Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
Iscriviti al nostro Feed RSS

Sono solo sparate di Trump?

Gianpaolo Rossini - 08.02.2017
Lord Palmerston e Trump

Trump non perde tempo e dà corso al suo programma più velocemente di qualsiasi altro presidente americano di epoca recente. In economia chiude il negoziato per il trattato di libero scambio nel Pacifico. Attacca Cina, Giappone e Germania accusandole di manipolare i cambi e minaccia dazi doganali. Su un altro fronte nomina alla corte suprema un giovane giudice schierato sul fronte antiabortista che daràuna impronta duratura all’alta corte Usa dato che la nomina è a vita. Sta sbagliando su questi due fronti Trump? O dà corso ad una reazione ormai inevitabile a situazioni deteriorate sfuggite di mano?

Iniziamo dall’economia. Nel corso della storiatensioni e guerre feroci scoppiano per squilibri nei conti con l’estero. Non di rado i paesi cercano di risolvere i  loro guai finanziari con l’estero facendo guerra a chi ha concesso loro credito. La guerra dell’oppio del 1839 è dichiarata dall’impero britannicoalla Cina nei confronti della quale ha un debito insostenibile. La Cina esporta manufatti di qualità e risparmia troppo. L’Inghilterra di Lord Palmerston non regge la concorrenza dell’impero celeste ed è meno formica. Cosa possono vendere gli inglesi alla Cina per colmare il divario? Visto che il made in UK non piace non resta che l’oppio prodotto nei possedimenti reali di Tailandia e Afganistan. La Cina rifiuta questo scambio infausto: non intende né acquistare né far consumare ai suoi cittadini l’oppio. E neppure apre la sua spesa a prodotti inglesi. La democratica Inghilterra allora scatena una guerra devastante imponendo ai vinti acquisto e consumo di oppio. La Cina ne paga le conseguenzeper un secolo. Tutto questo getta una lunga ombra di  diffidenza nelle relazioni tra occidente e oriente. Numerosi esempi di guerre causate dal debito estero costellano la cronoscopia del globo. Nessuna guerra scoppia per un debito pubblico.Ci sono oggi squilibri simili che possono generaretensioni così forti?Si, e sono ormai al livello di guardia per gli Usa. Trumpinfatti accusa Germania, Giappone  e Cina di manipolare il tasso di cambio testimoniata da accumulo di enormi surplus e relative riserve valutarie che lievitano. Trump minaccia dazi doganali. Gufa pesantemente contro l’euro, una moneta senza nazione. Ma cosa dicono le cifre? Gli Usa hanno un debito estero pari a circa il 40% del Pil, (l’Italia è al 15%) mentre la Germania ha una posizione positiva pari al 54% del Pil (con i dati del 2016 si viaggia a 60%), la Cina il 22%, l’Olanda il 59%, il Giappone il 64% a dispetto di un debito pubblico pari a circa il 250% del Pil.  Da questi numeri emergono in Europa le posizioni squilibrate di Germania e Olanda, due paesi che beneficiano di un euro il cui cambio è moderato dalla presenza di quei paesi che Olandesi e Tedeschi sono sempre pronti a frustrare se azzardano politiche espansive. Finendo così per obbligare loro stessi ad adottare politiche perversamente severe che gonfiano il risparmio e generano enormi surplus con l’estero che squilibrano l’economia mondiale e irritano (a ragione) gli Usa.  Le politiche di rigore che dal 2009 l’Europa persegue non solo hanno costi altissimi per paesi come Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Francia ma squilibrano ancora di più l’economia globale. E non portano da nessuna parte. E allora su questo tema, già peraltro toccato da Obama ma con meno veemenza, Trump non ha tutti i torti. Certo, le misure che intende prendere potrebbero rendere la situazione ancora più complessa. Ma una buona fetta di colpa è dei governi che sono andati troppo oltre senza curarsi degli squilibri che provocano. Per questi paesi è molto più grave il debito pubblico italiano che l’enorme credito estero della Germania e dei suoi satelliti. Come se ad ogni credito estero non corrispondesse un eguale debito, ovvero come se la virtù che il Pierino Weidman sbandiera per la Germania che accumula surplus con l’estero non avesse bisogno per esistere della prodigalità di altri. Insomma al di là dell’Atlantico non saranno più tanto indulgenti verso la giovane moneta europea. Perchécolpevolmente a 18 anni non è diventata adulta mantenendo ancora i tratti di un gioco sperimentale. Nessuno vuole darle responsabilmente le due normali basi che ogni moneta deve avere. In primis, una unione bancaria con un meccanismo di assicurazione sui depositi unico e centralizzato come hanno gli Usa nella Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC). In secondo luogo, titoli  pubblici federali che comandino lo stesso tasso d’interesse in ogni angolo di eurolandia. Senza questi due pilastri ad ogni fruscio d’aria avremo spread che salgono in periferia obbligando paesi deboli a stringere sempre più la spesa a fronte di una Germania che si ingozza di capitali che provengono dalla periferia di eurolandia e che invece di allargare la spesa accresce il surplus con l’estero grazie all’euro troppo debole per i tedeschi e troppo forte per gli altri partners. In casi normali i capitali che vanno in Germania e il surplus con l’estero farebbero rivalutare la moneta tedesca e riequilibrerebbero i mercati. Ma con l’euro tutto questo non avviene. I tedeschi non si rendono conto che se vogliono mantenere in vita l’euro devono metter mano a questi squilibri allargando la spesa e accettando la nascita di bond federali per i debiti pubblici di tutti i paesi. Chissà se basterà Trump per far capire alla Germania che cosa sta sbagliando e se Trump non avrà già deciso con Londra la spallata all’euro?

E veniamo al secondo tema, quello dell’aborto. Madre Teresa diCalcuttain occasione della consegna del Nobel per la pace lo definisce il primo killer della pace, ispirata soprattutto da quanto avviene in India dove ogni anno a milioni di bambine è negata la luce in seguito ad aborto selettivo diffuso. Il problema non è però solo in India. Le cifre americane sono inquietanti: ogni anno oltre 650000 interruzioni volontarie legali di gravidanza (dati CDC). Negli ultimi 3 decenni a circa ventimilioni di bambini è stato impedito di vedere la luce.Cifre enormi che il grande pubblico non conosce e che fanno capire che il fenomeno è sfuggito di mano. Trump manda un antiabortista alla corte suprema e chiama in causa i soldi che i contribuenti pagano per gli aborti legali. Vuole tagliare i contributi pubblici alle interruzioni volontarie di gravidanza. Anche su questo tema Trump non sta esagerando e ha mille ragioni per cercare di invertire la rotta di una nave che nocchieri poco responsabili hanno fatto deviare troppo a lungo su percorsi tormentati.L’imbarazzo della Chiesa nei confronti del tycoon di New York nasce proprio qui, da questa posizione fortemente antiabortista condivisa dai cattolici  a fronte di una durezza nuova nei confronti dei migranti sgradita alla Chiesa. Non sembra che però che Trump abbia intenzione di mollare su nessuno dei due fronti. Ma sul primo anche noi avremo di che riflettere. In Italia dall’entrata in vigore nel  1982 della legge che permette interruzioni volontarie di gravidanza caricandole sulla spesa sanitaria pubblica abbiamo avuto 6 milioni di aborti volontari superando spesso in termini relativi gli Usa.Il costo umano ed economico, non solo in termini di spesa pubblica ma anche di economia in declino di popolazione, è enorme. Forse anche in Europa e in Italia dovremmo cominciare a chiederci se su fronti come l’austerità economica marca Francoforte e l’aborto non siamo andati troppo oltre e se Trump, tra le sue sparate destabilizzanti, non abbia sollevato anche qualche problema molto serio.