Ultimo Aggiornamento:
26 aprile 2017
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Dove vanno Inghilterra ed Europa dopo il divorzio?

Gianpaolo Rossini - 09.07.2016
Rupert Murdoch

Dove andrà l’Inghilterra? Dove andrà l’Europa? In una storia d’altri tempi gli attori cinematografici Richard Burton e Liz Taylor si sposano, divorziano e poi si risposano di nuovo. Forse per l’Inghilterra che sceglie il divorzio non sarà la stessa cosa. Ma di certo ogni possibilità è aperta e tutti i poteri sono in gioco, compreso quello giudiziario che potrebbe cominciare ad indagare sulla regolarità del voto del 23 giugno.  Ma le macerie sul campo sono tante di qua e di là della Manica. Da paese leader nel mondo occidentale la Gran Bretagna passa a soggetto internazionale alla deriva che non sa dove andare. Il paese dove sono nate le costituzioni mostra crepe inquietanti nel funzionamento della democrazia. I rappresentanti, cui sono delegate le decisioni popolari nelle  democrazie rappresentative, dimostrano irresponsabilità, incompetenza e profonda disonestà.  Si aggiunge poi il Chilcot report che trova le motivazioni all’entrata in guerra nel 2003 contro l’Iraq false, basate su informazioni di servizi deviati e di potenti media internazionali quali la catena di Murdoch, rivelatrici di una inquietante sudditanza della Gran Bretagna agli USA. La guerra contro il demonio “Saddam Hussein” più volte paragonato a Hitler inizia il 20 marzo 2003 per iniziativa del baldanzoso due Blair – Bush e  produce una devastazione globale diffondendo una guerra asimmetrica che chiamiamo terrorismo in ogni angolo della terra.

 Gli inglesi oggi si trovano senza leaders perché sciolti nella loro superficialità, irresponsabilità e in un uso tragico della menzogna. La Brexit è un’amara pagina di storia. Forse la prima manifestazione di una forma di “terrorismo istituzionale” contrabbandata da democrazia diretta. Il primo ministro Cameron  alcuni mesi fa rinegozia le condizioni di appartenenza della Gran Bretagna alla UE. Sul tavolo tiene la pistola con il colpo in canna del referendum. Un grosso errore. Da entrambe le parti. Per la Ue perché significa condurre un negoziato con un convitato di pietra, l’elettore inglese, che potrebbe ridicolizzarla. Per Cameron in quanto negoziatore volontariamente a mezzo servizio e senza responsabilità visto che la decisione finale sull’approvazione del negoziato da parte britannica non sarebbe spettato al primo ministro ma al popolo.  Insomma una lezione per molti su come la democrazia non si può usare in modo avventato e dannoso per tutti.

 

Ma ora dove vanno Europa e Gran Bretagna?

 

La Gran Bretagna si avvicina ancora di più agli Usa? Dal punto di vista militare e strategico è possibile. La Gran Bretagna gode di autonomia energetica e è il paese che può permettersi di essere il più avverso alla Russia, non solo a quella di oggi di Putin. Mantiene un presidio coloniale a Gibilterra, porta del Mediterraneo, e una forte presenza soprattutto a Cipro e altrove. L’uscita dalla Ue potrebbe però rendere più difficili i rapporti dentro la Nato e far emergere differenze strategiche nel Mediterraneo, già palesi sulla questione emigrati, sulle questioni libiche  e nella condotta tenuta dai servizi segreti britannici nel caso Regeni. Infine la crisi economica dovuta alla Brexit potrebbe far aumentare le spese militari della Gran Bretagna anche per stimolare la domanda. L’indebolimento economico della Gran Bretagna non è scontato. Un rapporto più stretto con gli Usa potrebbe essere vantaggioso per l’Inghilterra anche sul piano economico. Insomma la relazione con gli Usa è ancora un elemento cruciale sulla strada della integrazione e della disintegrazione europea. Come più volte scritto, l’Inghilterra non entra nel club dell’euro perché questo genererebbe serie tensioni con il dollaro la cui posizione dominante sarebbe fortemente erosa. A dire il vero la Gran Bretagna faticherebbe a stare all’infinito nella Ue senza euro. Viceversa una Gran Bretagna con l’euro nelle tasche non sarebbe mai uscita da una Ue e da un’unione monetaria con una forte impronta britannica e non teutonica. In ogni caso, con un angelo custode come gli USA forte sul piano militare, finanziario ed economico la Gran Bretagna può anche permettersi di non avere politiche e leader forti.

Non altrettanto la Ue che non gode degli stessi vantaggi. E dunque dove andrà? Qui tutto è più complicato. I segnali non sono buoni. In questi giorni finisce nel tritacarne una fetta di Europa federale, la politica commerciale comune che riguarda i rapporti con i paesi extra Ue. La competenza su questa è della Commissione con partecipazione del parlamento Europeo e ratifica del Consiglio. Cosa è successo? Sulla questione della ratifica del trattato commerciale con il Canada si decide di passare la palla ai parlamenti nazionali. Con un solo colpo si mette da parte un delicato meccanismo federale che regge dal 1957, riducendo quindi i ruoli di Commissione, Consiglio e Parlamento Europeo. Di peggio forse non si può fare. Si dice sia la spinta dei populismi. L’impressione è ancora una volta di mancanza di coraggio e poca responsabilità dei leader Ue. Su altre questioni cruciali, come l’Unione bancaria, pezzo fondamentale della moneta unica permangono incertezze e soprattutto non c’è l’assicurazione federale sui depositi. Se l’Europa vuole sopravvivere non può permettersi di tornare indietro, come sulla politica commerciale, o stare ferma come sull’Unione bancaria. Ma come procedere se le forze contrarie all’integrazione europea alzano la voce? Potrebbe essere utile, anche se non risolutivo, dare vita ad una puntuale, precisa e comprensibile comunicazione ai cittadini di tutta l’area euro su cosa implica in termini di vantaggi e di costi avere una unione monetaria completa e una maggiore integrazione. Siamo investiti continuamente da propaganda “elettorale” di forze politiche a favore e contro i governi. Forse sarebbe ora che le istituzioni iniziassero ad informare i cittadini, con spot televisivi e sui media, non in maniera propagandistica ma neutrale, su come funzionano e su come potrebbero funzionare quando fossero completate. Sui vantaggi rispetto al non averle. Ovvero come eravamo prima. A molti ignoto anche per questioni generazionali. La Ue ha diffuso informazione su se stessa in Gran Bretagna durante il referendum? No. Neppure uno straccio di spot o di pagina di quotidiano. Con la conseguenza che gli inglesi hanno votato al buio e ora si pentono di avere seguito le sparate del Sun di Murdoch e del nazionalista Farage. Insomma istituzioni europee fatevi conoscere ai cittadini e difendetevi, anche per il bene dei cittadini stessi.