Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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Pace in Colombia. Il principio di una stagione nuova

Claudio Ferlan - 17.09.2016
Accordo di pace tra FARC e Colombia

Fin dagli esordi del pontificato Bergoglio è stato chiaro che il ruolo della Santa Sede nelle vicende latinoamericane avrebbe assunto una marcata importanza, in particolare in situazioni particolarmente complesse come quella colombiana. Agevolato dalla diplomazia vaticana, il procedere dei negoziati di La Havana tra i rappresentanti del governo e quelli delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - Ejército del Pueblo) ha effettivamente portato dei risultati concreti.

 

Le ultime tappe

 

È del 25 agosto scorso l’annuncio congiunto della chiusura delle trattative, cui ha fatto seguito il “cessate il fuoco” definitivo, dopo più di cinquant’anni di lotta armata. Contestualmente è stato definito il calendario costituzionale che definisce la fase di transizione: il 26 settembre è la data della firma ufficiale dell’accordo, mentre il 2 ottobre sarà celebrato un referendum popolare per la ratifica dell’accordo finale. Più che di un referendum, si crede, dovremmo parlare di un plebiscito, anche perché un eventuale mancata ratifica porterebbe a una poco pronosticabile (e auspicabile) riapertura dei negoziati.

Al di là di queste due fondamentali scadenze, vi sono ulteriori momenti importanti a definire la concretizzazione degli accordi di pace. Uno di questi è il ritorno alla vita pacifica di migliaia di bambini guerrieri, fino a ora “arruolati” nelle truppe delle FARC. Il percorso è iniziato lo scorso dieci settembre, con la consegna da parte dei guerriglieri dei primi ragazzi e delle prime ragazze agli incaricati di organizzazioni umanitarie e della Croce Rossa internazionale. Si tratta di figli di combattenti delle FARC, persone che nella propria giovane vita hanno sperimentato l’esperienza esclusiva della guerra e che ora dovranno essere aiutati a inserirsi in un mondo sconosciuto, fatto di scuole per i più piccoli e di avviamento a pratiche professionali per gli adolescenti.

Membri delle FARC hanno ufficialmente riconosciuto il danno causato ai sequestrati e alle loro famiglie e hanno chiesto perdono ai parenti delle vittime di alcuni tra gli scontri armati più celebri della lunga guerra. Iniziative simili sono attese per il prossimo futuro. Non si tratta di dichiarazioni di facciata, ma di tappe decisive nel percorso di perdono, verità e garanzia della “non ripetizione di fatti atroci” definito dagli accordi di La Havana.

 

Il ruolo della Chiesa

 

Subito dopo la determinazione dei termini della pace, il presidente Juan Manuel Santos ha pubblicamente ringraziato papa Francesco per l’appoggio e ha auspicato un ruolo attivo della gerarchia ecclesiastica colombiana nella giustizia di transizione, chiedendone la disponibilità a nominare un proprio rappresentante nel Comitato di selezione dei Magistrati che formeranno la Giurisdizione speciale per la pace. Bergoglio ha preferito declinare l’invito: “considerando la vocazione universale della Chiesa e la missione del Successore di Pietro come Pastore del Popolo di Dio, sarebbe più appropriato che tale compito fosse venisse rimesso ad altre istanze”. Le parti hanno subito dimostrato di comprendere le ragioni del papa, aggiungendo però che il suo sostegno nel cammino di concordia e riconciliazione sarà indispensabile.

Santos ha fatto riferimento anche alla valenza sociale del perdono, mentre Ingrid Betancourt – forse la più celebre tra le vittime dei sequestri FARC – ha definito la pace colombiana come una vera e propria “sfida spirituale”, richiamando i tratti di novità presenti nell’accordo che avrà tra pochi giorni la sua ufficiale sanzione. Non sono mancate le voci contrarie agli accordi, uno fra tutte quella dell’ex presidente Uribe, secondo il quale si è concesso troppo ai guerriglieri. Sembra però che il sentire comune sia quello della soddisfazione e del sollievo.

L’arcivescovo di Tunja Luis Augusto Castro, presidente della Conferenza Episcopale Nazionale, ha invitato i colombiani a votare informati e secondo coscienza in occasione del referendum del 2 ottobre, con libertà e nell’interesse di tutti. Ha poi rimarcato l’importanza del ritorno alla vita civile dei bambini soldato, ricordando che non si tratterà di un processo facile per il quale il ruolo dei sacerdoti è e dovrà essere fondamentale. La Chiesa colombiana, insomma, si presenta quale parte fondamentale della transizione e della ricostruzione di una società pacifica.