Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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Un ritratto di Helmut Kohl

Gabriele D'Ottavio - 05.07.2017

Il «più giovane e il più alto» dei cancellieri della Repubblica di Bonn. Così venne salutata dalla stampa tedesco-occidentalel’investitura a capo del governo di Helmut Kohl, cinquantaduenne leader cristiano-democratico, nell’ottobre 1982. Helmut Kohl era natoa Ludwigshafen, in Renania-Palatinato, il 3 aprile 1930.Apparteneva a una nuova generazione di politici tedeschi che non poteva più essere colpevolizzata per ciò era accaduto durante il regime nazista; lo ricordò con orgoglio lo stesso Kohl una volta salito al potere. Non ancora quarantenne, venne eletto ministro-presidente del suo Land, mentre nel giugno 1973 subentrò a Rainer Barzel come presidente della Cdu. Sfruttòil periodo all’opposizione per riorganizzareil partito, optando per una politica centrista e adoperandosi per ricomporre le fratture interne che si erano consumate nel dibattito sulla Ostpolitik. Considerato l’esponente di un gruppo più liberale e moderno, nel giugno 1975 Kohl venne designato candidato alla Cancelleria, in vista delle elezioni federali dell’anno successivo. «Volevo diventare cancelliere»,scrive Kohl nelle sue memorie. Tuttavia, per realizzare il suo obiettivo Kohl dovette aspettare ancora sei anni, quando nel 1982 riuscì a subentrare al cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt in seguito a un voto di sfiducia costruttiva promosso congiuntamente dai cristiano-democratici e dai liberali.

Non vi è dubbio che l’elevazione postuma di Kohl a statista di leggi tutto

Per chi votano i tedeschi

Gabriele D'Ottavio - 20.05.2017

Solo alcuni mesi fa la vittoria dei cristiano-democratici in Nordreno-Vestfalia veniva data come altamente improbabile. La regione più popolosa e economicamente importante della Germania è considerata una roccaforte storica della SPD e, con il vento in poppa per il cosiddetto «effetto Schulz», sembrava che il ministro-presidente uscente, Hannelore Kraft, avesse la via spianata per la riconferma. Dopo il voto di marzo nello Saarland e nello Schleswig-Holstein, gli elettori tedeschi hanno invece premiato nuovamente il partito di Angela Merkel e segnato una sonora sconfitta per quello di Martin Schulz.

Vediamo il risultato più nel dettaglio e cerchiamo di capire meglio quali sono stati i fattori determinanti del comportamento di voto degli elettori. Rispetto alla precedente tornata elettorale nel Nordreno-Vestfalia, i cristiano-democratici (33,6%) ottengono più di 7 punti percentuali, mentre i socialdemocratici ne perdono quasi 8, conseguendo con il 31,2% dei consensi il peggior risultato di sempre. Anche per i liberali della FDP si tratta di un risultato storico, il migliore di sempre in questa regione. Con il 12,6% conquistano la terza posizione piazzandosi davanti alla giovane (ma già un po’ invecchiata) Alternative für Deutschland (7,6%) e agli altri due partiti minori tradizionali, i Verdi (6,4%) e la Linke (4,9%). Per quanto riguarda la partecipazione al voto si registra infine leggi tutto

La diversa velocità della Germania

Gabriele D'Ottavio - 15.03.2017

Nelle ultime settimane gli istituti demoscopici hanno rilevato repentini e consistenti mutamenti nelle intenzioni di voto degli elettori tedeschi. Il mese scorso si è assistito al cosiddetto «effetto Schulz», cioè alla straordinaria rimonta nei sondaggi della socialdemocrazia tedesca (SPD) sull’Unione dei cristiano-democratici (CDU/CSU) guidata da Angela Merkel.Più di recente invece, alcuni sondaggi darebbero il partito euro-critico e anti-immigrati Alternative für Deutschland non più,come solo la settimana scorsa, stabilmente sopra il 10% dei consensi, bensì al di sotto della soglia a due cifre. Non è escluso che tra il presunto recupero della SPD e l’apparente appannamento di AfD vi sia una qualche relazione. Tuttavia, l’attendibilità degli ultimi sondaggi e la plausibilità di eventuali nessi causali tra le diverse variazioni registrate sono ancora tutte da verificare.

Anche la sola parvenza di una maggiore fluidità del voto tedesco è però un dato di cui occorre tenere conto. Si tratta di un dato che si può tranquillamente aggiungere a quelli già sanciti dalle ultime tornate elettorali. Le ultime elezioni politiche nazionali nel 2013 e il più recente voto regionale nel 2016 hanno infatti evidenziato una crescente volatilità elettorale dei cittadini tedeschi, la repentina affermazione di forze politiche portatrici di sfide inedite e capaci di sottrarre consensi ai partiti tradizionali e una leggi tutto

Merkel e Alternative für Deutschland: un «dramma» politico dall’esito non scontato

Gabriele D'Ottavio - 07.09.2016

«Poche cose s’intraprenderebbero, se si volesse sempre riguardarne l’esito. E poi, non sono io di già preparata anco al più fatale?» Con un pizzico d’immaginazione, queste parole – tratte da un’opera teatrale del 1755 del drammaturgo tedesco Gotthold Ephraim Lessing – si potrebbero attribuire retrospettivamente ad Angela Merkel nel momento in cui, nell’agosto 2015, annunciò la sua politica di accoglienza dei profughi siriani. Un anno dopo sono molti gli osservatori che ritengono che con quella apertura ai migranti la Cancelliera abbia compiuto un grave errore politico, forse il più grave da quando è al potere, che potrebbe mettere seriamente a repentaglio la prospettiva di un suo quarto mandato consecutivo. In effetti, da quando il dibattito politico tedesco è dominato dall’emergenza profughi, la Kanzlerin e il suo partito stanno registrando nei sondaggi e nelle elezioni regionali un significativo calo di consensi, mentre Alternative für Deutschland (AfD), l’unico partito esplicitamente contrario alla politica migratoria della Cancelliera, continua a macinare voti. Dopo le brillanti performances in Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt nel marzo scorso, il partito di destra radicale guidato da Frauke Petry è uscito come il principale vincitore anche dalle elezioni di domenica scorsa in Meclemburgo-Pomerania, il Land orientale dove Merkel ha il suo collegio elettorale. Con il 20,8% dei consensi AfD ha superato i cristiano-democratici (CDU), leggi tutto

La «Berlino Capitale» di Beda e Sergio Romano

Gabriele D'Ottavio - 21.05.2016

Il volume di Beda e Sergio Romano (Berlino Capitale. Storia e luoghi di una città europea, Il Mulino 2016) è qualcosa di più di una radiografia politica e sociale, storica e artistica della città di Berlino. È un testo utile per comprendere la storia tedesca, anche quella più recente, che è meno studiata e nota al grande pubblico. È un saggio che, indirettamente, rivela l’infondatezza dei tanti luoghi comuni e i limiti delle numerose narrazioni stereotipate che circolano sulla Germania e suoi suoi abitanti. Infine, è un libro che aiuta a capire perché oggi l’unico scenario plausibile e sul quale ha, dunque, senso ragionare dal punto di vista storico, politico e culturale sia quello di una «Germania europea» e non quello di un’«Europa tedesca».

Attraverso uno sguardo intergenerazionale e uno stile impressionistico, il giornalista e l’ambasciatore illustrano le tensioni, le ambivalenze e le contraddizioni che hanno segnato la storia di Berlino, «condannandola», come scrisse lo scrittore Karl Scheffler, «a sempre divenire e a non essere mai». La metropoli al confine tra le due Europe, a metà strada tra Londra e Mosca, è stata il simbolo dello spirito militarista prussiano, ma anche luogo, sul finire del XIX secolo, di una straordinaria crescita finanziaria e industriale, politica e culturale. leggi tutto

Genscher. L’europeista tedesco che ridimensionò l’Italia

Gabriele D'Ottavio - 05.04.2016

È morto Hans-Dietrich Genscher. Con lui se ne va un altro protagonista della vecchia Repubblica federale tedesca. Era nato il 21 marzo 1927 nei pressi di Halle, nel Sachsen-Anhalt, uno dei Länder orientali. Durante la guerra aveva militato, sia pure per pochi mesi, nella Wehrmacht, prima di cadere prigioniero degli alleati. Finita la guerra era ritornato a Halle, per poi abbandonare, nel 1952, la Germania Est e rifugiarsi nella Bundesrepublik. Qui salì tutti i gradini della carriera politica all’interno del partito liberale, l’FDP, fino ad assumerne nel 1974 la carica di presidente. Eletto al Bundestag nel 1965, Genscher fu uno dei promotori della prima svolta politico-programmatica della FDP che la portò a non rinnovare l’accordo di coalizione con i cristiano-democratici della CDU e, successivamente, dopo la Grande coalizione, ad orientare le sue scelte di coalizione al perseguimento di obiettivi di politica estera, e quindi all’alleanza con i socialdemocratici dell’SPD nel quadro dell’Ostpolitik.

Nel periodo 1969-1974 Genscher ricoprì l’incarico di ministro degli Interni nella coalizione social-liberale guidata da Willy Brandt. Tra i momenti più significativi che lo videro in primo piano si ricordano: il tragico sequestro degli atleti israeliani durante le Olimpiadi di Monaco del 1972 e l’affaire Guillaume del 1974, che costò a Brandt le dimissioni da cancelliere. leggi tutto

Vince Alternative für Deutschland, ma non è il «trionfo degli anti-immigrati»

Gabriele D'Ottavio - 15.03.2016

La crisi dei profughi domina il dibattito politico tedesco ormai da diversi mesi. Era quindi facile prevedere che il tema della politica migratoria giocasse un ruolo importante nelle elezioni per il rinnovo delle assemblee regionali in Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. Nessun analista ha saputo, però, prevedere l’entità del successo conseguito domenica scorsa da Alternative für Deutschland (AfD), l’unico partito apertamente contrario alla politica di accoglienza avviata da Angela Merkel. In tutti e tre i Länder in cui si è votato, il partito guidato da Frauke Petry ha conseguito un risultato migliore di quello che era stato pronosticato alla vigilia: il 15,1% dei consensi nella ricchissima e industrializzata regione Baden-Württemberg a sud-ovest, il 12,6% nel confinante Renania-Palatinato e addirittura un clamoroso 24,2% nel Land orientale Sassonia-Anhalt. Il dato politico più rilevante che emerge dal voto è sicuramente l’attestazione di uno nuovo partito sul lato destro dello spazio politico.   

Non convince invece l’analisi che è stata accreditata ieri dalle prime pagine dei principali quotidiani italiani secondo cui il voto di domenica avrebbe rappresentato uno «schiaffo alla Merkel» e in particolare alla sua politica di apertura ai migranti. Dai primi studi dei flussi elettorali emerge che AfD è riuscita a sottrarre voti non solo al partito della Cancelliera, la CDU, ma a tutti i partiti tradizionali. leggi tutto

La Cancelliera del mondo libero

Gabriele D'Ottavio - 15.12.2015

L’anno scorso il tributo è venuto dal quotidiano britannico «Times», questa volta ci ha pensato il settimanale americano «Time» a eleggere Angela Merkel “persona dell’anno”, mettendola in cima a una lista di soli uomini e assegnandole il titolo di “Cancelliera del mondo libero”. Non si tratta di un atto di gentilhommerie (per la prima volta dal 1986 la scelta è caduta su una donna), ma di un riconoscimento che è stato motivato sulla base del ruolo internazionale avuto dalla Cancelliera tedesca: dopo la crisi economica, Merkel ha preso di petto quella dei rifugiati e, secondo quanto si legge nella motivazione del «Time», si sarebbe “opposta fermamente alla tirannia, fornendo una leadership morale decisa in un mondo che ne è a corto”.

Curiosamente, i media tedeschi non hanno dato particolare risalto alla notizia: un anonimo trafiletto sulla «Frankfurter Allgemeine Zeitung», una breve intervista al pittore irlandese Colin Davidson, autore del ritratto della copertina del «Time», sulla «Süddeutsche Zeitung» e poco altro. Il quotidiano tedesco che ha dato un po’ più di peso al riconoscimento del «Time» è stato il conservatore «Die Welt», che d’altra parte, nell’unico articolo di approfondimento (pubblicato a pagina 11), sembra accreditare la tesi secondo cui il settimanale americano, più che premiare Angela Merkel, abbia voluto denunciare l’inerzia del Presidente Obama. leggi tutto

I 25 anni della riunificazione tedesca, ovvero della memoria divisa degli europei

Gabriele D'Ottavio - 06.10.2015

Il 3 ottobre 1990 avveniva ciò che per decenni era apparso impensabile: la ricomposizione delle due Germanie all’interno di un’unica entità statuale. Gli europei ebbero la certezza che in loro presenza fosse terminata un’intera epoca. Diversi sono, però, i modi in cui questa cesura storica è stata recepita e poi rielaborata. In Germania s’impose da subito una narrazione trionfalistica, che interpretava l’annus mirabilis 1989-1990 come una sorta di punto di non-ritorno alle famigerate «vie speciali», come approdo in Occidente, ovvero come il coronamento di una democrazia riuscita: quella della Repubblica federale tedesca, nata nel 1949 e che quarant’anni dopo estese le sue strutture politiche e legali ai territori della ex Repubblica democratica tedesca. Fuori dai confini tedeschi, invece, gli avvenimenti legati alla riunificazione delle due Germanie furono accolti con sentimenti contrastanti. Se è vero che all’indomani del crollo del muro di Berlino si poté registrare in tutto il mondo (e analogamente in Italia) un’ondata di simpatia nei confronti dei tedeschi, alquanto diversa appare la reazione dell’opinione pubblica internazionale se si guarda alle posizioni assunte nei mesi successivi dalle élite politiche e intellettuali europee. È noto, per esempio, che nel marzo 1990 Margaret Thatcher organizzò un seminario leggi tutto

La Germania perde uno dei protagonisti della Ostpolitik

Gabriele D'Ottavio - 22.08.2015

Giovedì è venuto a mancare Egon Karl-Heinz Bahr, uno degli artefici della Ostpolitik. Egon Bahr era nato il 18 marzo 1922 a Treffurt in Turingia, uno dei Länder Orientali della Germania. Finita la seconda guerra mondiale, cui aveva partecipato come soldato dal 1942 al 1944, Bahr iniziò la sua attività di giornalista come inviato di “Berliner Zeitung”, “Allgemeine Zeitung” e “Tagesspiegel”; dal 1950 al 1960 fu anche caporedattore dell’emittente radiofonica berlinese RIAS. La sua carriera politica fu strettamente legata a quella del suo mentore, nonché amico, Willy Brandt. Iscritto alla Socialdemocrazia tedesca dal 1956, Bahr venne nominato nel 1960 dall’allora borgomastro berlinese portavoce al Senato e direttore dell’ufficio stampa e informazione di Berlino Ovest. Nel 1966, quando Brandt divenne ministro degli Esteri, Bahr fu nominato ambasciatore straordinario e, nel 1967, direttore della Commissione di pianificazione presso l’Auswärtiges Amt. Al culmine della carriera politica di Brandt, Bahr ricevette nel 1969 il doppio incarico di segretario di stato presso la cancelleria e di delegato plenipotenziario della città di Berlino e, nel 1972, divenne ministro agli Affari particolari. La sua attività politica proseguì, tuttavia, anche dopo le dimissioni di Brandt da capo del governo, provocate dallo scandalo Guillaume. Nel luglio 1974 il successore di Brandt, Helmut Schmidt, affidò a Bahr il Ministero per la Cooperazione allo sviluppo, incarico che ricoprì fino al 1976. Membro del Bundestag sin dal 1972, resterà parlamentare fino al 1990, l’anno della riunificazione tedesca. leggi tutto