Ultimo Aggiornamento:
26 aprile 2017
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Argomenti

First ladies e diplomazia. Un lungo passato dal futuro incerto

Dario Fazzi * - 28.01.2017

Nel marzo del 1972, nel corso di una intervista a Monrovia, in Liberia, Thelma “Pat” Nixon descrisse quello della first lady come il “il più duro lavoro non pagato al mondo”. La costituzione degli Stati Uniti infatti non prevede alcun incarico ufficiale néforme di emolumenti per le first ladies, la cui funzione si basa sostanzialmente su una tradizione le cui origini risalgono a Martha Washington e alla cultura alto-borghese anglosassone di fine settecento.

 

Eppure, per quanto informale, la posizione della first lady resta molto influente nel sistema socio-politico statunitense, ben al di là di quelle che una volta Betty Ford descrisse come “chiacchiere da letto.” Pare infatti che il presidente Andrew Johnson ritenesse l’opinione di sua moglie molto più valida e autorevole di quelle di numerosi consiglieri. Sarah Polk era indispensabile segretaria, consigliera politica e confidente del marito. Per molti, la vera deus ex machina dietro l’amministrazione Taft era Helen, moglie del presidente. L’impegno politico di Eleanor Roosevelt e il suo rivoluzionario impatto sull’immagine pubblica della first lady hanno caratterizzato questa figura sino ai tempi di Michelle Obama.

Quello che è interessante notare è che spesso le first ladies hanno avuto un ruolo di primo piano anche nella conduzione della politica estera statunitense. In particolare, leggi tutto

Il discorso inaugurale di Donald Trump

Tiziano Bonazzi * - 25.01.2017

Nel suo discorso inaugurale Donald Trump è stato profondamente “trumpiano" nei toni e nei contenuti; ma per capirlo occorre andare oltre le nostre reazioni di italiani con una cultura politica italiana e provare a capire come gli americani, o almeno i suoi elettori, lo hanno ascoltato e vissuto.  Vari commentatori d’oltreatlantico hanno scritto che molte delle sue affermazioni potrebbero essere di Bernie Sanders, una vicinanza già notata all’epoca delle primarie; ma non basta. Sanders non sta per iscriversi alla nascente Sinistra Italiana e Trump non è un conservatore tradizionale. Entrambi, prima di tutto, sono degli americani.

Trump nel suo discorso non ha indicato un programma, ha costruito un manifesto, nella tradizione della retorica statunitense. Una retorica popolare che non è nata coi Padri Fondatori - meravigliosi illuministi aristocratici -; ma nei revival religiosi dell’Ottocento, nei discorsi infiammati dei grandi predicatori protestanti davanti a folle bisognose di sicurezza sia per le asperità delle loro vite che per il terrore dell’Inferno. Una retorica che invitava i singoli a cercare Gesù e a farlo direttamente, da soli, con le loro forze. Un fedele e Gesù, senza nessun tramite se non la Bibbia, e l’iniziativa era del singolo fedele. C’era una forza travolgente in quei sermoni, così come nella visione di origine radicale inglese, leggi tutto

Niente di nuovo sul fronte socialista?

Michele Marchi - 25.01.2017

Il primo turno della primaria della gauche francese ha certificato la crisi profonda del socialismo francese. Che Benoît Hamon, per tutti il terzo uomo di questa consultazione, negli ultimi sondaggi fosse in rapida risalita era noto. Non si pensava però che riuscisse a piazzarsi al primo posto, sopravvanzando il Primo ministro uscente Valls e “neo-colbertista” Montebourg. Il messaggio lanciato da militanti e simpatizzanti socialisti da questo punto di vista è stato chiaro. Valls si ferma al 31% perché rappresenta la continuità rispetto agli anni Hollande. Montebourg viene eliminato dalla corsa con il suo deludente 17% poiché ritenuto non credibile nel suo riproporre un socialismo anti-globalizzazione piuttosto arcaico. Hamon fa il pieno, soprattutto tra i giovani, perché viene percepito come il volto nuovo, l’outsider (anche se su questo punto si può e si deve discutere) portatore di un mix azzardato di difesa del modello sociale e di una sua innovativa (e utopica) rivisitazione, basti pensare agli accenti ecologisti e alla proposta di reddito universale di cittadinanza.

Due parole vanno però spese sulla partecipazione. La primaria che il 29 gennaio si concluderà con il ballottaggio Hamon-Valls si è aperta con un modesto livello di partecipazione. Bisogna però fare attenzione ad esprimere leggi tutto

Donald Trump: quali sfide dopo l’insediamento?

Gianluca Pastori * - 25.01.2017

Dopo il risultato in larga misura inatteso dello scorso novembre, l’insediamento del 20 gennaio ha fatto ufficialmente di Donald Trump il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Le settimane che hanno preceduto l’‘inauguration day’ sono state segnata da numerose incertezze riguardo a quella che, negli anni a venire, potranno essere le scelte del nuovo Presidente; incertezze che sono state alimentate dalle audizioni sostenute di fronte al Senato dai membri della nuova amministrazione. In tale sede, contraddizioni sono emerse su diversi punti, sia fra la posizione dei diversi candidati, sia fra queste e quelle espresse da Trump in campagna elettorale e dopo l’elezione. Anche le attese per il discorso d’insediamento sono andate, in larga misura, deluse. I poco meno di diciotto minuti del discorso hanno sostanzialmente ricalcato le linee della campagna elettorale, confermando così, da una parte, i timori dei suoi oppositori, dall’altra i dubbi espressi da diversi osservatori. I primi giorni di quella che sembra destinata ad essere una delle presidenze più contestate nella storia recente degli Stati Uniti lasciano quindi aperta la porta a tutte le interpretazioni. E’ difficile, però, immaginare che il tycoon newyorkese riesca a trovare la sua vera ‘bussola politica’ in un appello generico come quello a ‘fare l’America nuovamente grande’. leggi tutto

La democrazia "migliore"

Luca Tentoni - 21.01.2017

Spesso, nel dibattito politico quotidiano, si tende a marcare la differenza e la contrapposizione con gli avversari affermando la supremazia del proprio partito e dei propri elettori: i "migliori" contro gli altri (intesi come incapaci, corrotti, diffusori di notizie false e di ideologie fuorvianti e via dicendo). Si tratta di un modo per tenere uniti i sostenitori e per segnalare alla parte dell'elettorato del partito un po' meno fedele e affezionata che un'altra scelta non solo non è possibile, ma che è suicida. Il concetto di “migliore” è stato analizzato con cura da Antonio Campati in un suo recente volume ("I migliori al potere - La qualità nella rappresentanza politica" - ed. Rubbettino). Secondo Campati, "l'idea-concetto di qualità si incontra e, in un certo qual modo, si scontra con l'ideale democratico; in altri termini, quello che possiamo definire come il principio qualitativo della classe politica - la necessità di qualificare le élite di comando - non solo è (ancora) parte centrale della teoria democratica, ma si interseca con non pochi interrogativi problematici che da essa vengono sviluppati". In altre parole, al di là dell'uso propagandistico che si può fare del concetto, c'è una delle più grandi questioni irrisolte del dibattito sulla democrazia: in un sistema che tende a rappresentare, leggi tutto

I perché della bassa (o non) crescita del bel paese

Gianpaolo Rossini - 21.01.2017

Il panorama del prodotto interno lordo (PIL) dal 2003

Dal 2003 al 2015 la Germania vede il suo Pil crescere del 36%, la Gran Bretagna del 50%, la Francia del 33%. L’Italia si ferma al 18%. Ovvero circa 1.3% annuo.  Il Pil di un paese si espande per due ragioni: perché aumenta la popolazione, dunque più persone impiegate, e perché cresce la produttività, ovvero ciò che produce ogni occupato.

 

La produttività

Dal 2003 al 2015 il prodotto orario per lavoratore in Germania passa da 96 a 103, in Francia da 94 a 102, in Gran Bretagna da 96 a 102, in Italia cala da 101 a 98. La produttività del lavoro sale perché gli individui sono meglio organizzati nei processi produttivi e perché investimenti in macchinari (robot etc.), infrastrutture (strade, porti etc.), capitale umano (istruzione), comunicazione e logistica, in innovazione elevano la capacità di produrre di ogni soggetto impiegato.

 

Gli Investimenti e la Ricerca e Sviluppo (R&S)

In Germania si investe nel 2015 come nel 2003 il 20% del Pil, in Francia il 22% mentre nel 2003 è il 21%, in Gran Bretagna il 17% come nel 2003, in Italia il 17% mentre era il 21% nel 2003. La spesa scolastica, quella sanitaria (per mantenere il capitale umano sano), quella per mantenere pulito l’ambiente non sono considerate investimento. Lo sono quelle in ricerca e sviluppo delle imprese e del settore pubblico. leggi tutto

C’è bisogno di “buona” politica, non di una politica “bella”

Mattia Baglieri * - 21.01.2017

Justin Trudeau fino ad oggi pareva un leader impeccabile: di successo, capace, in Canada, di riportare alla vittoria i liberali dopo un lungo mandato conservatore guidato da Stephen Harper, ma soprattutto di bell’aspetto, con il coraggio di posare senza veli e di esibirsi in flessioni e addominali nelle aule parlamentari, in una politica sempre più attenta a “fare colpo” sull’elettorato attraverso gli effetti speciali.

 

Ma la politica del consenso attraverso la “bellezza”, il fare colpo in maniera sensazionalistica e chiacchierata si nutre di un consenso volatile e che può essere facilmente eroso nel momento in cui si verifichi la tendenza ad uno iato tra i valori che si professano e le azioni che si compiono. Senz’altro queste leadership che giocano abilmente sull’ostentazione di sé, ammiccando l’occhio alle riviste patinate e cercando pedissequamente il flash dei fotografi, non possono che apparire più pacate, più rispettabili e, ovviamente, meno pericolose rispetto alle leadership strillate, che giocano sul consenso di pancia e non sedimentato, su quella che viene chiamata “politica della paura” (pensiamo a Marine Le Pen in Europa o al partito Hindutvà in India). Sono di questo tenore la maggior parte delle leadership liberali di oggi, ma queste leadership, attirando su di sé i riflettori quasi volontariamente, leggi tutto

La politica e i capponi di Renzo/i

Paolo Pombeni - 18.01.2017

Qualcuno si ricorderà della metafora suggerita dal Manzoni ne “I Promessi Sposi” quando descrive  Renzo che va dall’avvocato Azzeccagarbugli portandogli in dono quattro capponi che tiene in mano stringendoli per le zampe legate insieme e a testa in giù, con le povere bestie “ le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”. Se Manzoni avesse in mente una riflessione generale sull’umanità o alludesse all’incapacità degli italiani di far causa comune per il loro futuro è materia di discussione. Può essere che siano vere entrambe le cose. Certo la metafora, nell’uno e nell’altro senso, è più che mai valida oggi.

La politica italiana è messa di fronte ad una situazione quanto mai complicata, ma le forze politiche che dovrebbero governarla assomigliano davvero ai famosi quattro capponi: sia perché stanno a testa in giù e sono nelle mani di una congiuntura piuttosto difficile, sia perché in queste condizioni pensano solo a beccarsi fra loro.

L’elenco delle nostre difficoltà è sempre quello e la cosa potrebbe risultare noiosa, non fosse che invece dovrebbe preoccupare proprio il fatto che non si riesce ad archiviarlo. Monte dei Paschi e le banche sono sempre lì, così la nostra debole situazione nel contesto UE, leggi tutto

Dieselgate e ratings: un’Europa che non vuole diventare adulta

Gianpaolo Rossini - 18.01.2017

Il dieselgate ha per ora toccato Volkswagen ed FCA. Questi due produttori sono colpevoli di avere venduto su suolo americano auto diesel che inquinano troppo, più di quanto non dichiarassero i test ufficiali e i dati forniti dalle stesse case produttrici.  Per i produttori che non vendono negli Usa auto diesel come Renault e PSA i problemi sono marginali. Perché tutto questo? La ragione è che in Europa, come su altri temi, si è ritenuto di percorrere una strada diversa da gran parte dei paesi avanzati. Ovvero si è voluto a tutti i costi perseguire da oltre tre decenni lo sviluppo della trazione basata sul gasolio anche per le auto. Mentre nel resto del mondo sviluppato si faceva il contrario addirittura bandendo in alcuni casi la trazione a gasolio per automobili, come in Giappone, Brasile, Cina, in Europa ci si intestardiva sullo sviluppo dei motori diesel nonostante numerosi studi ne individuavano il grado di nocività ambientale e gli effetti particolarmente gravi sull’apparato respiratorio. Le lobby dei grandi produttori europei hanno spinto non solo per forme di tolleranza ma addirittura per agevolazioni fiscali di questo combustibile per auto. Senza accorgersi che così si condannavano leggi tutto

Papa Francesco e i problemi di oggi. Nuovi approcci?

Loris Zanatta * - 18.01.2017

Il discorso del Papa al corpo diplomatico era molto atteso e non ha deluso. La Santa Sede dirà, come deve dire, che non ci sono novità nelle parole di Francesco, che la dottrina è quella eterna, che il Vangelo è la guida. Eppure delle novità ci sono eccome e infatti tutti le hanno notate. Per chi, come me, è sempre stato molto critico del Pontefice, sono novità importanti e positive. Verrebbe da dire che Francesco fa sue talune obiezioni ricevute da tanti critici: non ci sarebbe niente di male, anzi gli farebbe onore. Ma non è il caso di cercare il pelo nell’uovo.

Quali sono le novità? E come si spiegano?  Della prima novità si erano in realtà già avute alcune anticipazioni. Ora è conclamata e riguarda l’immigrazione. Il Papa ribadisce con forza il valore evangelico dell’accoglienza, ci mancherebbe. Ma più di quanto mai avesse fatto prima, dimostra di avvertire gli immani problemi che ad essa si associano. Da ciò la sibillina frase: occorre garantire “il diritto di ogni essere umano di immigrare in altre comunità politiche”, senza però che queste “sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali”. La botte piena e la moglie ubriaca, insomma. leggi tutto