Ultimo Aggiornamento:
24 giugno 2017
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Argomenti

Il vuoto normativo nazionale sull’omotransfobia

Riccardo Strappaghetti * - 20.05.2017

Sono passati dieci anni da quando l'Unione Europea celebra ufficialmente ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia il 17 maggio, ma l’Italia non ha ancora adottato una normativa nazionale per contrastare le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere delle persone.

L’inerzia del legislatore nazionale è ancor più evidente se si pensa che le uniche norme antidiscriminatorie contro l’omotransfobia sono previste in attuazione di direttive europee in tema di lavoro e asilo politico.

Rimangono ancora privi di un’efficace tutela importanti settori come quello dell’istruzione: ampiamente sottovalutato è il fenomeno del bullismo che riguarda minori e giovani adulti, particolarmente vulnerabili all’esclusione sociale, anche da parte delle loro famiglie, e per i quali i tassi di suicidio o tentato suicidio indotto dall’omotransfobia è molto elevato.

Del tutto inevaso rimane il settore penale: per i reati motivati dall’omotransfobia non è prevista un’aggravante, né sono efficacemente contrastati i cosiddetti discorsi d’odio, come li definisce l’Unione Europea, cioè quelle attività volte a fomentare, propagandare o promuovere l’odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Eppure un sondaggio condotto dall’Agenzia europea leggi tutto

Stendhal, Maccio Capatonda e il fascino del selfie: un parallelo

Omar Bellicini * - 10.05.2017

Sulle colline di Waterloo, affumicate da una bruma innaturale, un ragazzo si affretta, urla, interroga. È alto, bello e viene da Milano. Ha risalito la spina dorsale dell'Europa, dalla Lombardia al Belgio, solo per trovarsi in quel luogo. Doveva essere lì. Non voleva mancare un appuntamento importante. Ora è nel posto a lungo desiderato; e benché non s'imbatta nelle atmosfere piacevolmente pregustate nelle stanze d'infanzia, ingombre di libri e di sogni, può dirsi felice. Il giovane si chiama Fabrizio Del Dongo, e l'anno in questione è il fatidico 1815: quello della battaglia. Siamo al terzo capitolo de “La Certosa di Parma”, uno dei massimi capolavori stendhaliani. Probabilmente, quello che più ha segnato l'immaginario. Ma chi è Fabrizio, e cos'ha a che spartire con le vite interconnesse e condivise dei nostri contemporanei?

 

Nulla, se ci concentriamo sullo stile d'un adolescente che conosce le selle e non i sellini, e che di certo preferisce allungare i favoriti, in luogo delle creste. Ma, al di là di questi trascurabili dettagli esteriori, molto più a fondo delle mode e dei vezzi, Fabrizio potrebbe essere senza sforzo un “millenial”, o il padre di un millenial, o il nonno: fino a risalire ai tempi che gli sono propri, e persino a quelli precedenti. leggi tutto

The Young Pope [Considerazioni a elevato rischio spoiler]

Omar Bellicini * - 26.10.2016

Tutto ci si poteva aspettare da questa scorribanda televisiva del premio Oscar Paolo Sorrentino, prodotta niente meno che da Sky, HBO e Canal+. Tutto, tranne che la sceneggiatura andasse a scovare la scintilla narrativa nella teoria musicale del primo Ottocento. Si badi, non è una provocazione: l'avvio di stagione di questo “The Young Pope” è pura musicologia romantica. Per essere precisi, è una "cadenza d'inganno" bella e buona: una formula melodica che ti fa intuire una certa conclusione, e invece vira improvvisamente in un'altra direzione. Lasciandoti attonito, spiazzato e (naturalmente) rapito. Perché Lenny Belardo, il Pontefice quarantenne, protagonista della storia, è appunto l'incarnazione di una frode, di un'illusione: è giovane, bello e americano. Perfino anticonformista, nelle scelte e nei gesti. Dunque, tutti si attendono che sia un pericolo progressista. Invece no. Pio XIII (qui il nome è significativo) si rivela sì pericoloso, ma come ultraconservatore. Che dico! Come autentico reazionario. È questo ribaltamento la vera forza della serie. Non la tecnica, tutta sorrentiniana, di calare il potere nella quotidianità e nel banale, dalle sigarette dei prelati alle partite fra suore, che sembrano rubare qualcosa all'"Habemus Papam" di Nanni Moretti. E nemmeno le trovate felliniane, col canguro domestico, che viene dallo stesso universo kitsch de "La Grande Bellezza": leggi tutto

Le colpe dei padri.

Marco Mondini - 12.10.2016

L’uomo che ho ucciso

 

«Se muoiono i loro figli, noi brindiamo con la birra e la chiamiamo vittoria. Se muoiono i nostri figli, loro brindano con il vino e la chiamiamo sconfitta» proclama il dottor Holderlin in Broken Lullaby, film che Ernst Lubitsch realizza alla fine del 1931. In questo coraggioso adattamento cinematografico del dramma L’homme que j’ai tué di Maurice Rostand, si ritrova tutto il trauma del regista tedesco, artista colto e cosmopolita, di fronte alla recrudescenza del nazionalismo tedesco negli anni Trenta, rivelazione di una Germania incapace di smobilitare la propria cultura di guerra e di seppellire l’ascia del revanscismo. Di lì a poco, il nazismo di Adolf Hitler avrebbe conquistato il potere. Gli squallidi frequentatori di birreria che proclamano la necessità di una vendetta contro la Francia, contro cui il personaggio di Holderlin si scaglia, avrebbero a quel punto inneggiato ai quadrati delle camicie brune, o forse sarebbero divenuti alcuni di quegli «uomini comuni» su cui si basava la forza totalitaria del regime, contribuendo a precipitare la Germania nell’abisso di un’altra sconfitta.

Da questo testo, tra le più interessanti testimonianze del fallimento dello «spirito di Locarno» nell’Europa che stava scivolando verso la Seconda Guerra Mondiale, François Ozon ha tratto ora Frantz, leggi tutto

Burkini: qualche riflessione su un tema da non lasciare agli slogan

Fulvio Cammarano * - 24.08.2016

Forse non faceva parte della strategia del terrorismo di matrice islamica, sta di fatto che la presa di posizione del governo francese contro la tenuta balneare delle donne islamiche rappresenta per l’Isis una vittoria d’immagine per due ordini di motivi. Da una parte, infatti, può essere mostrata al mondo come la decantata tradizione di tolleranza e pluralismo della cultura laica occidentale non è per nulla salda e coerente. Al contrario appare fragile, pronta, se attaccata, a rimangiarsi convinzioni e ideali a spese di culture e modi di essere che, pur del tutto estranei all’universo terrorista, vengono associati ad un repulsivo immaginario di violenza e pericolo. Non è difficile ipotizzare che, non ci fossero stati gli attentati, le donne in burkini avrebbero potuto presentarsi sulle spiagge della Costa Azzurra senza particolari problemi, se non quelli dello sguardo ironico degli altri bagnanti. Il sostegno del governo Valls alle ordinanze dei sindaci, punitive nei confronti delle donne che si presenteranno sull’arenile intabarrate nel burkini, appare l’esito di una fase storica e come tale sembra sproporzionato. Infatti, pur tentando di presentarsi come una misura di ordine amministrativo, il divieto fa esplicito riferimento ad un leggi tutto

L’Europa dell’integrazione: lotta alle discriminazioni attraverso la Biblioteca Vivente, uno strumento di dialogo interculturale.

Elisa Magnani * - 27.07.2016

In una Europa che professa il proprio impegno verso l’integrazione, la lotta al razzismo e la pacifica convivenza dei popoli all’interno dei propri confini - secondo quanto stabilito nei documenti costitutivi della stessa Unione e ribadito in ogni suo atto successivo, non da ultimo il “Libro bianco sul dialogo interculturale” del 2008 - la questione dell’accoglienza e dell’accettazione dell’Altro è ancora oggi critica e messa in discussione sempre più dall’arrivo di immigrati poveri e bisognosi, dalla convivenza con pratiche culturali sconosciute e spesso incomprensibili, e dall’infittirsi di episodi terroristici, fatti che sfidano le sicurezze socioeconomiche del vecchio continente.

Lotta ai pregiudizi, integrazione sociale e dialogo interculturale sono temi molto dibattuti in ambito sociologico e politico, sia a livello teorico sia a livello applicativo, da parte dell’amministrazione europea e a cascata dalle diverse unità territoriali che costituiscono l’Unione, soprattutto come conseguenza delle pratiche globalizzanti che portano sempre più alla mescolanza di persone e idee.

Tra le esperienze finalizzate a promuovere un’Europa rispettosa dell’alterità, di qualunque tipo essa sia, che dialoga con le culture e sostiene una visione di pacifica convivenza tra esse, coniugando un approccio teorico a una presenza concreta sul territorio, una in particolare leggi tutto

Non ci sono più i golpe di una volta…

Marco Mondini - 20.07.2016

Il dittatore dello stato libero di Bananas

 

In una delle sequenze più geniali di Bananas (1971), Woody Allen mette in scena un reparto di mercenari assoldati dalla CIA in volo per partecipare all’ennesimo golpe nello staterello immaginario di Bananas. Alla domanda di un soldato «si combatte per o contro il governo?», qualcuno prontamente replica «l’Agenzia non vuole correre rischi questa volta. Metà di noi sono per e metà di noi contro il governo». Che tra la commedia di Allen e il tentativo (presunto tentativo? falso tentativo?) di colpo di stato militare in Turchia fallito nella notte tra venerdì e sabato scorsi ci siano delle assonanze grottesche, è un’evidenza. Che il disorientamento e la confusione abbiano dominato anche nel racconto degli eventi da parte dei media italiani, è un’altra. Chi ha assistito alla lunga diretta che le emittenti all news in chiaro (RaiNews24, Sky News) e La7 hanno dedicato al racconto di ciò che stava succedendo a Istanbul e Ankara, ha raramente avuto la possibilità di comprendere ciò che stava succedendo, quali erano gli attori del gioco e soprattutto quali potessero essere gli scenari probabili. Solo una parte di questo pasticciaccio brutto della mancata informazione italiana può essere addebitato alla obiettiva confusione leggi tutto

Le unioni civili

Stefano Zan * - 25.05.2016

Ci risiamo. Ancora una volta la chiesa sembra non distinguere la differenza tra diritti e doveri. Il divorzio è un diritto e non un dovere. L’aborto (in strutture pubbliche anziché clandestine) è un diritto e non un dovere. La convivenza tra persone dello stesso sesso è un diritto e non un dovere. Bere alcool o mangiare carne di maiale è un diritto non un dovere.

Questa banale sottolineatura è però fondamentale perché ci dice una cosa importante. Tutti i cittadini italiani possono “usufruire” di questi diritti ma autorità morali diverse dallo Stato possono invitare i loro accoliti (cioè quelli che riconoscono un autorità morale altra rispetto allo Stato) a non usufruire di questi diritti perché in contrasto con le prescrizioni della loro religione. Trovo del tutto legittimo che la chiesa cattolica imponga ai suoi fedeli il divieto di divorzio, aborto, convivenze omosessuali così come trovo legittimo che la religione mussulmana impedisca ai suoi seguaci di mangiare carne di maiale e di bere alcool. Quello che  trovo assolutamente non tollerabile è la pretesa di qualsiasi religione di imporre a me cittadino laico il rispetto di norme che provengono da un’autorità che non solo personalmente non riconosco come tale ma che neanche il mio Stato riconosce come tale. leggi tutto

L’Italia al 77° posto per libertà della stampa nel 2016

Miriam Rossi - 04.05.2016

Nel 2016 crolla la libertà di stampa nel mondo. Ad affermarlo è Reporter Senza Frontiere (RSF) che nel suo indice annuale ne ha rilevato un profondo declino sia a livello globale che regionale. La crescita di regimi autoritari, lo stretto controllo dei governi sui mezzi di informazione statali e l’ampia strumentalizzazione dei media in funzione propagandistica si uniscono all’accentramento dell’informazione nelle mani di pochi “oligarchi”. È a partire dal 2013 che l’associazione RSF, attiva nel monitoraggio di una delle principali libertà civili, calcola il livello complessivo delle violazioni della libertà di stampa in tutte le regioni del mondo: più alta è la cifra, peggiore è la situazione. Ebbene, l’indicatore globale è passato dai 3719 punti dell’anno scorso ai 3857 di quest’anno, segnalando dunque un deterioramento del 3,71%. Ben più impressionante è il declino calcolato dal 2013 che peggiora ben del 13,6%. Pluralismo, indipendenza dei media, ambiente mediatico e auto-censura, ambiente legislativo, trasparenza, infrastrutture e abusi sono i criteri di riferimento attraverso cui è valutato il livello di libertà dei giornalisti nei 180 Stati esaminati.

Se i fanalini di coda leggi tutto

Detto e non detto: la lingua di Salvini nei social network

Matteo Largaiolli * - 26.04.2016

L’uso dei social network è ormai parte integrante della comunicazione politica. Un caso di studio interessante per un’analisi della lingua della politica sono i post pubblicati da Matteo Salvini su Facebook nel giorno degli attentati di Bruxelles del 22 marzo 2016.

In quel giorno, Salvini si trovava nella capitale belga per impegni istituzionali e fin dalle prime ore del mattino ha pubblicato sulla sua pagina Facebook commenti e resoconti in presa quasi diretta. Fin dal primo post, il leader leghista (o il suo staff) adotta uno stile giornalistico, o meglio lo stile dei titoli di giornale: una o più frasi nominali che indicano luogo e fatto, seguite da brevi righe in cui predomina il commento. Con i primi post Salvini colloca l’evento nello spazio: l’aeroporto di Bruxelles, l’ingresso del Parlamento. La definizione del luogo che dà Salvini non è neutra: da un lato, i participi e gli aggettivi che qualificano la città – bloccata, evacuato, ferma, blindata, chiusa –servono per evocare l’atmosfera di sospensione in cui è immersa Bruxelles. Dall’altro, con le indicazioni precise sul suo tragitto nella capitale, Salvini dimostra di conoscere bene il luogo che al momento è al centro dell’attenzione e si autopresenta così come testimone privilegiato e legittimato a parlarne.

Accanto al luogo, Salvini imposta il tempo, che su Facebook è puntuale nelle indicazioni automatiche di data e ora, ed è sostanzialmente l’“adesso”: leggi tutto