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27 maggio 2017
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Verso le comunali dell'11 giugno - 2) I 25 capoluoghi fra il 1948 e il 1968

Luca Tentoni - 29.04.2017
2017 elezioni comunali

Il nostro viaggio nei comuni dove si voterà l'11 e il 25 giugno prossimi inizia dai capoluoghi. Siamo andati molto indietro nel tempo, fino alle elezioni per la prima legislatura repubblicana. In questo articolo ci occuperemo del comportamento elettorale negli anni che vanno dal 1948 al 1968. Non si tratta di un esercizio di scuola, ma di un tentativo di individuare tendenze (se ce ne sono) capaci di resistere al tempo e di arrivare (più o meno intatte) fino ai giorni nostri. Anche se è evidente che del milione e 655 mila elettori che ha votato nei 25 capoluoghi il 18 aprile 1948 solo una piccola parte è ancora in vita (i più giovani sono del 1927, essendo allora la maggiore età fissata a 21 anni) ci sono però comportamenti elettorali "ereditati". La distribuzione dei consensi ai partiti ci aiuterà, inoltre, a dividere i venticinque capoluoghi in tre aree - alle quali abbiamo già fatto accenno nell'articolo precedente - che denominiamo "Nord bianco", "Zona rossa" e "Mezzogiorno allargato". Per costruirle abbiamo preso in considerazione il comportamento elettorale nelle tre zone durante il primo ventennio repubblicano. I capoluoghi italiani (non solo quelli in esame, ma nel complesso), è bene dirlo in via preliminare, hanno sempre avuto un voto meno orientato verso la Dc e più favorevole a laici e Msi (dagli anni Settanta in poi, anche verso il Pci, soprattutto nelle grandi città). Abbiamo raggruppato i partiti in tre famiglie politiche: la scelta è arbitraria ma ci sembra preferibile rispetto ad altre, almeno in questa fase. Il Centro è composto dalla Dc e dai suoi alleati Pri, Pli, Svp; la Sinistra è considerata in senso ampio (Psi, Psdi, Psiup, Pci, Psd'Az, Altri); la Destra è formata prevalentemente da Msi e partiti monarchici. A parte ci sono gli Altri: un quarto gruppo assolutamente residuale (1,5-1,6% dei voti nel 1948, ma con una media dello 0,5% nei capoluoghi e dello 0,6% nel totale nazionale fra il 1953 e il 1968). Nel complesso dei 25 capoluoghi, come dicevamo, la Dc è costantemente sottorappresentata rispetto al dato nazionale: nel 1948, l'irripetibile record del 48,5% nazionale si trasforma nel 45,3% dei centri in esame (-3,2%); nel 1953 il dato comunale (37%) è ancora inferiore di 3,1 punti rispetto a quello nazionale (40,1%), così come nel 1958 (39% contro 42,4: -3,4%); la tendenza prosegue nel 1963 (34,9% contro 38,3: -3,4%) e nel 1968 (36,2% contro 39,1%: -2,9%) per attenuarsi - come vedremo - negli anni Settanta e poi riprendere vigore. Poco significativi, invece, i dati riguardanti il Pri (sovrarappresentato dello 0,4% nei comuni solo nel 1968) e il Pli del 1948-1953. Tuttavia, i liberali diventano, dal 1958, un partito che in questi capoluoghi tende a drenare consensi alla Dc più che su scala nazionale e a catturare molto "voto d'opinione": hanno un "surplus" dello 0,7% nel 1958 (4,2% contro 3,5% nazionale) che sale al 2,7% nell'"anno d'oro" 1963 (9,7% contro 7%) e arriva al 2,8% nel 1968 (8,6% contro 5,8%): questa caratteristica del Pli, sia pure in forma attenuata, si confermerà per tutta la Prima Repubblica, anche se negli anni Ottanta sarà molto più tipica del Pri che del Pli. Passando a sinistra, si nota invece l'ottima performance dei partiti socialisti: il Psdi, in media, ha circa lo 0,9% in più nei 25 capoluoghi rispetto alla percentuale di voto nazionale, nel periodo 1948-1963; il Psi migliora di circa l'1,4% (1953-1963); il Psu, nel 1968, avrà in questi centri il 15,6% contro il 14,5% nazionale (+1,1%). Il dato del Pci è invece spesso un po' più basso della media. Non considerando il 32,5% ottenuto dal Fronte popolare nel 1948 (+1,5%: merito, forse, del Psi, perché nel 1953, separatamente, i due partiti avranno il 35,6% contro il 35,3% nazionale, col Psi a +0,8% e il Pci a -0,5% rispetto alla media globale), il Pci resta sotto la percentuale nazionale nel 1953 (-0,5%), 1958 (-2%), 1963 (-2,6%) e 1968 (-1,5%): una tendenza che non muterà mai in tutto il resto della Prima Repubblica, nel complesso di questi capoluoghi. A destra, i risultati dei missini sono sempre più alti rispetto al totale nazionale, forse per la loro capacità - sviluppatissima al Sud - di drenare voti alla Dc. Il Msi, nel periodo 1948-1968, ha in media, l'1,1% dei voti in più nei 25 capoluoghi che nel dato globale. Per contro, il vantaggio dei monarchici in questi comuni è forte nel 1948 (+1,1%) ma non nel 1953 (+0,1%), nel 1958 (percentuale identica a quella nazionale) e nel 1968 (+0,2%), con l’eccezione del 1963 (+0,6%). Per completare il quadro globale, osserviamo tre dati. Il primo, relativo all'affluenza alle urne, ci mostra come nei 25 capoluoghi il tasso di astensione sia mediamente inferiore di circa lo 0,7% rispetto a quello nazionale, tranne che nel 1948 (+0,5%). Nel corso degli anni, questa tendenza ad andare numerosi alle urne durerà, protraendosi fino alla fine degli anni Settanta, per poi ripresentarsi nella Seconda Repubblica. Il secondo riguarda l'indice di variazione fra un'elezione e l'altra (o, meglio, la stima sullo spostamento dei voti fra i partiti nel periodo intercorrente fra due elezioni politiche consecutive) che segue la tendenza nazionale: è molto alto fra il 1948 e il 1953 (superiore al 20%), quando cioè il sistema dei partiti riallinea i propri rapporti di forza dopo lo scontro fra Dc e Fronte popolare, ma è fra il 5 e il 6% nel passaggio 1953-'58 e resta sotto il 10% fra il 1958-'63 e il 1963-'68. In tutti i casi, la mobilità elettorale osservata nei venticinque capoluoghi è sempre superiore (fino ai giorni nostri) rispetto a quella nazionale: +1,99% nel passaggio 1948-'53, +1,99% nel 1953-'58, +1,12% nel 1958-'63, +1,6% nel 1963-'68. Se si pensa che fra le politiche 2008 e quelle del 2013 il surplus fatto registrare in questi centri era ancora del 1,1% rispetto al dato nazionale (senza contare il +1,85% nel passaggio politiche 2013-europee 2014) si comprende che si tratta di un dato strutturale. Il terzo elemento da considerare è il rapporto di forza fra le "famiglie politiche": la Sinistra, nel suo complesso, ottiene risultati globalmente migliori (+2,9% 1948, +1,8% 1953, +1,5% 1958) fino a tutti gli anni Cinquanta, per poi allinearsi col dato nazionale (-0,8% 1963, -0,2% 1968); il Centro, invece, grazie alla capacità del Pli (e in seguito del Pri) di compensare il minor risultato democristiano, è pesantemente sottorappresentato nel periodo 1948-1958 (-4,2% 1948, -3,7% 1953, -3,2% 1958) per poi riallinearsi anch'esso alla media nazionale (-1,1% 1963, -0,3% 1968). È invece la Destra ad essere sempre sovrarappresentata: +1,4% nel 1948, +2,2 nel 1953, +1,1% nel 1958, +1,6% nel 1963, +0,7% nel 1968. Se però andiamo ad individuare le zone di maggior forza delle tre "famiglie" politiche, possiamo dividere i capoluoghi nelle tre aree alle quali abbiamo fatto cenno: il Nord "bianco" (Asti, Cuneo, Como, Lodi, Monza, Belluno, Padova, Verona, Gorizia, Piacenza, ai quali abbiamo aggiunto la provincia toscana di Lucca); la Zona "rossa" (Alessandria, Genova, La Spezia, Parma, Pistoia); il "Mezzogiorno allargato" (Frosinone, Rieti, L'Aquila, Lecce, Taranto, Catanzaro, Palermo, Trapani, Oristano: qui Taranto è presente solo per affinità geografica, ma costituisce in realtà un caso molto particolare). Rispetto al dato complessivo dei 25 capoluoghi e al risultato nazionale, le differenze fra le tre aree si notano in modo molto marcato. Nel Nord bianco il Centro ottiene il 58,1% nel 1948 (+7% rispetto alla media dei capoluoghi - MCap - e +2,8% a confronto col dato nazionale - MNaz), il 50,2% nel 1953 (+8,7% MCap, +5% MNaz), il 52,5% nel 1958 (+8% MCap, +4,7% MNaz), il 52,4% nel 1963 (+6,3% MCap, +5,2% MNaz), il 54,4% nel 1968 (+6,9% MCap, +7,2% MNaz); per contro, la Sinistra oscilla fra il 37,7% (1948) e il 41% (1963), con percentuali nettamente inferiori sia alla MCap (in media -4,3%), sia alla MNaz (media -3,4%); molto modesti, infine, i risultati della Destra (in media 6,6% contro 9,7% MCap e 8% MNaz). Nei comuni della Zona rossa i risultati si capovolgono: il Centro oscilla fra il 37,6% del 1963 e il 44,2% del 1948 (media 39,6%: -6,5% MCap, -9% MNaz), la Destra è ai minimi (media 4,8%: -3,9% MCap, -3,2% MNaz) mentre la Sinistra è sempre ben oltre il 50% (media 55,2%: +11,5% MCap, +12,6% MNaz). Nel Mezzogiorno "allargato", infine, il Centro ha un risultato medio del 46,9% (+0,8% MCap, -1,7 MNaz) non troppo soddisfacente, se si considera che invece la Destra ha molto più spazio qui che nel resto del Paese (media: 19,1%, +9,4% MCap, +11,1% MNaz) e la Sinistra resta molto al di sotto del 40% (media: 32,9%, -10,6% MCap, -9,7% MNaz). Come vedremo, il differente comportamento del Nord bianco e del Mezzogiorno allargato produrranno differenti esiti anche nella Seconda Repubblica (da una parte verso Lega e FI; dall'altra verso AN e FI, poi verso il M5S). Infine, è opportuno passare in rassegna - per quanto riguarda Dc, Pci, Psi, Msi e Pri, le "roccaforti" e i capoluoghi dove sono più deboli (ci tornerà utile per raffronti con la Seconda Repubblica). Nel 1948, i cinque comuni dove la Dc è più forte fra i 25 presi in esame sono: Frosinone (68,8%), Lecce (63,8), Oristano (62,6), Cuneo (57,8), Monza (57,3). Ad essi si aggiungeranno (o si sostituiranno): Gorizia fra il 1953 e i 1968; Padova nel 1953, 1963 e 1968. I luoghi dove la Dc ottiene i peggiori risultati sono invece, nel 1948 (in gran parte anche in seguito): Trapani (21,4%), Alessandria (35,2), La Spezia (35,7), Parma (35,8), Pistoia (39,7) ai quali si aggiungeranno col tempo Rieti (1953, 1958), Piacenza (1958-1968) e Genova (1963-1968). La Dc, fra il 1948 e il 1968, ottiene risultati superiori alla media nazionale solo in 9 (1958), 10 (1948, 1963), 11 (1953) o 13 (1968) delle 25 città in esame. Il Pci, invece, è molto forte (1953) a Pistoia (37,3%), La Spezia, Parma, Alessandria, Taranto ma più debole a Gorizia (4,2%), Trapani, Como, Cuneo, Oristano (oltre che a Lecce: 1963-'68); non supera la media nazionale se non in 7 (1958, 1968), 8 (1953, 1963) o 10 comuni (1948 come FPop.). È invece generalmente oltre la media il Psi (fra il 14 e i 18 comuni su 25), le cui roccaforti sono Rieti (1953-'63), Alessandria (1953, 1963 e 1968 come Psu), Verona (1953-1968), Genova (1953-1958), Piacenza (1958-1963), ma che va peggio a Lecce (3,7% nel 1953), Gorizia, Frosinone, Palermo, Catanzaro. Le basi sociali del Msi sono invece quasi solo al Sud: Catanzaro, Trapani, Rieti, Palermo, Taranto (e Gorizia, fra il '53 e il '63); al Nord, invece, va decisamente male (Asti, Cuneo, Monza, Genova, Lodi, Pistoia, Alessandria). Infine uno sguardo al piccolo Partito repubblicano, che nel 1948 ha le sue roccaforti a Lucca (7,9%), Trapani (7,5), La Spezia (4,3), Rieti (4,0), Catanzaro (3,9) ma che ottiene nel periodo 1948-'68 percentuali minime ad Alessandria, Asti, Monza, Oristano e Verona.