Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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Da Pio XII a Francesco. Lo sguardo di Hans Küng sui sette Papi della sua vita

Claudio Ferlan - 05.03.2016
Hans Küng - Di fronte al Papa

Uscito nella versione tedesca per l’editore Piper il 10 agosto 2015, il nuovo libro di Hans Küng è stato recentemente (febbraio 2016) pubblicato in traduzione italiana con il titolo “Di fronte al Papa. La mia vita nella Chiesa da Pio XII a Francesco”. Come spesso accade, esigenze editoriali hanno suggerito una modifica del titolo originale “Sette Papi. Come io li ho vissuti”, più fedele al contenuto, dal momento che il noto teologo svizzero non è stato propriamente sempre “di fronte” ai Papi. Basti pensare a Giovanni Paolo II, che gli revocò la missio canonica (ovvero l’investitura della Chiesa cattolica a poter insegnare nel suo nome) e che rifiutò sempre di incontrarlo.

Il libro riprende e integra la corposa autobiografia di Küng, composta di tre volumi nell’edizione tedesca (“Libertà conquistata”; “Verità contestata”; “Umanità vissuta”) e di un unico tomo – approvato dall’autore – in quella italiana, ancora Rizzoli, intitolato “Una battaglia lunga una vita. Idee, passioni, speranze. Il mio racconto del secolo”. Così come nelle memorie, anche nel raccontare i rapporti personali e nell’esprimere le proprie considerazioni sui Papi della sua vita, Küng dimostra la raffinata capacità di parlare di sé e degli altri mantenendo una costante attenzione al contesto storico, solidamente radicata su di una conoscenza continuamente in divenire grazie allo studio, all’esperienza individuale e a una non ordinaria capacità di lettura dell’attualità.

Pio XII è il papa degli anni romani del giovane Hans, studente prima presso il Collegio Germanicum et Hungaricum e poi all’Università Gregoriana (una formazione gesuitica); di Pacelli sono messi in evidenza soprattutto la concezione autoritaria della Chiesa e i ripetuti provvedimenti contro i teologi aperti all’ecumenismo. Giovanni XXIII è l’inatteso, il protagonista del Concilio, il più grande del secolo, un riformatore cristiano. È chiara la simpatia provata per Roncalli, al quale non sono comunque risparmiate alcune critiche, relative soprattutto alla mancata riforma della Curia. Di Paolo VI sono ricordati gli incontri personali, con la richiesta rivolta a Küng per “mettersi al servizio della Chiesa” – tra le righe si legge la rinuncia a una carriera nella gerarchia ecclesiastica nel nome della fedeltà alla ricerca teologica priva di paletti. Il ritratto di Montini insiste sulle sue contraddizioni, sulla incompiutezza di una riforma della Chiesa avviata ma frenata dallo strapotere della Curia. Quel cambiamento che ci si sarebbe potuti attendere da Giovanni Paolo I, scomparso però dopo soli trentatré giorni dall’elezione, in un Vaticano turbato da scandali finanziari. A chi metteva in dubbio che la morte di papa Luciani fosse davvero naturale, Küng rispose così: “Ritengo che i curiali, molti dei quali conosco di persona, possano combinarne tante, ma non assassinare un papa”.

La valutazione su Wojtyla non è tenera. Se ne riconoscono certo la grande capacità comunicativa e la virtuosa apertura al mondo esterno, basata su difesa dei diritti umani, costruzione di ponti con le altre religioni e promozione della pace nel mondo. Dentro la Chiesa, però, si sviluppa tutta un’altra linea, fatta di tradizionalismo, di repressione, di chiusura di fronte ai temi della modernità. Un atteggiamento che conduce la Chiesa verso la rovina, verso la perdita della propria credibilità e della fiducia di molti fedeli, una strada percorsa anche per scelta di Joseph Ratzinger, per più di vent’anni prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, antico collega di Küng nell’università di Tubinga. E sarà proprio il cardinale tedesco a succedere al papa polacco. Il capitolo su Benedetto XVI è forse il più interessante dell’intero libro: costruito intorno all’amichevole incontro tra i due teologi a Castel Gandolfo (24 settembre 2005), scritto con profonda onestà intellettuale, si sviluppa tra la “grande delusione” della nomina e le “coraggiose dimissioni”. Francesco invece è la speranza di “una primavera vaticana”. È molto chiara la gioia provata da Küng per i ripetuti contatti epistolari avuti con Bergoglio, improntati all’informalità e alla sincera comunanza di fede, alla fraternità si potrebbe dire riprendendo quell’hermano con il quale il papa saluta il teologo, commuovendolo.

In conclusione, una riflessione sul futuro dell’istituzione pontificia auspica la presenza di un papa pastore universale della cristianità, in sintonia con il Vangelo, vescovo collegiale, ben disposto verso le donne, mediatore ecumenico, garante della libertà e dell’apertura nella Chiesa, indifferente al potere giurisdizionale. È un ritratto dipinto sulla base di una vita di studi teologici.

I sette Papi di Hans Küng sono raccontati in un libro la cui lettura è vivamente consigliata a chiunque sia mosso da curiosità per il funzionamento del Vaticano, per la storia della Chiesa e per quella della teologia, ma anche per chi sia interessato a immaginare futuri possibili. Un libro da leggere e, con ogni probabilità, da rileggere tra qualche tempo. Come molti dei lavori del teologo svizzero, a giudizio di chi scrive uno dei grandi della nostra epoca.