Ultimo Aggiornamento:
05 agosto 2017
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A cinquant’anni dalla morte. Camilo Torres, un prete guerrigliero simbolo di pace per la Colombia.

Claudio Ferlan - 04.02.2016
Camilo Torres

Abbiamo già ospitato su queste pagine alcune riflessioni sul processo di pace colombiano, un cammino intricato che cerca di mettere in dialogo costruttivo il governo e la guerriglia (FARC, ELN), con la mediazione della Chiesa: quella locale ma anche quella di Roma, guidata dal papa che proviene “dalla fine del mondo”. Nuovi passi sono stati fatti, passi concreti che trovano la propria forza nel valore della memoria.

 

Camilo Torres

 

Nel novembre scorso l’arcivescovo di Cali Darío de Jesús Monsalve ha sollecitato la necessità di una rivalutazione del nome di Camilo Torres Restrepo, prete guerrigliero caduto il 15 febbraio 1966. Camilo, ha evidenziato Monsalve, ha molto da dare, molto da insegnare a una Colombia che si sta muovendo sulla strada della riconciliazione, della verità e della giustizia di transizione.

Nato nel 1929 in una famiglia altolocata di Bogotá, Camilo Torres fu ordinato sacerdote nel 1952 e si spostò presto a Lovanio per studiare sociologia. Rientrato in patria, fu nominato cappellano dell’Università Nazionale, dove fu tra i protagonisti dell’apertura della prima facoltà di sociologia dell’intera America Latina. Promosse diversi progetti volti al riscatto dei settori più marginali della società colombiana, teorizzando la necessità urgente di un radicale cambiamento nell’organizzazione stessa del suo paese. L’iniziativa più rilevante fu la fondazione del Frente Unido del Pueblo (Fronte Unito del Popolo), un movimento che si opponeva alla “Grande Coalizione” di governo, formata dai due partiti maggiori, Liberale e Conservatore. Il Frente si proponeva di fronteggiare le urgenze tangibili delle sfere urbane e rurali costrette a un’estrema povertà e chiedeva alla Chiesa di schierarsi apertamente con la Teologia della Liberazione. L’ attivismo e la prossimità con il pensiero marxista costarono a Torres il posto all’università e la destinazione a una parrocchia cittadina. Sconfortato dall’insuccesso delle proprie proposte nonviolente, nel giugno 1965 decise di abbandonare il sacerdozio e di aderire all’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), movimento guerrigliero ispirato dalla rivoluzione cubana. Dopo un breve periodo di addestramento, Camilo morì il giorno del proprio battesimo del fuoco in uno scontro con le forze governative. Il suo corpo fu preso in carico dall’esercito e inumato in un luogo nascosto, allo scopo di evitare una celebrazione eroica delle spoglie mortali del prete in armi.

 

Domande e risposte

 

Nei primi giorni del 2016 attraverso il proprio account Twitter l’Esercito di Liberazione Nazionale ha inviato due richieste: la prima al governo, perché, come segno di pace “dopo averli tenuti nascosti per cinquant’anni” consegni i resti mortali di Camilo; la seconda alla Chiesa, perché gli restituisca simbolicamente lo status sacerdotale. Le risposte non si sono fatte attendere e sono state entrambe positive. Il presidente della Repubblica Juan Manuel Santos ha dato subito il proprio assenso e le spoglie di Camilo Torres sono state presto individuate, appena diciassette giorno dopo il Tweet. Spetta ora all’esame del DNA sciogliere ogni dubbio, ma sembra si tratti di una formalità. Sulla stessa linea si è mosso il presidente della Conferenza Episcopale colombiana Luis Augusto Castro, legittimando prima la richiesta della ricerca dei resti del prete guerrigliero e aprendo anche alla possibilità della restituzione dello status sacerdotale: “Dovremo studiare la questione”, ha affermato, aggiungendo di non voler dare un giudizio affrettato.

La prontezza dei riscontri dati dal governo e dalla Chiesa ha suscitato molto ottimismo nell’opinione pubblica colombiana. Esempio di grande valore simbolico e concreto, la rivalutazione (per alcuni addirittura “la resurrezione”) di Camilo Torres viene percepita come un segnale tangibile delle possibilità aperte dal dialogo. Il recupero del suo lavoro sociologico, che aveva come obiettivo l’unità “sana e creativa” del popolo colombiano viene mostrato come un gesto di speranza per quei milioni di colombiani che vivono nella povertà estrema e nella marginalità politica e sociale. Secondo il quotidiano El Nuevo Día Camilo potrebbe essere il simbolo intorno al quale costruire alternative sociopolitiche che canalizzino ingiustizia e frustrazione sociale, quelle alternative la cui mancanza ha provocato un vuoto politico riempito, al momento, dalla violenza sociale. È una speranza che sia il governo, sia la Chiesa hanno evidentemente fatto propria.