Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
Iscriviti al nostro Feed RSS

Verso le comunali dell'11 giugno - 7) I comuni non capoluogo

Luca Tentoni - 03.06.2017
Elezioni amministrative 2017

Il voto amministrativo del 2017 riguarda, oltre ai venticinque capoluoghi di provincia, altri 138 comuni non capoluoghi con popolazione superiore a 15mila abitanti e 858 centri minori. Nel nostro studio abbiamo voluto prendere in considerazione anche i 39 comuni non capoluogo che hanno almeno 30mila abitanti, cioè una dimensione media fra quella "cittadina" e "metropolitana" e quella "periferica" (rappresentata, quest'ultima, dai piccoli centri). Come si è visto in Francia alle presidenziali e in Gran Bretagna con la Brexit, il voto dei comuni più grandi è spesso molto diverso rispetto a quelli piccoli. In Italia la differenza è stata sempre molto marcata, in particolare durante la Prima Repubblica, quando la Dc otteneva i suoi migliori risultati nei centri minori e i laici nelle grandi-medie città. Nel 1987, secondo una nostra elaborazione (“L’Italia del 5 aprile”, ed. Acropoli, 1993), la Dc ebbe il 28,2% dei voti nei centri oltre i 300mila abitanti contro il 34,3% della media nazionale e il 39,2% dei comuni fino a 10mila abitanti; i partiti laici non socialisti (Pri, Pli, Pr, Verdi) conseguirono complessivamente, nel 1987, il 15,8% nei centri oltre 300mila abitanti, l'11,1% in media nazionale, ma solo il 7,8% nei comuni fino a 10mila abitanti. C'è poi da considerare il confronto fra capoluoghi e non capoluoghi: le maggiori differenze di voto, nel 1992, si registravano nella Dc (+6% nei secondi rispetto ai primi), nella Lega Lombarda (7% capoluoghi, 9,4% non capoluoghi), nel Msi (6,8 Cap., 4,7% non cap.) e nel Pri (6,2% Cap., 3,5% NCap). Introdurre l'elemento dei comuni "intermedi" nel nostro studio può essere un ulteriore elemento per valutare un eventuale differente comportamento di voto fra capoluoghi e non capoluoghi. Scegliendo di limitarci ai 39 centri con almeno 30mila abitanti, abbiamo ottenuto la possibilità di allargare il nostro "campione" complessivo a 64 comuni. Quelli non capoluoghi sono abbastanza uniformemente distribuiti sul territorio nazionale: tredici al Nord (Grugliasco, Cantù, Crema, Abbiategrasso, Cernusco sul Naviglio, San Donato Milanese, Cesano Maderno, Conegliano, Mira, Riccione, Lissone, Legnano, Sesto San Giovanni), dieci al Centro (Camaiore, Fabriano, Cerveteri, Fonte Nuova, Ladispoli, Jesi, Civitanova Marche, Ardea, Carrara, Guidonia Montecelio), tredici al Sud (Maddaloni, Melito di Napoli, Sant'Antimo, Somma Vesuviana, Gravina in Puglia, Avezzano, Torre Annunziata, Nocera Inferiore, Bitonto, Martina Franca, Portici, Molfetta, Pozzuoli) e tre nelle Isole (Sciacca, Misterbianco, Paternò). In questa sede ci occupiamo dei 39 non capoluoghi, ma nella prossima tappa del nostro viaggio nel voto del 2017 esamineremo il complesso dei 64 comuni (27 al Nord, 14 al Centro, 23 fra Sud e Isole). Rispetto ai 25 capoluoghi, i 39 non capoluoghi sembrano avere un comportamento elettorale ugualmente prossimo alla media nazionale: nel 2013 (considerando i risultati dei singoli partiti) lo scarto medio fra capoluoghi e dato nazionale è stato dello 0,54%, mentre quello fra i 39 non capoluoghi e la media del Paese è risultato pari allo 0,57%. Globalmente, però, considerando le "famiglie politiche", notiamo che il Centrodestra è più vicino al dato nazionale (29,1%) nei non capoluoghi (30,6, +1,5%) che nei capoluoghi (26,1, -3%), mentre per il Centrosinistra (Cap 33,2%, +1,6% su MNaz, NCap, 30,4%, -1,2% su MNaz), il Centro (Cap +0,2% MNaz, NCap -0,6% su MNaz) e il M5S (Cap +1,8% MNaz, NCap +1,6% su MNaz) le differenze sono minori. Restano tuttavia altre difformità: nei capoluoghi il centrodestra è sottorappresentato (nei non capoluoghi è sovrarappresentato) mentre il centrosinistra è sovrarappresentato (nei non capoluoghi è sottorappresentato). Il M5S, invece, è più forte rispetto al dato nazionale sia nei capoluoghi che nei non capoluoghi oggetto del nostro studio. Dividendo i 39 comuni per aree geografiche tradizionali (Nord, Centro, Sud-Isole; non, dunque, il Nord bianco, la Zona rossa e il Mezzogiorno allargato ai quali avevamo fatto riferimento in passato per l’esame dei 25 capoluoghi) notiamo che nelle regioni settentrionali la distanza fra centrodestra e centrosinistra (che era del 13,9% alle scorse comunali, del 3,5% alle politiche 2013, del 22,8% alle europee 2014 e dell'1,4% alle ultime regionali, sempre a favore di quest'ultimo schieramento) è minore nei non capoluoghi (media 10,4% pro CS) che nei capoluoghi (media 15,7% pro CS): ciò non è dovuto solo ad un migliore risultato della Lega, ma anche di Forza Italia. A livello di principali partiti, si osserva che nei 39 non capoluoghi FI-Pdl ottiene (con le liste di area) il 23,1% alle comunali, il 19,4% alle politiche 2013 e il 15,3% alle europee (nei capoluoghi: 14,2%, 17%, 12,9%); la Lega ha il 7,1% alle comunali, l'8,4% alle politiche, il 9,2% alle europee (8,3%, 5,1%, 7,7%); il Pd ottiene il 33,7% alle comunali, il 27,9% alle politiche, il 44,2% alle europee (32,8%, 28,8%, 44,9%); il M5S ha il 10,4% alle comunali, il 23,4% alle politiche, il 18,8% alle europee (11,4%, 26%, 20,7%). Dunque, nei non capoluoghi del Nord, FI e Lega hanno migliori risultati che nei capoluoghi, al contrario del M5S. La minore distanza fra centrosinistra e centrodestra si conferma nei non capoluoghi delle regioni centrali: 12,2% alle scorse comunali (pro CS), 5,5% alle politiche 2013, 21% alle europee 2014, 5,2% alle ultime regionali (media 10,98%, contro il 19,58% dei capoluoghi, che dunque sono molto più "rossi"). Il dettaglio: Centrodestra 30,2% alle comunali (27,8% Cap.), 26,6% alle politiche (25,3% Cap.), 24% alle europee (20,4% Cap.), 34,8% alle regionali (35,3% Cap.); Centrosinistra 44,4% comunali (Cap. 48,2%), 31,1% politiche (36,8%), 45% europee (56,9%), 40% regionali (45,2%); M5S 32% politiche (26%), 27,1% europee (18,6%), 20,7% regionali (16,3%). Qui l'influenza del Lazio è forte: ci sono molti non capoluoghi dove i Cinquestelle ottengono risultati parecchio al di sopra della media nazionale. La situazione si capovolge nel Sud e nelle Isole, dove il M5S ha più voti nei capoluoghi (30,4% alle politiche, 27,5% alle europee, 20,7% alle regionali) che nei comuni non capoluogo (27,2%, 25,9%, 17,4%). Il dato del Mezzogiorno non è omogeneo, fra capoluoghi e non capoluoghi, per quanto riguarda centrosinistra e centrodestra: il primo ha nei NCap il 37,4% alle comunali (+1,4% sui Cap), il 28% alle politiche (-2,1% su Cap), il 41,2% alle europee (-2,4% su Cap) e il 37,9% alle regionali (-3,1% su Cap); il secondo ha invece il 31% alle comunali (-6,5% su Cap), il 33,9% alle politiche (+4,3% su Cap), il 25,4% alle europee (+2,5% su Cap) e il 26,9% alle regionali (+3,1% su Cap). I migliori risultati fatti registrare da FI-Pdl sono nei non capoluoghi del Mezzogiorno, dove supera abbondantemente la media nazionale in tutti i tipi di consultazione elettorale fra il 2008 e il 2015. Il risultato è invece meno buono per il Pd. Come vedremo nella prossima tappa del nostro viaggio nel voto amministrativo dell'11 giugno, l'unione dei dati relativi ai 25 capoluoghi e ai 39 non capoluoghi ci restituirà percentuali di voto che si distanziano in media - per partito - di appena 0,4-0,6 punti dal dato nazionale (il valore è superato solo dal M5S e dalla Lega: il primo sovrarappresentato dell'1,75% medio, la seconda sottorappresentata mediamente dell'1,21%). Ciò ci permetterà di provare a stimare meglio l'eventuale valore di "test" nazionale del turno amministrativo del 2017.