Ultimo Aggiornamento:
28 giugno 2017
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Argomenti

Macron: un uomo (solo) al comando?

Michele Marchi - 17.05.2017

Angela Merkel ha parlato, citando Hermann Hesse, di “magia dell’inizio”, riferendosi ai primi passi del nuovo presidente della Repubblica francese. Al netto della “Macron-mania” che sta contagiando il nostro Paese e, in generale, il Vecchio Continente, il nuovo inquilino dell’Eliseo, nei suoi primi passi da presidente eletto, ha fornito alcuni spunti interessanti che, se confermati, potrebbero rendere il suo quinquennato davvero storico almeno quanto lo è stata la sua elezione.

Sin dalla solennità della serata del Carousel du Louvre, confermata al momento del passaggio delle consegne e della sfilata sugli Champs-Elysées dopo aver reso omaggio al milite ignoto all’Arc de Triomphe, l’impressione è quella di una forte volontà di “ri-presidenzializzare” la funzione. Stile e contenuti sembrano già delineare una presidenza lontana sia da quella “bling-bling” di Sarkozy, sia da quella “normale” di Hollande. Macron pare aver compreso che la giovane età, la volontà dei francesi e la gravità del momento impongono il ritorno alla centralità del “monarca repubblicano”. E proprio a proposito della “gravità del momento”, il quarantenne ex-banchiere, ma non dimentichiamolo ex segretario generale aggiunto all’Eliseo (2012-2014), sembra consapevole di trovarsi dinanzi ad un nuovo inizio per il Paese, per certi aspetti simile a quello del 1958. L’ultimo quindicennio leggi tutto

Europa ed euro da non lasciare

Gianpaolo Rossini - 17.05.2017

Alla fine degli anni 80 del secolo scorso l’Europa dà vita ad un programma pionieristico di integrazione del quale si fa paladina la Gran Bretagna entrata nella allora Comunità da pochi anni, ovvero dal 1975.  Si tratta del progetto del mercato unico europeo (European Single Market) cui lavorano per alcuni anni economisti, giuristi, politologi. Lo scopo è di dare vita ad un’area altamente integrata che possa consentire scambi tra paesi membri della Comunità con una facilità vicina a quella che si riscontra tra gli stati degli Usa.  Si tratta di un grande balzo che cambia registro rispetto allo spirito originario della Comunità che nelle sue prime fasi si afferma con intenti più difensivi, ad esempio nel settore dell’acciaio e dell’agricoltura, piuttosto che in una prospettiva di maggiore apertura e concorrenza. Nei primi anni della Comunità ci sono infatti più timori che speranze. In Italia nella sinistra si fa la conta dei settori che saranno fagocitati da Germania o Francia. Grandi distruzioni di capitale umano e industriale sono previste con enormi costi sociali e instabilità politica. Ma l’eliminazione dei dazi intra europei, completa nel 1969 secondo il dettato del Trattato di Roma, non produce le tragedie evocate da “sinistre” Cassandre.

Le imprese sono le protagoniste leggi tutto

Elezioni iraniane: scenari e protagonisti in campo

Francesca Del Vecchio * - 17.05.2017

Negli ultimi mesi le elezioni presidenziali iraniane - previste per il prossimo 19 maggio - hanno destato l’attenzione della stampa internazionale più per la possibile ricandidatura di Mahmoud Ahmadinejad che non per un effettivo interesse per la politica di Tehran. Scongiurato il pericolo di un ritorno sulle scene dell’ex sindaco della capitale, bocciato dal Consiglio dei Guardiani dopo essersi iscritto nelle liste di candidatura, è sceso di nuovo un parziale silenzio e un cinico disinteresse per le sorti del Paese.

 

Facciamo un passo indietro: la Repubblica Islamica dell’Iran si recherà alle urne per scegliere il suo Presidente, l’ottavo dalla Rivoluzione del ‘78, durante la fase preliminare della campagna elettorale diversi erano i possibili candidati: si era parlato, appunto, di Ahmadinejad - conosciuto per il suo regime quasi dittatoriale tenuto nei due mandati (dal 2005 al 2013) -, e di Marziyeh Vahid Dastjerdi, già primo Ministro (della salute) donna nel 2009 con Ahmadinejad (da lui stesso licenziata perché aveva osato contestare i prezzi troppo alti dei medicinali). Dei due, solo il primo si è iscritto alle liste dei candidati ma il Consiglio dei Guardiani - che ha anche il compito di vagliare le candidature, ha posto leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 4) I 25 capoluoghi fra il 1994 e il 2008

- 13.05.2017

Nei venticinque comuni capoluogo di provincia nei quali si voterà l'11 ed eventualmente il 25 giugno prossimo per le amministrative, il passaggio fra le elezioni del 1992 e quelle del 1994 è stato denso di mutamenti, in linea però col resto del Paese. Se nel 1992 i partiti di centro avevano avuto risultati meno brillanti rispetto alla media nazionale (34,9% contro il 37,4%; in particolare: Dc 25,9% contro 29,7%) soprattutto al Nord, quelli di destra avevano invece guadagnato proprio nelle regioni settentrionali molti dei voti perduti dai democristiani. In quanto ai partiti di sinistra, nel complesso erano arrivati ad avere il 45,2% dei voti, all'incirca quelli della media nazionale (44,8%). Dinamiche molto simili, come si accennava, si trovano nei dati relativi al 1994, cioè alla prima elezione della Seconda Repubblica. Il PPI, erede della Dc, ottiene nei capoluoghi appena l'8,8% dei voti contro l'11,1% della media nazionale, alla pari con la Lega Nord (la quale, tuttavia, ha l'8,4% nella MNaz). I partiti di sinistra conseguono, nel complesso, lo stesso risultato che nel resto d'Italia, con il Pds sottorappresentato (17,8% contro 20,4 MNaz) proprio come nel 1992 (14,2% contro 16,1% MNaz). Il nuovo sistema dei partiti che si va creando passa, ovviamente, attraverso una forte ristrutturazione e il travaso di forti quantità di voti da partiti tradizionali a soggetti nuovi. leggi tutto

Forme di governo e leadership dell’esecutivo

Pasquale Pasquino * - 13.05.2017

Le forme di governo nei regimi democratici (fondati su elezioni libere, ripetute e competitive) erano distinte, se non si tiene conto dell’eccezione svizzera, in presidenziali, parlamentari e semi-presidenziali (meglio, ad esecutivo dualista).

Negli ultimi decenni, almeno sul continente europeo, dove non esistono sistemi presidenziali (come quello in vigore da sempre negli Stati Uniti, dove l’esecutivo non è responsabile politicamente di fronte al parlamento), le forme di governo dovrebbero essere distinte in base ad un criterio diverso da quello tradizionale (parlamentare vs. semipresidenziale). Ciò richiede la presa in conto dei rapporti fra il sistema dei partiti e la legge elettorale.

Dove esistono sistemi elettorali maggioritari (come nel Regno Unito) o comunque governi tendenzialmente stabili (Germania), il leader del partito che vince (GB) o arriva primo alle elezioni (Germania) è, al tempo stesso, il capo del governo ed il capo del partito di maggioranza (un “uomo -anzi donna- sola al comando” May, Merkel ?!?). Il rapporto fra il legislativo e l’esecutivo non è di contropotere, ma di cooperazione e, in via eccezionale, di controllo del parlamento sull’esecutivo, solo in caso di comportamenti e di scelte da parte del capo dell’esecutivo che vadano direttamente contro gli interessi politici e le scelte ideologiche del partito di cui è il leader leggi tutto

Ritorno al partito?

Paolo Pombeni - 10.05.2017

Terminata la suspence per la definizione della segreteria del PD ci si attende che la politica italiana si rimetta in cammino. I media si affannano a costruire retroscena, ma spesso, ci permettiamo di notarlo, trascurano di analizzare la scena, la quale è più trasparente di quel che si ritenga.

La prima cosa da notare è che la performance delle cosiddette primarie del PD non ha portato ancora all’apoteosi del leaderismo senza partito, quanto piuttosto alla riaffermazione del partito del leader. Non si creda che ci stiamo perdendo in un gioco di parole. Almeno a prestar fede a quanto viene annunciato ora il PD avrà una segreteria che settimanalmente si riunisce per valutare l’azione del governo chiamando i ministri interessati ad interagire con il vertice del partito. Si potrebbe cavarsela dicendo che si tratta solo di un escamotage con il quale Matteo Renzi vuol tornare a fare il premier ombra, visto che ha dovuto lasciare quel posto. Sostiene l’interpretazione il fatto che quando l’attuale segretario del PD era anche il premier a qualcosa di simile non aveva mai pensato.

C’è del vero in questa osservazione, ma resta il fatto che viene formalmente resuscitata una modalità di rapporto fra governo e partito di maggioranza relativa leggi tutto

Il vertice dei vescovi latinoamericani

Claudio Ferlan - 10.05.2017

Nel contesto di quella che altre volte abbiamo definito come nuova geografia ecclesiastica, assume una maggiore rilevanza l’incontro del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano) che si sta svolgendo a San Salvador (9-12 maggio). Si tratta della riunione dei rappresentanti di un istituto che riunisce le ventidue Conferenze Episcopali site nel vastissimo territorio compreso tra il Messico e Capo Horn, inclusi il Caribe e le Antille. Nell’occasione sono presenti anche esponenti della Chiesa cattolica statunitense e di quella canadese, segno di una viva attenzione alle questioni della più stretta attualità.

 

El Salvador, Venezuela

La scelta del paese centroamericano quale luogo di celebrazione del vertice non è casuale: si celebra infatti nel 2017 il centenario della nascita di monsignor Oscar Romero, del quale si aspetta la prossima canonizzazione. È in ricordo della sua esperienza pastorale che il consesso dei vescovi si riunisce, con l’obiettivo di discutere sulle emergenze denunciate ormai quarant’anni fa da Romero, ‘voce dei senza voce’: la lotta contro la povertà, la ricerca della pace. Si tratta di un’assemblea ordinaria, dalla quale non si attendono documenti particolari, leggi tutto

Stendhal, Maccio Capatonda e il fascino del selfie: un parallelo

Omar Bellicini * - 10.05.2017

Sulle colline di Waterloo, affumicate da una bruma innaturale, un ragazzo si affretta, urla, interroga. È alto, bello e viene da Milano. Ha risalito la spina dorsale dell'Europa, dalla Lombardia al Belgio, solo per trovarsi in quel luogo. Doveva essere lì. Non voleva mancare un appuntamento importante. Ora è nel posto a lungo desiderato; e benché non s'imbatta nelle atmosfere piacevolmente pregustate nelle stanze d'infanzia, ingombre di libri e di sogni, può dirsi felice. Il giovane si chiama Fabrizio Del Dongo, e l'anno in questione è il fatidico 1815: quello della battaglia. Siamo al terzo capitolo de “La Certosa di Parma”, uno dei massimi capolavori stendhaliani. Probabilmente, quello che più ha segnato l'immaginario. Ma chi è Fabrizio, e cos'ha a che spartire con le vite interconnesse e condivise dei nostri contemporanei?

 

Nulla, se ci concentriamo sullo stile d'un adolescente che conosce le selle e non i sellini, e che di certo preferisce allungare i favoriti, in luogo delle creste. Ma, al di là di questi trascurabili dettagli esteriori, molto più a fondo delle mode e dei vezzi, Fabrizio potrebbe essere senza sforzo un “millenial”, o il padre di un millenial, o il nonno: fino a risalire ai tempi che gli sono propri, e persino a quelli precedenti. leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 3) I 25 capoluoghi fra il 1972 e il 1992

Luca Tentoni - 06.05.2017

Il periodo fra il 1968 e il 1972 segna un punto di svolta nella storia politica e sociale italiana. Anche nei venticinque capoluoghi oggetto del nostro studio, nei quali si voterà l'11 ed eventualmente il 25 giugno prossimi, qualcosa cambia. I partiti di sinistra iniziano a compiere una progressione – inizialmente cauta, poi molto marcata nel 1975-'76 - che li poterà a sfiorare la maggioranza assoluta dei voti, anche nel Paese (pur considerando che, per mille ragioni ben note, una coalizione di governo dal Psdi alla sinistra estrema non avrebbe mai potuto costituirsi). Come nel periodo 1948-'68, nella famiglia politica del Centro la Dc è costantemente sottorappresentata rispetto alla media nazionale: ha il 36,3% nel 1972 (naz. 38,7%: -2,4%), sale al 38% nel '76 (-0,7% risp. MNaz), torna al 36,7% nel '79 (-1,6% MNaz) ma poi declina (30,3% 1983: -2,4% MNaz; 31,5% 1987: -2,9% MNaz; 25,9% 1992: -3,8% MNaz). La paura del sorpasso comunista, che nel resto del Paese non aumenta la percentuale democristiana (che resta nel '76 al 38,7%, come nel '72), porta alla Dc, nei capoluoghi oggetto del nostro studio, un progresso dell'1,7% che però è perduto quasi interamente già nel '79. I partiti liberaldemocratici, invece, hanno sempre risultati migliori rispetto alla media nazionale. Il Pri, in particolare, diventa il partito capace di catturare meglio il voto d'opinione del Nord (in questa fase, con Ugo La Malfa prima, poi con Giovanni Spadolini, ottiene risultati migliori rispetto al Pli). leggi tutto

Sarete come Dio?

Michele Iscra * - 06.05.2017

Scrive la Bibbia che il serpente tentatore per convincere Adamo ed Eva a mangiare il frutto proibito dell’albero della conoscenza avesse prospettato loro che grazie a quell’azione sarebbero diventati “come Dio”. Senza bisogno di rinnovare quel peccato, o forse per le conseguenze antropologiche cui esso si rifà, viviamo in un contesto in cui l’illusione di essere “come Dio”, cioè di essere ad un vertice che non tollera nessun limite esterno, sta diffondendosi in maniera impressionante in molte persone.

Non si tratta di fare dell’allarmismo a buon mercato, ma solo di invitare a riflettere su fenomeni ai quali assistiamo quotidianamente. L’ampio territorio dei “diritti” sembra governato dall’idea che l’essere titolari di un certo diritto significhi poterlo imporre a scapito dei diritti degli altri. Spesso per di più questo diritto è più che altro presunto, ma non è questo il punto. Anche se quanto si reclama fosse effettivamente dovuto ci si dovrebbe chiedere se ciò autorizzi a ledere quanto è dovuto ad altri.

Si pensi alla pratica divenuta corrente di ricorrere nelle azioni di protesta a blocchi stradali e ferroviari. Con ciò si lede il diritto alla mobilità di soggetti che oltre tutto non sono neppure “controparti” di chi manifesta. Non è neppure chiaro quanto servano azioni di quel tipo. leggi tutto