Ultimo Aggiornamento:
24 maggio 2017
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Il pastore e le pecorelle in cerca d’orientamento. Considerazioni a margine del Sinodo sulla famiglia

Claudio Ferlan - 15.10.2015
Gerhard L. Müller

Non è certo in un clima sereno che si è aperta la XIV Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi (4-25 ottobre), dedicato a “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Come ampiamente noto, all’inizio dei lavori è stata consegnata al papa una lettera privata, firmata da tredici cardinali, nella quale si ponevano delle critiche – neanche troppo blande – alla preparazione e ai contenuti del Sinodo.

 

La forma

 

Cominciamo dai fatti: immediatamente prima dell’apertura dei lavori dell’assemblea (5 ottobre) il cardinale australiano George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, consegna la lettera a Bergoglio. Il recapito prima dell’inizio dei lavori testimonia che il contenuto è stato preparato da tempo. Il successivo 12 ottobre il vaticanista de L’Espresso Sandro Magister pubblica sul suo blog il testo della lettera inviata al papa e l’elenco dei tredici cardinali firmatari. Magister, ricordiamolo, è un esponente di spicco dell’opposizione interna al papa argentino, di stampo conservatrice. È lui il protagonista della diffusione anticipata della bozza dell’enciclica Laudato si’, cosa che ha motivato la sua sospensione a tempo indeterminato dalla sala stampa vaticana. Difficile pensare che il vaticanista non sia in stretto contatto con qualcuno almeno dei tredici (?) cardinali. Alla pubblicazione seguono le prime smentite: quattro dei presunti firmatari dichiarano la propria estraneità. George Pell lamenta la divulgazione di un testo che doveva rimanere privato e che non corrisponde a quello della lettera consegnata, né nei contenuti, né nei sottoscrittori. Ma cosa è scritto in quella lettera? I tredici (?) cardinali muovono forti critiche al documento preparatorio del Sinodo, l’Instrumentum Laboris, e si rappresentano quali portavoce di altri padri sinodali. In sintesi, Francesco viene accusato di voler manipolare l’assemblea indirizzandone le decisioni ancora prima della sua convocazione. Si biasimano le procedure concernenti la nomina della commissione incaricata di redigere il documento finale e quella dei relatori e dei moderatori dei circoli minori che, nel corso dell’assemblea, sono chiamati a emendare il testo conclusivo. Il segretario generale del Sinodo, Lorenzo Baldisseri, chiarisce subito come le procedure contestate siano già state rivedute.

 

La sostanza

 

Alle obiezioni formali se ne aggiunge una sostanziale. Nel testo reso pubblico da Magister si legge infatti: “Infine, e forse con più urgenza, vari padri hanno espresso la preoccupazione che un Sinodo progettato per affrontare una questione pastorale vitale – rafforzare la dignità del matrimonio e della famiglia – possa arrivare a essere dominato dal problema teologico/dottrinale della comunione per i divorziati risposati civilmente”. Sul punto interviene Gerhard L. Müller, già vescovo di Ratisbona e dal 2012 prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Il suo nome nella lista è presente e non smentito. Müller, sostenendo una posizione dal vago sentore retrò, afferma: “Le persone soffrono perché i loro matrimoni sono rotti, non perché non possano fare la comunione. Per noi il centro dell’eucaristia è la consacrazione, ogni cristiano ha il dovere di venire a messa ma non di fare la comunione. Concentrarsi solo su un punto non risolve niente”. Ora, che assistere alla messa sia precetto doveroso per il cattolico è questione superata già da un secolo. Questa considerazione ci consente di giungere al centro della questione: il Sinodo è un punto chiave della resistenza interna al pontificato Bergoglio. Se prendiamo in esame le vicende della storia della Chiesa recente, siamo certi di potere riconoscere molti segni della presenza di diverse anime, spesso conflittuali, all’interno della cattolicità. Qualcosa però è cambiato. Il Vaticano non è più il punto di riferimento della parte più conservatrice e meno consapevole dello (o forse solo meno interessata allo) scollamento tra le questioni morali presenti nelle agende dei porporati e quelle che interessano i fedeli. Questo nuovo posizionamento spaventa, fino a indurre a violare un vero e proprio tabù, quello di assoluta lealtà e fedeltà al papa, con un’iniziativa – la lettera di accusa – vicina a un atto scismatico, segno di un’opposizione che non è solo cardinalizia, ma che si può rintracciare in diocesi e parrocchie.

Nonostante Gerhard L. Müller professi la propria obbedienza al Santo Padre e denunci come “espressione offensiva e criminale” quella di chi scrive che Francesco è circondato da lupi, non v’è dubbio che l’impressione del Vaticano attuale non sia quella di un gregge ordinato che, docile, segue il suo pastore. Come andrà a finire? Difficile dire, ma ci rimane l’impressione che a Francesco non manchi la determinazione e la voglia di andare fino in fondo. Sarà da capire quali pecorelle lo seguiranno.