Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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Elezioni: meno vacuità uguale meno astensionismo

Gianpaolo Rossini - 04.06.2016

E’ difficile capire,  nel battage della comunicazione elettorale per le comunali 2016, quali siano le agende dei candidati che si affannano a cercare voti.  La comunicazione è vuota di contenuti programmatici. Si compone soprattutto di “no”,  di slogan tristi e triti come “avanti”,  “possiamo”. I “si” sono rari. Accompagnati da idee farlocche con un sapore semi goliardico. Il progetto della candidata penta stellata a Roma prevede come alternativa alla rete della metropolitana  teleferiche di tipo alpino nel cielo della capitale.  La pubblicità di merendine per bambini è più seria ed informativa. Se non basta parecchi candidati cambiano posizione su temi rilevanti a distanza di pochi giorni suscitando sconcerto e disaffezione nei votanti. Un esempio? Il sindaco di Bologna chiede agli elettori un secondo mandato. A quattro giorni dal voto firma per il referendum abrogativo del Job’s Act. Fino a qualche ora prima aveva sostenuto il governo Renzi. Nella maggioranza dei candidati risulta impossibile leggere ciò che vorranno fare se eletti. Certo non è un problema solamente italiano. E  tocca la delicata questione della diffusione  della informazione in democrazia.  Accanto a questa nebbia sui programmi di chi chiede i voti agli elettori manca spesso anche la capacità dei media di colmare questo gap informando adeguatamente i cittadini.  Oltreatlantico si osserva un fenomeno che già si comincia a manifestare anche da noi.  E’ un po’ figlio della caduta nelle vendite dei giornali. leggi tutto

Generazione perduta. O no?

Gianpaolo Rossini - 11.05.2016

Media e firme di rango continuano a insistere. E ai giovani tocca di subire quotidianamente un bombardamento fatto di falsità e proclami basati su proiezioni sballate che hanno come effetto unico di trasferire alle nuove generazioni vecchie e nuove paure e in più i rimorsi e i vuoti delle vecchie generazioni.   Che invece di risolvere i problemi pragmaticamente  non trovano di meglio che fare terrorismo informativo.

Cominciamo con un argomento tanto trito quanto errato, ma che ahimè continua come un vecchio ritornello ad uscire da bocche e penne senza distinzione di parte politica e spesso anche da colleghi un po’ appannati. Si tratta della questione del  debito pubblico. Alto o basso che sia è sempre presentato come un peso sulle spalle delle generazioni future. Un macigno che ogni giovane eredita da genitori incoscienti. Una  vera tragedia. Ma per fortuna è una balla colossale. Perché? L’Italia, nel suo complesso fatto di settore pubblico e settore privato,  è un paese  pressoché in pareggio nei confronti del resto del mondo.  Ovvero non è indebitata. Lo è all’indomani della seconda guerra mondiale a causa dei costi della ricostruzione e della necessità di importare beni strumentali  e di prima necessità  in un paese con una base produttiva fortemente danneggiata. Gli italiani adulti  “scaricano”  gli errori di una guerra crudele e costosissima sui loro figli. leggi tutto

Il 730 precompilato massivo

Gianpaolo Rossini - 04.05.2016

Si legge sul sito dell’agenzia delle entrate che “Dal 15 aprile è possibile il prelievo del 730 precompilato massivo” per la dichiarazione dei redditi 2015. Quanto virgolettato è una scheggia del linguaggio con cui i cittadini hanno a che fare ogni giorno quando devono comunicare con una amministrazione pubblica come quella della agenzia delle entrate o con altre. Una bella gatta da pelare. Innanzitutto il cittadino deve sapere che “prelievo” in questo caso sta per “scaricare” ovvero, con l’inglese universale dei computer, sta per “download”. La parola prelievo è abbastanza nuova per la tecnologia dell’informazione cui siamo avvezzi. Non è neppure male. Ma un emigrato che deve fare il 730 o una persona con cultura media di fronte a questa parola esita subito. Pensa piuttosto ad un bancomat o ad un test clinico. Per giungere al download ci vuole un po’. E’ curioso ma a volte si ha l’impressione che nel linguaggio della pubblica amministrazione si cerchi in maniera vezzosa, e un po’ dispettosa, di riesumare parole che sono comunemente usate con altri significati imponendo loro segni remoti. Altre volte sembra che ci si butti su veri e propri neologismi che paiono quasi fare il verso al linguaggio del vate D’Annunzio o alla prosa futurista di un secolo fa, senza però averne lo spessore poetico ed artistico. leggi tutto

Deflazione: la fine dei dogmi?

Gianpaolo Rossini - 26.04.2016

Viviamo ormai con una deflazione conclamata che è entrata con forza nel comune pensare e ha preso il posto di decenni di saggezza popolare legata a come meglio comportarsi con l’inflazione.  I prezzi hanno cominciato a innestare la retromarcia in Italia in maniera continuativa negli ultimi due anni. Ma anche negli anni precedenti a ritroso fino alla prima metà del primo decennio del nuovo secolo non si può dire avessero dinamiche inflazionistiche vere e proprie. Da circa venti anni i prezzi in Italia viaggiano tra 1 e 2% all’anno superando solo in un caso il 3% di un soffio.  Questo ha mutato la cultura economica inducendo tutti a pensare che l’inflazione è scomparsa e che come un televisore col tubo catodico, ovvero non tornerà.  Gli ultimi tre anni hanno convinto anche i più increduli. I prezzi al consumo in Italia sono cresciuti meno dell’1% (in 3 anni) e ormai hanno cominciato un costante cammino sotto zero.

 

Da dove viene tutto questo?

 

La risposta è semplice. Ma pesante come una montagna.  E’ il risultato del divorzio tra banche centrali e autorità fiscali. Un’idea che risale agli anni 80 del secolo scorso. Buona per disintossicare le economie da inflazione a due cifre che fu debellata con successo. Ma nefasta quando divenne un dogma che viaggia senza meta come un iceberg che si stacca dai ghiacci polari per navigare a sud verso la sua lenta naturale consunzione. Prima della quale però può fare danni e provocare tragedie. leggi tutto

Bail-in la filosofia povera di un Europa inacidita e triste

Gianpaolo Rossini - 08.03.2016

E’ un neologismo nato con la crisi finanziaria di questo secondo decennio del XXI secolo. Bail è la cauzione che si paga per evitare la prigione. Bail out significa che qualcuno paga per salvare qualcun altro che è in difficoltà.  Bail in  vuol dire invece che chi  è in forte sofferenza deve basarsi sulle proprie risorse senza contare su aiuti esterni per venirne fuori. Sembra questa la filosofia che in poco tempo si è diffusa in  Europa come un’epidemia. Tutto è partito dal mercato del credito con la “Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 , che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento”.  Si tratta di uno schema regolamentare, piuttosto corposo e complesso spalmato su 160 pagine[1]. Contiene una forma di sussidiarietà portata all’estremo che impone a banche e ad altri soggetti finanziari ed economici di auto salvarsi con le proprie forze ogni volta che sono in dissesto e sono costretti a risanare. E’ stata applicata per la prima volta alle quattro banche italiane  in dissesto dal novembre 2015 (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria, CariChieti, Carife). La direttiva sul bail in  riduce lo spazio ma non impedisce del tutto l’intervento di uno stato a salvataggio di una banca. leggi tutto

Due ragioni per non buttare l’Europa nel vortice della crisi

Gianpaolo Rossini - 11.02.2016

Predicare in mezzo alle tempeste finanziarie in favore dell’Europa ricorda la preghiera di Paolo durante il naufragio dal quale si salvò approdando fortunosamente a Malta. Certo le difficoltà sul cammino dell’integrazione che sono scoppiate dalla primavera del 2010 sembrano essere tutte ancora lì e averne generate di nuove per le quali la soluzione appare ancora più lontana di prima. Sul piano finanziario l’area euro e il resto della Ue rappresentano un mercato tra i più aperti del globo. Il che può essere un vantaggio ma anche un’ipoteca in momenti in cui le correnti speculative sono travolgenti. Se questo l’Europa non può tornare indietro, occorre sapere che una forte esposizione richiede anche difese adeguate. Per tutti e non solo per i paesi che in un particolare momento sembrano più deboli.

Consideriamo due temi caldi per l’integrazione europea.

Il primo, sottolineato dal presidente della BCE Mario Draghi, e sul quale più volte mi sono soffermato su questo periodico, tocca l’ assicurazione federale sui depositi, fino a 100000 euro, ricordandoci che negli Usa (la FDIC) arriva invece a 200000 dollari.  Questa assicurazione, negli Usa, garantisce i depositanti nel caso la banca fallisca. E’ basata su fondi federali e quindi su base geograficamente mutualistica. leggi tutto

Prezzi del petrolio in discesa: opportunità e rischi

Gianpaolo Rossini - 26.01.2016

Un piccolo rimbalzo del prezzo del petrolio da 27 a 32 dollari tra venerdì 22 gennaio e inizio settimana non  altera molto la condizione dei mercati dell’oro nero che hanno visto le quotazioni scendere dai quasi 110 dollari a barile toccati nel 2012-4 ai livelli del 1979. Come cambiano le prospettive dell’economia mondiale con un prezzo del petrolio tornato ai livelli di quasi 40 anni fa? Chi ci guadagna? Chi ci perde? E come saranno i prezzi nel futuro prossimo?

Iniziamo dall’ultima questione osservando che dal 2008 il consumo di petrolio nel mondo è cresciuto ad un misero tasso annuo dello 0.5%. Dal 2000 l’energia prodotta con le rinnovabili è cresciuta circa 15-16 volte e quella idroelettrica dal 2010 ha compensato con la sua salita la lenta discesa di quella nucleare. Le proiezioni dei consumi per i prossimi 15 anni, per quanto veritiere, ci danno tassi di crescita annuali del consumo di petrolio attorno allo 0.4%. A fronte di nuovi giacimenti scoperti soprattutto in Africa, produzione Usa di shale oil e ripresa estrazione in Iran le previsione di prezzi, a meno di conflitti di larghe proporzioni, sono piatte se non cedenti.

Per capire invece gli effetti del basso prezzo dell’energia, occorre muoversi per grandi aree. Nei paesi produttori del golfo persico le entrate fiscali provengono in gran parte dalle royalty su petrolio e gas esportati. Ad esempio, nel sultanato dell’Oman, petrolio e gas fanno il 72% del bilancio pubblico. leggi tutto

Merkel bizzosa, Europa senza rotta

Gianpaolo Rossini - 22.12.2015

Un passo avanti e due indietro. E’ questo il ritmo dell’incerto incedere della nostra Europa. Qualche mese fa mi ero rallegrato su queste colonne per la decisione presa dal consiglio europeo di erigere l’ultimo fondamentale pilastro della unificazione del sistema monetario dei paesi euro. Si trattava di mettere in piedi un meccanismo fotocopia di quello che esiste da quasi un secolo negli Stati Uniti che doveva prevedere una garanzia federale (FDIC-Federal Deposit Insurance Corporation) sui depositi bancari fino ad una soglia di 100.000 euro.  Negli Usa la FDIC  nasce nel 1933 sotto la coraggiosa presidenza Roosvelt a seguito delle ripetute crisi bancarie che si verificano negli anni 20 e nei primi anni 30 del XX secolo. Consente di  alleviare la paurosa crisi del sistema bancario durante la grande crisi assicurando  i depositi (oggi fino a 250.000 dollari) in caso di fallimento della banca. La FDIC interviene in seguito con artiglieria pesante negli anni 80 e 90 quando gli Usa soffrono di una protratta serie di chiusure  delle piccole banche e impedisce alla crisi del sistema bancario di infettare l’intera economia.  E’ attiva ovviamente negli anni recenti dal 2008 e costituisce un vero baluardo del sistema creditizio americano. La sua disciplina è cambiata nel 2010 con la riforma dei mercati finanziari (Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act)  che l’ha resa più efficiente e ne ha espanso la copertura assicurativa non solo portandola a 250000 dollari ma ancorandola anche a requisiti di bilancio delle banche. leggi tutto

Garanzia europea sui depositi: una buona notizia dall’Europa

Gianpaolo Rossini - 07.11.2015

Abituati alle critiche quotidiane ad un’Europa che si muove a stento in un mondo in fibrillazione dobbiamo essere felici dell’impegno esplicito della BCE e del suo presidente Mario Draghi a dare vita a breve ad una delle colonne portanti della unione monetaria e della integrazione bancaria. Si tratta della assicurazione federale dei depositi bancari dei risparmiatori e delle imprese. Se una banca appartenente all’area euro fallirà chiudendo i battenti i depositi dei suoi clienti saranno salvaguardati e liquidati interamente ai depositanti fino ad una somma che dovrebbe essere attorno ai centomila euro. Questo dovrà avvenire in maniera omogenea in tutta eurolandia e in modo indipendente dagli stati. Oggi invece ciascun membro  euro è dotato di una sua propria parziale salvaguardia sui depositi. Si tratta di assicurazioni difformi tra loro e basate su agenzie che hanno un carattere nazionale e che soffrono delle vicende finanziarie di ciascun paese. E quindi non riscuotono interamente la fiducia degli operatori e dei risparmiatori. Nelle recenti crisi di fiducia dal 2011 in diversi paesi del sud Europa e in Irlanda, colpiti dalle tempeste dei debiti sovrani, si sono avute forti fughe di capitali e corse agli sportelli per ritirare contante. Erano dovute in larga parte al timore che il sistema bancario del paese in difficoltà venisse travolto e non fosse più in grado di risarcire i depositanti. leggi tutto

Limite al contante o alla libertà?

Gianpaolo Rossini - 31.10.2015

Siamo in un periodo di deflazione che rischia di essere più profonda e lunga di quanto non ci aspettiamo.  I tassi d’interesse sui titoli di stato fino a due anni sono entrati in zona negativa. Questo a cascata impone alle banche di rasare quanto i risparmiatori e le imprese depositano su un conto corrente imponendo ai clienti tassi negativi. Se depositiamo 1000 euro in banca dopo 12 mesi ce ne ritroveremo 990 o 980. Se invece  tengo nel materasso i 1000 euro faccio un affare.  Già questo primo aspetto dovrebbe indurre a cautela i paladini della soglia per l’uso del contante a 1000 euro estesa dal governo Renzi a 3000.  Riportare la soglia  sotto i 3000 euro significa infatti imporre una tassa sul risparmio liquido che finisce in larga parte nelle casse delle banche.  Insomma un ennesimo balzello che,  ahimè,  non va all’erario.   Ci sono comunque ulteriori elementi che rendono incomprensibile la battaglia di una parte della magistratura e dei partiti politici per la riduzione drastica nell’uso del contante.

All’estero e in Italia sovente pago in contanti anche cifre alte perché mi fanno lo sconto – con regolare ricevuta o scontrino. Risparmiamo io e il venditore. Evitiamo la costosa intermediazione bancaria privata (implicita in pago bancomat o carta di credito). leggi tutto