Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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L’ambiente spiegato ai più piccoli

Beatrice Ruggieri * - 02.07.2016
Kids environment

La nostra società si trova oggi a dover affrontare una delle sfide più difficili dell’ultimo secolo: proteggere il pianeta terra per salvare se stessa. Diffondere e promuovere pratiche e stili di vita sostenibili è diventata ormai una necessità improrogabile, ma per farlo c’è bisogno di una strategia ben studiata e soprattutto condivisa. Una strategia che preveda, ad esempio, un efficace programma di educazione ambientale pensato appositamente per i più piccoli, cioè i cittadini di domani.

Grazie al lavoro e alle linee guida delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni non governative, molti paesi stanno raggiungendo obiettivi importanti. L’Unicef, ad esempio è, su scala globale, l’organizzazione che meglio affronta l’argomento del cambiamento climatico e delle conseguenze che questo sta avendo ed avrà su milioni di bambini, specialmente i più svantaggiati. L’obiettivo principale è quello di coinvolgere i più giovani all’interno del dibattito sulle future politiche ambientali, credendo fermamente nell’importanza vitale del loro ruolo ai fini di trovare concrete soluzioni e possibilità di cambiamento. Dal 2009, l’Unicef porta avanti il Climate Ambassador Programme in più di 20 paesi, con lo scopo di creare un network di giovani attivisti climatici che abbiano le basi per informare le loro comunità locali e la determinazione per ingaggiarle nella lotta alla sempre più evidente realtà del cambiamento climatico. L’altra grande organizzazione impegnata nel settore dell’educazione ambientale è senza dubbio la FEE - Foundation for Environmental Education, fondata nel 1981 e con sede in Danimarca. Quest’organizzazione, che opera ormai in ben 73 paesi del mondo, si occupa proprio di fornire una serie di modelli di buone pratiche ambientali educando, formando ed informando i bambini tramite diverse attività ed il supporto di due agenzie ONU: UNEP (United Nations Environmental Programme) e UNWTO (United Nations World Tourism Organization).                                 Nell’ottica di un mondo sostenibile in cui l’educazione crea cambiamenti positivi per tutti, la FEE porta avanti una serie di programmi che coinvolgono i bambini, le scuole e gli insegnanti. Il progetto Young Reporters ad esempio, mira a dare anche ai più piccoli il coraggio di prendere una posizione all’interno del panorama delle problematiche ambientali, fornendo loro una piattaforma interattiva attraverso cui far sentire le loro voci. Utilizzando la scrittura e la fotografia o realizzando brevi filmati, il giovane reporter può segnalare alle opportune autorità le ingiustizie ambientali che affliggono il proprio territorio e la propria comunità, sentendo così di poter fare la differenza in un mondo che fin troppo spesso va avanti senza fermarsi ad ascoltare.                                                                                                                               Per far riscoprire l’ambiente naturale ai più piccoli, la FEE ha pensato inoltre ad un altro programma dal titolo Learning about forests. Nonostante sempre più persone siano consapevoli dell’importanza che le foreste hanno per le nostre vite, questi ecosistemi vengono distrutti in maniera talmente rapida, che molti bambini in futuro faranno difficoltà anche solo a descriverli. Proprio per questo la FEE tenta di riconnettere ed educare i bambini all’amore e alla protezione per la natura, coinvolgendo soprattutto le scuole e gli insegnanti.

Il progetto Eco-Schools, in particolare, raccoglie più di 40.000 scuole per un totale di più di 500.000 studenti, impegnati in un percorso di sette punti volti a produrre, generazione dopo generazione, individui ecologicamente più consapevoli. Partendo dalle lezioni tenute in classe, gli studenti vengono motivati ad affrontare le questioni ambientali in maniera pragmatica, in modo tale da migliorare l’impronta ecologica della loro scuola e i comportamenti della famiglia e della comunità locale, entrambe parti attive del progetto. Lavorando su 10 tematiche, tra cui biodiversità, energia e trasporti, operatori ed insegnanti forniscono agli studenti gli strumenti per portare avanti un cambiamento a livello individuale e collettivo.

Al progetto aderiscono tutt’oggi anche molte scuole italiane che, grazie ad Eco-Schools hanno ricevuto l’annuale certificazione internazionale “bandiera verde”, lavorando ad esempio sulla riqualificazione del giardino scolastico o contribuendo alla ristrutturazione dell’edificio in chiave più ecologica. Nonostante questo però, la situazione italiana è ancora piuttosto confusa in materia di educazione ambientale: sono ormai anni che si discute riguardo l’introduzione di questo insegnamento fin dalla scuola dell’infanzia, ma nulla è stato ancora deciso e, come spesso accade, il compito rimane a discrezione dell’insegnante. Volendo tenere conto delle classifiche, le notizie per noi non sono affatto rosee: l’Italia infatti, si colloca al 29° posto della lista dei paesi più attenti all’ambiente, secondo l’Environmental Performance Index 2016, un indice calcolato dai ricercatori di Yale e della Columbia University che considera lo stato di salute dell’uomo e dell’ambiente. Volendo modificare il più rapidamente possibile questa situazione, oggi, è quanto mai fondamentale partire dal basso, cioè proprio da quei giovani che potremmo definire “nativi ambientali”. Per molti di loro, infatti, le buone pratiche di sostenibilità ambientale sono parte integrante del corretto comportamento di un buon cittadino ed è su questo dato di fatto che occorre costruire un serio percorso di educazione ambientale, che parta dalle scuole e che coinvolga famiglie e mondo politico.

 

 

 

 

Beatrice Ruggieri è studentessa di Geografia e Processi Territoriali presso l'Università di Bologna