Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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Ecologia ecumenica: due anni dopo la Laudatosi’

Claudio Ferlan - 26.07.2017

Sono trascorsi più di due anni dalla cosiddetta enciclica ecologica LaudatoSi’, pubblicata il 18 giugno 2015 e la ricorrenza ha dato occasione a iniziative e riflessioni sulla sua effettiva incidenza.

Le Grandi Città

Uno degli appuntamenti più recenti e significativi è stato il Congresso Internazionale«LaudatoSi’ e Grandi Città», tenutosi a Rio de Janeiro tra il 12 e il 15 luglio scorsi, dedicato in particolare alle metropoli latinoamericane, nelle quali vive più del 52% della popolazione del Subcontinente. L’incontro era incentrato su tre temi scelti come fondamentali: acqua potabile, inquinamento ambientale, qualità dell’aria. Gli organizzatori si sono mossi tenendo conto di due obiettivi: uno pratico, volto a diffondere la conoscenza dell’enciclica e contestualmente l’urgenza ecologica; l’altro etico, inteso a sollecitare una presa di coscienza collettiva (l’umanità, gli Stati, le imprese) e individuale nei confronti del pianeta, che va salvaguardato al meglio nel rispetto delle generazioni future.

Il Congresso si è celebrato con il pieno sostegno di papa Francesco, che ha inviato un messaggio ai partecipanti, invitandoli a insistere su tre atteggiamenti (le tre R): rispetto, responsabilità, relazione. A proposito di quest’ultima in particolare, Bergoglio ha sottolineato lo stretto collegamento tra degrado ambientale e sociale, ricordando come, nelle grandi città in particolare, l’isolamento di alcune persone in zone leggi tutto

Il sogno dei vecchi. Gualtiero Bassetti nuovo presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Claudio Ferlan - 27.05.2017

Non c’è alcuna sorpresa nell’investitura dell’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti (1942) quale successore di Angelo Bagnasco alla guida della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

 

Un vescovo sociale

Nominato cardinale da Bergoglio nel febbraio 2014, Bassetti fu subito indicato come possibile presidente della CEI, alla luce anche della sua prossimità con il papa nello stile di vita e nelle convinzioni pastorali. Come raccontano i fedeli umbri, l’arcivescovo di Perugia non ha un autista e guida da solo la propria utilitaria, ama stare in contatto con le persone, malati e operai in particolare, si segnala per le tante iniziative prese nel tentativo di aiutare i poveri e le famiglie in difficoltà. Commentando la nomina cardinalizia, Bassetti volle ricordare la sua vicinanza con la figura di Leone XIII, il “papa sociale” per più di trent’anni alla guida della diocesi umbra, un pontefice che “si interessava dei problemi della gente, domandava se i figlioli dei contadini andassero a scuola, e via dicendo”. Il motto episcopale perugino è In caritate fundati, fondati nella carità, tratto dalla preghiera contenuta nella lettera di San Paolo apostolo agli Efesini (3, 14-21) e si pone in perfetta linea con le idee guida della pastorale del nuovo presidente della CEI, leggi tutto

Il vertice dei vescovi latinoamericani

Claudio Ferlan - 10.05.2017

Nel contesto di quella che altre volte abbiamo definito come nuova geografia ecclesiastica, assume una maggiore rilevanza l’incontro del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano) che si sta svolgendo a San Salvador (9-12 maggio). Si tratta della riunione dei rappresentanti di un istituto che riunisce le ventidue Conferenze Episcopali site nel vastissimo territorio compreso tra il Messico e Capo Horn, inclusi il Caribe e le Antille. Nell’occasione sono presenti anche esponenti della Chiesa cattolica statunitense e di quella canadese, segno di una viva attenzione alle questioni della più stretta attualità.

 

El Salvador, Venezuela

La scelta del paese centroamericano quale luogo di celebrazione del vertice non è casuale: si celebra infatti nel 2017 il centenario della nascita di monsignor Oscar Romero, del quale si aspetta la prossima canonizzazione. È in ricordo della sua esperienza pastorale che il consesso dei vescovi si riunisce, con l’obiettivo di discutere sulle emergenze denunciate ormai quarant’anni fa da Romero, ‘voce dei senza voce’: la lotta contro la povertà, la ricerca della pace. Si tratta di un’assemblea ordinaria, dalla quale non si attendono documenti particolari, leggi tutto

Ecumenismo dal basso. L’esempio di Salisburgo

Claudio Ferlan - 11.03.2017

Il dialogo ecumenico è di certo uno dei punti fermi del pontificato attuale, come dimostrato da tanti gesti di Francesco, tra i più recenti il viaggio a Lund e la visita alla chiesa anglicana di Roma. Già alla fine del 2014 erano chiari i segni del desiderio, molto vivo in tutte le chiese cristiane, di evidenziare i punti di comunione per superare quelli di divisione. Mentre il Cinquecentenario della Riforma si avvicina (31 ottobre), è chiaro che l’avvicinamento tra i leader ha l’obiettivo di servire da modello per un’azione dal basso, un avvicinamento tra le comunità che si concretizza di mille esperienze diverse. Una delle iniziative più recenti proviene dall’arcidiocesi austriaca di Salisburgo e ha come promotore, da parte cattolica, l’arcivescovo Franz Lackner.

 

La lettera pastorale

Come da “buona tradizione cattolica”, Lackner ha compilato una lettera pastorale per i propri fedeli, ma non l’ha scritta da solo. Stimolato dal giubileo della Riforma e dalla domenica ecumenica-biblica (5 marzo), l’arcivescovo ha invitato il sovrintendente evangelico Olivier Dantine a collaborare alla stesura di un documento comune ai fedeli delle due Chiese. L’arcivescovo ha anche annunciato che nell’anno in corso userà per le proprie citazioni scritturali la recentissima edizione basata sulla traduzione di Lutero, frutto, assieme a una revisione cattolica,di una collaborazione scientifica interconfessionale. leggi tutto

Quattromila numeri di Civiltà Cattolica. A proposito di storia

Claudio Ferlan - 15.02.2017

Il quindicinale dei gesuiti italiani “Civiltà Cattolica” ha raggiunto sabato il fascicolo 4.000. Come si aspetta chi conosce la Compagnia di Gesù, laricorrenza è stata salutata attraverso una riflessione sul presente e la presentazione di progetti per il futuro, costruiti sulla tradizione e sulla storia. Questo è visibile sia nel discorso pronunciato dal Papa alla comunità della rivista, sia nell’indice del quaderno. Nulla di strano per un ordine religioso che ha costruito la propria identità soprattutto sui documenti e sugli archivi.

 

Il Papa a Civiltà Cattolica

 

Francesco ha indicato tre parole guida per il lavoro futuro del collegio degli scrittori, accompagnandole a figure di riferimento di gesuiti dell’età moderna. Sembra una scelta simbolica, quella di indicare tre persone che nell’interno dell’ordine hanno avuto percorsi molto diversi. Come patrono dell’inquietudine il Papa ha menzionato uno dei padri fondatori, Pierre Favre (1506-1546), “pioniere dell’ecumenismo”, capace di percorrere buona parte dell’Europa occidentale per conoscere chi non la pensava come lui e per confrontarsi. Matteo Ricci (1552-1610), missionario in Cina, è il simbolo dell’incompletezza, intesa come curiosità e apertura di pensiero, anche lui prontissimo a dialogare con le altre culture. A personificare l’immaginazione è invece Andrea Pozzo (1642-1709), architetto e pittore, capace di aprire cupole e corridoi dove c’erano tetti e muri, ha detto il Papa.  leggi tutto

La missione non sia proselitismo. Note sull’Angelus di papa Francesco

Claudio Ferlan - 14.01.2017

Nell’Angelus di domenica scorsa, 8 gennaio, Francesco ha commentato il passo del Vangelo di Matteo che racconta il battesimo di Gesù per mano di Giovanni, detto appunto il Battista (Mt, 3, 13-17). Il papa si è soffermato sul momento in cui Giovanni dice: «Sono io che dovrei essere battezzato da te» e sulla reazione del Messia che lo invita a procedere perché si adempiano le Scritture: «Ecco lo stile di Gesù e anche del missionario dei discepoli di Cristo: annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo».

 

Battesimi di massa e ospedale da campo

La riflessione di Bergoglio si pone in piena continuità con i tratti di un pontificato che abbiamo imparato a conoscere. Nell’intervista con Luigi Scalfari dell’ottobre 2013 Francesco era stato molto chiaro: il proselitismo è una sciocchezza, è arroganza che nulla ha a che vedere con la vera missione, sintetizzata nell’immagine della Chiesa ospedale da campo, chiamata a uscire per curare gli ammalati. Nella sostanza, sono pensieri che appartengono da tempo al sistema missionario cattolico, di certo dal Concilio Vaticano II, ma in alcuni casi anche da molto prima. leggi tutto

Un oleodotto in terra sioux. Il rispetto della religione, la difesa dell’ambiente

Claudio Ferlan - 21.12.2016

Mni Wiconi, l’acqua è vita: è questo il motto di protesta dei Sioux, una delle tribù della nazione Lakota, in particolare di quelli che oggi vivono nella riserva di Standing Rock (Nord Dakota). Si tratta di un luogo simbolo. Proprio la diffusione in questa riserva di una nuova religione nata altrove, la cosiddetta “Danza degli Spiriti” (Ghost Dance), contribuì infatti a scatenare una dissennata reazione dell’esercito degli Stati Uniti che diede luogo all’ultimo episodio delle guerre indiane, il Massacro di Wounded Knee (29 dicembre 1890).

 

Un oleodotto in luoghi sacri

L’attuale malcontento nasce dal progetto che prevede la costruzione dell’oleodotto Dakota Access Pipeline, milleduecento miglia (quasi duemila km) di condutture, per opera della Dakota Access, società del gruppo di Dallas Energy Transfer Partners. Una parte della mastodontica opera dovrebbe passare sulle terre abitata dai Sioux di Standing Rock, precisamente sotto il lago Ohae, a mezzo miglio dalle falde acquifere della riserva. I rischi di inquinamento sono evidenti, meno di quanto non siano le parimenti rilevanti questioni legate alla sacralità di parte delle terre comprese nel percorso dell’oleodotto.

Da aprile un accampamento occupato stabilmente da almeno seimila persone è stato organizzato per opporsi ai lavori. Chi lo abita sono soprattutto leggi tutto

Dal Venezuela il nuovo ‘Papa Nero’.

Claudio Ferlan - 19.10.2016

Venerdì scorso, 14 ottobre, è stato eletto il nuovo generale dei gesuiti, il venezuelano Arturo Sosa Abascal. Tradizionalmente l’uomo al vertice della Compagnia di Gesù viene definito ‘Papa Nero’. A quel che ne sappiamo, l’espressione fu riportata la prima volta dal prete-scrittore francese Jean Hippolyte Michon, che in una novella del 1865 (Le Jésuite) aveva messo in scena proprio il rientro del generale Jan Roothaan a Roma dopo l’esilio seguito ai moti del 1848, acclamato dalla folla al grido di «Viva il papa nero». L’invocazione richiamava l’abitudine degli ignaziani di abbigliarsi in quel colore. A un bambino che chiedeva spiegazioni alla madre sul significato di quel saluto, la donna – stando alla penna di Michon – rispose: «È il papa nero, il vero papa».

 

Arturo Sosa, tra periferia e centro

 

Oggi che «il vero papa» è egli stesso un gesuita, questa distinzione suona stonata, ma è indubbio che il capo dei gesuiti ricopra un posto di rilievo per la vita della Chiesa. Arturo Sosa ha un altissimo profilo intellettuale e non è certo una novità per il generale della Compagnia di Gesù. Esperto di scienza politica, accademico di valore, conosce il mondo e l’arte di governare, come dimostrato dalla sua strada all’interno dell’ordine, in Venezuela prima e a Roma poi, leggi tutto

Pace in Colombia. Il principio di una stagione nuova

Claudio Ferlan - 17.09.2016

Fin dagli esordi del pontificato Bergoglio è stato chiaro che il ruolo della Santa Sede nelle vicende latinoamericane avrebbe assunto una marcata importanza, in particolare in situazioni particolarmente complesse come quella colombiana. Agevolato dalla diplomazia vaticana, il procedere dei negoziati di La Havana tra i rappresentanti del governo e quelli delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - Ejército del Pueblo) ha effettivamente portato dei risultati concreti.

 

Le ultime tappe

 

È del 25 agosto scorso l’annuncio congiunto della chiusura delle trattative, cui ha fatto seguito il “cessate il fuoco” definitivo, dopo più di cinquant’anni di lotta armata. Contestualmente è stato definito il calendario costituzionale che definisce la fase di transizione: il 26 settembre è la data della firma ufficiale dell’accordo, mentre il 2 ottobre sarà celebrato un referendum popolare per la ratifica dell’accordo finale. Più che di un referendum, si crede, dovremmo parlare di un plebiscito, anche perché un eventuale mancata ratifica porterebbe a una poco pronosticabile (e auspicabile) riapertura dei negoziati.

Al di là di queste due fondamentali scadenze, vi sono ulteriori momenti importanti a definire la concretizzazione degli accordi di pace. Uno di questi è il ritorno alla vita pacifica di migliaia di bambini guerrieri, fino a ora “arruolati” nelle truppe delle FARC. Il percorso è iniziato lo scorso dieci settembre, leggi tutto

Brindiamo agli Europei, visti da Parigi

Claudio Ferlan - 25.06.2016

La prima fase dei Campionati Europei di calcio si è conclusa. Sportivamente si è trattato di una danza tutto sommato insignificante: trentasei partite per eliminare otto squadre su ventiquattro, una formula che ha prodotto molti incontri senza pathos e molti altri senza qualità. Aspettiamo dunque il futuro prossimo, ma intanto proviamo a ragionare sulla rilevanza sociale di quanto è successo in Francia, di certo ben più marcata di quella sportiva.

 

Ubriachezza molesta

 

Gli scontri più gravi sono stati quelli di Marsiglia, caratterizzati da un terribile eccesso di violenza che ha messo di fronte inglesi e russi, accompagnati da gruppi di estremisti francesi bramosi di battaglia, senza un vero perché. C'è ancora chi lotta per sopravvivere. La polizia è provata, lo si legge nei volti di chi presiede la "fan zone" allestita a Parigi a Champ de Mars, sotto la Tour Eiffel. Sono in tanti, sono armati, sono tesi ma sono anche gentili e prodighi di indicazioni e consigli per chi, anziché guerreggiare, vorrebbe guardare del buon football.

Si è scritto che la battaglia di Marsiglia è stata alimentata dall'alcool. Tutti ubriachi, o alterati da sostanze capaci di mandare fuori di senno. Probabilmente non completamente in sé lo era anche il giovane croato che per introdurre un fumogeno allo stadio ha sacrificato l'intimità del proprio corpo, facendone nascondiglio inviolabile. leggi tutto