Ultimo Aggiornamento:
28 giugno 2017
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Elezioni: meno vacuità uguale meno astensionismo

Gianpaolo Rossini - 04.06.2016
Astensionismo Renzi

E’ difficile capire,  nel battage della comunicazione elettorale per le comunali 2016, quali siano le agende dei candidati che si affannano a cercare voti.  La comunicazione è vuota di contenuti programmatici. Si compone soprattutto di “no”,  di slogan tristi e triti come “avanti”,  “possiamo”. I “si” sono rari. Accompagnati da idee farlocche con un sapore semi goliardico. Il progetto della candidata penta stellata a Roma prevede come alternativa alla rete della metropolitana  teleferiche di tipo alpino nel cielo della capitale.  La pubblicità di merendine per bambini è più seria ed informativa. Se non basta parecchi candidati cambiano posizione su temi rilevanti a distanza di pochi giorni suscitando sconcerto e disaffezione nei votanti. Un esempio? Il sindaco di Bologna chiede agli elettori un secondo mandato. A quattro giorni dal voto firma per il referendum abrogativo del Job’s Act. Fino a qualche ora prima aveva sostenuto il governo Renzi. Nella maggioranza dei candidati risulta impossibile leggere ciò che vorranno fare se eletti. Certo non è un problema solamente italiano. E  tocca la delicata questione della diffusione  della informazione in democrazia.  Accanto a questa nebbia sui programmi di chi chiede i voti agli elettori manca spesso anche la capacità dei media di colmare questo gap informando adeguatamente i cittadini.  Oltreatlantico si osserva un fenomeno che già si comincia a manifestare anche da noi.  E’ un po’ figlio della caduta nelle vendite dei giornali. E’ costituito dalla  lenta erosione del livello qualitativo della stampa. Ovvio, ma non tanto, che si riduca di conseguenza anche il potere di influenza dei media tradizionali, il “quarto potere”.  Grandi gruppi editoriali e altri media informativi (soprattutto televisivi), anche in tempi recenti, hanno sostenuto, invece di informare, politiche deleterie nel campo delle relazioni internazionali, dell’economia e della finanza. Tutto questo ha portato ad un vertiginosa crescita della sfiducia nei confronti dell’informazione tradizionale. Negli Usa la maggioranza della popolazione non nutre più molta fiducia nei mezzi di informazione perché li ritiene falsi e troppo prossimi ai ceti politicamente ed economicamente dominanti, lontani dagli interessi e dai bisogni della maggioranza della popolazione. La quale ora non vive più nel cono d’ombra della ignoranza ma accede ad oceani di informazioni sulla rete.  Nella grande abbondanza di conoscenza che viene dai media tradizionali e dalla rete è ancora difficile filtrare e organizzare decentemente l’informazione, sia per gli elettori che per candidati in elezioni.  In questo contesto la personalizzazione e la scarsa caratterizzazione sul piano dei programma effettivi di governo è la conseguenza più evidente e meno desiderabile.

Nel nostro paese  la indefinibilità di molti aspiranti amministratori e una informazione mediatica abbondante ma non sempre affidabile producono astensionismo e scelte poco ragionate. Non dobbiamo certo scandalizzarci per chi preferisce stare lontano dalle urne. Semmai è più preoccupante il voto dato un po’  a caso perché privo di riferimenti.

Qualcosa però si potrebbe escogitare per migliorare tutto questo. Ma come? Un primo passo potrebbe essere compiuto chiedendo a ciascun candidato e a ciascun partito di presentare,  insieme a firme e liste di nomi da eleggere, un breve programma stilato in modo standard.

Il parlamento dovrebbe redigere un formulario tipo valido per le elezioni politiche e altri due rispettivamente per consultazioni comunali e regionali. Il formulario-modulo dovrebbe essere suddiviso per paragrafi che ciascun candidato o partito deve riempire. Ogni paragrafo deve riguardare un tema del programma di governo. Ad esempio,  per le elezioni comunali il formulario potrebbe essere basato su 7 temi: tasse comunali, viabilità comunale, servizi per l’infanzia, servizi per gli anziani, sviluppo edilizio, aziende partecipate, iniziative sportive e culturali.  Su ciascun tema ogni candidato scrive al massimo 420 caratteri (3 tweet).  In fondo al formulario  viene lasciato uno spazio libero di non più di 560 caratteri (4 tweet) per altri impegni di programma che il candidato o partito volesse prendere e non riconducibili ai temi dei paragrafi. Per le votazioni politiche lo schema potrebbe essere in parte analogo, ma con altri argomenti. Ad esempio potremmo avere: tassazione, spesa per la difesa, spesa per l’istruzione, infrastrutture nazionali, relazioni internazionali, pensioni e welfare, lavoro. I moduli riempiti non superano le due pagine e sono agilmente leggibili da chiunque.  Dovrebbero essere resi accessibili sul web, sui siti dei giornali e nelle sedi locali di comuni, affissi per strada negli spazi riservati alla propaganda elettorale. Ciò non impedirebbe di presentare anche programmi più dettagliati e articolati con altri canali informativi. Con il formulario-programma standard si offrirebbe, in uno spazio contenuto, coerente con la modalità di comunicazione di oggi, un supporto informativo agevole per i cittadini spesso disorientati da fumosità e vacuità degli aspiranti a cariche pubbliche elettive.  Insomma tre piccoli passi: uno contro l’astensionismo, uno per migliorare l’informazione, uno per vincolare di più gli eletti agli impegni elettorali.