Ultimo Aggiornamento:
27 maggio 2017
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Elezioni iraniane: scenari e protagonisti in campo

Francesca Del Vecchio * - 17.05.2017
Hassan Rouhani

Negli ultimi mesi le elezioni presidenziali iraniane - previste per il prossimo 19 maggio - hanno destato l’attenzione della stampa internazionale più per la possibile ricandidatura di Mahmoud Ahmadinejad che non per un effettivo interesse per la politica di Tehran. Scongiurato il pericolo di un ritorno sulle scene dell’ex sindaco della capitale, bocciato dal Consiglio dei Guardiani dopo essersi iscritto nelle liste di candidatura, è sceso di nuovo un parziale silenzio e un cinico disinteresse per le sorti del Paese.

 

Facciamo un passo indietro: la Repubblica Islamica dell’Iran si recherà alle urne per scegliere il suo Presidente, l’ottavo dalla Rivoluzione del ‘78, durante la fase preliminare della campagna elettorale diversi erano i possibili candidati: si era parlato, appunto, di Ahmadinejad - conosciuto per il suo regime quasi dittatoriale tenuto nei due mandati (dal 2005 al 2013) -, e di Marziyeh Vahid Dastjerdi, già primo Ministro (della salute) donna nel 2009 con Ahmadinejad (da lui stesso licenziata perché aveva osato contestare i prezzi troppo alti dei medicinali). Dei due, solo il primo si è iscritto alle liste dei candidati ma il Consiglio dei Guardiani - che ha anche il compito di vagliare le candidature, ha posto un veto sul suo nome, impedendogli - di fatto - la corsa per la Presidenza. La Dastjerdi avrà, invece, fatto i conti con la reticenza delle autorità interne alla candidatura di una donna per la Presidenza del Paese, rinunciando anzitempo al proposito elettorale.

 

A pochi giorni dal voto, quindi, lo scenario dei candidati in corsa è questo: l’uscente Hassan Rohani, appoggiato dall’ala riformista e dai leader Hossein Mousavi, ex primo ministro, e Mehdi Karoubi, ex presidente del majles (parlamento) agli arresti domiciliari dal 2009. Di certo questo fronte pro Rohani è un tentativo di riconquistare consensi anche tra le frange più scettiche e che non credono più alla possibilità di cambiamento.

 

Oltre all’uscente Rouhani, ci sono Ebrahim Raisi, candidato del JAMNA (Fronte popolare delle forze della rivoluzione islamica), l’attuale sindaco della capitale, Mohammad Baqer Qalibaf, il conservatore Mostafa Aqa Mirsalim e il primo Vice Presidente di Rouhani Eshaq Jahangiri. L’ultimo dei sei candidati, Mostafa Hashemi Taba - già ministro nei governi di Rafsanjani e Khatami - si è ritirato dalla corsa solo lunedì 15 maggio.

Molti sondaggi, nonostante lo scetticismo di alcuni media internazionali, danno per favorito proprio Rouhani, che nel 2013 aveva registrato una schiacciante vittoria con la sua proposta programmatica di uscire dall’isolamento geopolitico. A far ben sperare per il presidente in carica sono i risultati portati a termine durante il suo primo mandato: in primis l’accordo sul nucleare, che prevedeva la riduzione del programma atomico in cambio della fine delle sanzioni internazionali. Stando, però, agli esiti del lavoro svolto in politica interna e delle promesse elettorali in favore di un maggior rispetto per i diritti umani, anche molti dei suoi sostenitori concordano che i progressi compiuti non siano stati all’altezza delle aspettative. Nello specifico, Rouhani è stato accusato di non essere riuscito a limitare il potere delle forze di sicurezza e arginare le restrizioni su abbigliamento e costumi iraniani. Ciò non ha, però, impedito all’ex presidente Mohammad Khatami di esprimersi in suo favore. Considerato la guida morale dei riformisti, Khatami ha impresso un segnale importante nella campagna elettorale, oramai agli sgoccioli. Anche i pareri di Mousavi e Karroubi sono di grande rilevanza per l’elettorato, che segue sul web le loro indicazioni. Se il presidente uscente non fosse riconfermato per il secondo mandato Rouhani sarebbe il primo a non essere rieletto, fatti salvi il primo presidente, fuggito dopo l’impeachment e un altro, morto in un attentato.

Proprio alle spalle di Rouhani nei sondaggi c’è Qalibaf, già a quota tre candidature. È considerato dagli analisti il vero outsider di questa campagna; la sua candidatura del conservatore sindaco di Tehran non era nemmeno prevista, dati i venti poco favorevoli seguiti allo scandalo immobiliare nella città di cui è primo cittadino. I risultati di un recente sondaggio diffuso da Iran Poll parlano di percentuali nette: Rouhani (34%), Qalibaf (28%), Raisi (16%), Jahangiri( circa 2%), Mirsalim (meno dell’1%), con un’oscillazione fluttuante per qualcuno di loro data la dispersione di voti creata dopo il ritiro di Taba. Già dalla notte del 20 maggio prossimo, grazie agli exit-poll si saprà chi è il favorito per queste elezioni. Rarissimamente per le presidenziali in Iran occorre arrivare al ballottaggio: era capitato solo nel 2005, quando Ahmadinejad sconfisse Rafsanjani.

 

 

 

 

* Francesca Del Vecchio, praticante giornalista. Collabora con Il Manifesto, Prima Comunicazione e East Journal. Ha collaborato con Tgcom 24.