Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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Perché lo spread non scende più?

Gianpaolo Rossini - 02.04.2015

Da quando è iniziato il quantitative easing (QE), ovvero l’acquisto di titoli  sovrani dei paesi euro da parte della BCE, lo spread tra tasso sui titoli di stato tedeschi a 10 anni e il corrispondente italiano non è sceso se non sporadicamente  e di poco.  Era a 103 il primo giorno del QE e rimane più o meno allo stesso livello con lievi variazioni. Lo stesso avviene per Spagna e altri paesi deboli. Perché? E la manovra della BCE prevista protrarsi fino ad autunno 2016 ha già esaurito i suoi effetti?

Lo spread era sceso parecchio nelle settimane precedenti l’inizio degli acquisti di titoli della Bce. Per i mercati finanziari contano gli annunci. Quando sono credibili gli operatori aggiustano immediatamente le loro posizioni in attività finanziarie anticipando cifre e tempi. Una volta che tutti i dettagli della operazione sono noti non si verificano più grandi cambiamenti. Gli operatori si muovono in anticipo. D’ora in poi sposteranno le loro posizioni  in maniera marginale e con effetti minimi sui tassi a meno di eventi inattesi. Per far cadere le mura di Gerico bastò il suono delle trombe a prova che gli uomini erano consapevoli della potenza della comunicazione e della parola fin dai tempi più remoti. leggi tutto

Pirelli, Italia terra di oche molto attraenti

Gianpaolo Rossini - 24.03.2015

E’ ormai certo. Con una manciata di miliardi di euro il colosso chimico cinese Chem  si porterà a casa il quinto produttore di pneumatici del mondo, l’italiana Pirelli, all’avanguardia tecnologica, eccellenza della ricerca e sviluppo. Pirelli è una delle pochissime grandi imprese italiane rimasteci. Ha costruito la nostra storia tecnologica ed industriale. La sua vendita è un duro colpo che peserà sullo sviluppo e soprattutto sulle opportunità di lavoro di tanti giovani che spingiamo ad investire in istruzione, in ricerca e acquisizione di capacità scientifiche avanzate. Dopo la svendita delle Ansaldo ai giapponesi  da parte della azienda pubblica Finmeccanica, adesso si sale di livello. Se ne va un pezzo fondamentale della tecnologia italiana. Un’azienda sana e ricca. E non c’è la scusa di sinergie, come si poteva a torto accampare per le Ansaldo acquisite da Hitachi. Non ci sono di mezzo neppure “sane” forze di mercato. Solo qualche sprovveduto lo può credere o affermare. Chi compra è un colosso chimico senza un grande pedigree tecnologico. E’ impresa di stato, cresciuta in un capitalismo corrotto, disciplinato da una capillare presenza pubblica in un paese che non conosce democrazia né politica né economica anche se cresce a razzo. Pirelli è invece un’impresa presente nei settori più sofisticati degli pneumatici e nei mercati più esigenti  con una rete produttiva fortemente globalizzata e diversificata. leggi tutto

Le due Ansaldo e Rai Way: lo strabismo duro a morire della sinistra

Gianpaolo Rossini - 03.03.2015

Storie parallele di aziende pubbliche si sono intrecciate in questi giorni nelle cronache finanziarie e in quelle politiche del bel paese. La prima riguarda Rai Way, azienda pubblica nata da uno spinoff di Rai che nel 1999 ha scorporato l’attività di trasmissione dei segnali. Rai Way è stata l’attore principale del passaggio al digitale terrestre del segnale televisivo in Italia. Ha circa 600 dipendenti, è quotata in borsa e ha una capitalizzazione di 1.1. miliardi di euro. Il prezzo delle azioni in borsa è circa 37 l’utile. Il governo ha dichiarato che manterrà una quota del 51% ovvero il completo controllo dell’azienda e immetterà sul mercato la restante quota in possesso della Rai. Essendo il flottante, ovvero la parte che è già in mano al mercato, circa il 35% del capitale, la quota che resta da mandare al mercato è di circa il 14%. E potrebbe portare nelle casse Rai circa 160 milioni di euro. Qualche giorno fa Ei Towers, la concorrente di Rai Way di Mediaset, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto (OPA) su tutto il capitale di Rai Way. Questa però è stata collocata in borsa nel novembre 2014 con la clausola che la Rai tenga almeno il 51%, come ha ripetuto il Governo. Il lancio dell’Opa di Mediaset ha suscitato una reazione molto forte nella sinistra del Pd risvegliandone il mai sopito antiberlusconismo e/o antirenzismo. leggi tutto

Grecia: vincitori e vinti

Gianpaolo Rossini - 26.02.2015

Chi ha vinto nel braccio di ferro tra Europa e Grecia? Forse l’Europa intesa come comunità sovranazionale dalla quale non ci si stacca, non tanto per affetto profondo, ma perché sembra non avere alternative nel mondo di oggi che vive le tensioni dei debiti sovrani, della difficile ripresa e i fuochi geopolitici nell’Est Europa e nel medio Oriente.  La paura non è sempre buona consigliera e gli accordi che influenza possono rivelarsi fragili. E allora l’Europa vince perché temiamo la Non Europa. A ben guardare i termini dell’accordo tra le autorità europee e la Grecia ci si accorge però che gran parte dei problemi posti sul tappeto dall’affermazione elettorale di Tsipras sono stati appena toccati e avranno bisogno di nuovi e faticosi negoziati. Il problema di fondo, ovvero la insostenibilità del debito pubblico greco nelle attuali condizioni di spread sui tassi, rimane tutto intero. Nonostante l’ottimismo dei mercati seguito all’accordo i tassi a dieci anni in Grecia sono ancora vicini al 9%.  Nessun paese può pensare di risolvere i propri problemi finanziari con questi tassi che durano ormai da 5 anni. La situazione finanziaria della Grecia non era sostenibile prima. Non lo è neppure dopo l’accordo. La Grecia ha lanciato un grido di dolore. leggi tutto

La Grecia mette l’euro di fronte ad un bivio

Gianpaolo Rossini - 31.01.2015

Il ribaltone greco con la vittoria di Tsipras e il nuovo governo che intende rinegoziare il debito pubblico pongono l’euro e l’Europa di fronte ad un bivio storico che costituirà una sorta di spartiacque tra due grandi fasi dell’integrazione continentale. Una prima fase fatta di grandi progetti istituzionali che hanno portato ad una aggregazione di entità distinte sempre più vicine ma senza sostanziali vincoli di cooperazione e solidarietà. E una seconda fase, che potrebbe vedere o l’ introduzione di principi di maggiore condivisione ed omogeneità istituzionale oppure un repentino regresso ad un’Europa delle nazioni divisa in forme per ora imprevedibili ma certamente politicamente orientate a ridurre il processo di integrazione intrapreso negli ultimi 60 anni. La posta in gioco è molto alta. I timori dei mercati si sono già materializzati rendendo ormai insostenibile il debito pubblico greco grazie ad una salita degli spread che ha portato i tassi d’interesse a livelli impossibili.  I commenti e l’attenzione da parte del mondo anglosassone sembrano dirci che in queste settimane seguite al voto greco si gioca il destino dell’euro.  E probabilmente hanno ragione. E’ l’Europa pronta a raccogliere la sfida che viene dai mercati e dal voto greco per andare avanti o si avviterà su perniciose polemiche nazionali che la riporteranno  indietro a decenni apparentemente morti e sepolti? leggi tutto

BCE: eppur si muove

Gianpaolo Rossini - 24.01.2015

L’annuncio è chiaro e i mercati lo hanno compreso e metabolizzato. La BCE acquisterà titoli sovrani e altre obbligazioni per circa 1140 miliardi di euro a partire da marzo 2015 fino quasi a fine  2016. L’obiettivo primario è di riportare la dinamica dei prezzi vicina al 2% annuo impedendo una deriva deflazionistica che è già in parte in atto in quanto i prezzi nell’aera euro in dicembre sono calati in media dello 0.2% su base annua.  Secondo obiettivo è quello di fornire altra moneta al sistema economico assetato di liquidità come non mai. Una sete che non è da tempi normali in cui la liquidità di oggi potrebbe essere anche sovrabbondante. Ma una sete che è tipica di periodi in cui la fiducia degli individui e degli operatori è molto scarsa e tutti seguitano a cercare il più possibile posizioni liquide perché riluttanti ad impegnarsi in investimenti e attività con livelli minimi di rischio. Dopo insistenti richieste da tutto il mondo economico di gran parte dei paesi euro, eccettuate Germania, Finlandia e Olanda la BCE ha vestito la preziosa tela tessuta per mesi dal presidente Mario Draghi e ha deciso di erogare liquidità al sistema in misura certamente significativa attraverso l’acquisto di obbligazioni soprattutto di enti sovrani. leggi tutto

Dalla Svizzera una boccata d’ossigeno per le banche centrali (per la BCE) e per l’Italia

Gianpaolo Rossini - 17.01.2015

La Svizzera ha abbandonato il cambio fisso con l’euro a 1.20 e i mercati hanno immediatamente fatto apprezzare il cambio del franco di quasi il 40% in un solo giorno. Una mossa imprevista nei tempi ma non del tutto inattesa. Un manovra con molti effetti e significati di rilievo per tutte le banche centrali e in special modo per la nostra tentennante BCE.  Diversi operatori dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti al Giappone dovranno leccarsi ferite profonde per questa mossa improvvisa della banca centrale a causa di enormi perdite su posizioni speculative errate. Le conseguenze di questo non sono ancora valutabili ma potrebbero indebolire fortemente qualche operatore bancario globale. In una congiuntura come quella che stiamo vivendo soprattutto in Europa questo potrebbe apparire piuttosto negativo. Ma in realtà la mossa della banca federale elvetica è positiva per molti aspetti che superano di gran lunga le ferite inferte ad alcuni operatori sui cambi. In primis si restituisce alla banca centrale la capacità e il potere di leadership nei mercati dei cambi. E questo serve alla BCE. Dopo anni di manipolazioni dei cambi da parte di grandi banche private globali, dopo anni di banche centrali che sembravano tapine impotenti di fronte alla subissante speculazione apparentemente soverchiante e impossibile da contrastare scopriamo che le banche centrali possono per fortuna muoversi con forza e infliggere perdite ingenti agli operatori di mercato che hanno scorazzato per anni senza trovare mai una adeguata resistenza. leggi tutto

Una BCE sempre più asimmetrica?

Gianpaolo Rossini - 15.01.2015

La BCE alza i requisiti patrimoniali delle banche. In soldoni gli istituti di credito devono accantonare più denaro e quindi sono costretti a prestarne di meno.  Insomma l’annunciato aumento della circolazione di moneta (quantitative easing) si fa precedere da una manovra che ha l’effetto di ridurre l’effetto di quanto promesso, ma ancora non attuato. Con una mano, prima si toglie e con l’altra, più tardi, si darà. La BCE non fa regali e, se li promette, esige in anticipo contropartite da chi li riceve.  Ma se non bastasse ci sono altre spinosità ancora più insidiose nella politica monetaria di questa banca centrale sempre più arcigna. La prima riguarda il merito (il rating) dei titoli sovrani da acquistare nella manovra di (forse) 500 miliardi annunciata da Draghi. Questo esclude in partenza titoli di Cipro e Grecia negando così la cura ricostituente a chi né ha più bisogno. Alla gente comune le regole (che però nessuno ha mai fatto valere in condizioni di emergenza come quelle di questi giorni) della politica monetaria sono inspiegabilmente crudeli e aggiungono antipatia e distacco verso l’Europa e le sue acide vestali. In occasioni analoghe la FED americana leggi tutto

Patto di stabilità o grande alibi?

Gianpaolo Rossini - 30.12.2014

Italia a disagio con il patto di stabilità. Germania  poco incline ad aprirlo per renderlo più flessibile. Sembrano due posizioni inconciliabili con una unica via d’uscita per il paese più debole cui non resta che fare i compiti a casa fino all’ultima riga. La realtà è forse un po’ diversa e ancora più cruda di quanto non appaia dalle frecciate a distanza tra governi nazionali, commissione della Ue e qualche banchiere centrale dell’eurogruppo. Il Patto di stabilità è una regola con una bella dote di sanzioni e reprimende per i paesi che sgarrano. Ma è macchinoso ed è politicamente difficile applicarlo. E quindi serve quanto la Sagrada Famiglia di Barcelona per dire messa tutti i giorni. Perché in verità i veri guardiani del patto di stabilità sono altri. Stanno nei mercati finanziari e nelle agenzie di rating molto più spicci nelle loro decisioni e nei loro giudizi di quanto non siano gli organismi Ue. Le discussioni sul Patto di Stabilità sono delle stucchevoli sceneggiate che ormai stancamente narrate dai giornalisti che per mestiere devono occuparsi di questioni europee.  E neppure suscitano più alcun interesse nel  pubblico  che sa benissimo che ciò che è in agguato è lo spread e la simpatia o meno dei mercati per i titoli di stato del proprio paese. leggi tutto

Troppi shock per la cara vecchia Europa

Gianpaolo Rossini - 06.12.2014

E’ passato un altro primo giovedì del mese. Sono mesti gli occhi dei mercati e della gente comune  puntati sulle decisioni della BCE, insediata nel nuovo grattacielo a Francoforte costato più di una avveniristica sonda spaziale. La BCE, per bocca del suo presidente, si è di nuovo negata alle richieste dell’economia. Non ci sarà alcuna espansione monetaria. Forse se ne riparlerà nel 2015. Per chi crede nella Befana ci sono ancora speranze. Per chi è invece già adulto c’è la certezza che dalla torre di cristallo di Francoforte non verranno doni. Dovremo invece sorbirci ancora una volta il trito invito a fare riforme. Forse la deflazione non fa più paura e questa potrebbe essere la spiegazione. Non è chiaro su quali basi poggi questa spavalderia. Ma forse è semplicemente l’aut aut di qualche fastidioso rappresentante delle banche centrali nazionali nel board BCE. Ci risulta però che la BCE abbia un obiettivo di stabilità dei prezzi che vale sia per combattere l’inflazione sopra il 2% sia per impedire che i prezzi scivolino sotto zero. E la BCE l’abbiamo vista ben attiva e accigliata quando l’inflazione stava di un pelino sopra il 2% con i saggi teutonici che agitavano la falce lugubre della iperinflazione della Germania di Weimar. Ora in quasi tutti le lande dove tintinna l’euro i prezzi strisciano sopra lo zero o sono già sotto di un bel po’ (come in Spagna). Eppure sembra si viva con un certo piacere a Francoforte questa pseudo armonia di prezzi che galleggiano sull’acqua di un mare calmo in cui rischiano presto di finire sul fondo. Il paradosso è ancora più stridente se si legge quanto dichiarato da Draghi, sempre più simile ad un internato che fa volare tra le sbarre della sua gattabuia un messaggio disperato sperando che qualcuno abbia la grazia di raccoglierlo. leggi tutto