Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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Il vuoto normativo nazionale sull’omotransfobia

Riccardo Strappaghetti * - 20.05.2017
Omo-transfobia

Sono passati dieci anni da quando l'Unione Europea celebra ufficialmente ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia il 17 maggio, ma l’Italia non ha ancora adottato una normativa nazionale per contrastare le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere delle persone.

L’inerzia del legislatore nazionale è ancor più evidente se si pensa che le uniche norme antidiscriminatorie contro l’omotransfobia sono previste in attuazione di direttive europee in tema di lavoro e asilo politico.

Rimangono ancora privi di un’efficace tutela importanti settori come quello dell’istruzione: ampiamente sottovalutato è il fenomeno del bullismo che riguarda minori e giovani adulti, particolarmente vulnerabili all’esclusione sociale, anche da parte delle loro famiglie, e per i quali i tassi di suicidio o tentato suicidio indotto dall’omotransfobia è molto elevato.

Del tutto inevaso rimane il settore penale: per i reati motivati dall’omotransfobia non è prevista un’aggravante, né sono efficacemente contrastati i cosiddetti discorsi d’odio, come li definisce l’Unione Europea, cioè quelle attività volte a fomentare, propagandare o promuovere l’odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Eppure un sondaggio condotto dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali nel 2012, su un campione di 93 mila persone LGBT dei paesi membri, assegna al nostro paese la maglia nera dell’odio omotransfobico.

Il vuoto normativo riflette un dato culturale che attiene alla politica e a settori della società del nostro paese: l’omotransfobia non è ritenuta pericolosa per la sicurezza e il benessere delle persone né socialmente riprovevole alla stregua di fenomeni analoghi, come il razzismo; se ne sottovalutano gli effetti di marginalizzazione sociale e violenza, e si sottostima la portata del fenomeno, addirittura talvolta fino a negarlo in radice. Spesso il discorso politico o massmediatico contrappone il tema dell’omotransfobia alla libertà di espressione e alla libertà religiosa, sottintendendo che le persone LGBT debbano sottostare a logiche di rapporti di forza senza rivendicare l’uguaglianza di trattamento e una piena cittadinanza.

Il dibattito pubblico in Italia è stato caratterizzato negli ultimi anni da un clima sempre più rovente e inquinato dalla disinformazione, tanto da permettere la nascita di movimenti votati unicamente al contrasto dei diritti delle persone LGBT che sono diritti umani. Questi movimenti hanno diffuso argomenti complottisti come la cosiddetta ideologia gender che la Ministra per l’Istruzione, costretta a emanare una circolare, ha definito “truffa culturale”, e hanno promosso le cosiddette “teorie riparative”, cioè metodi volti a “convertire” in eterosessuale l’orientamento bisessuale o omosessuale, nonostante tali metodi siano antiscientifici e altamente pericolosi per la salute come affermato dagli psicologi italiani e da organizzazioni internazionali.

Nel frattempo però svariate regioni hanno adottato, nell'ambito delle loro competenze, normative di prevenzione e contrasto dei fenomeni di omotransfobia e di supporto alle vittime, fornendo da un lato strumenti di tutela dalle discriminazioni e all’altro mettendo in campo politiche attive di contrasto allo stigma sociale che rappresenta un grosso ostacolo all’uguaglianza delle persone LGBT: si tratta di Toscana, Liguria, Piemonte, Marche, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Umbria. Regioni come l’Emilia Romagna e il Lazio, pur non avendo una normativa organica hanno previsto norme antidiscriminatorie o progetti antiomofobia. Nella Provincia di Trento il progetto di legge è stato recentemente affossato, mentre è in discussione in Sardegna e in Campania.

In Umbria la legge regionale contro l’omotransfobia è stata approvata il mese scorso e prevede misure per contrastare il bullismo nelle scuole attraverso la formazione degli insegnanti, per promuovere la parità di trattamento nelle pubbliche amministrazioni e nel mondo del lavoro anche attraverso misure di accompagnamento per il reinserimento sociale delle vittime. Vengono sancite la parità di accesso ai servizi pubblici e privati per tutte le tipologie di famiglie e l’adeguamento della burocrazia regionale alla normativa nazionale sulle unioni civili e sulle convivenze. Particolarmente significativi sono l’istituzione di centri di ascolto per supportare le vittime di omotrasfobia e l’attivazione di percorsi nelle ASL al fine di supportare le persone e le famiglie nel superare le problematiche connesse all’omotransfobia sociale e interiorizzata, viene inoltre prevista la possibilità per la regione di costituirsi parte civile nei processi di violenza omotransfobica. Al fine di garantire il monitoraggio del fenomeno viene attivato un osservatorio regionale costituito da esperti e associazioni.

Quanti altri 17 maggio dovranno passare prima che il legislatore nazionale sfrutti l’esperienza delle legislazioni regionali e si adegui finalmente alla normativa europea?

 

 

 

 

*Responsabile dello sportello legale di Omphalos, Perugia.