Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2017
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Da NO TRIV a NO TAP: l’insostenibile retorica del “territorio”

Massimo Bucarelli * - 08.04.2017
NO TAP

A un anno di distanza del referendum sul rinnovo delle concessioni estrattive per i giacimenti di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa italiana, il cosiddetto referendum NO TRIV, emerge di nuovo nel dibattito pubblico nazionale la contrapposizione tra governo centrale ed enti locali, tra interesse collettivo ed istanze delle comunità territoriali. Esattamente come un anno fa, la regione Puglia e il territorio salentino sono in prima linea nel contrastare le decisioniprese a livello nazionale. Il nuovo motivo di scontro è il completamento del gasdotto trans-adriatico (Trans Adriatic Pipeline – TAP), che porterà il metano dell’Azerbaigian sulle coste pugliesi, per essere distribuito nel restod’Italia e in tutta Europa, aprendo il cosiddetto corridoio meridionale del gas, in aggiunta e in alternativa a quello settentrionale, attualmente in funzione, che garantisce l’importazione delle forniture metanifere provenienti dalla Russia.

Vari e diversi sono i motivi della protesta, ma tutti sostanzialmente incentrati sulla difesa del territorio da un’operazione considerata invasiva della realtà locale, dannosa per l’ambiente e priva di sostanziali vantaggi per le popolazioni interessate. In particolare, si contesta la decisione di individuare nella spiaggia di San Foca, nel territorio comunale di Melendugno, il terminale pugliese del metanodotto internazionale; si contesta la necessità di espiantare temporaneamente circa 211 ulivi secolari, per permettere l’allaccio della nuova pipeline alla rete nazionale; si contesta, infine, l’uso del gas naturale al posto delle rinnovabili, ritenute meno impattanti e inquinanti del metano. La sensazione della popolazione locale è che il territorio salentino sia oggetto di un attacco speculativo internazionale, condotto con la complicità del governo di Roma, a esclusivo beneficio di multinazionali, ditte appaltatrici, potentati economici vari. Il movimento NO TAP, quindi,è impegnato nella conservazione di una sorta di isola felice,un territorio ricco di bellezze naturali e risorse agricole, che il capitale privato, alla ricerca di sempre nuovi e maggiori profitti, vorrebbe devastare.

Eppure, a ben considerare, la strenua difesa di questo “piccolo mondo antico” non sembra esente da contraddizioni, a partire dall’incapacità delle ricchezze locali di garantire lavoro e crescita per tutta la popolazione salentina, dato che il tasso di disoccupazione della provincia di Lecce supera il 22% contro una media nazionale inferiore al 12% (per non parlare dell’elevata disoccupazione giovanile locale, che costringe molti giovani a lasciare il Salento o ad accettare posizioni lavorative di livello inferiore rispetto alle competenze e al grado di istruzione effettivamente posseduti). È evidente, quindi, la necessità di potenziareil turismo e la produzione agricola d’eccellenza con servizi e infrastrutture, che facilitino, ad esempio, sia in termini di tempi, che di costi, le comunicazioni e i trasporti; è evidente, inoltre, la necessitàdifavorire la crescita di un solido settore manifatturiero, senza per questo snaturare il modello di sviluppo locale basato sulle ricchezze del territorio; ed è evidente, infine, la necessità del paese tutto e dei territori locali in particolare di attrarre investimenti e non farli scappare, di realizzare opere utili e non impedirle, e di avere a disposizione un numero sempre maggiore e diversificato di fonti energetiche, soprattutto in previsione di una domanda di energia elettrica destinata ad aumentare (l'elettricità – va ricordato - è la forma d’energia più efficiente non solo per i settori produttivi, ma anche per soddisfare i bisogni quotidiani, migliorare le condizioni igieniche e sanitarie, epermettere la diffusione dell’informazione).

Di fronte a questo elenco minimo e scontato di priorità, appare eccessiva e non pienamente comprensibile la protesta, senza se e senza ma, contro la realizzazione del ramo italiano del progetto TAP, di cui forse è bene precisare contorni e contenuti. Si tratta di un gasdotto lungo 878 chilometri, di cui 550 in Grecia, 215 in Albania, 105 sotto il mare Adriatico e soltanto 8 in Italia, dalla spiaggia di San Foca sino al confine del comune di Melendugno, dove,grazie a un raccordo realizzato dalla italiana SNAM, si connetterà con la rete dei gasdotti italiani, una delle più estese al mondo, che tanto ha contribuitoalla modernizzazione del paese (e quindi anche della Puglia), senza che altre comunità locali ne abbiano impedito la realizzazione. Nel suo percorso italiano, il TAP sarà interamente interrato a 1,5 metri di profondità; tuttavia, nel tratto più critico, tra il mare e la spiaggia, lungo 1,5 chilometri, l’impianto correràa decine di metri di profondità e sarà realizzatocon la medesima tecnologia di microtunneling usata per il gasdotto costruito sotto la spiaggia di Cala Graciò, a Ibiza, nel 2009, senza arrecare danni all’ambiente e al turismo spagnoli. Per il completamento del ramo italiano, è previstol’espianto di circa 211 ulivi, che saranno poi ricollocati nella sede originaria, una volta terminati i lavori;una pratica giàutilizzatain molte altre circostanze, anche di recente per la costruzione dell’acquedotto ionico-salentino, che ha reso necessario la rimozione temporaneo di ben 2500 ulivi.Va ricordato, infine, che recenti sentenze delle giustizia amministrativa e della Corte costituzionale hanno ribadito la bontà del progetto e la correttezza della scelta del territorio comunale di Melendugno come sito d’approdo del TAP, avvenuta dopo aver considerato altre 11 opzioni alternative, quasi tutte nel brindisino, ma escluse per motivi ambientali e tecnici (praterie di Posidonia oceanica, interferenze con altre strutture industriali e con la parte terminale della pista principale dell’aeroporto); anche il recentissimo decreto del TAR del Lazio non rimette in discussione l’intera opera e la sua fattibilità, ma dispone una sospensione di 10 giorni per deliberare su modi e tempi dell’espianto degli ulivi.

Il progetto TAP(realizzato da un consorzio internazionale, partecipato al 20% anche dalla SNAM) è stato riconosciuto dalla Commissione europea, dal Parlamento e dal Consiglio europeo, come “Progetto d’interesse comune”, di fondamentale importanza per potenziare e diversificare le fonti d’approvvigionamento energetico dei paesi UE;una priorità che dovrebbe essere chiara a tutti, soprattutto alla luce dell’attualeinstabilità politica di alcune aree del Mediterraneo e del Medio Oriente. Inoltre, per la UE, il progetto TAP è rilevante anche per la riduzione delle emissioni di CO2. Il metano, infatti, è il combustibile fossile più sicuro dal punto di vista ambientale, essendo quello a più bassa emissione di anidride carbonica, ed è molto meno inquinante del petrolio e del carbone, con cui – ad esempio - funzionano le centrali elettriche locali, situate a Brindisi. In attesa che le rinnovabili conoscano uno sviluppo tecnologico tale da garantire la stabilità e la continuità dell’approvvigionamento energetico (cosa che finora non sono state in grado di assicurare, a causa della loro aleatorietà), il gas naturale rappresenta la fonte energetica di riferimento nella fase di transizione verso il ridimensionamento e l’abbandono degli idrocarburi (ammesso che ciò avvenga in tempi ravvicinati). Se a tali considerazioni, si aggiunge la constatazione che, ai fini della difesa del paesaggio e delle ricchezze del territorio, appaiono molto più impattanti le pale eoliche e i terreni “coltivati” per ettari a pannelli fotovoltaici rispetto a un tubo interrato, l’intransigenza della protesta appare ancora più difficile da comprendere; a meno che le comunità locali non siano soltanto interessate a beneficiare sì dell’energia, rinnovabile o meno, necessaria alla loro vita e alle loro attività, ma prodotta in altri territori e impattante su altri paesaggi.

La classe dirigente, composta da politici e amministratori locali, ma anche dal mondo intellettuale e accademico, dovrebbe impegnarsiper fornire ai cittadini elementi utili acomprendere l’importanza diconiugare sviluppo tecnologico, crescita economica e rispetto del territorio; un’operazione in cui le comunità locali hanno un ruolo importante nel chiedere conto di qualsiasi intervento sul territorio, senza però porre in continuazione veti insormontabili enon sempre ben motivati. Il quadro attuale, invece, sembra del tutto diverso, con esponenti e forze politiche, locali e nazionali,intenti ad eccitare gli animi, nel tentativo trasversale di incassare i dividendi politici della protesta;un quadro in cui il rispetto del patto nazionale, che dovrebbe tenere ancora insieme questo paese e le sue tante comunità locali, sembra gradualmente, ma costantemente, venir meno.

 

 

 

 

* Professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali. Università del Salento