Ultimo Aggiornamento:
24 giugno 2017
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Ecumenismo dal basso. L’esempio di Salisburgo

Claudio Ferlan - 11.03.2017
Lackner e Dantine

Il dialogo ecumenico è di certo uno dei punti fermi del pontificato attuale, come dimostrato da tanti gesti di Francesco, tra i più recenti il viaggio a Lund e la visita alla chiesa anglicana di Roma. Già alla fine del 2014 erano chiari i segni del desiderio, molto vivo in tutte le chiese cristiane, di evidenziare i punti di comunione per superare quelli di divisione. Mentre il Cinquecentenario della Riforma si avvicina (31 ottobre), è chiaro che l’avvicinamento tra i leader ha l’obiettivo di servire da modello per un’azione dal basso, un avvicinamento tra le comunità che si concretizza di mille esperienze diverse. Una delle iniziative più recenti proviene dall’arcidiocesi austriaca di Salisburgo e ha come promotore, da parte cattolica, l’arcivescovo Franz Lackner.

 

La lettera pastorale

Come da “buona tradizione cattolica”, Lackner ha compilato una lettera pastorale per i propri fedeli, ma non l’ha scritta da solo. Stimolato dal giubileo della Riforma e dalla domenica ecumenica-biblica (5 marzo), l’arcivescovo ha invitato il sovrintendente evangelico Olivier Dantine a collaborare alla stesura di un documento comune ai fedeli delle due Chiese. L’arcivescovo ha anche annunciato che nell’anno in corso userà per le proprie citazioni scritturali la recentissima edizione basata sulla traduzione di Lutero, frutto, assieme a una revisione cattolica,di una collaborazione scientifica interconfessionale.  

La lettera pastorale brilla per originalità ed è il risultato di un lavoro collettivo nel quale non ci sono solo Lackner e Dantine. Intitolata “Non di solo pane vive l’uomo”, offre diversi spunti per la riflessione storico-teologica e l’azione sociale e politica. La base è la riflessione congiunta sull’importanza della Scrittura, fondamento comune, quale motore del fare. Si comincia dalle origini del cristianesimo, si passa per il tempo dello scisma per arrivare alla stretta contemporaneità. La storia dell’occidente è caratterizzata dalle sciagure come dalla salvezza e la sfida per i cristiani di oggi è quella di far prevalere la seconda sulle prime, impegnandosi in prima persona nella vita comunitaria, nel volontariato e nell’accoglienza, trovando forza anche dal dialogo ecumenico. La seconda parte della lettera, curata dall’evangelico Peter Pröghöf e dal cattolico Heinrich Wagner, è basata sulla proposta concreta che invita alla lettura e alla costruzione di Gruppi di Condivisione Biblica (Bibelteilen). Ricca di suggerimenti, lo scritto suggerisce un interessante combinazione di contemplazione e azione, cominciando dalla individuazione di sette passi necessari alla costruzione del gruppo: invito e apertura, lettura, approfondimento, silenzio, comunicazione, scambio, preghiera. Non mancano poi le riflessioni sulla Scrittura del tempo di Quaresima e della domenica successiva a Pasqua. La lettera si conclude significativamente con una citazione di Lutero, incentrata sull’espressione paolina della Parola di Dio come cibo dell’anima. Le ventotto pagine del documento sono arricchite da belle immagini dedicate alla preparazione del pane: farina, lavorazione, prodotto finito.

 

La fine dello scisma

La rilevanza della lettera pastorale salisburghese sta, a nostro parere, nella dinamica proposta che vede la contemplazione quale motore dell’azione, per dirla in termini gesuitici. Vi sono le immancabili lamentele provenienti da circoli cattolici ultra-tradizionalisti, ma pare proprio che l’iniziativa sia vista con favore da buona parte delle comunità cristiane. Si tratta di un progetto tangibile, che ha l’intenzione di andare al di là della riflessione teorica, ma senza prescindervi. È una risposta all’invito più volte ribadito da Bergoglio: «Mai litigare, lasciamo ai teologi, lasciamo a loro di studiare le cose astratte della Chiesa. Cosa devo fare io con un amico, un vicino, una persona ortodossa? Essere aperto, essere amico. Ma devo fare forza per convertirlo? C’è un grosso peccato contro l’ecumenismo, il proselitismo! Mai si deve fare proselitismo con gli ortodossi. Sono fratelli e sorelle nostre, discepoli di Gesù Cristo» (Viaggio Apostolico in Georgia e Azerbaijan, 30 settembre - 2 ottobre 2016).

Potrebbe essere una risposta anche a chi, come il celebre teologo svizzero Hans Küng, è convinto che la vera celebrazione del Cinquecentenario della Riforma dovrebbe essere la fine dello scisma. In una recente lettera, infatti, Küng ha manifestato il vibrante augurio a che la pressione esercitata da teologi, singoli cristiani e comunità, donne e uomini impegnati nella società civile possa aiutare le leadership delle Chiese, spesso esitanti e spaventate, a non perdere l’occasione storica del 2017 e a sancire l’unità, evitando anche che ancora più persone si allontanino dalla Chiesa pergestire da sé la propria fede cristiana. Cosa che, va detto, sta accadendo sempre più spesso. Ogni passo avanti avvicina al traguardo, come sanno bene i maratoneti che, allo stesso tempo, sono ben consapevoli quanto non sia scontato arrivarci.