1948 e il 1968

Luca Tentoni - 29.04.2017

Il nostro viaggio nei comuni dove si voterà l'11 e il 25 giugno prossimi inizia dai capoluoghi. Siamo andati molto indietro nel tempo, fino alle elezioni per la prima legislatura repubblicana. In questo articolo ci occuperemo del comportamento elettorale negli anni che vanno dal 1948 al 1968. Non si tratta di un esercizio di scuola, ma di un tentativo di individuare tendenze (se ce ne sono) capaci di resistere al tempo e di arrivare (più o meno intatte) fino ai giorni nostri. Anche se è evidente che del milione e 655 mila elettori che ha votato nei 25 capoluoghi il 18 aprile 1948 solo una piccola parte è ancora in vita (i più giovani sono del 1927, essendo allora la maggiore età fissata a 21 anni) ci sono però comportamenti elettorali "ereditati". La distribuzione dei consensi ai partiti ci aiuterà, inoltre, a dividere i venticinque capoluoghi in tre aree - alle quali abbiamo già fatto accenno nell'articolo precedente - che denominiamo "Nord bianco", "Zona rossa" e "Mezzogiorno allargato". Per costruirle abbiamo preso in considerazione il comportamento elettorale nelle tre zone durante il primo ventennio repubblicano. I capoluoghi italiani (non solo quelli in esame, ma nel complesso), è bene dirlo in via preliminare, hanno sempre avuto un voto meno orientato verso la Dc e più favorevole a laici e Msi leggi tutto

Vincitori e vinti, prima della metà del guado. Ancora sul primo turno francese

Michele Marchi - 29.04.2017

In attesa che il primo turno sia ulteriormente analizzato e che i flussi elettorali siano studiati nel dettaglio, si possono fare alcune considerazioni generali su vincitori e vinti del 23 aprile.

I vincitori del primo turno sono tre.

Prima di tutto il settimanale satirico «Le Canard Enchainé». Potrà sembrare superficiale o forse banale un’affermazione di questo genere. Ma le rivelazioni in serie su impiego fittizio della moglie, contratti di consulenza per società amiche sfruttando i rapporti con la Russia e infine conti pagati da strani faccendieri per abiti di lusso hanno reso la campagna elettorale di François Fillon una specie di “via crucis del XXI secolo”. Senza entrare nel merito delle inchieste in corso, il candidato LR è passato dalla vittoria certa di inizio dicembre, a quella probabile anche dopo l’avanzata del candidato Macron, a quella impossibile dopo l’esplodere degli affaires.

Il secondo grande vincitore è stato Jean-Luc Mélenchon con la sua France insoumise. Come mostrano i flussi elettorali egli è riuscito da un lato a raccogliere tutto il voto di tradizione comunista, ad unirvi un voto giovane e popolare di aree soprattutto periferiche e infine ha potuto contare su un numero non esiguo di delusi della campagna di Hamon. leggi tutto

Il dibattito tra i candidati alla segreteria del PD : qualche riflessione

Donatella Campus * - 29.04.2017

I dibattiti televisivi tra i candidati sono di solito veri e propri eventi delle campagne elettorali. Questo perché catalizzano l’attenzione di tutti i media : in diretta partono i commenti  sui social network ; successivamente sono commentati nei talkshow e ricevono pagelle sui giornali del giorno dopo. Insomma, il dibattito è un’occasione importante per i candidati, soprattutto perché contribuiscono a creare un clima di opinione. Più in generale, la discussione che si sviluppa intorno al dibattito serve anche a risvegliare l’interesse a proposito all’appuntamento elettorale in sé, in quanto il format che presuppone un confronto diretto tra avversari evoca la dimensione della gara e attira anche per questo curiosità e attenzione.

 

Mercoledì sera è andato in onda il dibattito tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico. Se evento è stato – perché comunque se ne è parlato prima, durante e dopo-bisogna anche dire che non è stato dei più appassionanti. Ovviamente, parte della responsabilità è dei candidati, le cui performance sono state dignitose, ma non certo eccezionali. Tuttavia, qualche riflessione va fatta anche sull’impostazione del dibattito.  In primo luogo, la tendenza a riprodurre format leggi tutto

Alla corte di Grillo?

Paolo Pombeni - 26.04.2017

Vanno osservate con attenzione le aperture, più o meno esplicite, che si vanno facendo da vari ambienti verso il Movimento Cinque Stelle. In parte non è fenomeno recente, perché una rete come La7 da tempo ha aperto spazi tanto direttamente con esponenti Cinque Stelle quanto meno direttamente con giornalisti del quotidiano che li accredita. Tuttavia negli ultimi tempi ci sono stati altri episodi, il più noto dei quali è quello relativo al direttore del quotidiano della CEI, ma un po’ meno apertamente se ne sono notati altri.

Non è cosa che debba stupire più di tanto, perché ovviamente una forza politica stimata stabilmente al 30% dei consensi elettorali e che ha conseguito alcuni successi rilevanti deve per forza di cose trovare attenzione e valutazione. Tuttavia in questo caso c’è un dato in più che merita di essere messo in rilievo: la natura sfuggente per non dire ambigua di questa forza consente di prenderla in considerazione per così dire senza sporcarsi le mani. Ad essa ciascuno può attribuire quel significato che più gli aggrada e relegare i punti della sua proposta per lui meno convenienti ad elementi marginali, magari considerandoli frutto di un certo folclorismo e di tanta improvvisazione che ancora è presente in una forza “giovane” e che pertanto può essere perdonata. leggi tutto

Spese per la difesa federali e titoli del tesoro al portatore per aggredire il debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 26.04.2017

Il nodo del debito pubblico rimane tema caldo. Una parte del partito democratico ha avanzato  richiesta di moratoria sulle privatizzazioni. La proposta è stata respinta dal ministro dell’economia Padoan, non si sa se per convinzione o perché la sua posizione non lascia spazio ad alternative, pena una doccia fredda da Europa e mercati. Purtroppo a imporci in maniera pressante e spregiudicata di svendere parti del nostro patrimonio arriva il giudizio dell’agenzia di rating Fitch che ci degrada per l’ennesima volta. La questione è preoccupante perché gran parte delle privatizzazioni in Italia ha provocato un grave danno alle casse pubbliche, che avrebbero dovuto invece risanare, visto che sono stati svenduti cespiti che fruttavano molto di più di quanto non rendano in media i titoli di stato. In più le privatizzazioni sono un’ipoteca sullo sviluppo in quanto hanno prodotto un arretramento in settori chiave come quello delle comunicazioni stradali (si legga di Giorgio Ragazzi I signori delle autostrade edito dal Mulino) e telefoniche fortemente danneggiate dalla scarsità degli investimenti delle nuove proprietà. Queste hanno beneficiato della posizione di mercato privilegiata (le autostrade ad esempio sono un monopolio naturale in cui non è possibile avere concorrenza) per estrarre rendite cospicue spesso finite in avventure finanziarie all’estero. leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 1) Il quadro d'insieme

Luca Tentoni - 22.04.2017

Il voto amministrativo del 2017 riguarderà circa un quinto della popolazione e del corpo elettorale, un quarto dei comuni capoluoghi di provincia, un ottavo circa dei comuni. L'11 giugno (con eventuale ballottaggio, ove previsto, il 25 giugno) si voterà infatti in 1021 centri, 858 dei quali con popolazione inferiore a 15mila abitanti. I comuni superiori sono dunque 163. Oltre ai 25 capoluoghi di provincia ne abbiamo altri 138, così ripartiti: 52 fra 15 e 20 mila abitanti, 47 fra 20 e 30mila, 20 fra 30 e 40mila, 12 fra 40 e 50mila, 4 fra 50 e 75mila (Legnano, Carrara, Portici, Molfetta) e 3 oltre 75mila (Sesto San Giovanni, Guidonia Montecelio e Pozzuoli). Fra i comuni con una popolazione compresa fra 20 e 30mila abitanti, venti sono al Nord, cinque al Centro, tredici al Sud, nove nelle Isole. Fra gli altri 39 non capoluoghi (da 30mila abitanti in su) ce ne sono tredici del Nord, dieci del Centro, tredici del Sud e tre delle Isole. In questa fascia di comuni, dunque, il test sembra particolarmente importante, perchè le elezioni amministrative coprono abbastanza bene le diverse realtà del Paese. I comuni capoluogo che vanno alle urne, invece, sono stavolta prevalentemente settentrionali: quattordici su venticinque (al Centro sono quattro, al Sud quattro, nelle Isole tre). Ciò nonostante, come vedremo nelle prossime puntate di questo lungo viaggio nelle amministrative del 2017, leggi tutto

Una campagna tra il pessimo e il drammatico

Michele Marchi - 22.04.2017

È accaduto ciò che tutti temevano e che molti avevano preventivato a mezza voce. A settantadue ore dall’apertura dei seggi per una delle elezioni più decisive nella storia del continente  europeo dal 1945 ad oggi è arrivato l’ennesimo atto terroristico. Due anni e tre mesi dopo Charlie Hebdo la Francia, e in particolare la sua vetrina sul mondo, Parigi, sono ancora sotto assedio.

Che effetto avrà tutto ciò sul voto del 23 aprile? È impossibile saperlo e chi si avventura in ipotesi e previsioni finisce per affidarsi al caso, piuttosto che alla riflessione.

Quello che si può fare è invece un punto complessivo sulla campagna elettorale e poi collegare la stessa all’ultimo evento.

Ebbene la campagna per il voto presidenziale del 2017 è stata una pessima campagna. Non nel senso che i toni siano stati alti e il dibattito incivile. Da questo punto di vista ci si è mossi nella norma. La campagna elettorale è stata pessima perché non ha avuto uno o più temi trainanti. I candidati con possibilità di raggiungere il ballottaggio, quindi sostanzialmente cinque (anche se Hamon si è ben presto staccato dai primi quattro, almeno secondo i sondaggi) non si sono impegnati in un’operazione di organica spiegazione ed illustrazione di una piattaforma coerente di risoluzione dei principali leggi tutto

Il ruolo delle organizzazioni della società civile (OSCs)nella cooperazione allo sviluppo: un cambio di paradigma

Lucia Conti * - 22.04.2017

Vi è un consenso generalizzato nel riconoscere il ruolo fondamentale delle OSCs nella promozione della governabilità democratica nei paesi terzi e nel favorire trasparenza e responsabilità dei governi.

Questo riconoscimento è stato validato dalla comunità internazionale e formalizzato in principi e dichiarazioni. Nella “Dichiarazione di Parigi”(2005) il consolidamento della governabilità democratica è considerato una pre-condizione per l’effettività degli aiuti e un antidoto contro la corruzione  e la mancanza di trasparenza delle istituzioni pubbliche.

Nell’ “Agenda for action” di Accra (2008) le OSCs sono riconosciute come attori indipendenti di sviluppo mentre il  4° Forum internazionale di Busan (2011) introduce il termine partenariato pubblico/privato per la realizzazione di  un’agenda globale sulla base di obiettivi e principi condivisi.

La Comunicazione della Commissione europea del 2012: “Le radici della democrazia e dello sviluppo sostenibile”, definisce i pilastri su cui si fonda il rapporto con le OSCs: i) sostenere un ambiente favorevole alle OSCs, in particolare un quadro legale di riferimento; ii) promuovere la partecipazione delle OSC nella formulazione leggi tutto