Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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"Generazione Erasmus": l'Europa dei giovani?

Raffaella Gherardi * - 08.07.2017
Erasmus 30 anni

L'anno in corso segna il trentesimo compleanno del programma Erasmus (felice acronimo, data la coincidenza col nome del grande intellettuale e umanista olandese, dell'importante programma della UE, European Region Action Scheme of Mobility of University Students), compleanno che molte  università anche da noi ricordano vantando, giustamente, i dati in costante crescita della mobilità studentesca fra le università europee. Il programma in questione in materia di istruzione e cooperazione fra le diverse sedi universitarie, ai fini di promuovere la mobilità fra docenti e studenti d'Europa, era stato accompagnato, per parte almeno del suo cammino (circa dalla metà degli anni novanta del secolo scorso alla metà del primo decennio del nuovo secolo)  dal programma di azione comunitaria in materia di istruzione Socrates. Assumendo anche in questo caso il nome di uno dei massimi filosofi d'Occidente a faro-guida di una istruzione e di una formazione che sempre più si prospettava dover necessariamente andare oltre le barriere dei confini nazionali, Socrates metteva bene in rilievo  l'ambizione  di voler sviluppare un'Europa della conoscenza. La finalità di fondo è  di rispondere meglio alle grandi sfide del nuovo secolo promuovendo l'istruzione ad ogni livello e l'accesso ad essa  da parte di tutti i cittadini. Gli obiettivi principali sono quelli di mirare a rafforzare la dimensione europea della istruzione, migliorarne la qualità attraverso la cooperazione tra i vari paesi, incentivare la conoscenza delle diverse lingue europee, promuovere la mobilità e la collaborazione in tutti i settori della istruzione. Particolarmente negli anni più recenti  anche la politica  ha cominciato a sottolineare con sempre maggiore insistenza l'importanza  della centralità del cosiddetto "capitale umano" quale elemento imprescindibile della crescita economica e dello sviluppo; sulle ali dei programmi europei sopra richiamati, viene inoltre da più parti evocato il fenomeno nuovo che sarebbe in corso di progressiva inarrestabile affermazione: la cosiddetta "generazione Erasmus", di per sé portatrice di un autentico spirito europeo. Tale nuovo afflato europeistico sarebbe proprio dei giovani di nazionalità diverse che, a diretto contatto degli uni con gli altri nelle università e nelle istituzioni culturali di paesi differenti e in comunicazione fra di loro, hanno condiviso anche esperienze comuni di vita insieme e i legami di amicizia che si creano in tal senso (i meno giovani ricorderanno certo il divertente film di successo del 2002, L'appartamento spagnolo, emblematico di esperienze universitarie che si trasformano in autentici legami di amicizia fra studenti provenienti da diverse parti dì'Europa).  È di per sé questa "generazione Erasmus" che ha avuto ed ha l'opportunità di muoversi fra università di paesi diversi, davvero garante di un nuovo e saldo spirito europeo, destinato ad abbattere i particolarismi che, a differenti livelli, vanno facendosi strada in Europa? Senza voler per nulla sminuire l'importanza dei programmi Erasmus e di tutti i tentativi volti a incentivare e incoraggiare la cooperazione culturale, ad ogni livello, fra paesi europei e la possibilità che un numero auspicabilmente sempre più ampio di giovani possa fruirne, sicuramente il richiamo al ruolo salvifico della "generazione Erasmus", da parte dei politici anche nostrani, risulta nella maggior parte dei casi una mera formula da parte di chi la evoca, quasi che deterministicamente qualcosa (età, condizioni di studio, esperienze, scambi culturali ecc …) fosse in grado di innescare e costruire un progetto, l'Europa, che ogni giorno si sfalda sotto i colpi che le classi politiche stesse al potere,(a nord, a sud, a est, a ovest nella UE), contribuiscono largamente a far andare in frantumi, nella loro incapacità di pensare e costruire da vicino la Politica, con la "p" maiuscola, sulla base di una condivisa scelta per l'Europa, come casa comune. Il ricordo di una Costituzione europea e delle speranze che questo progetto aveva avviato è alle spalle da tempo e forse tanti giovani nemmeno ne hanno sentito parlare.

 

 

 

 


* Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche – Università di Bologna