Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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«Dove non passano le merci, passeranno gli eserciti». Alcune considerazioni sul Comprehensive Trade and Economic Agreement (CETA)

Massimo Bucarelli * - 22.07.2017
CETA

Il 25 luglio il Senato italiano sarà chiamato ad approvare il trattato commerciale tra Unione Europea e Canada il cui obiettivo è la liberalizzazione dei commerci grazie all’abbattimento quasi completo dei dazi doganali, in tutti e tre i settori produttivi (agricolo, manifatturiero e terziario).

 

Attualmente, l’Italia, potenza manifatturiera prima che agricola, è l’ottavo fornitore mondiale del Canada con un volume di interscambio bilaterale di oltre 5 miliardi di euro nel 2015, grazie all’esportazione di beni capitali e prodotti industriali: macchinari, automobili, navi, aerei, piastrelle, calzature, farmaci, mobili, rubinetti, valvole, pompe e compressori.

Sono evidenti, quindi, le ottime possibilità di espansione dell’export e, conseguentemente, dell’occupazione, che verranno dall’abbattimento delle barriere tariffarie; basti pensare che attualmente i dazi canadesi in alcuni settori trainanti sono particolarmente elevati: 20% per l’abbigliamento, 13%, per i prodotti in pelle, 9,5% per i macchinari industriali e i mobili. Di fronte a una politica monetaria europea, che non sembra voler ricorrere alla svalutazione dell’euro per favorire le esportazioni, la riduzione delle tariffe rappresenta un modo per agevolare la competitività dei prodotti italiani e un importante strumento per rafforzare la penetrazione della manifattura italiana nel mercato canadese.

 

Anche nel terziario, l’Italia occupa una posizione di rilievo nell’esportazione di servizi (assicurazioni, telecomunicazioni, ingegneristica), per un interscambio dal valore di circa 1,4 miliardi di euro. Sono chiari, dunque, anche i vantaggi che deriveranno dalla libera partecipazione di imprese italiane alle gare d’appalto canadesi per forniture di beni e servizi, dall’eliminazione degli ostacoli al reciproco riconoscimento di alcune professioni regolamentate e dall’adeguamento del Canada agli standard europei in materia di diritto d’autore e di tutela della proprietà intellettuale.

 

Altrettanto rilevanti saranno i benefici per le importazioni di materie prime, di cui l’Italia è carente: pasta di legno, carta, soia, metalli, combustibili, alluminio, antracite, gas, e grano (la cui produzione nazionale è insufficiente per permettere l’esportazione all’estero della pasta e per soddisfare, allo stesso tempo, il fabbisogno domestico). La diminuzione dei costi derivante dall’eliminazione dei dazi doganali avvantaggerà non solo le imprese italiane, contribuendo a renderle più competitive, ma anche i consumatori italiani.

 

Il punctum dolens del CETA, relativamente all’Italia, sembrerebbe essere l’interscambio nei prodotti agricoli e alimentari, come è stato fatto notare dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, e da quello della Puglia, Michele Emiliano. Tuttavia, anche in questo caso, a ben considerare, i vantaggi sono evidenti, dato che l’abbattimento delle barriere tariffarie permetterà ai prodotti d’eccellenza italiani (il vero valore aggiunto del settore agroalimentare nazionale) di avere una maggiore diffusione e commercializzazione. Grazie al CETA saranno tutelati 41 prodotti tipici italiani, tra cui 10 prodotti fondamentali che da soli rappresentano l’80 per cento della produzione nazionale e oltre il 90 per cento dell’export agroalimentare; il che rappresenta un netto miglioramento, data l’assoluta mancanza di tutele attuale.

 

Va ricordato, infine, che il CETA esclude l’importazione in Europa di prodotti geneticamente modificati e di carne agli ormoni, e prevede una clausola, in base alla quale le disposizioni contenute nell’accordo non potranno essere applicate se in contrasto con disposizioni dei singoli Stati a tutela della salute dei propri cittadini.

 

Data la particolare complementarità delle economie e degli assetti produttivi dei due Paesi, il CETA costituisce un’opportunità di espansione e crescita, perfettibile e migliorabile, da cui poter partire, e non una minaccia da scongiurare a tutti i costi. L’economia italiana ha avuto sempre grandi vantaggi dalla partecipazione al commercio internazionale, regolamentato e normato, a partire dal Mercato Comune Europeo, mentre percorsi alternativi non hanno mai portato risultati positivi.

 

 

 

 

* Prof. Associato di Storia delle Relazioni Internazionali - Università del Salento