Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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Il dibattito tra i candidati alla segreteria del PD : qualche riflessione

Donatella Campus * - 29.04.2017
Il confronto politico PD

I dibattiti televisivi tra i candidati sono di solito veri e propri eventi delle campagne elettorali. Questo perché catalizzano l’attenzione di tutti i media : in diretta partono i commenti  sui social network ; successivamente sono commentati nei talkshow e ricevono pagelle sui giornali del giorno dopo. Insomma, il dibattito è un’occasione importante per i candidati, soprattutto perché contribuiscono a creare un clima di opinione. Più in generale, la discussione che si sviluppa intorno al dibattito serve anche a risvegliare l’interesse a proposito all’appuntamento elettorale in sé, in quanto il format che presuppone un confronto diretto tra avversari evoca la dimensione della gara e attira anche per questo curiosità e attenzione.

 

Mercoledì sera è andato in onda il dibattito tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico. Se evento è stato – perché comunque se ne è parlato prima, durante e dopo-bisogna anche dire che non è stato dei più appassionanti. Ovviamente, parte della responsabilità è dei candidati, le cui performance sono state dignitose, ma non certo eccezionali. Tuttavia, qualche riflessione va fatta anche sull’impostazione del dibattito.  In primo luogo, la tendenza a riprodurre format standardizzati induce a velocizzare molto i tempi.  Sappiamo che questa è una delle conseguenze della mediatizzazione- tempi stretti portano a semplificazione e semplificazione dovrebbe portare a maggiore incisività.  In questa occasione, tuttavia, ci sono stati momenti in cui, tra risposte molto sintetiche e le repliche,  è stato arduo perfino per l’ascoltatore seguire il filo della discussione.  Possiamo immaginare,pertanto, la difficoltà dei candidati a dare risposte articolate e esaustive in qualche decina di secondi. 

 

Secondo, la spettacolarizzazione della politica ha certo le sue esigenze, ma le concessioni al « pop » hanno reso stridente interrompere il non particolarmente vivace confronto tra i candidati con intermezzi come lo spezzone da The Young pope o il rapido accenno ai video musicali più visualizzati. E, mentre le famose domande fatte in passato sul Pantheon ideale avevano una loro ragion d’essere, siamo sicuri che i poster appesi dai candidati a quindici anni abbiano veicolato una qualche informazione veramente interessante per il pubblico? L’intimizzazione della politica è quella operazione attraverso la quale sì, è vero che si « umanizza » il candidato per avvicinarlo ai cittadini, ma al tempo stesso si deve anche mettere in rilievo qualche tratto del suo carattere e dalla sua storia che vale davvero la pena conoscere. Insomma, la politica pop può essere fatta più o meno bene. In questo caso, l’esito non è sembrato dei più riusciti.

 

Il partito rimasto sullo sfondo

 

Infine, ci si può interrogare se il dibattito ha centrato l’obiettivo per cui, almeno in teoria, è stato fatto. I cittadini che decideranno di partecipare a queste primarie andranno a esprimere la loro scelta per il segretario del PD. Logica avrebbe voluto che si fosse parlato molto di più del partito : quale modello dipartito e quale la visione politica che il partito dovrebbe proporre. Tutti questi elementi sono balenati solo in modo frammentato. La discussione è stata anche alquanto« retrospettiva » con, da un lato, Renzi impegnato a difendere il suo operato e a ricordare a Orlando che non poteva prendere troppo le distanze dall’esperienza di governo; dall’altro, Emiliano ben deciso a mettere in discussione quel che ha fatto Renzi. Alla fine,del futuro del PD non si è parlato molto. Qualcosa è venuto fuori negli appelli finali, ma ci sono stati pochi altri momenti in cui affrontare la questione.

 

 

Il taglio dato al dibattito riflette il fatto che, dato che i partiti non godono più della fiducia degli elettori, come ci dicono i sondaggi, allora si è imposta l’idea che ai cittadini basti conoscere quel che i leader o aspiranti tali pensano su tanti temi diversi. Nel breve periodo questa strategia può pagare convogliando aspettative e speranze sul leader ; tuttavia, nel medio lungo periodo la grande sfida della politica contemporanea in Italia e altrove sta diventando quella di dare un orizzonte più stabile a processi caratterizzati da molta fluidità e estemporaneità. I partiti possono ancora avere un ruolo in tutto questo? O dobbiamo credere che il futuro sia dei movimenti alla « En Marche » di Emmanuel Macron ? Certo non era dal dibattito di mercoledì sera che potevamo aspettare una risposta su questo, ma forse qualche spunto avrebbe potuto emergere, se si fossero date le condizioni.

 

 

 

 

* Docente di Comunicazione politica all’Università di Bologna