Ultimo Aggiornamento:
26 aprile 2017
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La “legge Soros” colpisce la Central European University

Miriam Rossi - 19.04.2017

Da giorni un nuovo tweet sta cinguettando sul social network a supporto della Central European University (CEU) di Budapest. La stringa #IstandwithCEU ha acceso i riflettori internazionali sulla CEU, la cui sopravvivenza è minacciata dalla nuova norma approvata dal governo di Viktor Orban lo scorso 10 aprile che sembra essere stata formulata ad hoc per predisporre la chiusura dell’istituto di formazione e ricerca più noto dell’Europa centro-orientale.

Nascosta formalmente all’interno di una legge che modifica le predisposizioni in materia di istruzione superiore, la norma consente l’operatività delle università straniere solo se queste hanno una sede anche nel loro Paese di provenienza. Se apparentemente la norma va ad avere un impatto sul funzionamento di circa due dozzine di università presenti in Ungheria, di fatto essa colpisce direttamente solo la CEU, che opera nella capitale magiara in parte come istituzione statunitense (dove però non ha una sede vera e propria), priva di quel controllo governativo esercitato centralmente su altri enti di formazione accademica. La stessa nuova legislazione prevede inoltre che le università straniere potranno emettere titoli quali diplomi o lauree in Ungheria leggi tutto

Il Marocco torna a far parte dell’Unione Africana

Miriam Rossi - 08.02.2017

Decisione storica al 28esimo vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione Africana (UA) che si è tenuto dal 22 al 31 gennaio ad Addis Abeba, in Etiopia. Il Marocco torna ufficialmente a far parte dell’UA dopo ben 33 anni di separazione: era infatti il 1984 quando re Hassan II, padre dell’attuale sovrano del regno alawita, decise di abbandonare il seggio dell’allora Organizzazione dell’Unità Africana in segno di protesta per l’ammissione della Repubblica Democratica Araba Sahrawi (RASD). Secondo Rabat, tale ammissione era in conflitto con il principio di “non interferenza” e di “rispetto dei confini” degli Stati membri, posti a fondamento dell’Organizzazione. Come noto, il riconoscimento di quello che per il Marocco è uno pseudo-Stato appariva inaccettabile politicamente e aveva indotto alla “decisione dolorosa” di lasciare l’Organizzazione: una decisione che voleva esercitare evidenti pressioni internazionali per una scelta di campo nell’annosa questione ma che fu promossa mediaticamente come un atto coscienzioso per “evitare la divisione dell’Africa”. Non sfugge però che solo 20 Paesi dei 54 membri dell’UA riconoscono ancora oggi la RASD, con ambasciate saharawi in Nigeria, Algeria, Sudafrica, Etiopia, leggi tutto

Che succede alla riforma del terzo settore?

Miriam Rossi - 14.12.2016

Come prevedibile, il sole è sorto comunque in Italia dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre. Tuttavia, con altrettanta prevedibilità, il risultato del voto referendario ha determinato una serie di interrogativi correlati alle azioni del governo rimaste in sospeso dopo che il premier Renzi ha rimesso il suo mandato nelle mani del Presidente Mattarella. Tra queste, la tanto agognata Riforma del Terzo Settore, citata dal presidente del Consiglio nel suo discorso di commiato dinanzi ai cittadini nella notte del 4 dicembre tra i risultati portati a casa dall’esecutivo. Se è senza dubbio un merito dell’amministrazione Renzi quello di aver promosso una riforma di un settore strategico per il Paese, tuttavia è vero che con il voto della Camera dei deputati del 25 maggio scorso è stata approvata solo la legge delega di riforma, che ad oggi manca dei decreti legislativi senza i quali la norma risulta di fatto priva di contenuti.

Dunque, il nuovo esecutivo di Paolo Gentiloni eredita l’onere di elaborazione dei diversi decreti. A parte quello sul servizio civile universale che risulta da fine novembre in attesa di essere esaminato dalle commissioni competenti di Camera e Senato per i prescritti pareri di legge (prima di tornare al Consiglio dei ministri per la deliberazione finale) e che probabilmente quindi vedrà la luce, leggi tutto

ONU: la complessa agenda di settembre

Miriam Rossi - 24.09.2016

Settembre di fuoco al Palazzo di Vetro a New York. 13 settembre, apertura della 71° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU. 19 settembre, svolgimento del primo Summit delle Nazioni Unite su Rifugiati e Migranti. 21 settembre, celebrazioni per la Giornata Mondiale della Pace. Dal 20 al 26 gennaio, interventi dei capi di Stato e di governo dei 193 Stati membri riuniti in Assemblea Generale. 9 e 26 settembre, quarto e quinto “straw poll”, ossia prova a porte chiuse in seno al Consiglio di Sicurezza, per l’elezione del nuovo Segretario Generale dell’ONU che prenderà il posto di Ban Ki-moon entro fine anno. Per tutto il mese concitati dibattiti in Consiglio di Sicurezza sulla guerra in Siria.

Dinanzi a questa agenda piena di eventi di alto livello e di rilevanti ricadute internazionali, straordinariamente ricca anche per la sede principale dell’ONU, l’attenzione mediatica è stata tuttavia pressoché completamente assorbita dall’esplosione avvenuta la sera del 18 settembre nel quartiere Chelsea sull’isola di Manhattan, fortunatamente senza vittime. I dibattiti e le conferenze dell’ONU sono allora passati in secondo piano presso tv e giornali, che hanno concentrato tutta l’attenzione sugli ulteriori standard di sicurezza adottati per presidenti, capi di governo, ministri, diplomatici, giornalisti e rappresentanti della società civile leggi tutto

Chi teme l’Arabia Saudita? L’ONU

Miriam Rossi - 06.07.2016

Un bel distillato di realpolitik è stato di recente servito in mondovisione. Il rapporto annuale del Rappresentante speciale ONU sui bambini e sui conflitti armati presentato lo scorso 2 giugno è stato rivisto in tutta fretta nella notte del 6 giugno su richiesta dell’Arabia Saudita, che ha preteso la rettifica di un elenco particolarmente odioso dinanzi all’opinione pubblica: quello degli Stati e dei gruppi armati che violano i diritti dei bambini nel mondo. Di certo la non lusinghiera posizione della monarchia saudita, a causa del conflitto armato condotto dal marzo 2015 in Yemen nello stesso elenco con Isis e Boko Haram, ha indotto Riad a chiedere a gran forza la propria cancellazione dalla black list, anche minacciando il taglio dei finanziamenti erogati all’Organizzazione delle Nazioni Unite, in particolare quei 100 milioni di dollari annui vitali per le attività dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees, UNRWA).

Proprio il possibile taglio dei finanziamenti ha indotto il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ad accordare un riesame congiunto dei casi citati nel report originario che rilevava la responsabilità della coalizione saudita per il 60% delle vittime infantili nel conflitto in Yemen nello scorso anno, segnalando l’uccisione di 510 bambini e il ferimento di 667, con la metà degli attacchi su scuole e ospedali. leggi tutto

Approvata la riforma del Terzo Settore: e ora?

Miriam Rossi - 11.06.2016

“Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. È l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit, delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo”. Con queste parole il premier Matteo Renzi lanciava nel maggio 2014 nella cornice del Festival del Volontariato a Lucca la riforma del Terzo Settore, indicandone le linee guida. A distanza di due anni il complesso percorso di studio, confronto e indirizzo è giunto al completamento del suo primo, fondamentale step: il 25 maggio scorso la Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura (e in via definitiva) la legge delega di riforma. Non si tratta però del termine finale di questo iter: i dodici articoli adottati dettano i principi generali e i capisaldi che il governo utilizzerà nell’andare a formulare i decreti legislativi, da emanare entro un anno dall’entrata in vigore della legge.

In attesa di conoscere la reale sostanza della riforma che arriverà non prima di alcuni mesi, nutrendo ancora le aspettative e le supposizioni di molti, un elemento appare chiaro, e di certo positivo: finalmente sembra a portata di mano la creazione di una “carta di identità” unica per le numerose e assai differenti espressioni del terzo settore. leggi tutto

L’Italia al 77° posto per libertà della stampa nel 2016

Miriam Rossi - 04.05.2016

Nel 2016 crolla la libertà di stampa nel mondo. Ad affermarlo è Reporter Senza Frontiere (RSF) che nel suo indice annuale ne ha rilevato un profondo declino sia a livello globale che regionale. La crescita di regimi autoritari, lo stretto controllo dei governi sui mezzi di informazione statali e l’ampia strumentalizzazione dei media in funzione propagandistica si uniscono all’accentramento dell’informazione nelle mani di pochi “oligarchi”. È a partire dal 2013 che l’associazione RSF, attiva nel monitoraggio di una delle principali libertà civili, calcola il livello complessivo delle violazioni della libertà di stampa in tutte le regioni del mondo: più alta è la cifra, peggiore è la situazione. Ebbene, l’indicatore globale è passato dai 3719 punti dell’anno scorso ai 3857 di quest’anno, segnalando dunque un deterioramento del 3,71%. Ben più impressionante è il declino calcolato dal 2013 che peggiora ben del 13,6%. Pluralismo, indipendenza dei media, ambiente mediatico e auto-censura, ambiente legislativo, trasparenza, infrastrutture e abusi sono i criteri di riferimento attraverso cui è valutato il livello di libertà dei giornalisti nei 180 Stati esaminati.

Se i fanalini di coda leggi tutto

I grandi dell’Africa ad Addis Abeba per il Vertice dell’Unione Africana

Miriam Rossi - 13.02.2016

Diritti umani, sicurezza, migrazioni, contrasto al radicalismo e situazione in Libia: questi i principali temi inseriti nell’agenda del 26° Vertice dell’Unione Africana che si è tenuto a fine gennaio ad Addis Abeba, in Etiopia. Tante le aspettative e altrettanti i problemi scottanti in discussione, dalla crisi del Burundi al terrorismo della nigeriana Boko Haram e della somala Al Shabaab. Poche purtroppo le decisioni e quasi tutte nella direzione di uno scostamento rispetto al percorso di depotenziamento delle violenze e del rafforzamento diffuso dei diritti umani.

È stato il presidente del Ciad, Idriss Déby Itno, designato nuovo presidente dell’Organizzazione regionale africana in sostituzione dell’anziano Capo di Stato dello Zimbabwe, Robert Mugabe, a far risuonare nella sala la profonda apprensione per la situazione in Burundi, un potenziale disastro di portata ben più vasta dei confini del piccolo Stato centroafricano. Già in dicembre le centinaia di migliaia di profughi, le sparizioni forzate e le uccisioni sommarie di oppositori del governo, giornalisti o attivisti, nonché la creazione di milizie armate, avevano indotto il Consiglio per la pace e la sicurezza (CPS) dell’Unione Africana a sancire l’invio in Burundi di una missione di peacekeeping di 5.000 unità per stabilizzare la situazione e proteggere i civili. Tuttavia, il mancato assenso del presidente burundese Pierre Nkurunziza aveva bloccato il dispiegamento e, alla vigilia del Summit, sembrava possibile che il consesso di alto livello dell’UA avrebbe tentato di imporre la decisione al Burundi. Tutt’altro ciò che si è verificato. leggi tutto

L’Africa centrale che sogna la pace

Miriam Rossi - 26.01.2016

Pochi giorni fa il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) ha lanciato l’allarme attraverso le parole del vice direttore dell’Agenzia Specializzata dell’ONU, Guy Adoua. Nella conferenza stampa è echeggiata la stima secondo cui 2,5 milioni di persone nella Repubblica Centrafricana (RCA) si troverebbero in una “situazione di scarsa o grave insicurezza alimentare”. Poco più di un individuo su due tenendo conto che la popolazione del Paese sub-sahariano conta meno di 5 milioni di abitanti. Non si tratta di un allarme che sorprende il mondo della cooperazione: lo scorso anno una analoga verifica di emergenza sulla sicurezza alimentare in RCA aveva indicato un rischio per “appena” 1,5 milioni di persone, il 30% della popolazione. “Tre anni di crisi hanno stremato la popolazione della Repubblica Centrafricana, facendole pagare un tributo enorme” ha dichiarato Guy Adoua che ha portato doverosamente l’attenzione sulla ragione principale di tale disastro umanitario, ossia l’insicurezza diffusa. Secondo il rapporto, il raccolto del 2015 è stato povero dal momento che gli agricoltori non hanno potuto coltivare i campi, con centinaia di migliaia di persone costrette a fuggire, abbandonando abitazioni, terre e mezzi di sostentamento.

Dal dicembre del 2012 nel Paese imperversa una guerra civile tra la fazione musulmana Séléka e i guerriglieri cristiani anti-Balaka. Un conflitto a lungo restato senza vie di uscita se non la fuga leggi tutto

I 70 anni dell’ONU

Miriam Rossi - 24.10.2015

70 anni e non sentirli? Non sembra il caso dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che quest’oggi raggiunge tale veneranda età incurvata dal peso di problemi insoluti e mille preoccupazioni. Da quel 24 ottobre 1945 quando i 51 Stati fondatori decretarono l’entrata in vigore del suo Statuto, il mondo intero sembra cambiato: la fine del colonialismo con l’accesso all’indipendenza di numerosi Stati afro-asiatici, la divisione del mondo nei blocchi contrapposti della guerra fredda e la ricomposizione dello stesso con il passaggio all’era della “globalizzazione”, l’avvento della rivoluzione informatica, la creazione di organizzazioni regionali e l’impressionante sviluppo di diverse aree del “sud” del pianeta. E se l’Organizzazione è stata solo in parte artefice di questi cambiamenti, sicuramente nel tempo ha assurto il ruolo di attenta osservatrice, continuando a fungere da arbitro delle controversie, da incubatore e promotore di piani di sviluppo globale, e da codificatrice del diritto internazionale. Una funzione insostituibile, anche nell’immaginario dei suoi detrattori, come forum di dialogo globale e punto di riferimento perenne per i governi nella promozione della pace, delle libertà e della giustizia.

Tuttavia sono evidenti i limiti dell’ONU. Limiti determinati, piuttosto che da inefficienze gestionali, dalla scarsa propensione degli Stati membri, ad oggi 193, a cedere porzioni della propria sovranità all’Organizzazione multilaterale. leggi tutto