Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
Iscriviti al nostro Feed RSS

L'architettura cohetillo: gli aymara boliviani e il capitalismo

Fabio Giovanni Locatelli * - 18.12.2014
Architettura Cohetillo

Nella città boliviana di El Alto, che fa parte dell'agglomerato urbano della capitale La Paz, a partire dalla metà degli anni duemila sono spuntati edifici dalle forme bizzarre e dai colori sgargianti. Si tratta dell'architettura denominata cohetillo o neoandina. Il principale artefice di questo stile architettonico è Freddy Mamami. Ha iniziato la sua carriera come muratore; più tardi ha ottenuto il titolo di ingegnere ed ha ideato l'architettura cohetillo. Coordina oggi una squadra composta da duecento persone. Ha realizzato ben sessanta edifici cohetillos non solo in Bolivia, ma anche nel sud del Perù ed in Brasile. Altri circa venti edifici nello stesso stile sono in fase di costruzione.

 

La forma del cohetillo, che può raggiungere l'altezza di sette piani, è abbastanza uniforme. All'esterno l'edificio ha una struttura longilinea arricchita con forme e dipinta con colori della tradizione indigena aymara. Anche all'interno spiccano forme e colori ispirati alla cultura aymara. Generalmente, il pianterreno è riservato alle attività commerciali gestite direttamente dai proprietari dell'edificio. Il primo piano è occupato da una sala da ballo, destinata all'affitto per eventi come matrimoni e feste di vario tipo. Nei piani superiori si trovano appartamenti, anche questi destinati all'affitto. Nella parte superiore dell'edificio spicca la residenza dei proprietari o cholet.

 

L'avanzata dei cholos

 

Il termine cholet è un neologismo frutto della combinazione tra i termini chalet e cholo. Los cholos

in America Latina sono gli indigeni immigrati nelle metropoli. Provenienti da aree rurali o da piccoli centri di provincia si spostano alla ricerca di migliori condizioni di vita nella società urbana blanco-mestiza. In Bolivia, il cholet è la lussuosa residenza degli indigeni aymara arricchiti. Svetta nella parte superiore del cohetillo, dalla quale è possibile dominare visivamente El Alto ed osservare i vulcani che circondano il distretto urbano di La Paz.

 

Negli ultimi anni in molti paesi dell'America Latina la condizione dei cholos, degli indigeni e, in generale, delle classi subalterne è cambiata. L'intensa attività politica dei movimenti sociali ha portato alla convocazione di assemblee costituenti. Queste hanno elaborato nuove carte costituzionali basate sull'integrazione dei gruppi considerati tradizionalmente esclusi. Gli indigeni, che un tempo si vergognavano della loro condizione sociale, razziale e culturale, sono oggi orgogliosi della loro storia e della loro identità. Ciò è vero particolarmente in Bolivia dall'anno 2006. Nel paese più indigeno, più povero e la cui società è la più etnicamente fratturata dell'America del Sud, è andato al potere il primo presidente nativo, Evo Morales. Proprio da allora è sorta la maggioranza dei cohetillos. Questi edifici sono emblema dell'orgoglio degli indigeni per la loro cultura nativa, della volontà di differenziarsi e dell'esigenza di dimostrare il successo economico ottenuto.

 

Indigeni capitalisti

 

La fortuna accumulata dai proprietari dei cohetillos di El Alto si deve ai relativamente buoni risultati economici che sta ottenendo la regione andina e latinoamaericana nel suo complesso. Grazie al commodities boom, che ha avuto il suo apice negli anni duemila, vari paesi hanno fatto importanti progressi. Hanno ridotto la povertà, la disoccupazione e la percentuale dei lavoratori informali. Parallelamente hanno ampliato la classe media ed hanno offerto ai cittadini migliori servizi, quali scuole di maggiore qualità, ospedali più efficienti e nuove vie di comunicazione. La Bolivia, il paese più povero dell'America del Sud, capeggia attualmente gli stati del continente in materia di crescita economica, principalmente grazie alla esportazione di gas. Malgrado la crisi economica mondiale, per il 2015 si prevede una crescita del PIL boliviano pari al 5,9%. Il paese possiede inoltre una delle maggiori riserve al mondo di litio, che nel futuro sarà probabilmente un metallo molto richiesto nel mercato internazionale.

 

Alcuni osservatori hanno messo in evidenza come l'economia boliviana negli ultimi dieci anni, malgrado la propagandata politica socialista ed indigenista di Evo Morales, abbia assunto un carattere capitalista come mai prima nella sua storia. Molti indigeni aymara boliviani hanno goduto di questo progresso economico mediante l'esercizio di attività commerciali nella dinamica città di El Alto. I risultati raggiunti vengono celebrati con l'erezione dei cohetillos. Questi edifici rappresentano la rinnovata fierezza per la cultura e l'identità native. E mostrano un volto forse inaspettato del mondo indigeno. Spesso si associa, in modo stereotipato, la cultura indigena alla pachamama (la “madre terra”), al poncho, al consumo delle foglie di coca, ai lama, al mondo rurale ed anche alla povertà. Invece, l'architettura cohetillo dimostra la dirompente integrazione degli indigeni aymara di El Alto al mondo urbano e, soprattutto, al capitalismo.

 

 

 

 

* Dottorando presso la  Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales (Flacso, Quito – Ecuador)